1978-2018: I QUARANT'ANNI DI "FUTURA".

UNA MOSTRA E UN CONVEGNO PER ARRIGO LORA TOTINO

di Giovanni Fontana

Copertina dell'ultimo disco 33 giri di Arrigo Lora Totino, "Out of page", a cura di Giovanni Fontana, pubblicato a Los Angeles per le edizioni Recital di Sean McCann nel 2017, dopo la scomparsa dell'artista.

"In fluenti traslati" è il titolo della grande mostra di Arrigo Lora Totino (forse la più grande finora allestita) proposta da Paolo e Pietro Berardelli nelle sale espositive della Fondazione Berardelli a Brescia. La Fondazione custodisce un'ampia raccolta di opere dell'artista torinese, recentemente scomparso (1928-2016), acquisite dai Berardelli a più riprese, in occasioni favorite da una vecchia e cordiale amicizia. L'attuale collezione, arricchita negli ultimi mesi da ulteriori acquisizioni, rappresenta tutte le tappe fondamentali del percorso creativo dell'artista, particolarmente vario ed articolato. Arrigo Lora Totino si è distinto, infatti, per la sua poliedricità, sempre pronto ad indagare nuovi settori di ricerca. La sua multiforme produzione creativa è stata documentata in un corposo catalogo a cura di Giovanni Fontana, che ha curato anche la mostra, ed è stata l'argomento di un convegno all'Accademia di Belle Arti di Brera, organizzato nell'ambito del progetto didattico Impermanenze, a cura di Chiara Giorgetti, coordinato da Margherita Labbe. L'incontro, presentato da Anna Mariani e da Gabriele Perretta, ha raccolto testimonianze di storici, artisti e collezionisti che hanno condiviso esperienze con Arrigo Lora Totino in tempi e momenti diversi del suo lungo percorso, al fine di comporre una memoria dell'artista e del suo lascito al di là della semplice commemorazione. Al convegno, intitolato "La poesia in gioco", sono intervenuti Renato Barilli, Paolo Brunati, Sandro De Alexandris, Pasquale Fameli, Giovanni Fontana, Lorena Giuranna, Luciana Lora Totino, Anna Mariani, Franco Marrocco, Gabriele Perretta, Patrizia Serra e William Xerra.

I sette LP 33 rpm di "FUTURA. Poesia sonora", a cura di Arrigo Lora Totino, Cramps Records, Milano, 1978.
I sette LP 33 rpm di "FUTURA. Poesia sonora", a cura di Arrigo Lora Totino, Cramps Records, Milano, 1978.

Al centro dell'attenzione, sia nella mostra che nel convegno, è stata posta l'intera opera di Arrigo Lora Totino, ricca e complessa. La molteplicità dei suoi interessi, infatti, ha chiamato in causa media sempre diversi, tanto che il suo lavoro si è presentato nel tempo nelle forme più disparate: pitture, monotipi, serigrafie, collage, libri d'artista, oggetti plastici, fotodinamiche, partiture, scritture paramusicali,[1] testi lineari, nastri magnetici, dischi, video, performance, spettacoli, ecc. In ogni modo, anche se la sua multiformità creativa lo ha condotto ad operare su diversi fronti, senza dubbio quello che gli ha arrecato il maggior numero di soddisfazioni, per successo di critica e soprattutto di pubblico, è stata la poesia sonora, nel cui panorama internazionale si è distinto per l'adozione della personale tecnica di declamazione, per le sue azioni performative (mimodeclamazioni, poesia ginnica, ecc.) e soprattutto per la serie di spettacoli intitolati "Futura", che costituiranno l'input per l'omonima antologia sonora. Lora Totino mutua la sua tecnica vocale dai principi esposti nel 1916 da Filippo Tommaso Marinetti. Il declamatore deve essere "un inventore e un creatore instancabile".[2] La declamazione deve esplodere in tutta la sua fisicità: protagonista il gesto, la presenza scenica, la forza dell'impatto con il pubblico, la dinamica del movimento, la presenza della voce come affermazione del corpo, l'esplosione dei suoni fondati in prevalenza sulla materia linguistica frantumata e aspra nella quale devono svolgere un ruolo di primo piano le consonanti in evoluzioni fonetico-rumoristiche. Ma solo quando, nella seconda metà del XX secolo, le ricerche fonetiche incontrano le nascenti tecnologie magnetofoniche, è possibile indagare nuovi universi sonori. La poesia sonora della fine degli anni Cinquanta sostituisce alla scrittura (o, comunque, alle forme di notazione che fino ad allora avevano tenuto il campo) la registrazione diretta su nastro, impegnando tecniche compositive mai prima utilizzate in ambito poetico. Il poeta sonoro può finalmente individuare nuovi spazi acustici adottando le tecniche di montaggio in analogia con quanto avveniva nelle arti visive (collage e décollage) e può contare su una vasta gamma di effetti finallora imprevedibili.

Con la medesima passione impressa alla sua attività creativa, Arrigo Lora Totino svolge un attento lavoro di ricerca e di promozione.

Nel 1976 inizia a proporre mimodeclamazioni su testi delle avanguardie storiche, dal Futurismo al Dadaismo, dal Simultaneismo allo Zaum russo, dall'Espressionismo tedesco al Lettrismo, fino alle ultime esperienze di poesia concreta, collegando in godibili cabaret la parte spettacolare a quella didattica, utilizzando supporti audiovisivi per rendere più chiare le relazioni tra partitura e performance. Intanto conduce un lungo lavoro per reperire registrazioni finalizzate ad un ambizioso progetto, unico nel suo genere: raccontare la storia della poesia sonora fornendone gli ascolti. Raccoglie tutto quello che può in originale, integrando le opere mancanti con registrazioni realizzate ad hoc. Si mette in contatto con i più importanti autori ai quali espone il suo progetto e chiede collaborazione. Deve superare numerose difficoltà per risolvere problemi di proprietà letteraria e di rapporti personali tra gli artisti che intende coinvolgere. Inviando la registrazione del suo ora celeberrimo Vaduz, Bernard Heidsieck si esprime in questi termini: "[...] je voudrais savoir quelle sera la composition du disque, quels seront les autres oeuvres présentées sur le disque auquel je serai appelé à participer. Je ne souhaite pas en effet cohabiter sur ce disque avec des lettristes (vous me demandez les adresses de Isou et de Lemaître dans votre lettre : je ne le connais pas et ne puis vous les donner. Mais Dufrêne pourra vous le donner). Je ne voudrais pas qu'il y ait de confusion possible et en ce qui me concerne d'assimilation avec le lettrisme".[3] Lora Totino riesce a mettere insieme le voci di Altagor, Franz Mon, Gerhard Rühm, John Cage, Brion Gysin, Ladislav Novak, Carlfriedrich Claus, Paul De Vree, Demetrio Stratos, Henri Chopin, Heidsieck, Isou, Lemaître, raccoglie rare registrazioni come quelle delle voci di Raoul Hausmann o di Francesco Cangiullo, o come Cosmosmose di Arthur Pétronio. Come è facile immaginare si intrecciano difficoltà per autorizzazioni e diritti d'autore. Pétronio si rivolge a Lora Totino con queste parole : "[...] j'aimerai savoir quelles sont les dispositions qui ont été prises à mon égard concernant ma participation, comme droits d'auteur. N'oublion pas que COSMOSMOSE a été déclarée et estampillée par la S.A.C.E.M. sous le numéro 953.851 en date du 22 juillet 1968. Ce qui fait qu'elle ressortit au contrôle de la dite société. Pensez-y mon cher Arrigo".[4] Qualcosa di simile accade con Franz Mon, che in una lettera dell'8 dicembre 1977 scrive: "Caro Arrigo, purtroppo la radio olandese, coproduttrice dello 'hörspiel' : da du der bist, all'ultimo momento ha creato delle difficoltà enormi, tutto perché la compositrice olandese Tera de Marez Oyens, con la quale ho composto la versione definitiva (tu sai o forse non sai che i pezzi sono tre: uno composto da Tera, uno da me e un terzo che è il montaggio - per così dire - delle due opere) voleva assicurarsi metà del compenso prima di dare l'approvazione. Nel frattempo ho chiarito personalmente la cosa con Tera, che ora è d'accordo (uff, meno male !!!!!!) che venga riproposta la mia versione dello 'hörspiel' nella quale compaiono elementi musicali da lei composti".[5]


Ma nei programmi di Lora Totino c'è anche l'intenzione di reperire la voce di Antonin Artaud, considerato un modello da molti poeti sonori per la geniale idea di linguaggio, unico tra gesto e pensiero, per l'importanza assegnata alle qualità vibratorie della parola e all'azione dissociatrice del grido, per la sua nozione di lucida crudeltà senza strazio. Il suo respiro segna il tempo teatrale partecipando del tempo cosmico! Lora Totino vorrebbe procurare i nastri di Pour en finir avec le jugement de dieu, il radiodramma realizzato per la Radio Francese, poi censurato e mai mandato in onda. Fino a quel momento inedito. L'opinione di Heidsieck sulla possibilità dell'inclusione è la seguente: "Pour Artaud, le mieux est d'écrire à Trutat et de vous entendre avec lui. Ce serait évidemment très bien de parvenir à éditer sur disque la voix d'Artaud. Cela n'a jamais été fait à ma connaissance. Je ne pense pas, malheureusement que ce soit facile d'obtenir les droit de l'ORTF. Mais qui sait?".[6]

"FUTURA. Poesia sonora", a cura di Arrigo Lora Totino, Cramps Records, Milano, 1978. Il box conteneva sette LP e un book di testi, partiture e fotografie con una introduzione di Renato Barilli.
"FUTURA. Poesia sonora", a cura di Arrigo Lora Totino, Cramps Records, Milano, 1978. Il box conteneva sette LP e un book di testi, partiture e fotografie con una introduzione di Renato Barilli.

Dopo una fatica di anni, nel 1978, giusto quarant'anni fa, il progetto si realizza con l'etichetta della Cramps di Milano. La casa discografica, creata da Gianni Sassi con Sergio Albergoni, Tony Tasinato e Franco Mamone, si era specializzata in musica sperimentale e rock alternativo. Titolare di un nutrito catalogo d'avanguardia, aveva esordito con il famoso Arbeit macht frei degli Area di Stratos, ma si era distinta tra i cultori per la collana Nova Musicha, nella quale figuravano gli artisti di punta della ricerca musicale, da John Cage a Robert Ashley, da Corlelius Cardew a Paolo Castaldi, da Juan Hidalgo a Walter Marchetti, cui faranno seguito David Tudor, Alvin Lucier, il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza e lo stesso Demetrio Stratos che saprà rivelare doti vocali sorprendenti, del tutto complementari a quelle espresse nel gruppo degli Area.L'antologia si chiamerà Futura. In sette LP è raccolto il meglio della poesia sonora internazionale, attraversando tutto l'arco novecentesco, dal Futurismo agli ultimi esiti della ricerca. Il primo LP (La declamazione futurista) contiene opere di Marinetti, Balla, Depero, Farfa, Cangiullo, l'unico ad essere presente con la propria voce. I testi degli altri autori sono eseguiti da Arrigo Lora Totino con la collaborazione di Sergio Cena e Luigi Pennone. Il secondo LP, contiene nella prima facciata (Lo Zaum', linguaggio transmentale) opere di Vladimir Majakovskij, Velemir Chlebnikov, Vasilij Kamenskij, Aleksej Kručenych declamate da Valerij Voskobojnikov, nella seconda facciata (Simultaneismo francese) si ascoltano la Cosmosmose di Pétronio, da lui stesso realizzata con le voci di Claude e Lydia Kilian, Odette e Guislain Versaille e la sonorizzazione di Jacqueline Witier, e opere di Pierre Albert-Birot eseguite dal Trio Exvoco della Schola Cantorum di Stoccarda. Il terzo LP (Precursori e Dadaisti in Germania) contiene due incisioni originali di Raoul Hausmann, realizzate nel 1959 e 1960, e testi di Christian Morgenstern, Paul Sheerbart, Hugo Ball, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck e Kurt Schwitters registrati dal Trio Exvoco. Il quarto LP, intitolato L'urlo, propone per la prima volta in assoluto la voce di Antonin Artaud nel radiodramma Pour en finir avec le jugement de Dieu, registrato nel 1947 a Parigi, negli studi della Radio Francese, e registrazioni originali di François Dufrêne e Henri Chopin. I rimanenti LP sono dedicati alla Poesia sonora oggi, con poemi sonori di Bernard Heidsieck (il magnifico Vaduz), Franz Mon, Gerhard Rühm, Nikolaus Finhorn (con voci di John Cage e Hans G. Helms), Ladislav Novák, Carlfriedrich Claus, Brion Gysin, Paul de Vree, Bob Cobbing, i lettristi Isidore Isou e Maurice Lemaître, il singolare Altagor con il suo Discours Absolu, Demetrio Stratos, accolto tra i poeti sonori per le sue funamboliche doti vocali, e la compagine italiana costituita da Maurizio Nannucci, Patrizia Vicinelli, Adriano Spatola, che propone un Hommage à Satie, orchestrato da Steve Lacey, dove sono coinvolti Irene Aebi, René Hardy, Giulia Niccolai, Jean-Jacques Avanel, Helene Haitier e lo stesso Steve Lacey, al sax e a forbici e coltello. Concludono la raccolta le poesie sonore dello stesso Lora Totino che interviene sia singolarmente, sia con il gruppo Il concento prosodico, al quale partecipano anche Sergio Cena, Roberto Musto e Laura Santiano, che eseguono la Sinfonia in 4 materie, tanto ampia da impegnare tutta la seconda facciata dell'ultimo disco della raccolta. Il tutto si presenta graficamente ineccepibile, ben confezionato in cofanetto, con accluso book contenente testi teorici, partiture, documenti diversi, con una nota di Lora Totino e una introduzione di Renato Barilli.

L'antologia "FUTURA. Poesia sonora" fu ripubblicata in CD nel 1989.
L'antologia "FUTURA. Poesia sonora" fu ripubblicata in CD nel 1989.

Faranno seguito a questa memorabile edizione una serie di spettacoli con il medesimo titolo sapientemente allestiti con la collaborazione della danzatrice Valeria Magli e la regia di Lorenzo Vitalone.

Nel 1989 la Cramps pubblica una seconda edizione in cinque CD.

Con la morte di Gianni Sassi e di Franco Mamone la casa editrice passa ad Alfredo Tisocco, operatore culturale e musicista, che, sollecitato da Arrigo Lora Totino, nel 2004 sembra voler pubblicare una nuova edizione aggiornata. Del resto dopo venticinque anni la poesia sonora aveva fatto passi da gigante. Il panorama internazionale appare completamente cambiato e il numero degli artisti coinvolti nel settore creativo è aumentato moltissimo. Arrigo chiede la mia collaborazione per gli aggiornamenti che sarebbero dovuti essere raccolti in due CD da aggiungere ai cinque della seconda edizione. Ma lo spazio nel corso dei lavori viene ritenuto insufficiente. Si passa a tre CD, facendo tuttavia grandi tagli. Ma i costi per un cofanetto, con allegato booklet, in relazione al target stimato, sono dichiarati insostenibili dalla produzione.[7] Il progetto si arresta nel 2008, ma la speranza di riprenderlo non viene meno.

Delle sue performance ALT ci ha lasciato numerose partiture. Le tecniche e le modalità adottate sono di vario tipo. Si passa da testi lineari,[8] che presentano sempre una qualità grafica molto curata, a scritture sincretiche di tipo concreto, da appunti estemporanei, specialmente per poesia ginnica e brevi composizioni fonetiche, fino agli spartiti delle pièce più complesse, molto elaborati e distesi secondo l'andamento dei tempi dell'azione.

Quando l'autore prescinde dal valore visivo del pattern, per far riferimento ai puri valori sonori, gli spartiti non sono che scritture di servizio. Il vero testo è quello che si organizza e vive nella dimensione spazio-temporale. L'artista scrive: "Il testo? Il testo sarà da tastare con orecchi ed occhi, ché nel contesto la parola si fa gesto. Parlo del testo reale, quello che si ascolta o si registra su disco o su nastro magnetico. Il testo scritto vien declassato a semplice spartito, sia pure pregevole, talvolta, visualmente, o come uso spesso dire, optofonicamente, come lo erano sovente e superlativamente le tavole parolibere futuriste o il poème-affiche dadaista. Oppure si ridurrà a sintetica annotazione per un'improvvisazione verbale. Così, finalmente, la poesia esce dal libro, oltreché dal verso, per andare a cercare un pubblico diverso, ed in questa ricerca, beh, lasciateci divertire!"[9]

Uno dei riferimenti prediletti di Lora Totino è Henri-Martin Barzun, che in Rithmes, voix et chants simultanés teorizza il simultaneismo drammatico e la polifonia verbale, sostenendo l'importanza della sostituzione della scrittura corrente con le partiture.

Partendo dal principio che, almeno sul piano teorico, la maggior parte delle opere di Arrigo Lora Totino (ad esclusione ovviamente dei suoi lavori pittorici) può essere letta e, pertanto, trasposta nello spazio-tempo, vale la pena soffermarsi sulle scritture più esplicitamente destinate alla messa in opera. Nelle partiture più note, come Siderofonia [1976], Gesticolazione I e II [1976], Trio prosodico n° 1 [1977], Trio prosodico n° 2 [1979], Sconcerto d'olé [1984], l'autore organizza le notazioni per sequenze in linea, che assumono notevole importanza specialmente quando la pièce è a più voci, come nel caso dei Trii. La scrittura talvolta è scandita in battute, ma senza indicazione di tempi, talvolta è suffragata da simbologia metrica e segni paramusicali; spesso si fa uso di indicazioni di dinamica e di espressione. Negli schemi per effettuare le registrazioni in studio sono indicate sovente le durate e le indicazioni di esecuzione si fanno più fitte, come nel caso di Essere o non essere [1974, registrato nel 1978], dove ricorrono avvertenze come "secco", "stanco", "scandito", "imperativo", "spregiativo", "sbadigliando", "sospiro" e simili. Indicazioni di movimento sono riservati alla poesia ginnica, come in Lite da marciapiede [1976]. In alcuni casi sono rappresentati tracciati planimetrici che ricordano gli studi dei coreografi, come negli appunti a mano libera per Poesia ginnica in piazza [1971] o Poesia ginnica alla cieca [1971]. Di taglio completamente diverso sono quelli che potrebbero essere definiti "dattilopoemi sonori". Tra questi Sorpresa [1966], da considerare una delle sue prime partiture, giocata sinteticamente sull'esclamazione "OH!" e sul suo ribaltamento "!HO"; Eccetera [1974], dove la congiunzione "cioè" viene smembrata e ricondotta agli antichi termini da cui ha preso luogo ("ciò" e "è"), passando per i termini "ci", "è", "c'è", "e", in un gioco di assonanze che configura una paradossale tiritera sonora compresa tra due "eccetera" che ne amplificano i limiti in testa e in coda; pagine come Primo moto [1975], dove la parola uovo si snoda in una sorta di conato generativo, in un fremito in "0Oo" in grado di suggerire un esilarante risvolto performativo, o come It rings the bell [1976], dove l'autore gioca sul valore onomatopeico del verbo inglese "to ring". In questo quadro si inserisce anche Relazioni [1977], che può essere considerata una vera e propria pagina di teatro sintetico, articolata sapientemente in elusivi crescendo, con finale a sorpresa.

Un'immagine della flash opera "Vedo dove vado" di Arrigo Lora Totino, con musiche di Antonio Poce, per la regia di Giovanni Fontana. Nella foto la soprano Susanna Rigacci e il mimo Enrico Pro. Europafestival, Ferentino 1997.
Un'immagine della flash opera "Vedo dove vado" di Arrigo Lora Totino, con musiche di Antonio Poce, per la regia di Giovanni Fontana. Nella foto la soprano Susanna Rigacci e il mimo Enrico Pro. Europafestival, Ferentino 1997.

Ottimi risultati dal punto di vista sonoro sono stati ottenuti anche partendo direttamente da poesie visuali, come nel caso di Vado dove vedo [1984]. Scrive Arrigo Lora Totino: "Il tema di questo poema è costituto da una serie di poesie visuali in forma di curve regolari, ove le tre parole della frase 'vedo dove vado' sono continuamente permutate. Nella costruzione della forma sonora le permutazioni sono sovrapposte in simultanea a più voci, sì da ottenere un intricato labirintico percorso sonoro".[10] Le curve corrispondono a precise funzioni matematiche: parabola semicubica, spirale logaritmica, folium di Descartes, iperbole, spirale di Archimede, spirale di Fermat, tridente di Newton. Partendo da questo poema, nel 1997 è stata realizzata una flash opera, con musiche di Antonio Poce e regia di Giovanni Fontana, per l'Europafestival di Ferentino, poi riproposta a Roma al "Teatro dei Contrari" (1998). L'opera sosteneva, sviluppava e rilanciava musicalmente e teatralmente il poema sonoro di Arrigo Lora Totino, con un organico che comprendeva coro, voce recitante, soprano, flauto clarinetto basso, sax contralto, tromba, violoncello, fagotto e percussioni.[11] In scena la soprano Susanna Rigacci, nota al pubblico internazionale soprattutto per le interpretazioni di alcune colonne sonore di film di Sergio Leone, scritte e dirette da Ennio Morricone ("Il buono, il brutto, il cattivo", "C'era una volta il West", "Giù la testa", ecc.), un mimo e un musicista impegnati in labirintici percorsi. Di sicuro interesse le "osservazioni dello sceneggiatore", che trascrivo integralmente:

"Un'idea per l'ouverture, se il musico ci sta: un'ouverture solennissima, tutta clangor di trombe e tamburi, affatto vacua e fatua, tutta 'oh' e 'ah' senza seguito melodico, cioè senza sostanza.

Gli attori (cantanti) sono due, identicamente abbigliati.

I scena: dalla battuta 13 in poi il tono dovrebbe patetizzarsi a poco a poco.

II scena: battuta 1: è un verso di Luzi. L'inizio lo vedrei come un momento drammatico, quasi tragico, per condire la farsa ambiguamente.

Dopo è un alternarsi di battute secche in un susseguirsi mosso e veloce: un presto.

III scena: inizio lento, quasi pigro, poi concitato ma non presto. La battuta finale, secondo segmento, come una porta sbattuta in faccia.

Durante la battuta 10 si dovrebbero proiettare su schermo fondale, la serie di 7 curve verbo-visuali, che appariranno man mano che l'attore le nomina.

Ancora un'osservazione: alla battuta 14 I scena, in tono piuttosto patetico, corrisponde, in tono ironico, la 9 II scena, mentre la 10 III scena, in tono enfatico, chiude il discorso.

(occorreranno 7 diapositive per le 7 figure di curve verbovisuali che allego alla presente sceneggiatura)

adieu"


[1] Tra queste, le tavole della raccolta Musica delle sfere, autoedizione, Cherasco, 2001.

[2] Filippo Tommaso Marinetti, La declamazione dinamica e sinottica, cit.

[3] Lettera di Heidsieck a Lora Totino del 7 agosto 1975. Per gentile concessione di Luciana Lora Totino.

[4] Lettera di Pétronio a Lora Totino del 7 febbraio 1978. Per gentile concessione di Luciana Lora Totino.

[5] Lettera di Franz Mon a Lora Totino dell'8 dicembre 1977. Per gentile concessione di Luciana Lora Totino,

[6] Lettera di Heidsieck, cit.

[7] Un tentativo di riedizione fu fatto anche con Alga Marghen, ma il progetto fu ritenuto troppo costoso.

[8] A. Lora Totino, Pot-pourri - punto e linea, autoedizione, Torino 2001.

[9] In Parola fra spazio e suono: Situazione italiana 1984, catalogo a cura di Luciano Caruso, Ubaldo Giacomucci, Arrigo Lora-Totino, Lamberto Pignotti, Adriano Spatola, Palazzo Paolina, Viareggio, 1984.

[10] A. Lora Totino, Vado dove vedo, in Poesie sonore 1966-2002, autoedizione, Torino 2004.

[11] La locandina della flash opera: poema verbo-visivo di Arrigo Lora Totino, musica di Antonio Poce, regia di Giovanni Fontana, con Susanna Rigacci, soprano, Enrico Pro, mimo, Sergio Lazzeri, attore-musicista, Giovanni Fontana, voce recitante, Coro "Daniele Paris" diretto da Antonio D'Antò, Officina Musicale Italiana con Giampio Mastrangelo, flauto, Roberta Gottardi, clarinetto, Adriano Iannucci, tromba, Giorgio Ranalletta, sassofono, Alessandro Tomassetti, percussioni. Nella serata di Ferentino intervennero due danzatori non accreditati.