PER LA CRITICA

SUPERUOMINI DA FEUILLETON

di Marcello Carlino

È pagina assai nota che tuttavia, in un tempo di smemoratezze, è opportuno richiamare. Gramsci vi ridefinisce il rapporto tra struttura e sovrastruttura a fini di chiarimento, ma anche per ribattere alle posizioni strumentali di quanti, in una caricatura del marxismo, semplificavano e semplificano, riportandole allo schema di un dominio assoluto dell'economico, le dinamiche storico-politiche e le evidenze socio-culturali. Eccola: «La situazione economica è la base, ma i diversi movimenti della sovrastruttura - le forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati, le costituzioni promulgate dalla classe vittoriosa dopo aver vinto la battaglia, ecc., le forme giuridiche e persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi partecipano, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le concezioni religiose e la loro evoluzione ulteriore fino a costituire un sistema di dogmi - esercitano pure la loro influenza sul corso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano la forma in modo preponderante [...] L'evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc., riposano sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte, tanto l'una sull'altra, quanto sulla base economica. Non è che la situazione economica sia la sola causa attiva, e tutto il resto non sia che effetto passivo».

In un quadro così definito trovano posto alcune delle osservazioni più interessanti svolte in tema di letteratura popolare. La figura del superuomo si profila nel romanzo d'appendice, che ne deposita il brevetto assai prima di Nietzsche, il quale lo convertirà poi alla filosofia. La letteratura dunque, quanto al caso di specie, fa mostra di collaborare coi movimenti della sovrastruttura e si rende causa attiva in un processo di interconnessioni dialettiche; Il conte di Montecristo è da leggersi, a tal riguardo, come uno degli esemplari più interessanti e persuasivi: «Ogni volta che ci si imbatte in qualche ammiratore di Nietzsche, è opportuno domandarsi e ricercare se le sue concezioni "superumane, contro la morale convenzionale, ecc., siano di pretta origine nicciana, siano cioè il prodotto di una elaborazione di pensiero, da porsi nella sfera della "alta cultura", oppure abbiano origini molto più modeste, siano, per esempio, connesse con la letteratura d'appendice [...] In ogni modo pare si possa affermare che molta sedicente "superumanità" nicciana ha solo come origine e modello dottrinale non Zarathustra, ma il Conte di Montecristo di A. Dumas. Il tipo più compiutamente rappresentato dal Dumas in Montecristo trova, in altri romanzi dello stesso autore, numerose repliche: esso è da identificare, per esempio, nell'Athos dei Tre Moschettieri, in Giuseppe Balsamo e forse anche in altri personaggi».

Più avanti, da raccomandarsi per studi tuttora da compiere sopra la storia e sopra la teoria, sopra l'ideologia della forma-romanzo, Gramsci solleva la questione della applicabilità eventuale delle sue osservazioni all'opera di Balzac, di cui è bene portare a dibattimento la complicità con la cultura figurale del superuomo; quali ne siano moventi e funzioni, però, è del tutto chiaro al grande pensatore politico che, da una specola siffatta, è data facoltà di evidenziare il contributo della sovrastruttura letteraria alla determinazione degli assetti culturali e degli orizzonti d'attesa e comunque del complesso delle idee politiche della società reale; e quindi promette frutti abbondanti, e di importanza nient'affatto trascurabile, la ricerca «del "superuomo" nella letteratura popolare e dei suoi influssi nella vita reale e nei costumi (la piccola borghesia e i piccoli intellettuali sono particolarmente influenzati da tali immagini romanzesche, che sono come il loro "oppio", il loro "paradiso artificiale" in contrasto con la meschinità e le strettezze della loro vita reale immediata)». Last but not least gli influssi non possono essere revocati in dubbio; essi ci sono, come c'è in Dumas una intenzione d'autore e un disegno ideologico puntualmente definiti: «In Montecristo vi sono due capitoli dove esplicitamente si disserta del "superuomo" d'appendice: quello intitolato Ideologia, quando Montecristo si incontra con il procuratore Villefort; e quello che descrive la colazione presso il visconte di Morcef al primo viaggio di Montecristo a Parigi. È da vedere se in altri romanzi del Dumas esistono spunti "ideologici" del genere».

Ugualmente note sono le pagine di Umberto Eco, che raccoglie le annotazioni gramsciane, riconoscendone acume e rilievo e che, individuato il prototipo in un personaggio dei Misteri di Parigi di Sue («Poiché proposto come soluzione immediata ai mali della società, non può seguirne le leggi, assai asmatiche; ne inventerà quindi di proprie. Rodolphe, giudice e giustiziere, benefattore e riformatore al di fuori delle leggi, è un Superuomo. Forse il primo nella storia del romanzo d'appendice (provenendo direttamente dall'eroe satanico romantico), modello per Montecristo, contemporaneo di Vautrin (che nasce prima ma si sviluppa appieno in quegli anni) e comunque predecessore del modello nietzschiano. Lo aveva già notato Gramsci con molto acume ed ironia: il Superuomo nasce dalle fucine del romanzo d'appendice e solo dopo arriva alla filosofia») si sofferma con analitica puntualità sopra i programmi e i "manifesti" ideologico-superomistici di Dantès.

In dettaglio: «Certo è impressionante come l'artigiano Dumas, trovandosi tra le mani un tema romanzesco già autosufficiente (innocente incarcerato e poi libero provvede alla Vendetta), sposti l'accento dalla Vendetta alla Volontà di Potenza e da questa alla Missione». Cosicché: «La differenza tra Dumas e Nietzsche (non foss'altro) sta tutta qui: Nietzsche è storicamente maturo (e ha il rigore speculativo) per rompere i ponti con le giustificazioni trascendenti, costi quel che costi (e accettando di essere messo al bando); Dumas non ha vigore speculativo e deve vendere il proprio prodotto [...] Il Superuomo diventerà allora un messo del Signore. La trasformazione avviene nel capitolo quarantasette, mentre Montecristo dialoga con Villefort... Il Conte espone la sua filosofia della superiorità, svaluta il potere delle leggi in favore della scelta individuale che ne spezza i vincoli, ragiona con freddezza sulla propria figura, ma all'improvviso, per tener testa alle obiezioni di Villefort, trae dalla manica l'asso della Missione Divina».

Perché il meccanismo funzioni al meglio e quindi la narrazione che fa centro sul superuomo abbia successo, tanto da sbozzare il superuomo di massa e imporlo nell'immaginario collettivo, vendendo in lungo e il largo il prodotto, sono indispensabili alcuni ingredienti. Eco li elenca con una chiarezza finanche didascalica: «Problema da risolvere per la costruzione di un'opera narrativa di ampio consumo, destinata a risvegliare l'interesse delle masse popolari e la curiosità delle classi agiate: si dia una realtà quotidiana esistente e tuttavia insufficientemente considerata, nella quale reperire elementi di tensione irrisolta...; si dia un elemento risolutore, in contrasto con la realtà di partenza, che porga una soluzione immediata e consolatoria delle contraddizioni iniziali. Se la realtà di partenza è effettiva, e non esistono in essa le condizioni di risoluzione dei contrasti, l'elemento risolutore dovrà essere fantastico. In quanto fantastico sarà immediatamente pensabile, e potrà agire di colpo senza passare attraverso le mediazioni limitatrici degli eventi concreti».

Data una definizione della paraletteratura, con l'ausilio di un passo desunto da uno studio collettaneo, e profilatala in rapporto alla letteratura («Ciò che è paraletterario contiene a un dipresso tutti gli elementi che costituirebbero la letteratura, salvo l'inquietudine rispetto alla propria significazione, salvo la messa in causa del suo proprio linguaggio»), Eco annota alcune costanti del romanzo popolare che istruisce la pratica del superuomo di massa. Non resta che seguirlo ancora, brevemente: «Infatti il romanzo popolare non inventa situazioni narrative originali, ma combina un repertorio di situazioni "topiche" già riconosciute, accettate, amate dal proprio pubblico [...] Il piacere della narrazione... è dato dal ritorno del già noto - un ritorno ciclico che si verifica sia all'interno della stessa opera narrativa che all'interno di una serie di opere narrative, in un gioco di complici richiami da romanzo a romanzo. L'obbedienza a questa regola fonda il romanzo popolare... Così come appartiene alle regole del gioco il moltiplicare, con gli episodi, l'occasione di ritorni topici, e accettazione di una psicologia sommaria, applicabile a tutti gli avatars di uno stesso archetipo romanzesco».

Gramsci ed Eco, che segue le orme di Gramsci, e la funzione sociale e politica dentro i rapporti reali, e la forza modellizzante della sovrastruttura letteraria: il lettore non ha bisogno che si aggiunga altro. Non ha bisogno che si evidenzino, dalle citazioni qui raccolte, parole-chiave come contraddizioni reali di non immediata composizione frammiste a soluzioni fantastiche (di tipo consolatorio) che bypassano la mediazione di eventi concreti (e scansano ogni verifica di pertinenza e di fattibilità), e come esistenza di una normazione pubblica anfanante, e come blocco storico che salda le masse popolari e le classi agiate, e come ripetizione del noto che acclimata il consumatore e vale quanto un mantra, e come ripulsa della prassi dell'autoverifica e della critica, e come vendetta volta a riparare torti presunti (le compressioni indebite, i trattamenti ingiusti, i lassismi catastrofici, le invasioni di orde malavitose), e come missione divina che suppone un valore assoluto preordinato alle leggi e alla giustizia, insindacabile (la patria, l'identità, la sicurezza individuale), e come auto-mitizzazione eroica del vendicatore, dell'eletto; non ne ha bisogno per accertare come il superuomo di massa abbia ispirato e strutturato, per esempio, progetti e programmi del fascismo convogliati nella tonante interpretazione del suo mascelluto conducator esperto di strategie del consenso, come abbia variamente esercitato influssi (i più reazionari) sui costumi politici (per usare le parole di Gramsci), come ispiri e strutturi progetti e programmi del populismo - che oggi esprime la maggioranza di governo - e dei suoi ministri, bravi pressoché senza eccezioni (e forse soltanto) nell'uso dei mass-media. Ministri che non per nulla accade che si accusino vicendevolmente, quando qualcuno stroppia (e facilmente stroppia un giorno sì e l'altro pure), di superomismo.

Costoro sembrano conoscere bene gli schemi del romanzo d'appendice e del superuomo di massa che lo abita; e lo rinarrano a loro volta sempre uguale, da narratori in prima persona (sui social, sugli schermi televisivi) di una narrazione di gran consumo, di successo. Narratori in uno scenario di paraletteraturizzazione della realtà.