LE PAROLE FRA NOI

UN OMAGGIO AL FESTIVAL DEI POETI DI CASTELPORZIANO, QUARANT’ANNI DOPO

di Marco Palladini   

Simone Carella e Allen Ginsberg nel 1979 al Festival dei Poeti di Castelporziano

Domenica 16 giugno presso il palazzo WeGil a Roma, a Trastevere, si è tenuto il Roman Poetry Festival, curato da Igor Patruno, come "omaggio al Festival Internazionale dei Poeti di Castelporziano", tenutosi quarant'anni fa nei giorni 28, 29 e 30 giugno 1979. Un evento epocale, ancora oggi ricordato come la Woodstock della poesia in Italia, organizzato dal Beat 72 di Simone Carella e Ulisse Benedetti, con la direzione artistica di Franco Cordelli, e lo scenografico palco ideato da Mario Romano sulla spiaggia di Castelporziano. Regista politico del tutto fu l'immaginifico assessore comunista Renato Nicolini (l'inventore dell'Estate Romana), la parte dell'energico e imbizzarrito conduttore dell'evento venne ricoperta dall'attore Victor Cavallo. Protagonisti della manifestazione che richiamò migliaia di spettatori, furono in primis i poeti americani della Beat Generation - Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, Diane Di Prima, John Giorno - nonché l'afroamericano Amiri Baraka, quindi il vate sovietico Evgenij Evtušenko; c'erano inoltre i francesi Jacqueline Risset, Marcelin Pleynet e Denis Roche, e il grande argentino Osvaldo Soriano. Tra gli italiani le partecipazioni più significative furono quelle di Dario Bellezza, Amelia Rosselli, Valentino Zeichen, Dacia Maraini, Cesare Viviani, Maurizio Cucchi, Sebastiano Vassalli, Nico Orengo, Milo De Angelis.

Dopo quattro decadi si può dire che è cambiato quasi tutto: è cambiato radicalmente il mondo ed è cambiata la scena poetica. La più parte dei protagonisti di allora sono morti. Intervistato da Stefano Gallerani, Cordelli ha ricordato il suo libro Proprietà perduta (1983), cruciale romanzo-saggio che ha fissato in forma di narrazione mitopoietica e criticamente dialettica quel festival del '79 e quello dell'anno successivo che si svolse nella cornice verde di Piazza di Siena. Appariva evidente a tutti che per mille ragioni politico-culturali ed artistiche un evento del genere e l'impatto enorme che ebbe sull'immaginario collettivo, oggi sarebbe impossibile. È seguita una maratona di lettura di un cospicuo numero dei migliori poeti romani. Pubblico qui di seguito i testi che ho letto, il primo come mio ricordo in versi di Castelporziano, e il secondo dedicato a Simone Carella, che di quel festival fu l'insostituibile artefice teatral-poetico:

Castelporziano fu la fiammata estrema del movimento degli anni '70

fu la bellezza convulsa di quei sognatori estremisti e la loro ideale mattanza

Fu il rogo dei poeti narcisi intrappolati nelle macchine fatte di parole

fu la comunità temporanea e ostile di arroganti e spaventate anime sole

Fu alba di poesia e bruciante eclissi di coloro che non hanno poesia

fu rivolta e rito e miscredenza di quelli che davano addio all'utopia

Fu l'illusione di inventarsi, di improvvisare il comunismo dell'arte

fu decadenza o barbarie, creazione selvaggia che non va da nessuna parte

Fu la massa, la folla-mostro che tradisce sempre chi la ama

fu forse il meglio del peggio, fame di vita contro la poetica fama

Fu voglia di abbracciarsi, di essere voce protagonista tutti insieme

fu la rabbia di prendere a calci in culo "tutto ciò che non mi sta bene"

Fu la violenza che cerca risposte nell'immaginazione e nel sapere

fu l'immaginazione che si fa solo domande e non va mai al potere

Fu la fine di paludate certezze e l'inizio del dubbio permanente

fu l'inatteso festival per far la festa al poeta che non è mai innocente

Il tuo gioco e mito è di fatto svanito, Castelporziano

questo mio requiem è appena l'eco di un tempo lontano

* Testo scritto nel 1999 per il ventennale del Festival dei Poeti di Castelporziano


In morte di Simone (Carella)

Amico dei poeti? Anche, certo e per cinquant'anni,

ma soprattutto Carella è stato un grande poeta

senza avere mai scritto un verso

(lasciava che fossero gli altri a farlo).

Ci ha insegnato Simone che si può essere

maestri di poesia 'in levare' di contro ai tanti,

ai troppi poeti e poetanti 'in battere' e ribattere.

Un visionario puro che con contagiosa energia

portava i poeti in spiaggia, a Castelporziano,

o negli interstizi della periferia romanota

e nei posti più antipoetici dell'urbe alla deriva,

mosso da un'assoluta fede nel potere salvifico,

quasi terapeutico della poesia en plein air.

Creava dal nulla luoghi ed eventi come uno 'stalker',

un fantasioso rabdomante sempre alla ricerca

della magia inattesa, di una luce di verità imprevista.

Lo ricordo come il più romantico degli avanguardisti

e il più avanguardista dei romantici.

29 settembre 2016