RIFLESSIONI SU

“APOLOGIA DELLA LETTURA”, L’ULTIMA DELIZIOSA FATICA

DI DIEGO ZANDEL

di Fulvio Senardi

In epoca pandemica è buona regola occuparsi di ciò che ci tiene al sicuro dentro casa. E non si tratta, lo consentano i "negazionisti", di sospensione di vita, ma di un modo di esistere più intimo ed intenso. Giunge dunque opportuno il libro di Diego Zandel, Apologia della lettura - Riflessioni di un bibliofilo incallito (Historica edizioni, pp. 184, ɛ 15). In fondo si parla anche qui di malattia, ma di un morbo necessario e salutare (e ahimè, poco diffuso in Italia), la "bibliofilia". Zandel, lo sappiamo, ha buon titolo per scriverne: narratore, a suo agio in diversi generi, critico letterario, sia nella forma più ambiziosa della monografia (gli dobbiamo un Invito alla lettura di Ivo Andrić del 1981) che in quella, rapida e sintetica della recensione, consulente editoriale, memorialista, vive di libri e fra i libri. E nella sua apologia, ci spiega, prendendo spunto da testimoni illustri (chi avrebbe mai pensato che tanti Grandi avessero dedicato pagine e pagine ai libri e alla lettura?), come costruire, organizzare, far vivere una biblioteca. Sì, perché essa non è lo scenario inerte dove il bibliofilo accumula, con freddo calcolo e maniacalità di patologo, i propri tesori cartacei, ma un'estensione della personalità - e com'essa fluida, mutevole, multiforme - di chi ha scelto di guardare al mondo mettendo a frutto quella diavoleria, il libro, che, strumento principe dalla nostra civiltà alfabetica e democratica nel lungo svolgersi della Modernità, favorisce uno sguardo lungo sulle cose e profondo dentro noi stessi. Il luogo magico di esperienze delegate che spesso coincidono con le tappe della crescita intellettuale e morale di ciascuno; un percorso di formazione che si materializza in copertine cartonate o in brossura, carta uso mano o patinata, caratteri in nero o dorati sulle copertine, e sovraccoperte sobrie o fantasiose, come a scandire la fasi cruciali di un'esperienza di vita: Zandel ricorda, opera di svolta della sua giovinezza, i Capitani coraggiosi di Kipling, Borges citerebbe quell'Oscar Wilde (Il principe felice) che tradusse ancora bambino, prima di perdersi nelle sue sontuose "biblioteche di Babele", Machiavelli gli storici dell'epoca classica, con i quali, scrisse a Vettori nel 1513, "entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch'io nacqui per lui". Nella lussureggiante foresta di scaffali e copertine la bibliofilia tende sovente a divenire, come ha scritto con arguzia Alberto Castoldi, quella bibliofollia di cui Zandel non si perita di fare l'elogio; offrendoci però il supporto, nella prima parte del libro, di qualche buon suggerimento per restare padroni di una materia debordante, che rischia ad ogni passo di travolgerci. I libri si accumulano sugli scaffali, si impilano negli angoli delle stanze, conquistano ogni spazio sulle scrivanie. C'è bisogno di un ordine che razionalizzi e confermi il nostro dominio sulle potenze che abbiamo evocato. Per chi lo abbia già trovato (o si affidi, come il sottoscritto, al beau desordre della casualità) consigliamo di iniziare la lettura dell'Apologia dal capitolo 6, che apre la seconda parte. Qui il narratore ha il momento di grazia: ci conduce nei luoghi delle sue letture, in quella Grecia, per esempio, di cui coltiva con amore l'ispirazione di cielo e di mare e dove gode del quotidiano miracolo di una perfetta armonia di momenti e atmosfere, tanto da abbandonarsi, complice indispensabile il libro, all'incanto del perdersi e del ritrovarsi: "solo lì, ad Asfendiou", racconta, "riuscivo a prendere distanza dalla mia vita, a darle un significato tale da restituirla in altra forma". E poi, ma libero il lettore di scegliersi la sua strada, guidandoci per altri e diversi sentieri: Leggere per guarire e amare, Conversazioni con gli amici, ecc. È sempre coinvolgente il mettersi a nudo di uno scrittore, tra piccoli eventi e scaglie di ricordi, tutto ciò che ci permette poi di ritornare ai suoi libri con maggiore consapevolezza ed empatia. Concludo: chi ha letto Zandel, e gli è piaciuto, non si lasci sfuggire questa sua ultima, deliziosa fatica.