TRE REGOLE PER REAGIRE

ALLA CRISI DA CORONAVIRUS IMMAGINANDO

ADRIANO OLIVETTI

di Alberto Improda

Le aziende del nostro Paese sono oggi chiamate ad un grande sforzo, per resistere alla crisi scatenata dall'emergenza sanitaria per il Covid-19 e per riprendere quanto prima a competere con successo sui mercati nazionali e internazionali.

Il frangente è delicato e il panorama per molti aspetti inedito: può essere di fondamentale aiuto, per mettere a punto le migliori strategie di gestione dell'azienda, trarre ispirazione anche da esempi virtuosi del recente passato.

Il 27 febbraio 1960, all'altezza del paesino svizzero di Aigle, su un treno partito da Milano e diretto a Losanna, moriva Adriano Olivetti.

L'industriale di Ivrea, a lungo rimasto una figura atipica e isolata nel panorama imprenditoriale italiano, viene ormai da anni universalmente celebrato come una delle menti più avanzate e lungimiranti del Novecento.

Proviamo ad immaginare, dunque, quali misure avrebbe messo in atto in azienda per attutire l'urto della crisi e per predisporre un immediato rilancio della propria impresa.

Adriano Olivetti, a mio avviso, si sarebbe attenuto quanto meno a tre regole fondamentali.

Prima regola: "Massima attenzione all'innovazione ed al know-how dell'azienda".

E' noto, d'altronde, che l'industriale eporediese è stato un vero e proprio pioniere nell'attribuire un ruolo centrale e crucialeall'innovazione.

Una innovazione a tutto tondo, tale da investire i più diversi profili dell'azienda.

Una innovazione organizzativa, innanzitutto: il giovane Adriano, a metà degli Anni Venti, subito dopo la laurea in ingegneria trascorse un lungo periodo di studio negli USA, documentandosi con dedizione certosina sulle più avanzate soluzioni organizzative adottate negli stabilimenti americani.

Una volta entrato in fabbrica, prestò sempre grande attenzione all'organizzazione aziendale, contaminando le impostazioni più tradizionali con le sue iniziative originali e visionarie.

Una innovazione tecnologica, poi: le macchine da scrivere e le macchine da calcolo della Olivetti sono stati per l'epoca dei veri e propri gioielli di tecnologia.

Basti pensare che l'impresa di Ivrea già negli Anni Cinquanta, con approccio davvero avveniristico, sviluppa la grande elettronica con i calcolatori Elea, tra l'Italia (Borgolombardo, Pisa, Rho) e gli USA (New Canaan, nel Cunnecticut).

Una innovazione estetica, infine: non è certo necessario ricordare che alcuni prodotti della Olivetti sono stati delle vere e proprie pietre miliari nella storia del design.

L'attività di progettisti e designer, infatti, ha dato vita a realizzazioni leggendarie, quali le calcolatrici MC4 Summa (1940) e Divisumma 24 (1956), oppure le macchine per scrivere Lexikon 80 (1948) e Lettera 22 (1950), solo per fare alcuni esempi.

Adriano Olivetti, dunque, in un frangente come quello attuale si sarebbe particolarmente concentrato sull'innovazione, sul know-how, sul patrimonio conoscitivo dell'impresa, incitando l'intera azienda al massimo impegno, "poiché la concorrenza, le invenzioni, i perfezionamenti non hanno limiti e dovremo, sotto questo riguardo, non dar mai segni distanchezza, alimentando di nuove forze tecniche i nostri laboratori di ricerche, i nostri centri studi".

Seconda regola: "Esame scrupoloso dei contratti dell'impresa".

Il recupero e la valorizzazione di Adriano Olivetti, forse nel tentativo di riscattare i lunghi anni nei quali è stato condannato all'oblio, tendono spesso a tratteggiarne la figura in modo inadeguato, consegnandocene un'immagine edulcorata e stucchevole, sempre in bilico tra il sentimentalismo e la retorica.

Non si comprende in pieno la portata del suo pensiero, invece, se non si prende l'industriale di Ivrea per quello che è stato: un vero imprenditore, a tratti - ove necessario - anche duro e pragmatico.

Adriano Olivetti, con tutta la sua lungimiranza e la sua modernità, resta pur sempre un esponente del fordismo classico e si muove all'interno di canoni del tutto novecenteschi.

E' vero che egli, anticipando di oltre sessanta anni il manifesto della Business Roundtable dell'agosto 2019, fu un assoluto precursore del valore sociale dell'impresa e della non esclusività del fine del profitto: "La fabbrica non può guardare solo all'indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia".

Ciò non di meno, il profitto resta una componente essenziale nella vita dell'impresa, tanto per i manager dei nostri giorni quanto per Adriano Olivetti, il quale ebbe a dire: "Il segreto del nostro futuro è fondato sul dinamismo dell'organizzazione commerciale e del suo rendimento economico ...".

Questo per dire che oggi, con tutta probabilità, egli esaminerebbe con ingegneristica precisione i contratti esistenti in azienda, al fine di valutare se le straordinarie vicende di questi giorni non consentano all'impresa di rinegoziare gli accordi divenuti eccessivamente onerosi, ovvero di liberarsi - in forza di sopravvenute ragioni di forza maggiore - delle intese di impossibile realizzazione.

Terza regola: "Grande impulso sui mercati internazionali".

Le imprese italiane, date le loro peculiari caratteristiche, possono - nella maggior parte dei casi - sviluppare volumi adeguati soltanto operando sui mercati internazionali.

Adriano Olivetti, anche da questo punto di vista, si trovò largamente in anticipo sui tempi.

Significativa fu l'acquisizione, da parte dell'azienda di Ivrea, della società statunitense Underwood: l'operazione si rivelò poi economicamente disastrosa, ma l'idea di una azienda italiana che andava ad acquisire la sua concorrente americana risulta emblematica di un'intera visione.

E, quando i concetti di globalizzazione e internazionalizzazione erano ancora estranei alla nostra cultura, la Olivetti giunse a rappresentare un gruppo di "quattordici società alleate di cui tre nel Commonwealth Britannico, cinque in Europa e quattro nell'America Latina, coi cinque stabilimenti di Barcellona, Glasgow, Buenos Aires, Johannesburg, Rio de Janeiro, ed oltre tremila operai", potendo così "innalzare le nostre insegne a New York come a Francoforte, a Vienna come a San Francisco, a Riode Janeiro o a Città del Messico o nella lontana Australia ...".

Le aziende del nostro Paese, auspicabilmente con un valido supporto da parte del sistema istituzionale, devono insomma reagire alla crisi in atto dedicandosi con determinazione, cautela ed impegno a competere nei mercati esteri.

Le tre regole che abbiamo visto possono essere un buon punto di partenza per le nostre imprese, chiamate ad un difficile esercizio di resilienza, passando da una fase di resistenza alle avversità imperversanti ad una di rilancio che coinvolga l'intero sistema produttivo italiano.

Molti sono gli insegnamenti di Adriano Olivetti che negli attuali frangenti possono risultare di grande utilità, ma prezioso dobbiamo considerare soprattutto il suo esempio di vita, la sua incrollabile fiducia in un futuro migliore, la sua visione dell'impresa come progetto morale, la sua tenace fede "nell'uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto"