LE PAROLE FRA NOI

RIMARE CONTRO

di Paolo Guzzi

PAPEETE

VERSI DIVERSI

La notte illuminata dal sole
saliva per contatto lunare
verso onde nel cielo, a capofitto
tra le palme e i cipressi affusolati:
nuvole tra i cespugli,
acque disegnate
tra i campi, case gettate sull'orizzonte,
uomini con la testa marciano tra i palazzi,
semafori avviano automobili
nei ruscelli di montagna.
Cosa non vuoi, sognando spazi angusti,
mentre preferiresti altre irrealtà:
ti si chiudono spazi sulla fronte,
voli risucchiato verso il basso, la fronte
urta smarrita contro un cielo solido
finto, un soffitto dove agganciano gru,
piloni scoscesi e ciminiere ritorte,
fili di rame che frenano gabbie lucide
per una neve che sale, si solidifica
nera e gocciolante, cristallizza la sabbia
fabbrica tetti a fondamenta
su di un'isola galleggiante che ruota,
fungo porcino tra le onde, su vasti campi di grano rosa.

Prendimi un cuscino dolcificato,
portami un caffè ben stirato,
piangimi lacrime di ghiaccio, roventi,
allacciami con cosce allarmanti,
vuotami di parole innocenti,
dammi un golf su di un prato giallo,
lana ghiacciata e senza dolcezza.
Un giro chiuso sfugge dal ciclista,
sulla cometa a coda, pedala assorto,
nuota su mari di fango,
abbraccia amici con braccia pendule,
sfuggenti baci dietro la nuca,
approdi si ritraggono, irraggiungibili,
immote le bandiere al fiato caldo del maestrale,
garriscono ai risultati inutili del vincitore.
Nel sonno-veglia uno spiraglio di luce
tra ciglio e palpebra non come uno schermo,
non come nel sogno, nel sonno leggero,
non nel reale, non nell'irreale,
no il cristallino, per l'incipiente cataratta,
non un collirio, strano liquido nel contorno dei corpi,
a mano a mano, non ti svegli davvero,
non scompaiono in un altro non mondo, quale?
I non segni si sciolgono, una non pioggia
dal non annaffiatoio, scende in orizzontale
ma non si raccoglie in pozzanghere,
piuttosto sale attraverso le nubi, forma
un non arcobaleno senza colore, tra due basi d'albero,
tra due bassi cespugli.
La fissità del volto non contrasta la mobilità
delle gambe, l'occhio non è socchiuso ma è disattento
mentre il piede non batte sulle tavole scure
del non palcoscenico, lustro non sonoro,
mentre il non ritmo scende dal non dolore,
non spettatori non esigenti non applaudono,
danzano i giovani, danzano i non vecchi,
non aspettano il tuo arrivo.

Quando non passo accanto alla non veloce badante,
sento il suo odore acuto, fatto di fabuloso e candeggina,
ariel profumato e scadente crema per le mani,
immagino, non immagino, il non mare di Papeete,
profondo senza il pronao del tempio greco,
non c'è, nella pianura un non proscenio con non coreuti,
un urlo di Cassandra prosternata, ma il ritratto di Gauguin
vahine no te vi, il non mango e la papahia, l'avocado
ondivago non galleggia oltre la scogliera, l'odore
del Pacifico: i pescecani, non saltano fuori dall'acqua :,

non penso più, ricordo soltanto di aver pensato.


Naufragi

Nei peristili del tempio greco, anfiprostilo periptero,
non passa il profumo delle zagare nel rabbruscare del non tempo
che si rabbuffa verso il mare. Un gozzo di pescatori fila
non ritmicamente per il diesel che scoppietta, tra poco un'avaria
nello stretto rovescerà il gommone dove decine di fuggiaschi
sperano nella Guardia Costiera del soccorso
Non arriverà questa volta prima del naufragio,
il mare, non dimentico
della bellezza, si trasformerà in un abisso dove pesci-spada veloci
duellano con neri corpi infilandoli mentre scendono abbracciati.
La lucerna di terracotta dondola spenta sulla prua ed alici curiose
non sono più bloccate dalla lampara che non ha vigore.

Ho vissuto al di sotto del reale oppure al di sopra, nel flusso
dell'immaginario, non sono stato mai qui e ora, ma nel passato o nel futuro,
nella letteratura o nel cinema, nella musica: non ho vissuto davvero.

Le non abbandonate palme di Algeri rimandano, con il vento del deserto,
le voci della medina e i gradini viscidi della casbah fanno scivolare gli ultimi
bambini, spaventati dagli immaginari ruggiti del leone.
Le spiagge della Libia ospitano relitti di non barche rappezzate,
pronte a non partire verso un non orizzonte infelice e dubbio, non ultima fermata.


Parole e musica

Le parole non escono da maleocclusi anditi misteriosi: la musica, no
La musica c'è, si avverte il ritmo che sale nella mente, senza parole
Ahhhhhh(pausa)bhhhhhh/pausa)chhhhhh(pausa)
Noooooooooooooo/nooooooon/soffocooooooooooooooo nella vitaaaaaa,
perché nella non oliata giostra, la carrucola slitta, esce dalla sua non sede,
niente ti appare, ti non appare vero, ma attendi con gli occhi che non guardano,
quindi non possono vedere, non sanno più mentre un ronzìo nella non testa,
pazza non testa, che osò non pensare pur avendone ogni diritto:
una non testa che volle vedere immagini e allucinazioni che adesso si con-fondono
non rientrano sullo schermo stellato che scintilla in una non notte non ancora reale:
in una memoria inventata, le palme di Papeete si scrollano al vento sdegnoso
dell'oceano, una non allucinazione porta il tifone a scoperchiare i tetti di Papeete, una non Papeete vista sulle immagini fittizie del Bounty, mentre il viaggio non mentale spinge a visitare non luoghi mai attraversati.


Vecchiaie

Sono vecchio e parlo di vecchiaia.
Se non parlassi di vecchiaia di che, di chi potrei parlare.
Il passato è lustro di ricordi, non belli, i ricordi belli a mano a mano
sfumano nella memoria debole e contraddittoria,
diventano non belli, restano con tutta la loro realtà di allora,
quando i fatti sono avvenuti e si vivevano in contemporanea,
non bene, non belli, con rumore nel silenzio e ora si vedono
bocche che si aprono al ralenti, corpi che si muovono lentamente.

Nella calura sembrano non lucide menti attraversare,
passano i ricordi, i non ricordi, si scompigliano e latrano,
come il suono scompaginato dei corni da caccia nel bosco,
per scomparire in dissolvenza, dietro un cespuglio, tra gli alberi,
pioppi, sulla corrente del fiume dove gamberi lustri e traslucidi
si arrampicano sul bordo delle ceste, un tempo contenitori
di fichi e patate, di panni pesanti e freschi di lavacri alla pietra scivolosa del greto:
la teleferica ondeggiante sfiora l'acqua tumultuosa,
trasporta legna e corpi sull'altra riva.
Laggiù, il grido, un richiamo di pescatori, dall'acqua che si rastrema
nella sabbia, scompare per la siccità.
No, non più le rane gracidano negli spazi delle golene, mimetizzate dal verde
dei fossi, in attesa del coltello che le bucherà, crudele, sgonfiandole
e interrompendo lo sgradevole richiamo per rospi e forse bisce fulminanti.


Frammenti

Nicolaj è a Mosca, ha avuto il coraggio e la sfrontatezza, di visitare l'Arbàt,
moj Arbàt: anche Tatiana, e Taras che ha lasciato Arcangelo,
vedranno il mio avvocato domani. Morris, lo sa, e tu stai bene?
Mi manchi terribilmente: dimmi come stai, il tuo richiamo scompiglia i miei capelli,
nella connessione mancata del nostro rapporto, opalescente senza vetril
mi chiedi "cosa hai fatto di recente:" " di recente?"
Ho comprato un divano e due aspirapolvere, una giacca, ho pianto
la morte di un amico, ho scritto qualcosa, molto poco, molto male, il mio testo
si è dissolto, al suo posto esce il testo di un altro, sempre così, con me, mi dimenticano anche se non sono ancora morto: non ci sono dubbi.
Per non essere dimenticato devi lavorare molto e poi fare il venditore di armi.


La passata gioventù

Quando eravamo felici senza saperlo,
la gioventù ci tormentava e si perdeva tempo,
con un po' di rimorso, sulle spiagge e nei cinema d'essai,
il giudizio altrui ci osservava, invidioso, della nostra felicità:
il mito di Parigi ci chiamava, letterario, alla ricerca dei grandi,
disperati e geniali che l'hanno attraversato, perdendo la vita quotidiana
e conquistando la storia: quanto la mediocrità ha forza che distrugge,
la mediocrità riduce ogni volo a striscia sul terreno,
mentre alla TV si cantava" Ama Pola lindissima Ama Pola".
Al Conservatorio di Bakù l'omaggio all'Italia degli studenti con "O sole mio" piuttosto" O sole non mio"" O non sole mio" mentre il regime
ostacolava la vita, la non vita di molti, la gioventù incurante continuava
con rinnovata forza, il suo cammino dentro la storia.
Mi chiedevo, mi chiedo, cosa volessero da noi quelle enormi distese di fucili,
mostrando un vigore mai visto a giovani ignari, forse conniventi.


Allein

Ma non vedete questa solitudine che ci attraversa,
abituati alle frequentazioni di una volta,
invitati (perché?) non sapevamo di essere privilegiati.
Quando saprò le ragioni del mio non canto,
non le saprò una sola volta, religioso canto,
igienico e disinfettato canto,
quando saprò, allora sarò solo, senza nemmeno il canto,
a tenermi compagnia: quindi rinvio la fine del cantare,
senza chiedermi le ragioni, le ragioni del canto,
di questo ostinato canto, igienico e malato, disinfettato,
tra le pieghe dell'esistere, dell'essere che si spiega, che si piega,
lungo sinuose latèbre, sconosciute, anche a me stesso, un canto
pieno di errori, sintassi sorprendenti di questi extracomunitari
una canzone inventata e quindi creativa, creatrice di nuove sonorità
che vengono dal profondo del linguaggio che evolverà nel tempo,
che si fisserà come istituzionale e nell'aria come autentico:
non le grammatiche scritte faticosamente da dotti studiosi, sintassi
a lungo fissata nelle pieghe del tempo. Errori?
Forse, orrori? Ma tanto dolci al cuore;" sono innamorata con te", o ridicoli,
"devo pagare il canòne della TV" "ti ho raggiunto coi piedi" "sono andata a pagare la condominiale"...
L'italiano evolve, si involve si trasforma inevitabilmente.
Povero Dante, la lingua italiana non è indistruttibile, anzi si flette sotto gli attacchi
di stranieri, molto duri, molto forti, preoccupati della sopravvivenza.
Il visivo fa il resto, l'immagine crea mute, disinvolte figurazioni.


Camminare

La distanza mi affascina: come arrivare, con quali mezzi:
le gambe. Sempre più pesanti, difficili da articolare, i passi,
conto i passi da fare, i gradini da salire, le salite da superare.
Il punto di vista assume un'importanza fondamentale,
sbagliare vuol dire non vedere, l'oggetto della vista si allontana,
perciò, invece di levare gli occhi
occorre abbassarli, per evitare gli ostacoli, per non inciampare, quindi inutile guardare, inutile camminare, solo retrocedere, per cancellare definitivamente
ogni ostacolo, nel superamento dell'ultimo, grande muro,
strusciando la carrozzeria, mentre i confini si restringono, gli spazi
ti soffocano, nella bioplia raddoppia lateralmente la visuale,
guarda...ciò che non ami si raddoppia, ciò che ami si annulla, scompare.

Paolo Guzzi 2017

Novembre 2017


OCCHI

Nella caverna dell'occhio fruga il chirurgo:
tu avverti le sue dita, non il dolore
ma qualcosa di misterioso che ti con fonde e ti toglie la vista
per potertela ridare: ma per ora vorrei e non posso guardare...
oggi che la vista è tornata, gli occhi non sono gli stessi,
come un velo rosso strappato a poco a poco si scioglie
quello che manca, come l'occhio di James Bond quando il colpo
è partito: l'occhio dall'interno, dal retro
da dietro cola il sangue a coprire l'immagine...
quello che vedo è nuovo e si scioglie in nuovi profili,
le lacrime non sono più le stesse di quando ti piangevo,
chissà come ti vedrei ora con nuovi occhi, chissà come saresti,
oggi, a vederti con nuovi occhi, occhi che
fanno la prova delle prime lacrime, ora, ma non sono più quelli
con cui ti guardavo, come ti vedevo, non so, ora come ti vedrei:
mi restano gli occhi del ricordo, gli unici ormai,
quelli di ora mi riportano a uno sguardo su cose che non riconosco,
non vedremo più le stesse cose, il mare della Corsica, Londra
e Parigi e i tetti abituali del convento nei pressi ed i cipressi e lo champagne
nel bicchiere: ora veramente siamo lontani, anche se guardiamo nella stessa direzione, la stessa casa colorata dal tettuccio rosso mi sembra
comparire al centro di un prato tu come la vedresti, con la prospettiva
senza prospettiva, con i colori dell'iride, con le linee traccianti e parallele.
Dobbiamo recuperare tutte le cose che non abbiamo visto insieme.
Ma non è possibile: doppia difficoltà, per la lontananza delle cose,
per la lontananza dalle cose,
per noi lontani tra noi, da noi lontani dai colori brillanti,
immersi nella bambagia grigia che ci sommerge,
non nuotiamo più nei mari della giovinezza, con il sole
della giovinezza, con il sale della giovinezza.
Ovattato cervello che ci avvolge:


Lasciti familiari

Al vento pendolare dell'indecisione,
la distribuzione dei beni materiali
a questo a quello, qua e là,
a seconda delle oscillazioni provocate dal vento,
a questo a quello, qua e là,
alla ricerca di ogni desiderata,
ai giovani che ci seguiranno un giorno:
come lasciare l'onda marina d'estate,
quel fresco nelle ossa,
a questo e a quello, qua e là:
lo stupore della vista che si stende sul Tamigi,
il Chrisàntemum, luttuoso battello ancorato
lungo il fiume, simbolo di ardite spedizioni oltremare,
l'odore del bacon che sfrigola e che sfugge
da sotto la porta d'ingresso nella strada,
vicino al British Museum, la folla del boulevard
che si assiepa presso l'Olympia.
Nella piazza ventosa della Moldava Kissinau,
così simile ad altre piazze della Russia,
come lasciare queste sensazioni
come lasciare il lago/mare di Baku e l'omaggio
degli studenti del Conservatorio.
Non è possibile lasciare ad altri tutto questo:
I ricordi sono personali, non sono ereditabili.
I ricordi moriranno con coloro che li hanno avuti.
Ma i soldi no: euro sonanti senza nome, senza volto,
buoni per tutti a fabbricare nuovi ricordi,
finché anch'essi scompariranno: la loro traccia rimane,
ma i ricordi sono rumori portati via dal vento del bosco,
a questo e a quello, qua e là...


RICORDI, RICORDI ,RICORDI

Nella ormai lunga vita che trascende il tempo,
spesso la testa volge indietro, come a quelli
che non vedono nulla davanti che interessi:
momenti di pace, niente niente, o almeno due,
quando ho visto la morte altrui e quando ho finito l'amore.
La morte affettuosa, dopo avermi sconvolto per la malattia,
mi crea serenità, una grande calma mi avvolge, un senso di strada
compiuta, un prato verde, un mare tranquillo,
una neve distesa su cime lontane.
L'amore, piccola morte, dopo un ampio restare, qualcosa di attuato,
mi porta a pensare" e dopo"? quello scivolare immobile, entro il corpo
di chi ami, la stanchezza che prende, il senso di qualcosa,
di qualcosa che è stato fatto, di definitivo, il piacere compiuto
e restituito, sembra un traguardo a lungo desiderato
e finalmente raggiunto: dopo, sembra non esserci altro,
se non lo stesso traguardo, sempre ricominciato, sempre desiderato.
Questo il momento migliore, quando la calma ti prende,
con rinnovata forza, come una nave che lascia gli ormeggi scivolare nell'acqua,
brigantino a vele spiegate, dalla prora tagliente senza direzione,
verso un porto sconosciuto, ancòra e ancòra, àncora brillante,
esce rumorosamente dall'acqua che brilla dei colori dell'arcobaleno,
dove i topi si arrampicano per invadere, occupare la stiva,
là dove i gatti sono fuggiti, terrorizzati dalla strage imminente.


DIZIONARIO PER CASO

M

Le mani della mia colf filippina sono due colombe scure,
morbide e tiepide, sanno di detersivo e di scadente crema:
le sue mani sono forti, ma serrano piano, sognano
la terra lontana da cui provengono, fatta d'acqua di mare
e topi, di pesci mai visti da noi, di stoffe bagnate e sottili
per proteggere il corpo:
niente occhi chiari, o capelli biondi, ma lisci, lunghi e neri
zigomi salienti e naso piccolo e schiacciato ai lati:
quando ride la mia colf filippina mostra denti bianchissimi,
quando è triste il volto si chiude in una ragnatela di tratti,
non rughe, ma segni che si intersecano come una scatola e gli occhi
mostrano una tristezza distante, una fatica mai sedata.
Le labbra della mia colf filippina sono due ciliegie scure e gonfie,
promettono molti paradisi, ma non si concedono,
si conservano, chissà per chi:


Nota biobibliografica

Paolo Guzzi, nato a Roma(1940) Vive a Roma e a Parigi. Poeta, traduttore, critico teatrale, francesista.

Ha scritto:

POESIA: Consumo pro capite, 1972 - Moduli di trasformazione, 1980 (pref. Fabio Doplicher) - Continuum, 1985- Magazzini generali n.5 (una plaquette con Antonio Spagnuolo) 1987 - Dizionario inverso, 1991 (pref. Lamberto Pignotti)- Ecografie (pref. Claudio Rendina) 1999 - Verbatim, (pref. Aldo Mastropasqua) 2003

Arcani Archetipi (pref. Donato Di Stasi) Fermenti-Album 2006

Duetto,( con testo francese a fronte) (pref. Aldo Mastropasqua) Istituto Italiano di Cultura di Algeri - 2007- Sperduti nello spazio- Manni Editori-2009- Dittico/Diptyque-(pref. Lamberto Pignotti) Campanotto editore- 2013, La commessura dell'occhio (pref. Massimo Giannotta) -Robin Edizioni- 2015

E' presente in molte antologie, poetiche e di narrazioni, da quelle di Fabio Doplicher a quelle di Mario Lunetta, di Lamberto Pignotti, di Francesco Muzzioli (telematica) sino all'Almanacco di scritture antagoniste di Lunetta, Muzzioli, Sproccati (ed. Odradek) 2003, nell'antologia Poesia a comizio di Muzzioli e Carlino, Empirìa, 2008, in Poesia senza kuore, a cura di Mario Lunetta (Robin Edizioni) con prefazione di Marcello Carlino e Aldo Mastropasqua (2010)

Catapoesis, antologia di 16 poeti italiani con testo a fronte in rumeno, a cura di George Popescu, 2013

E' presente inoltre nell'antologia francese Une journée de littérature en Méditerranée, Albiana - Ajaccio 2005 con una serie di racconti e la prefazione di François Renucci.

Suoi testi poetici e critici sono in varie riviste letterarie, tra le quali Avanguardia n. 27- 2004 con presentazione di Aldo Mastropasqua , Hortus Musicus, con presentazione di Mario Lunetta, Tracce Cahiers d'Art con presentazione di Beniamino Vizzini, 2010 , Voce Romana 2010. Fermenti

Premio 1998 Rabelais per una poesia inedita

Premio 2000 Roma nel Novecento per un racconto inedito

Premio Insula Romae, per una poesia sull'Isola Tiberina 2009

PROSA

Vita con Anna (biografico) ed. Onyx 2013

Cinque racconti marini( Edizioni on line la città e le stelle(2013)

La Vendetta, due raccontini erotici ( Edizioni on line la città e le stelle (2015).

Molti poeti e critici si sono occupati del suo lavoro con prefazioni e recensioni, con citazioni in introduzioni generali:

Fabio Doplicher, Oxana Pavlovska, Luigi Fontanella, Giuliano Manacorda, Gualtiero De Santi, Remo Pagnanelli, F. Paolo Memmo, Maria Jatosti, Adriano Spatola, Lamberto Pignotti, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Marco Palladini, Gabriella Maramieri, Inga Conti, Giovanni Fontana, Claudio Rendina, Aldo Mastropasqua, Alfio Petrini, Donato Di Stasi, Renato Minore, Massimo Giannotta, Gualberto Alvino, Beniamino Vizzini, Antonio Spagnuolo, Mario Quattrucci, Antonino Lo Cascio, Gemma Forti, Marcello Carlino. Citato da Giorgio Patrizi in Storia Generale della letteratura italiana a cura di Walter Pedullà e Nino Borsellino, Motta, Milano 2004 vol. XVI

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