UNO SGUARDO DAL PONTE

dal free press "Il Caffè dei Castelli Romani"

“ROMA VINCE SEMPRE”,

DI MARCO ONOFRIO

a cura di Luca Priori

Una raccolta di racconti romani, o meglio: racconti di Roma. L'Eterna vista attraverso gli occhi - e le narrazioni - di scrittori e artisti passati per Roma e diventati, manco a dillo, più romani di noi.

È uscito il nuovo libro dello scrittore marinese Marco Onofrio: "Roma vince sempre. Scrittori Personaggi Storie Atmosfere" (Edilazio). Una raccolta di 33 micro-saggi dedicati alla bellezza eterna di Roma e del suo territorio, patrimonio mondiale della cultura e riferimento ineludibile per qualunque prospettiva umanistica sulla poco incoraggiante realtà contemporanea. Dopo il precedente "Non possiamo non dirci romani" (2013), che puntava in sostanza allo stesso concetto fondamentale - Roma come "città del mondo" dove l'uomo di ogni provenienza potrebbe e dovrebbe sentirsi di casa -, Onofrio concentra il suo sguardo per focalizzare alcuni "semi" di universalità che Roma offre attraverso certe incantevoli atmosfere, percepite rivisitando l'intensità umana delle "storie" che compongono - come tessere di un mosaico sterminato - il disegno inconcepibile della sua grande Storia. E lo fa, come al solito, richiamando lo sguardo degli artisti e in particolar modo degli scrittori che a Roma hanno vissuto, o sono passati, per trarne linfa, nutrimento umano, ispirazione. Roma viene descritta e per così dire "trasfigurata" nell'afflato poetico di quegli sguardi, per cui il libro vibra di splendide, indimenticabili descrizioni dei luoghi topici, certo, ma anche degli angoli insoliti, ugualmente suggestivi, che la Città tutta sa regalare a chi ha la voglia e la pazienza di scoprirla. È un libro di "atmosfere", appunto, cioè di magie e suggestive evocazioni.

Tra i grandi scrittori chiamati in causa, vale qui ricordare i nomi di Pirandello, Pasolini, Soldati, Manganelli, Vigolo, Volponi, Saba, Palazzeschi, Tobino, Sibilla Aleramo; ma si parla anche di Dante Alighieri, Ernest Hemingway, Pablo Neruda, John Cheever, Nathaniel Hawthorne... e di storie minori - ma non meno significative - come quelle del povero Girolimoni, o di Remigio Leonardis, il "matto" di Piazza Barberini. Con un articolo dedicato ai Castelli Romani visti 150 anni fa dal grande scrittore americano Henry James, Onofrio ha inteso festeggiare la sua ormai trentennale naturalizzazione "castellana": nato a Roma nel '71, abita ai Castelli - che ama molto, in particolare Marino - dal marzo 1988, dunque ha trascorso più tempo qui che non a Roma. Raggiunto per l'occasione a Marino, dove vive dal 2006, e intervistato sulle motivazioni profonde di questo nuovo libro, il suo ventottesimo volume pubblicato, Onofrio ha avuto modo di dichiarare per "Il Caffè" che «vivere ai Castelli consente di ammirare Roma dall'alto, cioè di vederla e viverla alla giusta distanza, sfumando il degrado delle tante brutture che la deturpano. Certo, Roma è sporca, caotica, violenta, è crivellata di buche, sprofonda nelle voragini delle strade e, spesso, negli scandali del malgoverno: sono cose che sappiamo, ma che non scalfiscono di una virgola la grandezza della sua eternità. Viverci stanca e deprime, ma studiarla e conoscerla è fantastico. Scrivo nel libro che occorre distinguere tra Roma e i "romani" (nativi o naturalizzati). Roma non ha colpe se chi vi abita ed opera fa di tutto per sfregiarla e degradarla, trasformandola nella "cloaca maxima" di un Paese in crisi profonda. Insomma, la bellezza di Roma non può, per giunta, addossarsi le colpe dei suoi profanatori! Altrimenti detto: se i maiali entrano in chiesa e la trasformano in porcile, non dipende dalla chiesa che li subisce; essa, anzi, resta tale malgrado le vergogne che impropriamente e accidentalmente la sfigurano. Così, allo stesso modo, Roma - col suo immenso patrimonio culturale - resta la Caput Mundi dell'universalismo e dell'umanesimo, a dispetto della sua attuale e mi auguro transitoria decadenza. Per questo ho intitolato il libro "Roma vince sempre": per ribadire che potrà anche farci indignare, disilluderci e deluderci fino alla nausea; nessuno, tuttavia, avrà via facile nel sottrarsi alla "legge" che la vuole maga e regina trionfatrice. Roma, come una bella donna, saprà sempre come farsi perdonare. Al punto che dire "Roma vince sempre" è quasi un modo alternativo per affermare l'antica verità: Omnia vincit amor».