UNO SGUARDO DAL PONTE

RIVOLUZIONE ECOSOCIALISTA

di Sergio Gentili

Il saggio vuol essere un contributo per trovare una via d'uscita alla crisi d'epoca in cui il capitalismo finanziario e tecnologico, nelle sue diverse versioni liberista e trumpista, ha gettato l'Occidente, l'umanità e il pianeta.

" Rivoluzione Ecosocialista" offre un contributo di analisi, di proposte e di riflessioni per trovare nuove vie politiche concrete e possibili di fuori uscita.

Il titolo "rivoluzione ecosocialista", a prima vista, può portare a credere di trovarci di fronte a un saggio ideologico e astratto, magari farcito da una cultura catastrofistica. Ma non è così.

La tesi centrale è che le grandi e complesse contraddizioni della nostra epoca possano essere superate rimuovendone le cause di fondo e ciò comporta profondi cambiamenti, rivoluzione appunto, possibili e necessari. L'autore muove dalla consapevolezza che l'epoca attuale è caratterizzata da una transizione, da un modificarsi cioè, usando una categoria gramsciana, del "blocco storico" che ha connotato il trentennio liberista: svalutazione del lavoro, degrado ecologico, aumento delle profonde disuguaglianze, crisi delle democrazie, povertà mondiale, guerre e flussi migratori, cultura dell'egoismo sociale e disperata idea di fine della storia. Una crisi d'epoca in cui degrado ecologico, riscaldamento del pianeta, con le sue sconvolgenti conseguenza, sono tutt'uno con la crisi sociale e della democrazia, con il progressivo logorarsi del valore del lavoro e della dignità della persona. Il fallimento del capitalismo liberista e finanziario impone un cambiamento.

Ed è ciò su cui da qualche anno anche la chiesa cattolica si sta interrogando.

La recente ipoteca trumpista e sovranista sugli approdi possibili della transizione sono stati favoriti dall'arretramento nelle forze d'ispirazione socialista dei valori di solidarietà, di uguaglianza, di pacifica coesistenza, e di tutela della natura. Ciò ha favorito l'avanzamento, come alternativa, o meglio rattoppo di destra ai danni liberisti, delle forze dell'egoismo sociale, del razzismo neonazionalista, del degrado ecologico e della guerra.

Il testo avanza un critica argomentata al neoliberismo e una parallela al trumpismo.

Nella transizione hanno un ruolo determinante le forze del lavoro, dei ceti medi, dei giovani e delle donne, questi soggetti grazie alla rivoluzione tecnicoscientifica, hanno acquisito conoscenza, cultura e consapevolezza civile, e pretendono la rimozione di ogni disuguaglianza che degrada la loro dignità, nega loro un lavoro vero e futuro sicuro. Molti, nell'ultimo decennio, si sono interrogati sulla necessità di fuori uscire dal sistema consumistico finanziario capitalistico, causa principale dell'attuale stato di cose, lungo le vie della costruzione di nuove società libere dallo sfruttamento delle donne, degli uomini e della natura.

L'umanità e l'Occidente, quindi, si trovano nel mezzo di una transizione di sistema che impone di scegliere tra due vie alternative: a) quella di destra delle oligarchie, che difendono con più aggressività gli interessi economici dei grandi monopoli industriali e finanziari, internazionali e nazionali, promuovono politiche neoprotezionistiche e razzistiche di sottomissione del lavoro, di aggressione ai diritti civili, all'ambiente, ai beni comuni e alla cultura;

b) quella progressista, che pone la dignità delle persone, delle donne, del lavoro e della tutela della natura come questioni immediate e baricentro di nuove società solidali, egualitarie e pacifiche.

La rivoluzione ecosocalista rappresenta perciò l'alternativa possibile e necessaria: è mossa da valori di civiltà e da una coscienza storico-ecologista; è animata dalle forze popolari e del lavoro.

La rivoluzione è insita nelle fasi di transizione, è figlia di questa epoca: poggia saldamente sulla simbiosi tra lavoro e ambiente e sul valore della democrazia e della pace; procede lungo il consolidamento di emergenti forme economiche non capitalistiche; non è un momento risolutore ma un processo politico dalle differenti fasi, definite in base ai rapporti di forza sociali e politici; è ancorata a concreti bisogni sociali ed ecologici, ai loro conflitti, all'evolvere degli equilibri internazionali; vive nel confronto ideale e programmatico che dà senso, voce e anima alla politica.

In questo processo di cambiamento, il ruolo dello Stato democratico appare di primaria importanza perché ha in sé le potenzialità e la forza per mobilitare risorse umane, culturali e finanziarie, quelle indispensabili per affermare lo sviluppo sostenibile. Lo "Stato responsabile" rappresenta lo strumento primo per far valere gli interessi popolari contro le oligarchie, per realizzare la dignità e l'uguaglianza delle persone attraverso la massima estensione della partecipazione consapevole: è l'unico strumento per garantire le libertà, per avere istituzioni europee fondate sul lavoro, sulla tutela dei beni comuni e sulla pace.

La rivoluzione ecosocialista richiede ad ognuna/o una scelta etica e ideale alta e alle organizzazioni politiche e sociali del lavoro e a quelle ambientaliste di fondersi e di non essere più subalterne ai dogmi liberisti; richiede classi dirigenti dotate di una coscienza sociale ecologista e di una nuova concezione della politica quale servizio verso il bene comune che unisca principi e scelte quotidiane; si sviluppa e si consolida nella costruzione di nuovi strumenti di partecipazione.

Sono tutti elementi che danno alla struttura e alla sovrastruttura sociale il carattere di una nuova società quella ecosocialista in cui i valori della responsabilità verso l'umanità e la biosfera, il superamento dello sfruttamento del lavoro e della natura, si fondono e si realizzano.

Siamo in piena crisi d'epoca, quindi, è il tempo della fiducia e del cambiamento ecosocialista."

Sostiene l'autore.

Ps. Il saggio si può acquistare nelle librerie, sul sito di Editori Riunti, (collana Saggi. Storia) e su diversi siti specializzati.