Per la Critica

Una pubblicazione dell'italianista italo-americano

Joseph Francese 

SU VINCENZO CONSOLO

di Gualberto Alvino 

In Vincenzo Consolo. Gli anni de «l'Unità» (1992-2012), ovvero la poetica della colpa-espiazione (Firenze University Press, 2015), l'italianista italo-americano Joseph Francese, ordinario di Letteratura italiana alla Michigan State University e direttore responsabile di «Italian Culture», organo dell'American Association for Italian Studies, affronta un aspetto della poetica consoliana poco o punto sondato dalla critica non solo italiana: il tentativo di conciliare, negli ultimi due decennî della sua vita, scrittura d'intervento e scrittura creativa:

Consolo - scrive l'autore - compone una serie di brevi narrazioni, che io chiamo exempla per la loro natura aneddotica e moralizzante, scritti costruiti intorno ad eventi significativi ed a momenti cruciali nella sua formazione intellettuale e politica. Queste storie, d'invenzione e no, sembrano scritte per illustrare le ragioni che hanno guidato importanti scelte di vita e per spiegare l'identificarsi dell'autore con gli emarginati. [...] Cioè mettono in rilievo e sottopongono all'analisi del lettore quegli eventi che hanno portato Consolo verso la politica progressista ed a sostenere anche quelle cause che andavano contro un interesse personale di cui era ben conscio.

L'esplodere della passione politica segue immediatamente l'uccisione dei magistrati antimafia Falcone e Borsellino, nel 1992: proprio in quell'anno Consolo si dedica al giornalismo militante, soprattutto sulle pagine dell'«Unità», al fine di «espiare» - secondo Francese - la «colpa» di non essersi mai politicamente schierato, sulla scia del suo mentore Leonardo Sciascia. La trasformazione dello scrittore siciliano è radicale:

Se prima del 1992 Consolo privilegia la propria autonomia intellettuale, dopo il 1992 il mantenimento di questa autonomia richiede che si schieri con un partito politico (il Partito democratico della sinistra) che ha smesso di operare secondo il principio del centralismo democratico. [...] egli accantona gran parte della ricerca lessicale che caratterizza la maggioranza dei suoi primi lavori e, fatto ancor più significativo, abbandona l'ispirazione solo vagamente autobiografica che aveva ispirato i protagonisti dei suoi romanzi storico-metaforici e inizia a raccontarsi, a parlare delle esperienze che lo hanno forgiato come uomo, pensatore e scrittore, in interventi sia di narrativa che di saggistica in cui fa spesso uso della "impudica" prima persona (quelli che chiamo exempla). Questo sperimentare con una nuova prospettiva narrativa o forma ibrida procede guidata [sic] da un intento concreto, quello di incidere nel sociale.

Un'indagine originale e ricca di spunti di grande interesse, malgrado l'incompletezza del repertorio bibliografico (neo non dappoco in una monografia specialistica) e l'assenza dei necessarî bilanci valutativi in sede estetica: fra tutti gl'interrogativi che l'autore si pone e ai quali risponde con mirabile acume e dovizia di particolari, solo uno, incomparabilmente il più capitale, resta inevaso: l'abbandono della ricerca espressiva nell'ultimo Consolo rappresenta un pro