CULTURA E SOCIETA'

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VALERIO CALZOLAIO PRESENTA, IN ANTEPRIMA NAZIONALE, IL SUO NUOVO LIBRO “MIGRAZIONI”

EDITO DA DOPPIAVOCE

Martedì 18 giugno alle ore 21,15 nel cortile di Palazzo Ciccolini in via XX settembre a Macerata anteprima nazionale dell'ultimo libro di Valerio Calzolaio - Migrazioni la rivoluzione dei Global Compact, edito da Doppiavoce.

L'evento è frutto della collaborazione tra Macerata Racconta e Musicultura che ha inserito la presentazione tra gli appuntamenti della "Controra".

A dialogare con l'autore Sauro Longhi - Rettore dell'Università Politecnica delle Marche - e Lina Caraceni - professoressa di UNIMC e Presidente dell'associazione conTESTO -, le suggestioni musicali curate dal musicista Chopas , componente della Compagnia di Musicultura.

Dopo Ecoprofughi e Libertà di migrare, Valerio Calzolaio torna ad affrontare il tema delle migrazioni con questo piccolo, ma importante volume che costituisce un'introduzione interdisciplinare allo studio storico del fenomeno migratorio. Nei sei capitoli del libro si narra qualcosa anche di farfalle monarca, di corpi e idee in movimento, di sesso, di lavoro, di immigrazioni irregolari e di salute.

"Migrazioni illustra l'assoluta novità nella storia umana dell'accordo internazionale sui Global Compact e sottolinea il fondamentale impatto avuto dai cambiamenti di residenza delle forme umane sul pianeta a partire dall'evoluzione cosmopolita di Homo sapiens.

Non esistono fughe sempre possibili e libertà assolute, ovunque siamo arrivati qualcuno di noi è poi ripartito, chiunque è arrivato si è in qualche modo mescolato con chi c'era."

LE PRIME PAGINE DEL LIBRO

UN GLOBAL COMPACT PER LA VITA TERRENA

Un accordo globale per muoversi sicuri sul pianeta A fine 2018 per la prima volta gli umani hanno trovato un accordo sul reciproco migrare, sul trasferimento in luoghi abitati (anche) da altri. Riguarda cambi stabili di residenza sul pianeta ovunque si risiedeva prima e si risiederà dopo; sia chi parte o arriva, sia che vede partire o arrivare; ogni Stato, società, territorio di residenza e ricollocazione. La maggioranza degli Stati oggi esistenti, rappresentativa della maggioranza degli umani oggi viventi, ha definito cosa dovrebbero fare le istituzioni e gli individui, le comunità e le imprese rispetto al fenomeno migratorio. È la prima volta nella storia diplomatica delle società che ogni Stato (da sempre luogo di emigrazioni e immigrazioni) si accorda con ogni altro Stato (da sempre luogo di immigrazioni ed emigrazioni) e l'intera umanità giunge a un consenso formale su un fenomeno storicamente e geograficamente asimmetrico e complicato. Il global compact for migration è in vigore, un fatto positivo. Il 19 dicembre 2018 l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha assunto il testo negoziato in due anni per migrazioni ordinate, regolari e sicure, un patto pacifico e libero fra gli umani, non giuridicamente vincolante per i singoli Stati. Chi non lo rispetta favorisce flussi disordinati, irregolari e pericolosi proprio perché non tiene conto del punto di vista degli individui, delle comunità, delle società, dei popoli e degli Stati che gli stanno intorno, più o meno lontano. rispetto al migrare non si può fare a meno di reciprocità, altrimenti ci sono e ci saranno ancor più insicurezza, conflitti, deportazioni, schiavitù, guerre. I rifugiati, costretti a fuggire e a spostarsi (se sopravvivono), sono essi stessi migranti di necessità, costituiscono parte dell'insieme nelle varie epoche storiche. La percentuale varia nel tempo senza alcuna crescita o decrescita regolari, e dipende dalla geopolitica e dalle relazioni internazionali nei diversi continenti. Non a caso negoziato e approvazione dell'Onu hanno riguardato due diversi accordi. Il 17 dicembre 2018 l'assemblea generale Onu ha approvato lo specifico global compact on Refugees con 181 voti di Stati favorevoli, 2 contrari e 3 astenuti, 7 non votanti, aggiornamento (pure non vincolante) di una vincolante convenzione già in vigore dal 1951 (rivista con un protocollo vincolante nel 1967). Il fatto è che sarebbe decisamente più sicuro, regolare e ordinato che i Refugees non esistessero proprio, che nessuno vedesse mai da nessuna parte violato il diritto di restare e fosse costretto a migrare. Il fondamento della convenzione antica e del nuovo patto sui Refugees è l'articolo 14 della Dichiarazione universale che garantisce il diritto d'asilo. Il fondamento del secondo accordo è l'articolo precedente, l'articolo 13 della Dichiarazione che garantisce la libertà di movimento, e riguarda i migranti non di necessità bensì di (parziale) libertà. Il fatto è che tale libertà è un processo contraddittorio, incrocia libertà di chi si trova già dove ci si è mossi, impone un qualche assenso di altri, suggerisce reciprocità di diritti e doveri, si scontra con l'incapacità di migrare (per carenza di mezzi regolari di trasporto e accesso o abbastanza denaro). Così il patto libero ha trovato più contrarietà: 152 Stati favorevoli, 5 contrari, 12 astenuti, 24 non votanti. Prevede libertà non diritto, propone comportamenti coerenti con la reciproca libertà di migrare, non il diritto di migrare. Anche rifiutare di accordarsi è una libertà: il governo italiano si è sottratto al voto dopo aver partecipato al negoziato. Legittimo, ma assurdo. Qualunque sia la propensione politica individuale e governativa, se si riflette un poco sulle specie vegetali e animali tutte comprese, sulla biologia e sugli ecosistemi, sull'evoluzione biologica, genetica e culturale delle specie umane e della nostra specie Homo sapiens, sulla preistoria e sulla storia del nostro essere arrivati ovunque e dell'aver superato ora il numero di 7 miliardi e mezzo di individui distribuiti fra gli Stati del pianeta, un accordo globale è inevitabile, dà un pochino più di sicurezza a tutti. E funziona inevitabilmente anche per chi non vota indirizzi condivisi.

LA VITA È UNA COSTANTE MIGRAZIONE SOCIALE, PER DEFINIZIONE

La vita è movimento (oltre che movimentata), il movimento spesso diventa migrazione, ovvero cambio stabile di ecosistema di vita, sopravvivenza e riproduzione altrove. Il nostro pianeta è stato anche un fattore abiotico, privo di vita, tra circa 4,5 e 4 miliardi di anni fa, giorno più giorno meno. Da quando vi è emersa vita, l'evoluzione dei fattori biotici è dipesa dal nesso tra preesistenti, geodifferenziate, mutevoli e perturban

ti condizioni climatiche (energia solare, temperatura, ciclo dell'acqua, correnti atmosferiche e marine e così via) e migrazioni della vita, dapprima unicellulare, poi multicellulare, poi diversificata. Noi abbiamo classificato la biodiversità per suoli, mari e arie; vita vegetale e animale; poi classi, ordini, famiglie, generi e specie. Sul pianeta convivono ecosistemi vitali diversi, in un intreccio biologico inestricabile e interdipendente, associabili a luoghi e tempi in continua evoluzione. Ogni specie sopravvive e si riproduce in relazione al clima, alle relazioni con le altre specie e alle barriere degli habitat entro cui si muove, oltre le quali molte spesso hanno la capacità di migrare, mai da sole (o talaltre comunque migrano casualmente, pur non avendone la capacità). La migrazione di individui delle diverse specie (anche non migratorie) può essere parzialmente passiva o intergenerazionale, ma non è mai solitaria, entra in un rapporto di reciproci adattamenti con gli ecosistemi e con altre specie. Si migrava anche prima che fra le specie vi fossero quelle umane o ominidi, ovvero da oltre tre miliardi e mezzo di anni fa fino a circa sei milioni di anni fa. Senza tralasciare ere geologiche ed ere glaciali, Pangea e continenti attuali (circa 200 milioni di anni), grandi estinzioni e dinosauri, da centinaia di milioni di anni per le piante, almeno dall'ultima grande estinzione di massa per la maggior parte degli animali e per gli ecosistemi, i fenomeni migratori di classi, ordini, famiglie, generi, specie, soprattutto animali, sono esistiti ma non sono stati abbastanza studiati e comparati. Restano aperte varie questioni ma non l'esistenza di fenomeni migratori sociali delle specie prima di quelle umane: come è evoluta per ciascuna la capacità di migrare?

In che rapporto con barriere e climi? Fra uccelli e pesci, per esempio, molte specie sono migratorie: chi, come, quando, dove e perché? Quali sono strategie e teorie rispetto a ritmi e percorsi, regole e cicli? Perché solo alcune? Perché alcune lo sono divenute, poi hanno smesso e/o ripreso lungo milioni di anni? Come sono evoluti ritmi e percorsi, regole e cicli? Esistono poi cure parentali migratorie, erranza e nomadismo per gli animali? E mammiferi e primati prima di sei milioni di anni fa, chi, come, dove, come e perché migravano? Da sei milioni di anni gruppi ominidi e umani hanno migrato in conseguenza del migrare di altre specie, per fuggire da loro o seguirle, per cacciarle o raccoglierle, oppure perché, soprattutto quando eravamo predati o in una nicchia, gli animali sono stati volano di ispirazione, imitazione, proiezione per gli umani (antropopoiesi). ancora da sei milioni di anni poi tantissime altre specie hanno migrato sempre più connesse al migrare delle specie (forme) umane. Almeno dall'uso del fuoco abbiamo condizionato ecosistemi di tutti e migrazioni altrui. Le nostre migrazioni non sono mai state solitarie, anche da quando le nostre hanno cominciato a diventare un poco più libere. Tutto ciò è stato particolarmente evidente coi sapiens, poi con i sapiens di cui abbiamo maggior traccia genetica, poi con i sapiens perlopiù agricoltori residenziali (anche schiavisti), poi con l'economia industriale (capitalistica) e ora con i cambiamenti climatici antropici globali. Tutti gli ecosistemi umani, dunque tutto il pianeta, sono stati mescolati dalle migrazioni. E l'accordo sui flussi dovrebbe riguardare non solo gli umani ma anche gli equilibri degli ecosistemi in cui viviamo: le altre specie non riconoscono confini fra Stati.

Valerio Calzolaio (Recanati, 1956), è giornalista pubblicista, critico letterario e autore di numerosi saggi su vari argomenti storici, ambientali e culturali. Negli ultimi dieci anni ha affrontato più volte nei suoi scritti la materia delle migrazioni.

In passato è stato deputato italiano per quattro legislature, vice presidente della Commissione Ambiente, sottosegretario al Ministero dell'Ambiente e consulente del segretariato della Convenzione per la lotta alla siccità e alla desertificazione (UNCCD). Ha avuto vari incarichi politici nel PdUP, nel PCI, nel PDS e nei DS. È stato anche professore a contratto di Diritto Costituzionale all'Università di Macerata.