1938

UMBERTO SABA E LE LEGGI RAZZIALI

di Enrica Dovier

Il 14 luglio 1938 il Giornale d' Italia pubblica un manifesto (non firmato) di scienziati, la dichiarazione della razza, dove si dichiara che la popolazione dell'Italia attuale è di origine ariana, come la sua civiltà."E' tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Gli ebrei non appartengono alla razza ariana". Mussolini approva. Il mese successivo vede la luce il primo numero della rivista La difesa della razza, alla quale il governo si preoccupa di dare la massima diffusione. Nel novembre dello stesso anno vengono promulgate le prime Leggi razziali. L'introduzione delle leggi antiebraiche fu affiancata e seguita dall'emanazione da parte dell'apparato statale di un'innumerevole quantità di circolari ed altre disposizioni amministrative. In alcuni casi ebbero lo scopo di attenuare gli effetti di una misura legislativa, limitandone l'ampiezza o rinviando nel tempo la data della sua entrata in vigore ( è questo il caso ad esempio delle circolari che permisero agli ebrei stranieri di rimanere nella penisola anche dopo il termine fissato dai decreti legge del settembre e novembre 1938). Nella grande maggioranza dei casi però le circolari aggravarono le misure legislative o addirittura si sostituirono alle leggi stesse, innovando ed ampliando il regime persecutorio. Queste circolari aggravanti furono di diverso tipo.
Talune, quali ad esempio quelle emanate dal Ministero dell'Educazione Nazionale nell'agosto del 1938 , disponevano l'applicazione immediata di norme che successivamente vennero comprese in provvedimenti legislativi veri e propri altre ebbero scarsi o nulli rapporti con la legislazione preesistente o futura, e furono null'altro che il segno dell'illegalità prodotta da un regime a sua volta illegale o il frutto di una dirigenza statale decisa a fornire il proprio autonomo contributo alla persecuzione antisemita. Fu una circolare a vietare nell'agosto 1938 la nomina di insegnanti ebrei nelle scuole medie ed elementari;furono delle circolari ad imporre nel giugno1940 l'internamento nei campi degli ebrei italiani antifascisti e degli ebrei stranieri appartenenti a nazioni non nemiche ma dotate di una legislazione antiebraica; fu una circolare del maggio 1942 a disporre la precettazione al lavoro degli ebrei;furono numerose circolari a vietare agli ebrei l'esercizio di questa o quell'altra attività commerciale. Fu una circolare infine a disporre il 30 novembre 1943 l'arresto e l'internamento degli ebrei. Seguirono altre disposizioni: allievi e insegnanti ebrei vennero esclusi dalle scuole italiane; fu proibito il matrimonio tra Italiani di razza ariana e persone di altra razza; si fissarono limitati alle proprietà immobiliari e alle attività economiche degli ebrei che vennero esclusi dal servizio militare, dalla pubblica amministrazione e dall'iscrizione al Partito fascista. Nello stesso tempo, il regime organizzo una massiccia campagna di propaganda antiebraica, che batté soprattutto il tasto dell'inferiorità "spirituale" degli ebrei, della loro estraneità alla nazione nonché del complotto del "giudaismo internazionale "contro l'Italia. Queste disposizione stupirono e lasciarono perplessi molti, anche fra gli stessi fascisti. Non esisteva infatti nella tradizione culturale italiana un forte antisemitismo (né il razzismo si era mai diffuso a livello popolare), se non per una minoranza di nazionalisti esasperati ed in qualche settore del mondo cattolico, non esisteva un "problema ebraico": gli ebrei erano pochi e perfettamente integrati nella vita del paese.
Illustre esempio è il noto letterato Umberto Saba; nato a Trieste nel 1883 da una famiglia ebraica di piccoli commercianti, fu colpito dalle leggi razziali per le sue origini. Saba fu costretto a lasciare l'Italia per recarsi a Parigi; allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, si rifugiò a Roma sotto la protezione di Ungaretti, durante l'occupazione nazista visse nascosto a Firenze ospite anche nella casa di Montale. Fu proprio durante questo periodo che scrisse cinque dei componimenti che meglio descrivono il suo stato d'animo durante l'occupazione nazista, che confluiranno poi nel Canzoniere: AVEVO, TEATRO DEGLI ARTIGIANELLI, DISOCCUPATI, VECCHIO CAMINO, e DEDICA.
AVEVO è una poesia insieme autobiografica e universale, autobiografica perché Saba vi parla di sé e delle sue vicende sotto l'occupazione nazista, universale perché tutti o quasi potevano accusare perdite ed angosce equivalenti in quel periodo.


AVEVO
Da una burrasca ignobile approdato
a questa casa ospitale, m'affaccio
- liberamente alfine - alla finestra.
Guardo nel cielo nuvole passare,

biancheggiare lo spicchio della luna,

Palazzo Pitti di fronte. E mi volgo
vane antiche domande: Perché, madre,
m'hai messo al mondo? Che ci faccio adesso
che sono vecchio, che tutto s'innova,
che il passato è macerie, che alla prova
impari mi trovai di spaventose
vicende? Viene meno anche la fede
nella morte, che tutto essa risolva

Avevo il mondo per me; avevo luoghi
del mondo dove mi salvavo. Tanta
luce in quelli ho veduto che, a momenti,
ero una luce io stesso. Ricordi;
tu dei miei giovani amici il più caro,
tu quasi un figlio per me, che non pure
so dove sei, né se più sei, che a volte
prigioniero ti penso nella terra
squallida, in mano al nemico? Vergogna
mi prende allora di quel poco cibo,
dell'ospitale provvisorio tetto.
Tutto mi portò via il fascista abietto
ed il tedesco lurco.


Avevo una famiglia, una compagna; la buona, la meravigliosa Lina.

E' viva ancora, ma al riposo inclina
più che i suoi anni impongano. Ed un'ansia
pietà mi prende di vederla ancora,
in non sue case affaccendata, il fuoco
alimentare a scarse legna. D'altri
tempi al ricordo doloroso il cuore
si stringe, come ad un rimorso,in petto.
Tutto mi portò via il fascista abietto

ed il tedesco lurco.

Avevo una bambina, oggi una donna.Di me vedevo in lei la miglior parte
Tempo funesto anche trovava l'arte
di staccarla da me, che la radice
vede in me dei suoi mali, né più l'occhio
mi volge, azzurro, con l'usato affetto.
Tutto mi portò via il fascista abietto
ed il tedesco lurco.

Avevo una città bella tra i monti
rocciosi e il mare luminoso. Mia
perché vi nacqui, più che d'altri mia
che la scoprivo fanciullo, ed adulto
per sempre a Italia lo sposai col canto.
Vivere si doveva. Ed io per tanto
scelsi fra i mali il più degno: fu il piccolo
d'antichi libri raro negozietto.
Tutto mi portò via il fascista inetto
ed il tedesco lurco.Avevo un cimitero ove mia madre
riposa, e i vecchi di mia madre. Bello
come un giardino;e quante volte in quello
mi rifugiavo col pensiero! Oscuri
esili e lunghi, atre vicende, dubbio
quel giardino mi mostrano e quel letto.
Tutto mi portò via il fascista abietto
- anche la tomba - ed il tedesco lurco


Sera di febbraio (da Il canzoniere, Ultime cose, 1935-1943)

Sera di febbraio
Spunta la luna.


Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.


Indifferente gioventù s'allaccia;
sbanda a povere mete.


Ed è il pensiero
della morte che, infine, aiuta a vivere