Per la Critica

Dalla presentazione del 14.11.2018 alla libreria TODO MODO 

SUL LIBRO DI CARLA GUIDI “ESTETICA ANESTETICA”

IL CORPO, L’ESTETICA E L’IMMAGINARIO NELL’ITALIA DEL BOOM ECONOMICO E VERSO GLI ANNI DI PIOMBO

di Serena D'Arbela

Cosa si può trovare in questo libro massiccio di pagine ma avvincente? Memorialistica, pagine di un viaggio che ci fa ritrovare il passato. Anni folti di avvenimenti, di antefatti importanti e quotidiani che hanno preparato i mutamenti della nostra società, che noi delle vecchie generazioni abbiamo ben conosciuto ma che altri di generazioni successive ignorano, così come ignorano la storia della Resistenza insabbiata ad arte fin dal dopo '45. Il digiuno di Storia, della Storia del nostro Paese e del mondo, è uno dei fatti preoccupanti della nostra società. I giovani non la studiano, non la conoscono e neppure molti insegnanti, formatisi negli anni del silenzio. Che ne è della nostra memoria? Queste pagine di Carla Guidi, che fanno scorrere gli anni dal '50 al '70 potrebbero essere utili nei licei, per il materiale informativo e gli spunti di discussione.

Ecco uscirne un'Italia ancora implicata nei traumi del dopoguerra, ma in via di trasformazioni imponenti, con la presenza di una gioventù, quella del dopoguerra, affamata di vita, di progresso e di giustizia. L'intento di Carla è proprio quello di mostrarci a poco a poco il farsi strada della logica del business, rinsanguata dal boom economico con l'insinuarsi graduale di una strategia di conquiste illusorie di benessere, lo stordimento dell'immaginario collettivo con sempre nuovi accattivanti prodotti, fino alle droghe diffuse, capaci di mutare l'esistenza e la sorte dei giovani; il volto oscuro di un'intera società.

Dagli oggetti dall'innovazione tecnologica e commerciale che sorprendono, apparentemente entusiasmanti, arriviamo quasi senza accorgercene all'automazione dell'uomo stesso: il cittadino dei market e degli acquisti suggeriti. Il potere del profitto capitalistico fa sempre più da padrone e distrugge con i mezzi stessi del progresso la salute della comunità e del paesaggio.

E' il momento della crescita della plastica in tutti i settori della società, mentre cresce contemporaneamente anche una cultura di plastica effimera ma difficile da scalzare, artificiosa e venale, che inquina l'arte, l'informazione, i rapporti umani. La Guidi cita a proposito Carlo Argan che dice queste parole in occasione della 32° Biennale di Venezia che consacrò nel 1964, davanti al grande pubblico, la Pop Art americana: "l'uomo massa è stupido e non soffre, non gode ... tutto ciò che può desiderare, è un tubo di dentifricio più grosso, enorme o un peperone più rosso, rossissimo. Così le cose gli crescono intorno, mentre l'umano si fa sempre più piccolo e finalmente scompare senza dolore, in anestesia totale: perché due cose sono inesorabilmente vietate nell'inferno terrestre, la memoria del passato e l'attesa del futuro."

All'interno di questa cornice è molto interessante il vissuto di Carla. Non è solo un pedinamento dei fatti, ma la testimonianza della sua conquista di un'identità. Infatti sperimenta sulla sua pelle la liberazione dalla crisalide tradizionalista ma anche l'evolversi della dimensione consumistica e l'impatto dei nuovi modelli sulle coscienze giovanili. Tutto quello che sfocerà nella grande contestazione del '68. Il vissuto di Carla, intriso del suo tempo, è quindi ciò che vivifica il fiume della cronaca. Antifascismo, femminismo, creatività, liberazione dai tabù sessuali retrogradi, emancipazione ed arte sono le tappe e conquiste personali di questo cammino di un personaggio femminile particolare, ma anche emblematico.

Noto in questo libro anzitutto che l'autrice si rivela come artista e non a caso da' la parola iniziale alla fotografia dell'immagine di copertina, un giovane disastrato, e nel finale alla canzone di Lucio Dalla "l'anno che verrà" simbolo della fine degli anni 70. Osservo poi due movimenti inversi: da un lato, dopo lo slancio produttivo iniziale, l'avvio di un processo che porterà alla progressiva decadenza e frammentazione della società, alla crisi dei valori all'oblio della memoria, al disastro ambientale, all'avanzata del capitale selvaggio ... dall'altra la crescita dell'autrice, la sua emancipazione e conquista dei diritti della persona.

Cominciamo dalla copertina, da questa figura drammatica di giovane, uno zombie che sembra assomigliare a Zombi Boy alias Rick Genest, modello tatuato, grande amico di Lady Gaga che si è suicidato nell'agosto scorso a 32 anni (forse sì forse no, dice la famiglia, forse solo un incidente ) ma lottava contro la depressione. In realtà quello ritratto in copertina, è un giovane fotografato a Lucca Comics & Games da Valter Sambucini, un'immagine inquietante nella quale il trucco maschera e scarnifica il volto e sembra annunciare la mortificazione fisica e ideale di cui il libro parlerà.

Il testo è una lettura impegnativa e nel contempo avvincente. Impegnativa per la quantità di input mentali e visivi che, col ritmo di un treno in viaggio nel tempo, aggrediscono l'attenzione del lettore. Vent'anni della nostra storia italiana ('50-'70) scorrono nelle tappe delle stazioni immaginarie e sfilano in corsa sui finestrini. Avvincente perché il viaggio ci fa ritrovare il passato, anni folti di avvenimenti, di antefatti importanti e quotidiani, che hanno preparato i mutamenti della nostra società. In questo treno di pagine ritroviamo una tale quantità di immagini, di persone, di oggetti, di quadri, di episodi, di nomi e personaggi che hanno riempito le cronache, la radio, la esordiente tv. E questo materiale informativo disparato che s'incastra proprio come in un puzzle, diventano le tessere di un ordito che lentamente ha mutato la società. Escono come da stacchi di un documentario e dissolvenze - per citarne solo alcuni - i personaggi ... come La Pira, papa Roncalli, il ribelle solitario Braibanti, l'indimenticabile Buscaglione che ha ringiovanito la canzone, il mitico Danilo Dolci, il fuoco d'artificio americano di Kennedy, eventi gravi e luttuosi come il disastro nella miniera di Marcinelle con la morte di tanti lavoratori italiani, avvenimenti importanti come la rivolta vittoriosa di Genova contro la svolta neofascista del governo Tambroni, le storiche occupazioni delle università, il volo trionfante di Gagarin primo uomo nello spazio, l'alluvione del '66 a Firenze, la scoperta dell'armadio della vergogna che teneva nascosti i crimini nazifascisti in Toscana, Jack Kerouac, lo scrittore americano dei viaggi senza limiti nel territorio USA, i viaggi on the road e la fantastica beat generation dei poeti. Chi di noi non ricorda questi eventi e personaggi per aver letto la stampa o visto sul piccolo schermo o anche per avervi partecipato? Così il puzzle memorialistico cede il passo alla rappresentazione in carne ed ossa di una generazione. Nello stesso tempo questo frammento specchiante rivela un esempio di un'esperienza singola di emancipazione femminile.

Assumono veste vitale i vissuti da Carla nella Firenze popolare e poi via via nelle scuole e poi alle scoperta della Capitale e di se stessa, gli schemi educativi tradizionali, familiari e scolastici, le situazioni economiche, i pregiudizi sul sesso, le abitudini piccolo borghesi, la volontà femminile di conquista di identità. Sono episodi domestici, impatti col mondo circostante che originano emozione e identificazioni. Le curiosità bloccate, le domande senza risposta, le relazioni con il mondo maschile. Il vissuto della protagonista è dunque la carica emotiva del libro. Quella dimensione di bambina che fantastica con gli oggetti più poveri e disparati, intuendo prodigiosamente che le forme fanno parte del cosmo, è già il sintomo di una personalità artistica. Lei scrive : forme geometriche avevano i biscotti,disegnati come la trapunta dei materassi, forse giacigli per esseri, pigri e golosi ...

e poi ... le forme che mi affascinavano di più erano soprattutto le sagome dei modelli che mia madre ritagliava nella stoffa ... farfalle gigantesche che si sarebbero chiuse ermeticamente sul corpo crisalide ...

Nella casa rustica fiorentina, nella zona di campo di Marte, lei rilegge dal basso la realtà, trasfigurandola fantasticamente, ma anche investigandone i tratti col disegno dal vero, sempre osservando con attenzione da sociologa in erba, il mondo circostante: i familiari, i vicini, i parenti, i compagni. Spicca il personaggio della nonna romagnola, aperta ed emancipata, che apre la sua mente infantile liberandola dai tabù piccolo borghesi domestici e scolastici, informandola sulle cose di cui non si poteva parlare, come i particolari sanguinosi della guerra di Liberazione, sorvolati, rimasti un mistero pauroso o della sfera sessuale, oscurata da una visione parrocchiale in cui il semplice nudo era peccato. Apprenderà molte cose anche da Alessandro, un ragazzo più grande con cui si confida e percorre le vie della città fiorentina, gustando la bellezza dei monumenti e il piacere della comunicazione. Lui le parlerà della guerra, delle fucilazioni, dei partigiani contro il muro dello stadio a Campo di Marte, le spiegherà la persecuzione nazista degli ebrei, lo sterminio, l'Olocausto.

Il vissuto di Carla, intriso del suo tempo è quindi ciò che vivifica il fiume della cronaca. L'ambiente familiare, che pur con i suoi valori di laboriosità e onestà ha forti limiti culturali e pregiudizi, è la prima prova da superare fin da bambina, per liberarsi, ed è una preparazione a future battaglie. La scuola, l'espressione artistica, gli amori, il lavoro. Il padre e la madre laboriosi artigiani, lui abile meccanico, lei sarta coscienziosa, incutono rispetto, ma Carla avverte che qualcosa di angusto impedisce loro di volare e quindi trova stimoli fantasiosi tutti suoi, scrutando gli oggetti, le forme delle cose che sembrano farla evadere da quell'ambiente ristretto, verso spazi illimitati.

Carla e' un personaggio originale e nel contempo rappresentativo. Diversa dalle compagne di scuola dominate dai precetti moralistici e sdolcinati e dal tran tran, lei vuole sapere e sperimentare. Nelle prime compagnie adolescenziali, nelle feste pomeridiane, proverà infine il piacere della socializzazione. Prenderà anche coscienza dei diritti naturali del suo corpo imprigionato dai tabù. Un medico esperto, certo non disinteressato, riuscirà a scioglierle i sensi congelati dalla paura dei fantasmi e del futuro e a farle scoprire quella che definisce "l'essenza dell'animalità pura e gentile", una animalità alla Rousseau (siamo nati liberi).

Le attuali generazioni non immaginano quale oscurantismo regnasse intorno all'eros in quegli anni '60 e 70, all'epoca dell'adulterio femminile punito e quello maschile no, dei contraccettivi dichiarati scandalosi, del delitto d'onore e della libera convivenza bollata come concubinato o prostituzione. Per la donna procreazione e non godimento, per i maschi la pornografia dei filmini e giornalini. Le battaglie del femminismo contro il dominio ed il controllo, la violenza sociale sulla donna, avranno i loro effetti sulla formazione di Carla. La colpiscono subito i personaggi di donne che s'impongono come Valentina Terezkova, prima cosmonauta e la stessa cantante Mina, per la sua scelta coraggiosa e anticonformista di ragazza madre. Ma in fin dei conti, il punto d'arrivo per l'autrice sarà l'arte, come produzione e ricerca personale. Da tempo disegna. L'incontro con Claudio, studente di belle arti, è l'occasione pratica per cominciare a realizzarsi artisticamente. Impara da lui ad incidere sul linoleum e su lastra. Si mescolano a questa intensità creativa sensazioni e sentimenti per l'amico. Poi verranno altre occasioni, l'Accademia di belle arti ed altre esperienze.

Un momento importante sarà il '68, punto d'incontro con i coetanei cresciuti e pronti alla riscossa generazionale. Anche lei si immergerà in quell'humus generoso e confuso, deciso a distruggere tutto ciò che di tradizionale istituzionale e antico soffocava le energie per riappropriarsi della libertà della vita e dei propri diritti, per realizzare quel mondo nuovo già auspicato dalla Resistenza, promesso sulla Carta Costituzionale ma bloccato dalla restaurazione fin dal 1948. "Sembrava in quel momento - scrive - di essere entrati in una dimensione percettiva più ampia, un'espansione della coscienza idonea a lanciare il cuore oltre l'orizzonte". Ma poi sopraggiungono le delusioni, le ombre del movimento, gli anni di Piombo nella pagina oscura del terrorismo, infine il ripiego nel riflusso nel conformismo dell'integrazione. La fine degli anni '70 conclude questo suo viaggio temporale. La vediamo lasciare Firenze, il nido prigione familiare per trasferirsi a Roma e liberarsi di legami amorosi gratificanti ma anche deludenti. L'importante è non abdicare alla libera felicità in cui corpo ed anima si integrano in un progetto costruttivo.

Nel finale, come abbiamo detto, cede la parola alla musica e fa sue le speranze e amarezze, la nebulosità del futuro, quel clima puntualizzato così bene dalla canzone di Lucio Dalla "L'anno che verrà" che ci ricorda come eravamo e annuncia ciò che siamo.

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Serena D'Arbela, nata a Firenze, vive a lungo a Venezia e poi stabilmente a Roma. Laureata in Scienze politiche a Padova, traduttrice,giornalista, studiosa dell'immagine filmica, dal 1975 critica cinematografica di Patria indipendente (rivista dell'ANPI) oggi on-line. Raccolte poetiche: Cercare altre mani, Ed Forma Spazio Pensiero,Avezzano ,1979 ; Variazioni, Grafiche Di Censo, Avezzano, 1995; Serenissima, Ed Pangloss, Iasillo Grafica srl Roma ,1999; Vetro Soffiato, Roma 2012; Compagni di cordata Roma 2017. Romanzi: Siete proprio veri? 2000, Ed Tracce, Pescara. Noi due brillanti di rosso 2017 (Cierre Ed percorsi di memoria). Traduzioni: Port Royal di Augustin de Sainte Beuve ed Sansoni, Firenze, 1964. Saggi; Nuovo cinema polacco: l'inquietudine e lo schermo, da Wajda a Zanussi, Ed Napoleone, Roma, 1981; Messaggi dallo schermo: cinema cecoslovacco degli anni ottanta, Editori Riuniti,