malAgorà

Sostiene... Contiliano

Antonino Contiliano

Per un comunismo comunista vs il comunismo del capitale

Perché ogni epoca sogna la successiva,

ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

Non è il caso né di avere paura né di sperare,

bisogna cercare nuove armi.

Gilles Deleuze

[...] scacciato il comunismo

la situazione è gravissima

non resta che richiamarlo.

Francesco Muzzioli

Su piazza affare, a volume controllato, gira il disco del marketing referendario del 29 marzo 2020. È il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari e dei senatori della Repubblica italiana. La voce degli affari strillona: si risparmia, si snelliscono e accelerano i poteri di decisione e interventi immediati etc. Niente di diverso dalle diverse agenzie promozionali di servizio per il lancio di un nuovo prodotto. L'innovazione capitalistica indisturbata procede la sua marcia per lo smantellamento della vecchia democrazia liberale-repubblicana. Gli annunci non hanno niente di una nuova forma di democrazia in transizione, quella che, in tempi di dissoluzione dei vecchi confini nazionali, dovrebbe allargare l'arco dei partecipanti e delle decisioni collettive. Gli stessi principi che, a suo tempo, hanno messo in piedi una delle migliori Carte costituzionali d'Europa, sono invece continuamente depotenziati delle stesse promesse incorporate e annunciate. Il potere, infatti, appartiene alle banche (decreti salva banche e fusioni bancarie), alle multinazionali, non al popolo. Le diseguaglianze sociali e le povertà aumentano (basta uno sguardo alle statistiche), anziché diminuire. La stessa disoccupazione è forza trainante per la continua autovalorizzazione del capitale, lì dove la robotica, invasivamente (si pensi solo alla costruzione di robot come insegnanti, e non solo ai veicoli senza conducenti...), espelle sempre più manodopera, anche quella dequalificata. Le spese militari aumentano e la guerra non ha perso vigore, se in ogni dove le alleanze (vecchie e nuove) fanno delle guerre militari e non militari sistema produttivo di classe globalizzato e, insieme con le guerre delle monete e delle finanze, più sofisticati sistemi di oppressione e sfruttamento neocoloniale. I sistemi di informazione e comunicazione della rete cyberspaziale, nati per ampliare e rinforzare libertà ed eguaglianza di idee, persone e cose, sono invece diventati sistemi di controllo e disciplina più virulenta delle stesse polizie segrete politiche o religiose di ieri e di oggi. In poche parole, per ricordare Vladimir Vladimirovič Majakovskij, il mondo governato dalle continue crisi economico-finanziarie nazionali-internazionali del XXI secolo e dalle nuove guerre silenziose non lavora per attrezzarne un altro in bellezza e gioia di vivere.

La competizione a contratto

Come registrano le ricerche della rivista statunitense "Forbes", il 2019, rispetto al 2018, nonostante segni che il numero di miliardari e della loro ricchezza totale diminuiscono, rispettivamente a 2.153 e 8.700 miliardi (colpita l'Asia e la Cina, che ha 49 miliardari in meno - dei 55 "persi" in un anno a livello globale), in controtendenza però c'è il Brasile e soprattutto il Jeff Bezos che si conferma al vertice, con la cifra record di 131 miliardi di dollari. Nel 2018 la ricchezza aggregata delle 20 persone più ricche sulla Terra - sempre secondo le stime Forbes - ammontava a circa 13% di tutte le fortune dei miliardari combinate. Un record di 2.208 miliardari con una ricchezza totale di 9.100 miliardi (un aumento annuo del 18%, anche questo un record). La ricchezza media in questa lista è di 4,1 miliardi. Anche le 256 donne presenti sono un record.

A fronte di questi dati, il Pil delle diseguaglianze sociali e delle povertà (mondiali e locali) però non conosce decrescita. Si nota invece una crescita unita a una decrescita della democrazia e ad una concentrazione di potere e poteri senza precedenti, specie da quando il modello dell'informazione e della comunicazione informatizzate è diventato il motore di sviluppo dominante. In Italia, come nei paesi più deboli, nonostante si parli di governi come "contratti di lavoro" (a suon di elezioni anticipate tra forze politiche in competizione) e referendum di vario tipo, non ultimo il "referendum confermativo" (29 marzo 2020) sulla riduzione dei parlamentari, le cose non sono diverse che nel resto del mondo. E in questo clima globale e locale, i referendum non sono certo testimonianza di crescita democratica, sebbene specchio di classe più fedele e strumento in mano ai poteri forti, quelli cioè che coordinano economia, finanza, polizia e militarizzazione dei rapporti.

Oroscopi

Secondo i dati di "Campagna Sbilanciamoci" nel 2019 la spesa militare italiana è stata di oltre 26 miliardi di euro rispetto al Bilancio di previsione 2019 del governo Conte II (una crescita di almeno 1 miliardo di euro e segno di favorire non la cooperazione e la pace ma «le richieste della Difesa e dell'industria militare»[1]). Non meno senso tendenziale, in questo contesto, è il commercio delle armi verso i paesi che, fra lotte interne e interessi trasversali, carestie di varie tipo e movimenti migratori, sono in continuo sommovimento illiberale e antidemocratico (nonostante le varie carte dei diritti...).

Un sommovimento che tocca anche il mercato del lavoro e la sua qualità sia sul piano internazionale che locale, e che il capitalismo referendario di classe (lotta dei ricchi contro i deboli e i poveri) non frena ma favorisce. Il capitalismo referendario non nega "il diritto alla rivolta", si riserva "il diritto di reprimerla". Non è un caso che, oggi, l'appello alla stessa vecchia via referendaria repubblicana, nel contesto delle tecnologie della terza rivoluzione (tecnologie dell'informazione elettronica) e della quarta rivoluzione, quella che, concatenando una progressiva fusione tra dimensione fisica, biologica e digitale, comanda e attua con effetti irrevocabili metamorfosi relazionali non certo oggetto di libera scelta e decisione. Essa, infatti, produce una ridefinizione che, affatto immune da rischi e problematicità, avvia un'inarrestabile macchina da guerra plasmatrice ogni aspetto della vita individuale e collettiva (gli stessi apparati percettivi e concettuali non sono esenti) Nel mondo della produzione automatizzata, la ridefinizione (per esempio) riguarda la stessa semantica dei concetti di lavoro, lavoratori e abilità richieste. Esemplare, in questa direzione - scrive Luca Mori (discutendo, insieme con Giovanni Mari e Ubaldo Fadini, sul libro "La nuova rivoluzione delle macchine di Erik Bryolfson e Andrew McAffe), è «l'introduzione del concetto di "lavoro smart", in continuità con la tendenza che ha portato alla diffusione di espressioni come "smart mobs", "smartphones", "smart rooms", "smart cities" , "smart communities", "smart environnements"», "smart clothes" e così via»[2]. Fra l'altro in una nota a parte (nota 5), lo stesso Mori riporta la notizia di un disegno di legge italiano (gennaio 2016) sul "lavoro agile" (l'inglese "smart working") o sulla definizione di un lavoro subordinato che si svolge in parte in aziende e, nel caso di assenza di postazione in azienda, in connessione di rete grazie agli strumenti smart che permettono la condivisione e il controllo in connessione.

I programmi bancari del comunismo capitalistico

Il controllo segue anche la strada delle fusioni bancarie, oltre che quella dei decreti salva banche. Salvare le banche e i pochi ricchi è il nuovo comandamento della bibbia neocapitalistica. I poveri e i miserabili non hanno niente da perdere. La stessa vita e tutto il tempo di vita dei sei/sette miliardi di essere umani (che oggi popolano il pianeta), se non funzionano secondo la logica del capitale e dei capitalisti, possono essere lasciati alla deriva e alla morte sine cura. Così, su sei/sette miliardi di essere umani, oltre due miliardi (o più di un terzo dell'umanità attuale) vive nell'estrema miseria.

In Italia, per non andare lontano (dai governi tecnici di Mario Monti et alia), le scelte dei governi (Renzi, Gentiloni, Conte/2019) non hanno bisogno di ulteriori chiarimenti. Note sono le vicende delle banche italiane delle Marche e dell'Etruria (il famoso sistema «bail-in» - cauzione - e «bail out»; bail in è «un sistema che prevede di salvare una banca utilizzando i soldi degli investitori invece che quelli dello stato, pratica soprannominata bail out»[3]) e il salvataggio della "Banca Popolare di Bari" (2019). Le attuali politiche governative (italiane e non) sono volte a salvaguardare prevalentemente le tendenze di classe dei capitali finanziari delle multinazionali e delle banche. La cura prevede sia il riparo dalle bancherotte con il ripianarne i deficit speculativi, sia favorirne le fusioni.

Entrambi, poi, non fanno altro che favorire la crescita della povertà e delle misere condizioni di vita in cui versa gran parte della popolazione locale e mondiale. Al di là delle classificazioni (che conservano sempre dell'arbitrarietà), la povertà estrema e la miseria - scrive Guido Carandini - minaccia la sopravvivenza, mentre la prospettiva sono «la fame come condizione normale, la diffusione di malattie come l'Aids (oggi il "Coronavirus/2019), l'alta mortalità infantile e la bassa aspettativa di vita»[4]. Dall'altra parte, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, i numeri dicono che «2, 8 miliardi di uomini vivono come meno di due dollari al giorno e 1, 2 miliardi con meno di un dollaro al giorno. [...] si deve ammettere che la prospettiva di un mondo intero che si attenda dal capitalismo un futuro di riscatto, è assai remota»[5]. Anche il lavoro dipendente, salariato e autonomo, nel nuovo mercato delle attività ricapitalizzanti, disciplinato dalle politiche bancarie, è diventato un gioco di guardie e ladri. Il divario e l'asimmetria tra i pochi ricchi, i work poors (lavoratori poveri) e i poveri assoluti è anche quella della diseguaglianza che esaspera la lotta di classe attraverso le politiche delle eguaglianze delle disoccupazioni programmate, delle defiscalizzazioni e delle proprietà immobiliari e dei shadow baking (paradisi fiscali) oltre le differenze astronomiche dei redditi del comunismo capitalistico. Un comunismo, evidentemente, rovesciato: libertà, eguaglianza, diritti e potere solo per i ricchi e, inoltre, privatizzazione del pubblico e dello Stato sociale. Il comunismo (rovesciato) dell'1% vs il 99% (movimento Occupy Wall Street): il 99% indebitato paga e appiana le perdite dei ricchi del pianeta.

La "zecca" K. Marx

Nell'Europa della governance dei debiti sovrani (governance proprietaria di classe), infatti, non si può non addebitarle che il tragico carnevale della nazionalizzazione o socializzazione delle perdite e dei rischi finanziari, o delle proposte referendarie a vario titolo portate in pubblica piazza affari. Il limite del capitale - come ha azzeccato K. Marx - è lo stesso capitale, e le crisi, in barba a qualsiasi sofferenza, sono funzionali solo alla rivitalizzazione del sistema stesso e dei privilegiati al comando delle catastrofi (qui persino referendario e finanziario suonano all'unisono!). Ed è per questo che si ricicla in omaggio al detto "pecunia non olet"! Infatti, senza considerare il riciclo del denaro sporco - che si aggira tra il 2 e il 5% del Pil mondiale -, il potere finanziario legale e speculativo delle banche, delle società quotate in borsa, delle società d'affari e delle "agenzie del rating", cui lo Stato si rapporta come mano poliziesca e militare di supporto, è tale che la sua concentrazione nelle mani di pochi ha asservito tutta la vita (secondo quanto ci dice la nuova episteme del biopotere e della biopolitica) identificando la politica con l'economia del credito-debito, nonché assecondato la fusione delle banche e centuplicando la forza di potere impositivo (è rischioso far fallire le banche!).

Il potere finanziario capitalistico odierno, non differentemente da quello di ieri, ha danneggiato e abbassato così ulteriormente le condizioni di vita complessive degli uomini e dell'ambiente (sic della democrazia e della salute popolare). Fino a qualche anno addietro (secondo le cifre rese pubbliche ... ma l'ammontare andrebbe aggiornato) ha investito 200 volte in più per salvare le banche in crisi di quanto avrebbe speso per realizzare gli obiettivi umanitari del nuovo Millennio.

Andrea Fumagalli ("Alfabeta2", Dicembre/2011) scrive che il flusso finanziario globale per oltre "il 65%" del volume è controllato da pochi operatori finanziari, mentre risparmiatori e piccoli operatori subiscono passivamente le oscillazioni dei mercati finanziari e le agenzie del rating fanno un gioco sporco. Un tale controllo elitario dei mercati consente così che "poche società (in particolare dieci) siano in grado di indirizzare e condizionare le dinamiche di mercato. Le società del rating (spesso colluse con le stesse società finanziarie), inoltre ratificano, in modo strumentale, le decisioni oligarchiche che di volta in volta vengono prese"[6]. Lo stesso Andrea Fumagalli, inoltre, ancora, estrapolando dal "Sole 24 Ore" dell'anno precedente, scrive che nel 2010, per esempio, lo stesso Pil mondiale del sistema mondo era inferiore a quello delle borse e delle banche entrate in fusione. Il primo era di soli 74 miliardi (dollari), mentre quello delle borse era invece di 50 miliardi, quello delle obbligazioni finanziarie di 95 miliardi e quello degli altri strumenti quali i derivati era di 466 miliardi. E se il potere dei mercati finanziari così era accresciuto, non meno era avvenuto - aggiunge il Fumagalli - per quello delle fusioni bancarie: tra il 1980 e il 2005 (secondo i dati pubblicati dal Fmi) si sono registrate 11.550 fusioni bancarie e ridotto il numero delle banche a 7.500; 5 (cinque) società d'affari (J. P. Morgan, Bank of America, City-bank, Goldman Sachs, Hsbc Usa) e 5 (cinque) banche (Deutesche Bank, Ubs, Credit Suisse, City-corp- Merrill Linch, Bnep-Parisbas) detengono (al 2011) il controllo di oltre il 90% dei titoli derivati; le prime 10 (dieci) società d'affari quotate in borsa, pari allo 0,12% delle 7800 società registrate, detengono il 41% del valore totale, il 47% dei ricavi e il 55% delle plusvalenze registrate.

Mercati illegali e Rivolta

Se a tutta questa enorme ricchezza, si aggiunge l'extraprofitto dei "mercati illegali" del capitale criminale che è calcolato "tra il 3 e l'8% del Pil mondiale"[7] (cioè 74 trilioni di dollari) - (Tonino Perna ("Alfabeta2"/, Aprile/2011) -, è il caso allora di ribadire che le condizioni materiali finanziario-oggettive per spingere verso una rivoluzione comunista 'comunista' (comunismo come "organizzazione trasversale di uomini" eguali e liberi; a ognuno secondo i propri bisogni e da ciascuno secondo le capacità; tempo di vita non più sotto la logica della valorizzazione capitalistica). Il diritto al dissenso, alla rivolta e alla rivoluzione comunista-comunista va esercitato quanto più viene represso e criminalizzato. Principio e prassi irrinunciabili di libertà e democrazia non è più progetto di una sola classe, ma di ognuno (occupato o non occupato, migrante o non migrante) che è sfruttato. Migranti e clandestini nell'Europa liberalizzata della circolazione delle merci e delle persone, per di più, non hanno trovato emancipazione alcuna. Il Mediterraneo, via per sfuggire alla fame e alle persecuzioni politiche, è diventano invece un vero cimitero dei corpi e delle speranze. La "Fortezza-Europa" gli riserva campi di raccolta, possibilità di sfruttamento, di espulsioni e disintegrazioni a vario titolo messi in atto. Poche e isolate le resistenze, se persino le stesse voci culturali critiche decrescono nel bla bla classista degli umanitarismi fallimentari. Il capitalismo non nega infatti ai soggetti il dissenso e "il diritto alla rivolta"; perché da parte sua si riserva "il diritto di reprimerla [...] i sistemi ideologici padroneggiano, unificano, consolidano, riportano questa rivolta nel campo dell'unità (di soggetto e stato)"[8]. Se gli uomini fanno la storia, e non sempre, però, avviene come loro la pensano, così non si può impedire neanche che un'azione collettiva di ribellione rivoluzionaria (alternativa) non possa risultare un divenire e una modifica dei/nei comportamenti degli individualismi competitivi e proprietari.

Il castello neoliberista né si auto-regola né si auto-salva. Il referendum, come il suffragio elettivo e partecipativo popolare (che dovrebbe fare da contrappeso), in realtà, nel contesto odierno sono solo un'illusione partecipativa. Non è da dimenticare, infatti, che il primo intervento di salvataggio (d'epoca) - battistrada il capitalismo americano (2007 e 2008) - non è stato volto al collettivo, ma agli enti privati (e non elettivi). Poi, a seguire, tramite l'intesa della troika - Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea (Consiglio d'Europa) - sono scattati quelli nell'area dell'Eu satellite. Qui i piani di ristrutturazione, scritti ed emanati dagli organi direttivi dell'Europa bancaria, sono stati imposti ai Governi Nazionali nella forma del pareggio del bilancio imponendo il diktat dello smantellamento dello stato sociale, nato nel dopoguerra e tenuto in vita fino all'esaurimento del "miracolo economico". Il boom cioè che aveva garantito il compromesso del patto sociale: l'intesa tra classe padronale e lavoratori. Il patto che equilibrava in certo qual modo la ricchezza prodotta migliorando il reddito diretto e indiretto dei subordinati (aumenti salariali e servizi...), ma senza modificare tuttavia il modello della produzione basato sullo sfruttamento e la partecipazione politica, consumata naturalmente nella rappresentanza solo formale.

Nei due anni che vanno dal 2008 al 2010 - scrive Christian Marazzi - infatti, approfonditasi la crisi, "si è passati dagli interventi statali del salvataggio di banche, assicurazioni, istituti finanziari e interi settori industriali, alla cosiddetta crisi del debito sovrano"[9], il deficit sanabile solamente con la politica del "pareggio del bilancio" e lo smantellamento del Welfare. Diversamente - si dice -suonerebbe l'ora della bancarotta, la minaccia del default (cioè la non onorabilità! dei prestiti e degli impegni presi e, insieme, un peggioramento ulteriore per tutti!). Una scelta, questa presa in carico del pareggio del bilancio, che obbliga però gli Stati al salvataggio penalizzando fortemente solo le classi inferiori.

In Italia, già, dopo le leggi del "job" lavoro, si parla di legiferare sulle pratiche delle attività "smart working" (lavoro agile) o di attività lavorativa basata sulle informazioni e lo scambio super connessi dai vari dispositivi digito-interagenti. Ciò, per altri versi, avvia e orienta a riordinare l'intera attività lavorativa delle società umane, per esempio, sui robot umanoidi con i loro sensori intelligenti, così come va crescendo, in altri settori, sempre più l'applicazione dei droni, o la costruzione di macchine che producono macchine intelligenti. Macchine cioè sempre più automatizzate e indipendenti da mani "operaie" e "cognitive" e a zero tempo lavorativo dipendente/indipendente, o più e meno libero/comandato.

In Come salvare il capitalismo (2015, edizione italiana), Robert B.Reich rileva che in America nel 2014 i «servizi produttivi di routine», ossia i lavori ripetitivi o standard come quelli che si svolgono in una catena di montaggio o di ufficio, sono scesi al 20%, mentre la loro «retribuzione al netto dell'inflazione è inferiore del 15 per cento rispetto a vent'anni fa. [...] nel 2014 l'autovettura senza conducente di Google ha posto una serie minaccia all'attività di circa 4,5 milioni di lassisti, camionisti, autisti di autobus e netturbini »[10]. Dall'altro lato gli ipermercati dell'e-commercio, come Walmart o Amazon, che sono a bassa mano d'opera d'impiego, realizzano profitti stratosferici prima impensabili. Così, se l'esempio Walmart (il datore di lavoro privato più grande nel mondo) con 1,8 milioni di dipendenti in 15 paesi» e il suo porto prodotto/addetti fosse seguito da altre aziende, «basterebbero 300 milioni di lavoratori per produrre l'intero Pil planetario, lasciando a spasso oltre 2 miliardi di disoccupati»[11]. Non meno esemplare è il caso di Amazon che con i suoi 60 mila impiegati genera «un fatturato da 70 miliardi di dollari, laddove un'impresa tradizionale avrebbe bisogno di 600 mila dipendenti»[12]. Nel 2012 Instagram (il sito di condivisione foto), acquistato da Facebook per circa un miliardo di dollari, «aveva tredici dipendenti e trenta milioni di utenti [...] mentre (corsivo nostro) Kodak - che qualche mese prima aveva presentato istanza di fallimento - al suo apice dava lavoro a centoquarantacinquemila persone»[13].

Richiamare il comunismo

Ora, a conclusione, qui, ci piace dire che la ripresa dell'ide-azione comunista è la sola maniera alternativa adeguata per co-creare un altro mondo possibile. Il comunismo è un 'virtuale' reale anche se non attuale e lineare ... e perciò sempre all'ordine della ripresa (per inciso, qui, si ricorda pure che della cosa si è detto precedentemente (2011): "Comunismo Possibile. Utopia efficace", in https://retroguardia2.wordpress.com/2012/11/25/comunismo-possibile-utopia-efficace-parte/; "Passaggio al comunismo", in www.vicoacitillo.it/alexanderplatz/revenant.pdf; "Se il capitale finanziario mette sotto sequestro interi paesi", in https://www.retididedalus.it/Archivi/2011/dicembre/FILOSOFIE_PRESENTE/3_spettri.htm).

Così se la società del capitale delle macchine, delle banche e del capitale finanziario - società che investe sulla creatività dell'intelligenza dei singoli e della cooperazione dell'intelligenza collettiva delle molteplicità -, risparmiando lavoro, perpetua la 'durata' di un mondo ai due livelli classici delle discriminazioni pluristratificate e delle diseguaglianze sempre più marcate (abbondanza di ricchezza per pochi ed estensione spazio-temporale di una grande maggioranza impoverita sempre più dilatata, o senza confini), è obbligo, allora, per l'a venire, riprendere l'idea e la prassi di una rivoluzione comunista delle differenze. Un comunismo rivoluzionario della molteplicità plurale o del divenire- gli-altri-con e come tempo espressivo e rivoluzionario pluribiforcante (quale possiamo trovare nella pratica della significanza o del senso dei testi dell'arte e della poesia con i loro ritmi di temporalità turbolenta e plastica) di eventi divergenti ma collettivi e creativi-co-operativi divergenti dai numeri del marketing, dell'auditel, della pubblicità e dal "nervosismo" dei mercati finanziari del controllo capitalistico. E solo per un'indicazione, fra le tante, è opportuno qui non dimenticare che la discussione è stata già lanciata da Alain Badiou e Slavoj Žižek nel 2009 al "Birkbeck college" di Londra (a ridosso della crisi del 2008). Nel 2016, ancora per non dimenticare, l'almanacco "MicroMega (n. 1/2016)" ne ripropone l'attualità attraverso il dialogo a due voci fra Alain Badiou e Marcel Gauchet su «Che fare? Dialogo sul comunismo, il capitalismo e il futuro della democrazia». Il tempo non ha la successione lineare degli anni! Se nel tempo una teoria e una pratica di lotta di classe perdono di ragione e consistenza, non per questo il comunismo perde la sua necessità d'essere, lì dove nelle molte determinazioni del tempo e del tempo storico lo stesso capitalismo ha rinnovato le forme del conflitto di classe. Nel tempo delle crisi allargate e non lineari e del tempo delle molte determinazioni, allora c'è sempre spazio per una lotta di classe comunista rinnovata, intempestiva, strategica, azione non sempre evidente nell'immediato (oscura). La scienza di Marx - scrive Daniel Bensaid, Marx- L'intempestivo, Edizioni Alegre, Roma, 2007) - propone una logica non lineare e «una razionalità altra». Un pensiero strategico attento «a ciò che si nasconde che a ciò che si mostra» (Daniel Bensaid, op.cit., p. 254, un'invenzione!


[1] Cfr. https://controfinanziaria.sbilanciamoci.org/pace_disarmo_cooperazione.html

[2] Luca Mori, Le rivoluzioni delle macchine e un possibile compito della filosofia politica, in "Iride", XXIX, Maggio-Agosto 2016, n. 78, p. 378.

[3] Cfr. https://www.economia.rai.it/articoli/salvataggio-delle-banche-facciamo-il-punto/31886/default.aspx

[4] Guido Carantini, Un altro Marx- Lo scienziato liberato dall'utopia, Laterza, 2005, p. 193.

[5] Ivi.

[6] Andrea Fumagalli (Uninomade), Aspetti della dittatura finanziaria, in "Alfabeta2", 15, Dicembre 2011, p. 8.

[7] Tonino Perna, L'accumulazione criminale- La borghesia mafiosa e la deriva illegale del capitalismo, in "Alfabetà2", 8, Aprile 2011, p. 6.

[8] Julia Kristeva, La rivoluzione del linguaggio poetico, cit., p. 170.

[9] Christian Marazzi, Introduzione, in Il comunismo del capitale. Finanziarizzazione, biopolitiche del lavoro e crisi globale, ombre corte / UniNomade, Verona, 2010, p. 7.

[10] Robert B.Reich, Quando subentrano i robot, in Come salvare il capitalismo, Fazi Editore, Roma, 2015, pp. 272, 274.

[11] Nicolò Bellanca, Sinistra possibile: un 'blocco sociale' contro la diseguaglianza, in "MicroMega" 5/2006, p. 191.

[12] Ivi.

[13] Robert B.Reich, Quando subentrano i robot, in Come salvare il capitalismo, cit., p. 275.