RASSEGNA

SE L’ESTREMA DESTRA DIVENTA LA NORMALITÀ IN EUROPA

di Maria Luisa Vincenzoni

Matteo Salvini con Marine Le Pen

Provata dal Covid e di fronte a rischi di recessione senza precedenti, l'Europa si è pericolosamente distratta su altri fronti. I conservatori e i moderati stanno cedendo il centro politico alla destra, sostenuta da una rete di piccoli gruppi più oltranzisti, molto ben pagati e talvolta illegali. I temi cavalcati dalla "alt-right", sono divenute per molti partiti senso comune e fanno ormai parte, in alleanze nazionali e di grandi regioni europee, del centro politico. Lo spiegano fatti e dati raccolti da giornalisti ed esperti della teoria dei sistemi, una disciplina che studia le aggregazioni umane e degli altri animali. "Come l'estrema destra è divenuta la nuova normalità in Europa", racconta sul New York Times un'analisi di K. Biswas, che da tempo analizza la normalizzazione in politica di idee sovraniste e contro le minoranze.

"In Europa la distanza tra destra storica ed estrema destra si assottiglia", è il titolo dell'inchiesta di Jeremy Cliffe sul britannico New Statesman. "La destra dura ha espugnato il centro politico. Non è troppo tardi per riconquistarlo" è il tema dell'inchiesta di Nafeez Ahmed, scrittore, docente universitario e giornalista per The Correspondent, rivista online fondata nei Paesi Bassi. Ahmed è anche autore di un interessante saggio su questo argomento per Le Monde Diplomatique.

La tesi che viene sostenuta è come un'epoca di neofascismo stia entrando nel grande flusso politico. Non più relegate a schegge, le formazioni estreme anti-UE e xenofobe, sia nel volto istituzionale dietro cui si nascondono, sia nella dimensione semi-illegale, devono far paura, osserva The Institute of Strategic Dialogue. Si tratta di gruppi che promuovono la persecuzione delle minoranze, il nazionalismo anti-immigrazione e il razzismo. La destra ufficiale e i conservatori un tempo liberali sono ormai la manifestazione politica, l'estensione presentabile dell'estrema destra. Essa si è intestata un sistema di idee che rivendica la superiorità e il dominio sugli altri gruppi, deumanizzando i suoi bersagli. La sostituzione degli europei bianchi con altre etnie e la nascita del pericolo costituito dall'Eurabia, un continente islamizzato, non sono farneticazioni se poi si traducono in scelte e leggi contro gli immigrati e riescono a dividere i Paesi membri.

Un veleno che si fa strada

Bisogna tornare indietro di vent'anni, al febbraio del 2000, quando uno shock colpì il cuore dell'Europa: in Austria, il Partito della libertà, di estrema destra, fondato nel 1956 con la partecipazioni di ambienti legati ai nazisti, entrò nel governo. Era guidato da Jörg Haider che nei comizi parlava quasi solo di "Überfremdung", eccesso di persone e idee straniere, lodando le "politiche del lavoro" delle Waffen SS di Hitler. Alle elezioni del 1999 Haider aveva ottenuto il 27 per cento. La condanna internazionale fu forte. Gli allora quattordici membri dell'Unione Europea bloccarono gli scambi culturali con l'Austria, così come le esercitazioni militari congiunte. Gli Stati Uniti e Israele richiamarono a Washington e a Tel Aviv i rispettivi ambasciatori a Vienna.

È un veleno che si fece strada velocemente. Nel 2017, Heinz-Christian Strache, all'epoca nuovo capo del Partito della libertà, ottenne un risultato così brillante alle elezioni politiche che l'Unione Europea pensò ci fosse ben poco margine per fare ostracismo. Venne nominato vicecancelliere nel governo guidato dal popolare Sebastian Kurz. Il presidente Emmanuel Macron e la cancelliera Angela Merkel salutarono il nuovo governo di Vienna. Dopo lo scandalo di Ibiza, in cui cedeva alle lusinghe di finti magnati russi, Strache si ritirò e si dimise dal governo.

Anche la Germania, che ha sempre onestamente rivisto il proprio passato e aperto a tanti profughi, ha avuto il suo shock. Si chiama AfD, un partito euroscettico xenofobo ed estremista, partito con il 4 per cento nel 2013 e arrivato all'europarlamento nel 2019 col 10,9 per cento e undici seggi. Dal 6 febbraio scorso, i partiti tradizionali iniziarono a litigare sulla formazione del governo in Turingia. La Cdu locale, disobbedendo alle indicazioni del vertice nazionale del partito, strinse allora un'alleanza con il partito di destra AfD, pur avendo escluso in passato ogni collaborazione, sia a livello federale che statale. A sorpresa, venne eletto ministro-presidente della Turingia il candidato dei liberali, Thomas Kemmerich, con il sostegno dei voti di Alternativa per la Germania. I vertici di Cdu e Spd chiesero nuove elezioni. Le ottennero, intervenne la cancelliera Merkel e Kemmerich si ritirò. Per ora la CDU può ancora accreditarsi come il rispettabile partito "bürgerlich", della brava gente moderata che non fa colpi di testa. Il mondo economico però comincia a spaventarsi. Tony Barber sul Financial Times avverte che "i partiti tradizionali dovrebbero stare molto attenti a non condividere il potere con i populisti. Ad esempio, Kurz, da bambino prodigio cancelliere, credeva di avere tutto sotto controllo imbarcando il Partito della Libertà di Strache. Invece, con le mani sui ministeri della Difesa degli Esteri e dell'Interno, il FPÖ, era una minaccia alla sicurezza occidentale e alle istituzioni democratiche. O si impara la lezione - conclude il Financial Times - oppure tempi pericolosi sono in serbo per l'Europa".

Dall'Andalusia alla Svezia

Marine Le Pen, dopo aver dato un nuovo marchio al Fronte Nazionale, ora Rassemblement National, attrae dieci milioni di conservatori che un tempo votavano al centro e perfino socialista. È un fenomeno che si replica in Danimarca, Finlandia, in Italia con la Lega e nei Paesi Bassi con FvD, il Forum per la Democrazia di Thierry Baudet. A Est, il caso limite dell'Ungheria che sfida apertamente l'Unione Europea sulle regole democratiche, e la delusione delle elezioni polacche confermano questa tendenza.

I partiti un tempo collegati agli elettori cedono terreno in molti Paesi europei, lasciando un vuoto che è la destra più oltranzista ad occupare. Una brutta serie di debacle. In Spagna, per il governo dell'Andalusia, i moderati del Partito popolare e il Partito della cittadinanza, Ciudadanos, stringono un patto con la destra di Vox. Il partito di Santiago Abascal è fortemente anti-basco e anti-catalano, per un ritorno a un forte stato centralizzato. È molto conservatore, nazionalista e su posizioni cattoliche tradizionaliste preconciliari.

In Svezia, i moderati di Ulf Kristersson, prima e subito dopo le elezioni del 2018 dall'esito in bilico tra conservatori e sinistra, aprirono strumentalmente al dialogo con l'estrema destra dei Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna, SD) infrangendo l'isolamento che, fino ad ora, aveva tenuto SD sempre ai margini delle sfere del potere. Il partito di Jimmie Åkesson è forte di sessantatré seggi, quasi il 18 per cento. Kristersson tese la mano ai Sverigedemokraterna in materia di immigrazione, per restringere l'accoglienza dei rifugiati. Nel 2019, dopo quattro mesi di trattativa, nacque un sofferto governo rosso-verde, presieduto dallo storico leader socialdemocratico Stefan Löfven. SD, tuttavia, si sente ora un soggetto politico legittimato.

Tutti questi partiti di destra hanno accanto o alle spalle una miriade di gruppi estremisti che danno loro sostegno in varie forme e, in cambio, accedono in modo indiretto al potere. La rappresentanza xenofoba e nazionalista nel parlamento europeo è passata dall'11 per cento del 1999 al 31 per cento delle ultime elezioni.

Tuttavia, il dato che fa maggiormente paura, sottolinea, Nafeez Ahmed, citando l'inviata delle Nazioni Unite Adama Dieng, è il rischio di cadere in un clima da anni Trenta, con i moderati che si arrendono all'antisemitismo, all'odio contro i mussulmani e le altre minoranze. Ahmed riassume la situazione con la parola "alt-Reich", al posto di "alt-Right", destra estrema.

Un network globale di movimenti nazionalisti, gruppi che nascono spesso dal degrado e da un profondo scontento. Dietro, gruppi e istituti che finanziano senza lesinare assestando un colpo al cuore dell'Europa.

I Paesi fondatori dell'Unione dovrebbero ritrovare fraternità e orgoglio, sapendo vedere quale pericoloso scenario si possa aprire con le difficoltà economiche legate al Covid.