PER LA CRITICA

UN MODO D’OPERA TRIVALENTE: DE-SIDERATA

DI MARCO PALLADINI

di Marcello Carlino

Il titolo è trivalente. L'italianizzazione del nome della dedicataria, la Desirée ricordata in epigrafe, interviene da annuncio di un canzoniere d'amore. Il trattino che unisce e insieme separa, De-siderata (Eureka edizioni, 2018), riporta l'etimo ed evidenzia, pertanto, la meccanica del desiderio, che implica nella sua diatesi una mancanza. E poi c'è il riflesso biblioteconomico, dacché i "desiderata", in gergo, repertano le opere, che si amano e che si vorrebbe poter leggere, di cui si auspica e si sollecita, pertanto, la disponibilità piena: opere di una bibliografia ideale e di una trama intertestuale, tessuta o da tessere, si raccolgono nominate nei "desiderata".

Infatti, e cominciamo da questo terzo esponente di significato, l'ultima plaquette di Marco Palladini ha un suo plafond letterario che riemerge - quando per richiami, quando per citazioni, quando per allusioni, quando per interpellanze: vi si dice di evenienze di ipotesti - mostrandosi solido e di portanza costruttiva. Capita che si ripeta - forse a seguito di un ritorno non programmato - un titolo di Fenoglio, ma soprattutto si figurano, per atto deliberato, movenze riflesse dal Cantico dei cantici; succede che si dia una catena di fermo-immagini di maniera stilnovistica, più spesso, tuttavia, è fatto appello al Montale di Satura, che per taluni aspetti deve essere considerata, nella circostanza, alla stregua di una princeps; accade che si restaurino fotogrammi di poesia erotica d'autore, quali lungo la tradizione novecentesca del genere a far data dallo scorcio iniziale del secolo, nondimeno l'elegia amorosa della latinità ha manifestazioni patenti, da Catullo ad Ovidio, che si affaccia in questi versi con gli Amores e con l'Ars amatoria: latinamente i pezzi raccolti da Palladini potrebbero definirsi della specie degli epilli.

La funzione di una siffatta schiera di contributi letterari, richiesti e ottenuti dall'autore, non si risolve in una sottoscrizione filologica di garanzia; la risultanza, piuttosto, è quella di una correzione straniante alla quale la materia del testo soggiace, di una rifrazione che la tocca immillandone la facies ovvero interponendo una distanza che ne sfaccetta in prismi le parvenze e ne problematizza la vista.

Non a caso l'Ovidio citato in congedo si rende collettore di una risorgiva ironica. Se, giusta l'opinione del poeta di Sulmona, è turpe l'amore di un lui in ritratto da vecchio - e De-siderata è un canzoniere d'amore senile -, lui che è fuori tempo come il soldato che guerreggia zavorrato da un fardello pesante di anni, tertium non datur: chi ama nell'età sua tarda o è un eroe per aver affrontato senza arretrare le battaglie del desiderio, uscendone fortificato, o è un fallito per non aver vissuto fino allo sperpero di sé, di fatto sottraendoglisi, le emergenze del desiderio. Che è un'alternativa falsa, l'analogo di un paradosso alla Zenone o all'Epitteto, che è segno della duplicità delle parti in copione con cui si concede facoltà all'ironia. E l'ironia, sul traino dell'intertestualità, non è davvero componente marginale di De-siderata.

Comunque, nel copione del canzoniere, la protagonista - suo il carisma della giovinezza - è creatura soteriologica che invita ad una trasformazione, che trascina ad una svolta. È sua l'azione che determina una mutazione ed un rinnovo, è sua la guida.

Più che nelle parole affidate ai versi, il ruolo traluce dalla posizione che solitamente le è assegnata, dinanzi ad uno spazio aperto sul punto di fuga di una prospettiva o in esterni rispetto ai quali quello che la spicca come un connotato saliente è il profilo di una differenza abissale di livello, è la pronuncia per postura di un altrove. E gli esterni stanno tra le coordinate tracciate da una scrittura che non chiude gli occhi, che denuncia: sono il paesaggio di un respingimento che alza muri ed esclude ed annienta, sono i non-luoghi della dittatura infestante, e decerebrante, e disumanizzante, del consumo che, eterodiretto dalle concentrazioni opache del capitale finanziario globalizzato, ci accerchia e ci invade e ruba la realtà del nostro presente.

Il Montale di Esterina o di Clizia può annoverarsi tra i proponenti di questa versione della donna che porta miracolo; né la sua sacralità viene meno, nelle pagine più monograficamente amorose, allorché il corpo di colei che domina la scena è in primissimo piano in inquadrature ravvicinate: è un'ostensione, quella che si realizza, nel segno di un eros che sa di amor sacro.

Epperò il canzoniere d'un amore senile non è scevro, accogliendo così un mix di generi, da spunti di riflessione sopra il desiderio, sopra le sue dinamiche, sopra la mancanza che ne costituisce un fondamento, sopra la povertà di una condizione difettiva (qui il soccorso della Satura montaliana), sopra l'infinito intrattenimento di pieno e di vuoto che ne dispiega le trame. Sebbene non possa dirsi che elegga domicilio esattamente là dove ha trovato svolgimento, sopra i percorsi desideranti, il lavoro filosofico degli anni Settanta del Novecento, in specie francese.

Su di tali premesse altre comparse sfilano lungo i versi di De-siderata e movenze digressive sfalsano e stornano di tanto in tanto ciò che, come in un canzoniere d'amore, è narrato enne volte per bisogno di un refrain.

A quella complicazione delle figure attanziali e a questa movimentazione del rappresentato concorrono per straniamento la regola letteraria di alcune chiamate versali e l'oscillazione senza posa: tra la tradizione prosodica e l'iterazione dissonante battuta in rima, tra l'epillio amoroso e la divagazione rimuginante, tra la verità presumibile della storia dell'io che si dichiara e la sovrabbondanza dei riferimenti colti che rinviano a repertori finzione, tra la sostenutezza dello stile e le sue non rare forzature anche per effetto di neoformazioni linguistiche inclusive (o per effetto di prelievi citatori dalla cultura popolare, soprattutto dai testi dei cantautori), tra la densità sperimentale del dettato e della struttura e il rasciugamento della scrittura in vista di una chiara dizione di frammenti del discorso amoroso.

De-siderata è un composto complesso, non reintegrabile nei generi dati; è un'opera che si potrebbe definire, con una metafora conclusiva, fuori catalogo.