Per la Critica

“TRANS KEROUAC ROAD”: ‘STRADE, SUONI & POESIE ESPLOSE’ PER IL CINQUANTENARIO DELLA MORTE DI JACK KEROUAC, LO SCRITTORE-SIMBOLO DELLA BEAT GENERATION.

di Marco Palladini

Jack Kerouak. Foto di Allen Ginsberg, 1953

Cinquant'anni fa morì la Beat Generation. Mezzo secolo fa (per la precisione il 21 ottobre 1969) moriva infatti a St. Petersburg, in Florida, Jack Kerouac che della Beat Generation era stato lo scrittore e il cantore più ispirato ed appassionato. Impossibile pensare alla Beat Generation senza quei suoi libri cruciali e seminali: Sulla strada, Visioni di Cody, I sotterranei, I vagabondi del Dharma, Mexico City Blues, Angeli di desolazione. Impossibile pensare alla Beat Generation senza la figura errabonda, contraddittoria ed eccessiva, letterariamente e spiritualmente, dell'autore di Lowell. Impossibile pensare alla Beat Generation senza il linguaggio febbricitante, ansiogeno, bruciante, ossessivo e di grande presa sonora della sua prosa e della sua poesia.

Fin dal suo atto di nascita il linguaggio della Beat Generation è stato, difatti, linguaggio musicale. I riferimenti precipui di Kerouac & soci erano Charlie Parker e Thelonious Monk, Miles Davis e Art Blakey, Charlie Mingus e Dizzy Gillespie. Ritmo della sintassi, struttura associativa e spesso analogica della frase venivano da lì, dalla nuova forma bop del jazz del dopo-guerra.

Il linguaggio poetico ne fu straordinariamente rivitalizzato, ridinamizzato, una botta di adrenalina per parlare la lingua del presente. Il "beat" del tempo musicale era il deterrente giusto per pensare veloce, scrivere veloce, guidare veloce, vivere veloce "from Coast to Coast". A metà degli anni '50 da San Francisco a New York, in locali che si chiamavano The Cellar, Five Spot, Village Vanguard, Six Gallery, si moltiplicavano i readings musicali di Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso, Orlovsky, Rexroth etc. Erano serate e nottate, spesso memorabili, in cui affiancati da band di be-bop, i poeti della nuova America sperimentavano la forza orale dei loro versi sulla base delle improvvisazioni della musica, dei cambi di umori (anche etilici) del momento, degli imprevedibili cortocircuiti con la platea.

Poi negli anni '60 qualcosa (molto) cambiò. Il successo non migliorò il rapporto conflittuale di Kerouac con il mondo. Jack prese a bere sempre più forte. I suoi rapporti sentimentali erano fallimentari. Tornò a vivere con la madre. Prese le distanze dai suoi vecchi amici Beat. Gli ultimi libri che pubblicò venivano stroncati. In preda ad una costante ubriachezza, sempre più confuso tra cattolicesimo e buddhismo, non si peritava di apparire politicamente scorretto, pronunciando persino equivoche parole di appoggio verso i soldati americani che combattevano nel Vietnam.

Quando, irrimediabilmente alcolizzato, a soli 47 anni Kerouac muore per un'emorragia interna, è giusto la fine del decennio Sessanta. Un anno prima (febbraio 1968) era morto in Messico il suo amico-idolo e sodale di scorribande Neal Cassady (il Dean Moriarty di Sulla strada). Al concerto dei Rolling Stones ad Altamont in California (dicembre 1969), gli Hell's Angels in un delirio di droga e violenza uccidono uno spettatore. I sogni di liberazione e di utopia, di Peace & Love del rock, come quelli di anarcoide libertà della Beat Generation finiscono allora. Kerouac esce di scena come per dire, con Bob Dylan: It's All Over Now, Baby Blue.

Neal Cassady e Jack Kerouac

È tenendo presente tutto questo, ma anche avendo la ferma coscienza del non eclissabile movimento di valore letterario, (contro)culturale, sociopolitico della Beat Generation che alla metà degli anni '90 espandendo il campo d'azione del mio essere "poeta in scena" ho realizzato una intensa e lunga serie di esibizioni poetico-musicali live e performance come una sorta di erratico viaggio dentro-fuori la ora disperata ora euforica, ora vitalistica ed energica, ora cosmico-religiosa scrittura mitopoetica di Jack Kerouac remixata o interpolata con i miei testi, proiettati a cogliere e raccogliere gli umori (e malumori) sotterranei o alla deriva, fin dentro le spirali del terzo millennio. Precipuo frutto di questa bellissima esperienza è stato il disco Trans Kerouac Road (Zona, 2004), realizzato con il compositore, tastierista, fiatista, nonché elaboratore tecnotronico del suono Diego Mosere il batterista e percussionista Mariano De Tassis, mio compagno di viaggio anche in molte altre avventure teatrali nella formazione Destinazione Loa.

L'omaggio originario a Kerouac e alla "Beat-a generazione" nasceva, tra l'altro, dalla considerazione che il loro esempio e i loro testi hanno indubitabilmente segnato la coscienza collettiva profonda e i sentimenti dei movimenti giovanili di rivolta esistenziale della seconda metà del Novecento. La loro vicenda ha scritto, come ho più volte avuto modo di dire, l'autobiografia della ribellione occidentale.

Per rammemorare il senso profondo di questo moto di ribellione e per ricordare la scomparsa cinque decenni fa di Kerouac, pubblico qui la partitura testuale di una delle mie ultime performance a lui dedicate. Vi si intrecciano brani tratti dal romanzo On the Road e brani tratti dal cd musical-poetico Trans Kerouac Road, per una messa in forma-concerto di spoken-poetry che fluttuava dal vivo su ritmiche techno-pop, suggestioni rock, jazz, blues, etno e melodismi straniati. La mia oralità poetica ricercava una fluidità di 'sound' ricorrendo a invenzioni lessicali eplurilinguistiche, anche per superare la tradizionale difficoltà dell'italiano a fondere lingua colta e popolare, lingua letteraria e lingua parlata.

*********

Trans Kerouac Road

I. ... superammo lo spartiacque a Creston a mezzanotte, arrivammo a Salt Lake City all'alba; una città di bacchettoni, il posto più inverosimile in cui Dean potesse nascere; quindi più oltre verso il Nevada nel sole ardente, Reno prima di notte, con l'ammiccare delle luci nelle sue strade cinesi; poi su verso la Sierra Nevada, pini, stelle, baite di montagna simboleggianti storie d'amore a Frisco... E poi Truckee, Truckee dal sapore di casa, e quindi giù per le colline verso la piana di Sacramento. Mi resi conto all'improvviso che mi trovavo in California. Caldo, aria balsamica - un'aria che si poteva baciare e palme... Ancora nelle colline; su e giù; e improvvisamente... Eccola là Frisco, mi avviai incerto come un fantasma macilento: lunghe desolate strade con i fili dei bus tutti avvolti nella nebbia e nel biancore. Andai incespicando per alcuni isolati. All'alba misteriosi straccioni (all'angolo fra la Mission e la Terza) mi chiesero una moneta. Sentii della musica da qualche parte.

No Direction, No Direction to Go

Insieme... incespicavano insieme a noi in mezzanotti

fradice di pioggia, troppi neon e specchi e vetrine

e cose inutili in vendita, puzzo di confuso e di merce mignotta

girovaganti pipistrelli nella fredda jungla cittadina

ora sappiamo che occuperemo un intero annoluce

per non arrivare da nessuna parte, c'è della musica

da qualche parte ma nessuna direzione nel vuoto

volevo conoscerli tutti, comunicare con tutti

sotto le dolci stelle meridionali, impuro viaggio ipnotico

tra cielo e terra, cade oggi il terzo dopoguerra

nessuna direzione nell'ovunque vuoto

How many roads...

No direction, No direction to go

Insieme... correvamo insieme per le strade

e laggiù a Kerouac Road

si affollavano i rumori della notte

tanto più triste e vuoto il kuore all'alba misterioso

dove si arrangiava uno stamburante ritmo primitivo

micidiali esseri galattici all'attacco

le nascite e le morti girano nel vuoto

volevamo liberarci dalla schiavitù d'essere salvi

volevamo liberarci forse pure della libertà

ma chi illumina l'abisso dell'unica Mente?

How many roads ...

No direction, No direction to go

Insieme... insieme a quelli persi nella nebbia

alla ricerca del dio definitivo, ai teologi maiali

che grugnivano orribili la mistica della dimenticanza,

i folli della strada volevano tutte le cose del mondo

nello stesso momento, i poetofurbi coll'aria

da santarellini erano l'ennesimo luogo comune,

oppressi come autotreni stracarichi d'angoscia

sbandavamo ai margini di deserti bianchi d'amore

bruciava la carne, bruciava lo stato della cosa

bruciavano i fuochi artificiali,

bruciavano,

bruciavano,

bruciavano

tutte le favole

How many roads ...

No direction, No direction to go

...

No direction, No direction to go

Padre, sono quasi fuori gioco

Who is my father?... He said...

His father, Leo Alcide Kerouac...

Grey downtown... in centrocittà un'ombra nera,

se ne andava in giro, ciondolava

nel giorno di sogno e di festa ove luci appassite,

odori perduti e strade incancrenite ci ricordano...

America is a permissible dream...

I'm crazy everywhere

Ripugnanti, padre, sono ripugnanti fannulloni...

e poeti... perché si proclamano poeti...

si proclamano liberi poeti... i ripugnanti...

perché è me che si proclamano 'sti stronzi!

Quel che io sono... e muoio... e anche questo mi condanna...

A smenarmi l'uccello su pompinari letti di dolore...

mentre là fuori impazzano gli scoppiati, i suonatori suonati

i santoni isolati, gli avventurieri ammaccati

i negri inkazzati, i poliziotti bacati

Da est a ovest... è tutto un piagnistato...

e mi son rotto le palle di 'sto poesiare commiserare

Tutti dritti nel sogno... a minchia sciolta...

come finisce un sogno... come finisce... come finisce...

come finisce un sogno... come finisce... 'Fanculo!

Yeah... a permissible dream...

Returned for payment in America Madhouse

Padre, sono quasi fuori gioco...

alle quattro del mattino nelle strade vuote del Texas

ruggivano ragazzi bikers, selvaggi capelli al vento

Lost Angeles che dicevano la strada è vita... e non è finita...

Ma io sono pronto per andare in cielo e ho fatto le valigie ...

c'ho messo dentro storie d'amore che non si ripetono mai...

i giocattoli che avevo da bambino... vecchi abiti...

foto in bianco & nero... cicatrici dell'anima...

detriti nel fiume disordinato dell'esistenza...

Adesso, in verità, ho paura del viaggio:

Il Cielo è dentro di te, ma Tu non ci sei...

Io, Kerouac il guru, Kerouac il kazzone

ho detto e ho fatto un milione di cose sbagliate

ma voglio abolire la morte e sterminare la nascita

perché voglio... voglio... voglio... l'oro dell'eterno!

Padre, sono quasi fuori gioco...

Nelle strade dove le macchine entravano nella follia diurna

e gli occhi bruciavano cercando nell'aria torrida

la rivelazione perfetta...

Nelle antiche città dove uomini fatti d'oppio

aspettavano, aspettavano e aspettavano tutta la notte

che arrivasse un dio ad avvertirli che erano già morti...

Nelle stanze luride dove puttane indie

ti regalavano un quarto d'ora d'estasi e rammentavano

che l'amore è solo un cimitero d'acre smegma

il latte versato dal pene degli eroi...

Nei caffè incasinati dove musi neri e gialli

bianchi e meticci confusi o separati

ghignavano perturbanti osceni canti...

e fratelli ubriachi si ammazzavano di bòtte

e ti insultavano a sangue, padre...

Nei ricordi ammorbati dove gentili becchini

sputavano sulla tua tomba

e la tua immagine serena come una figurina di carta

attraversava il confine tra il passato e il futuro

Padre, aiutami, sono quasi fuori gioco...

È il crepuscolo senza nome né pietà

e mentre i paraculi hanno fatto i soldi

io non ho saputo amare di più il denaro...

Lo metterò nel testamento

con l'ultimo schizzo di sperma

Siamo in fine di partita, padre

e l'ora del giusto meditare

è giunta come sempre fuori tempo massimo

II. Los Angeles è la più deprimente e brutale città d'America; New York in inverno è fredda da morire, ma in alcune strade c'è in fondo un senso di rude cameratismo. Los Angeles invece è una giungla. South Main Street... Poliziotti in stivaloni perquisivano qualcuno praticamente in ogni angolo. Sui marciapiedi formicolavano gli individui più malridotti del paese: tutti sotto quelle dolci stelle della California meridionale... e si poteva sentire odore di tè, di erba cioè di marijuana aleggiare nell'aria, insieme con quello dei peperoni con fagioli e della birra. Quel grande indiavolato fluttuare di be-bop echeggiava dalle birrerie; mescolava insieme fantasie di canzoni di cow-boy e boogie-woogie d'ogni genere nella notte d'America... Negri sfrenati con berretti da suonatori di be-bop e pizzetto passavano ridendo; poi avventurieri stracciati coi lunghi capelli venuti dritti da New York per la Statale 66; poi vecchi topi del deserto, che portavano cartocci ed erano diretti verso una panchina del parco al Plaza; poi pastori metodisti con i polsini sfilacciati e ogni tanto qualche santone del tipo "nature Boy" con barba e sandali. Avrei voluto conoscerli tutti, parlare con tutti...

Volo d'Uccello

Fifty-second Street: quando Uccello

planava davanti all'ingresso

le donne non si voltavano,

gli uomini sogghignavano,

indifferenti macchine pinnate

galleggiavano nel traffico svogliato

Uccello sfilava sotto la logora tettoia

poi s'inabissava giù per la scala a chiocciola,

luci basse nel club e solitarie anime sgonfie,

tintinnio di bicchieri e il barman canticchia:

It's cold and it's damp,

That's why the lady is a tramp

E Lady Tramp è proprio lì,

al terzo tavolo di sinistra

e ti dice: «I'm a freak magnet, baby»

attiro i pazzi, i perdenti e gli sballati

come il miele le api

Ma Uccello ha una passione

per quelli che si trovano dalla parte sbagliata

la sua missione è riportarli in orbita

perciò sale sul palco e la sua voce

è un sussurro, una vertigine, un sogno

da cui non vorresti risvegliarti mai...

The man and the woman who make the music

they just began to dance all night

Fifty-second Street: è questa la terra

la terra del volatile

La musica s'invola, è Uccello che si libra

La cantilena antica ripete

la fiamma non è spenta, il nostro viaggio prosegue

La magia è nell'aria, basta non fare l'amore

per abitudine, solo per abitudine

e liquidare il paradiso a prezzi di saldi

con facce che proclamano: non c'è alcuna via d'uscita e

io davvero non so più chi sono

Uccello invece sa che il futuro

una volta era molto migliore

oggi pigramente attende in fondo a una strada bianca,

a una bottiglia di scotch in una stanza vuota,

oltre la notte che corre fra tigri ed agnelli,

che assedia le alcove e gli angoli degli assassini

L'alba carezza le nostre labbra senza fissa dimora

il giorno è carne, sangue e luci

sul boulevard delle canzoni dimenticate,

ancora da ricordare...

The man and the woman who make the music

they just began to dance all night

L'ultimo party in città finisce

e noi non abbiamo neppure i soldi per prendere il taxi

Il gioco che ci sfinisce, l'amore che si reinventa,

il litigio puntiglioso nello spaccare il capello in quattro

sì, sono queste alcune delle nostre cose preferite

È l'arte dell'inutile, la scienza del superfluo,

il sublime che si cela in un paio di vecchi pàttini

o nell'odore del tuo corpo, nudoperduto

nella penombra erotica d'un pomeriggio estivo

Il senso è voler sciogliere tutti i fili

dell'intricata trama della vita

riconoscendo comunque la vanità dell'impresa

Sì, torneremo a casa a piedi stanotte

come intrusi pronti a fare una mattana,

una sciocchezza inurbana nell'urbano deserto notturno

Incontreremo quindi un dio barbone che ci dirà:

ehi gente! avete l'impressione di esistere,

non è vero, ma fate bene a continuare a crederci...

The man and the woman who make the music

They just began to dance all night

The Sound in your Mind

The sound in your mind

is the first sound that you could sing

This sound... is the first sound

that you can sing... in your mind

Dov'è Kerouac Road, amico?

È qualsiasi strada dove sei connesso con te stesso

È una strada che va verso la santità o verso l'imbecillità

È una strada che va in tutte le direzioni...

Ma in che direzione, amico?

In the heart of nothing, nel cuore del nulla

dove bevendo cerveza ghiacciata

e ascoltando la musica dei tuoi vent'anni

puoi ancora sentire la magia del folle arcano mondo

avere un'ultima visione del paradiso mai trovato

voltargli le spalle e partire rombando

The sound in your mind

is the first sound that you could sing

This sound... is the first sound

that you can sing... in your mind

Dove stai andando, amico?

Sono in viaggio per nessun dove

o per il porto della pace...

Via lontano dalle guerre di un'infanzia che subimmo,

a cui ci ribellammo, noi teneri bimbi orchi

oggi stronzi adulti povericristi

col sogno di una o molte cose

evaporato nelle alcove di macabri delitti

e irresolubili misteri

E cosa vai a fare, amico?

Un safari da superputtaniere,

ho erezioni così potenti, quasi dolorose

che me le chiaverò tutte da qui a Messico City

Non ho la faccia pallida da metafisico poeta

ma un uccello arrossato capace di sorvolare

le tette più alte della città-postribolo

Mi sento vivo e ho ancora qualcosa da fare − prima di finire

The sound in your mind

is the first sound that you could sing

This sound... is the first sound

that you can sing... in your mind

Che musica suoni, amico?

La musica più convulsa (aint got no blues)

un ritmo di jungla da musicista perfetto

pura forma da jam session

come Charlie Bird Parker

strippato di ero davanti alla tivù...

come il primo elettrico mattino della terra...

come una ghenga bastarda nell'urlo della notte...

come la velocità di acidi, coca e anfetamine

che bruciano nervi, lingua, fianchi, polmoni,

muscoli, tendini, stomaco, labbra

e gli occhi vitrei, socchiusi che dicono

Tutto va bene − All is Well

All is Well − Tutto Va Bene...

Ma di che suono parli, amico?

Suono originario che piange, gode, colpisce...

Suono che inventa l'essere e non diventa nulla...

Suono charlieparker nei nirvana della mente...

Suono che prega per me, per te e per tutti...

Suono incalcolabile, dal nome occulto impronunciabile

Suono in alto e in basso, come il supremo orgasmo

Suono creatore di multicosmi in espansione...

Suono che non sa distinguere l'odio dall'amore,

semplicemente inizia, naturalmente continua...

Dove va Kerouac Road, amico?

Proprio in nessun posto, se non lasci questa merda

e le tremila kazzate del pianeta autocondannato

(horror & makeshift poetry

covering the fact I'm afraid

to work at a steady job)

E allora, amico?

Allora o rimani immobile o vai oltre

I profeti del mondo-spazzatura no pasaran!

Interruzione di gravidanza per le doglie

del crimine e del suicidio...

Oltre le comparse paranoiche della storia

i Loa ti aprono le porte magiche

nel grande stile dell'adempimento...

I poeti nell'ombra trapassano i tumori...

Terminerà l'inverno, sarà ancora maggio

e tu sarai il guardiano...

Ai ragazzi della banda puoi sempre chiedere il bis

All is Well − Tutto va Bene − (va... bene?)

The sound in your mind

is the first sound that you could sing

This sound... is the first sound

that you can sing... in your mind

III. Nella notte d'inchiostro attraversammo il New Mexico; nell'alba grigia fummo a Dalhart, nel Texas; nel desolato pomeriggio domenicale percorremmo le cittadine della pianura dell'Oklahoma l'una dopo l'altra; verso il cader della notte arrivammo nel Kansas... Stavo tornando a casa in ottobre. Perché tutti tornano a casa in ottobre... «Oh yeah!, oh yeah!» disse, perdendo il filo e rilanciando d'un tratto la macchina a più di cento all'ora e curvandosi sul volante... entrò rombando nel centro di Testament, guardando in tutte le direzioni e vedendo ogni cosa in un arco di 180 gradi intorno alle pupille senza muovere la testa. Bang! trovò in un baleno un posto per parcheggiare, e vi si fermò. Saltò giù dall'automobile... noi lo seguimmo come pecore. Comprò delle sigarette. I suoi movimenti erano diventati completamente pazzi; pareva che facesse tutto nello stesso momento. Era un continuo scuotere la testa, su e giù, di lato; vigoroso, passo rapido, si sedeva, accavallava le gambe, le stendeva, si alzava, si stropicciava le mani, si strofinava l'uccello, si tirava su i pantaloni, guardava in alto e diceva: «Eehm...» e improvvisamente strizzava gli occhi per guardare dappertutto; e continuamente mi afferrava alle costole e parlava, parlava, parlava... Il nome di questa mattana era Dean Moriarty, ed eccomi lanciato in un'altra scorribanda on the road.

Oblio di guerre (che continuano)

Il silenzio accompagna file d'ombre armate

tagliano il fianco alla montagna glabra

appaiono i villaggi indolenti macerie escarnate

Casupole di fango e sterco secco piagate e come erose

nella melma i pali cogli scalpi e le teste decollate

intorno si contano a decine le bombe inesplose

Piste pietrose o strade deserte ridotte a un pantano

il vento sibila infamie nelle sventrate carcasse dei carriarmati

ai posti di blocco si beve, si bestemmia o si ride piano

Il nemico è dappertutto, una vibrazione nell'aria

giù nelle fredde valli, nelle scure macchie dei campi

riparte l'offensiva, non serve la tattica ordinaria

Nidi di mitragliatrici piazzati ad arte sulle alture

s'infiltra la guerriglia per le strette gole di roccia

incubi bellici che innescano azioni premature

Con un boato soffocato il razzo sorvola fiumi vorticosi

replicano rombi di cannoni e accidiosi colpi di mortaio

neve frolla e buche nere, i morti giacciono, già copiosi

Si continua a sparare sul greto, in mezzo alla vegetazione

poi si ritirano i blindati a sobbalzi sull'asfalto squassato

l'odio è un fremito che l'anima divora e tutta la nazione

Distanti, obliate mattanze, così vicine come orridi obitori

gli ingenui pensano che cesserebbero le guerre sante

se dio, jahvé e allah si dichiarassero i primi disertori

Break Memories

BreakBeat, the memories are only lies and t-shirts

Forthcoming paradise running fast with fractal trash

I hear wonder sounds like angel feathers' crash

But by my side the ghost machine still talkin' dirt

Animale di lotta Ecstasy dell'adolescenza

Un lurido spacciatore d'incompreso amore

A Old Bull Lee Burroughs dava il tormento

Dài: baciami il kulo e mettici del sentimento

Il Serial Lover vendeva corpi a tutte le ore

Giocava duro tra supernova e controscienza

Sistema soffice la neurochimica della salvezza

TechnoZen voglia bastarda e visionaria ebrezza

Fetide menti le più perverse della sparita generazione

Carlo Allen Marx Ginsberg fumava canne febbricitante

Metafisica della gioventù − E niente rivoluzione

Poesia disincarnata nella gola e sessokazzo sanguinante

Libertarî urli come loschi magnaccia tornati in città

Psicodelici bit nelle vene della generazione perdente

Ma è fuggito di casa l'ultimo genio-guida morente

Ed esser-soli-insieme oggi è solo un rito di falsa santità

BreakBeat, the memories are only lies and t-shirts

Forthcoming paradise running fast with fractal trash

I hear wonder sounds like angel feathers' crash

But by my side the ghost machine still talkin' dirt

Rosso ottobre batte i pezzi ad autunno nero

I cuban cantos ronzano nell'orecchio del kapitale

El pueblo de la noche si sballa a ritmo tropicale

Estate molto calda e il supermercato è supervero

Spaccio di merci il popolo populista è redento

Ma in fiamme sono i giardini del nostro scontento

E l'assalto ludico finale al Palazzo d'Inferno

In stile retró inaugura il Millennio Terzo postmoderno

BreakBeat, the memories are only lies and t-shirts

Forthcoming paradise running fast with fractal trash

Http://www.allah.gihad.qur'an.muhammad/fundamentalislam

Battono in testa battono le teste mezzelune tuttofede

Xanti marabutti alla battaglia mentre cade il ramadan

Allah akbar Allah akbar l'invocazione è unica la verità non cede

I musulmani forti dentro sono pronti a uccidere e morire

Sazi corrotti e mosci gli eurobuonisti hanno paura e gemono

Pazzi fanatici! delirio integralista! barbari sanguinari! accusano

I figli d'allah kuori puri di crudeltà li faranno scomparire

Rave on! avanti kazzari che veloce vivete e giovane morite

Rave on! non crepino i lupi e non ridano le politiche iene

Rave on! la bellezza frenetica tende pèlvi e muscoli all'eros

Rave on! si danza trance onorando lo spirito del chaos

Rave on! luci strobo su biomutanti corpi-figa di sirene

Rave on! avanti cervelli-massa che ciechi vi smarrite

Rave on! i kriminal poeti rivendicano l'incasinato e libero antiruolo

Rave on! sulle strade sonore il mio Avatar non vi darà mai il culo

IV. Sorpassammo un ragazzino che buttava sassi contro le macchine per strada. «Pensa un po'» disse Dean... «Un giorno butterà una pietra attraverso il parabrezza di qualcuno e quello andrà a sbattere e morirà... tutto per colpa di quel ragazzino. Capisci quel che voglio dire? Dio esiste, non c'è dubbio»... Il principio del nostro viaggio fu piovigginoso e misterioso... stavamo abbandonando dietro di noi la confusione e le sciocchezze e compiendo la nostra unica e nobile finzione nel tempo, andare. E come andavamo! ...

Al tramonto stavamo entrando nelle ronzanti strade di New Orleans. «Oh, sentite l'odore della gente!»... «Ah, Dio! Che vita!»... Lanciò la macchina e guardò in tutte le direzioni in cerca di ragazze. «Guardate quella!» L'aria di New Orleans era così dolce che pareva giungere in morbide fasce di seta; e si poteva sentire l'odore del fiume e veramente sentire quello della gente, e del fango, e della melassa, e ogni genere di esalazioni tropicali col naso distolto all'improvviso dai geli asciutti di un inverno settentrionale. Saltavamo sui sedili. «E osservate quella!»... «Dove? Dove?»...

Soluzione Soledad

sei la poesia del mondo che si ritira dal mondo − muri innalzati a respingere

l'onda "normale" globale e kriminale dell'in(de)formazione che tutto immerda −

terminale sfiducia nella parola, ogni parola è menzogna, pensare in forma di parola

è menzogna − rifiutarsi di parlare, rifiutarsi di comunicare, rifiutarsi di dialogare

− assolutamente separarsi dalla società della logorrea-spettacolo,

del talk show permanente − frivola merce-chiacchiera vomitata sul dolore

inesprimibile dell'uomo a far profitto e osceno coro di canaglie − fascista

è la costrizione a dire − ché non c'è più nulla da dire − nessuna libertà

nella parola, dunque soltanto la mutezza può esserti cara compagna verso la salvezza

sole di solitudine, sfavillante e caldo nel viaggio a ritroso dalle Ande alle Alpi −

in fotogramma Maria argentina col capo raso un po' inclinato, gli occhi grandi,

scuri e seri, due brillantini ai lobi delle orecchie, hai l'aria imbronciata e grigia

d'un androgino in tutafelpa che si chiede: ma io che ci faccio in questo posto alieno?

− hai l'aria da orgogliosa martire o temibile strega di Renée Falconetti/

Giovanna d'Arco − senti le voci d'altrove, fibrilla nel tuo corpo che non si piega

la pura mistica di chi rinunzia, di chi abbandona comunità e famiglia −

criptosegnali di chi, volendo l'essere, si fa straniero all'esserci, di chi ha deciso

comunque, insalutato ospite, che se ne va...

ventiquattro anni di solitarietà, Maria che respiri bave d'aria della sera, profumo

di gheriglio e di marcita − sei l'onirica implacabile sentinella che ci accusa,

poi travolta e stritolata dai carri armati dell'impossibile felicità − compagni squatters

e guerrieri della dopa incendiano la notte − Black Out, la radio, batte il tam tam

dell'odio inevitabile: assassini tutti − e i punx-a-bbestia scatenano la caccia

ai gazzettieri infami − barricate di memoria e historica nel presente ora e sempre

di rivolta per le tribù autonome che strizzano le chiappe al colto e all'inclita,

alla città che consuma-governa, sinistra positiva (come l'aids) − i Digos e caramba

arrestano, i giudici giudicano, i politici politicano, gli industriali industriano,

gli opinionisti opinano e i preti assolvono − così è la combutta sistemica e anatemica

degli zombi e vincenti − sei morta Maria perché l'oblio dei massa-merdia non cada

su noi perdenti e resistenti...

sole soledad, sole di luglio spento nell'impicco a un tubo arido di rugginosa doccia

nella cascina persa nel verde cuneese − ponte di campagna per il tuo salto verso

una olistica libertà − sole soledad che sei rimasta nella tenebra a lungo

a spenzolare, secondo un ispirato mantra, suonovisione che si scioglie

nella panica verità − sole soledad, solingo solfeggio oramai post-bellico

della più estremista e ardente vetero-umanità − sole soledad vai incontro

alla tua definitiva estate, mentecorpobomba che implode sulla sua inafferrabile

sensibilità − diversità di donna e parossismo di creatura senza futuro,

debolezza che si fa blindata fortezza d'animo, fragile sembiante dentro inattaccabile

come limpido diamante − sole soledad illuminati dalla ostilità della tua solitudine

ti riconosciamo come un'antica poesia − il tuo smagliante stile in uscita

non è piccola tattica di animale messaggio disperato, bensì, e per catartica afasia,

dell'istinto per il sogno la più grandiosa strategia

Beat-a Generazione

Beat-a Generazione che stai lassù o laggiù

laddove, anyway, le strade non finiscono mai

Beat-a Generazione battuta generazione ma baciata dal successo

che è poi la ragione per cui tuttora evochiamo le tue tossiche ombre

Beat-a Generazione Do You Remember the Beatniks?

Do you remember il mito dell'eterna gioventù bruciata,

diventato la fabbrica del Giovane Mondiale ad alto plusvalore kapitale?

Beat-a Generazione di angeli della desolazione e indemoniati di poesia

il tuo capolavoro è forse quello che non hai mai scritto

epperò vissuto come un folgorante kappaò

Beat-a Generazione keep cool! anche se ejaculi rossafebbre di passione

anche se sei Kerouac perso d'alcool che tira le cuoia in Florida

vomitando il suo sangue, vanitoso negro sangue di Duluoz

Beat-a Generazione di santo Neal Cassady pazzo ladro chiavatore

genio della strada skizzato re vagabondo della Waste Land

che celebra il suo '68 morendo bocconi de calle en calle

nella sugna de Mexico, santo Neal semprefatto Cassady

Beat-a Generazione I said God damn the pusher man!

suonami ancora la canzone dello spacciatore di sogni incalliti

di sbavati notturni di acidi urli di full di Jack giuocati e finiti

Beat-a Generazione che pulsi oggidiana occulta nelle vene di un'Amerika

ondeggiante tra Bruce "Born to Run" Springsteen e Mike "Born to Kill" Tyson

Beat-a Generazione del Dharma e del junkie, del pugno del blues,

del sesso a palla del rock e dell'artista come giovane teppista

Beat-a Generazione: istruzioni per l'uso di una vita come veloce danza

anche se mi sento di merda anche se non c'è luce nei sotterranei

anche se viaggiando tra East e West Coast tu sai che la Storia

è ormai soltanto una scoria, una favola pre-postmodern per animule labili

Beat-a generazione infomemorizzata microsoft-deglutita dalla new Bit Generation

internauti mutanti irRetiti nel desituato spaziotempo di cyberchaos

Beat-a Generazione degli eroi trovati e perduti che no hay mañana

indicami la strada la musica il ritmo per farcela a non arrivare

Beat-a Generazione più mi sbatto e ti penso

più beato o beota mi ottenebro d'immenso

V. In un baleno ci ritrovammo sull'autostrada e quella notte vidi scorrere davanti ai miei occhi... tutte le città del Nebraska Ogallala, Gothenburg, Kearney, Grand Island, Columbus con rapidità di sogno... «Non preoccuparti, amico, so quel che faccio»... Dean piombava su intere colonne di macchine come l'Angelo del Terrore. Quasi le prendeva a pestate mentre cercava di aprirsi un varco. Accarezzava i paraurti, rallentava e spingeva e allungava il collo per vedere la curva, poi la grossa macchina balzava al suo tocco e passava avanti, e sempre ce la facevamo per un pelo a tornare sulla nostra mano mentre altre colonne filavano in direzione opposta e io rabbrividivo... È solo di rado che si può trovare nello Iowa un lungo rettilineo come quelli del Nebraska, e quando finalmente ne imbroccammo uno Dean fece i suoi soliti centottanta all'ora mentre io vedevo sfrecciare fuori i diversi scenari che ricordavo ancora dal 1947... Tutta quella vecchia strada del passato si svolgeva confusa come se la coppa della vita fosse stata rovesciata e ogni cosa fosse impazzita...

E, infine, via ce ne andammo nel Messico dall'altra parte della strada in punta di piedi... in una trattoria fumosa entrammo in mezzo alla musica di chitarre country che veniva da un juke-box americano Wurlitzer... Comprammo tre bottiglie di cerveza ghiacciata per circa trenta centesimi messicani... Comprammo pacchetti di sigarette messicane a sei centesimi l'uno... guardandoci attorno e sorridendo a tutti...

Dietro a noi giaceva l'America intera e tutto quel che Dean e io avevamo precedentemente conosciuto della vita, e della vita sulla strada. Avevamo finalmente trovato la terra incantata alla fine del viaggio e non ci saremmo mai sognati quanto fosse grande quella magia... Un'ultima visione dell'America oltre le luci ardenti del ponte sul Rio Grande, e poi le voltammo le spalle e i paraurti e partimmo rombando.