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RICORDO INTEGRALE

di Aldo Pirone

Ieri è stata la giornata del ricordo. Ci ha rammentato la tragedia di tanti italiani del confine orientale. Sia quelli, circa settemila, vittime del nazionalismo jugoslavo uccisi e gettati nelle foibe nel '43 e nel '45 sia quelli che furono costretti a diventare profughi per non sottostare al regime comunista di Tito nel dopoguerra. Come al solito, la giornata, invece di essere occasione di rammentare il fatto e l'antefatto storico che produssero quella tragedia, è stata sporcata dalle strumentalizzazioni degli eredi del fascismo nazionalista che in quelle terre giuliane, istriane e dalmate ne combinarono di tutti i colori innescando la vendetta nazionalista titina. Il Presidente Mattarella ha detto che "oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è l'indifferenza che si nutre spesso della mancata conoscenza". A suo tempo, all'indomani dell'istituzione della ricorrenza da parte del Parlamento, il Presidente Ciampi, a proposito di mancata conoscenza, ebbe il coraggio di ricordare: "Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono. Tutti i popoli europei ne hanno pagato il prezzo". Diciamo che fu un po' più preciso su responsabilità e cause di quella tragedia inquadrata in quella più generale dell'Europa martoriata dal nazifascismo.

Alla fine della guerra mondiale, esodi di popolazione in Europa non ci furono solo nel nostro confine orientale, ce ne furono anche fra Polonia e Germania, fra Cecoslovacchia e Germania, per ricordare quelli più consistenti. Circa sei milioni di tedeschi lasciarono le terre divenute polacche per effetto dello spostamento dei confini della Polonia a ovest stabilito dalla Conferenza Potsdam. Ma, a parte questo, quello che la destra neofascista, nazionalista e sovranista, nostrana non vuole ricordare, anzi vuole proprio nascondere, è quel che fece l'Italia fascista sul confine orientale nei confronti di slavi e croati. Sia durante il ventennio mussoliniano, sia, e ancor più, con l'aggressione alla Jugoslavia, l'occupazione e l'annessione forzata di terre slovene e croate. Ieri sera su Rai Storia qualcosa in questo senso è stato ricordato. Il gen. Robotti, per dire, comandante dell'XI corpo d'armata italiano in Slovenia e Croazia nel 1942, rimproverava i suoi ufficiali dicendo "Si ammazza troppo poco". Si riferiva alla repressione della resistenza di partigiani e civili jugoslavi in corso. Repressione che ci fu e fu spietata: trecentomila slavi, croati e montenegrini eliminati con stragi ed eccidi di popolazioni inermi.

Di solito i fascisti del terzo millennio per nascondere le loro vergogne tentano di mettere sullo stesso piano foibe e campi di sterminio nazisti. Mentre, invece, le foibe vanno messe in relazione politica, qualitativa e quantitativa, al vero e proprio genocidio compiuto dall'Italia fascista in Jugoslavia. Si dice che sulle foibe ci sia in giro del "negazionismo". Com'è noto, la madre dei cretini è sempre incinta. Anche se sembra che di questi tempi salviniani ne partorisca di più nel campo dei negazionisti dei campi di sterminio nazisti. Ma il punto storico e politico è un altro. Finché non ci sarà un'unica giornata del ricordo che metta insieme il fatto e l'antefatto e tutte le vittime dei contrapposti nazionalismi che insanguinarono il nostro confine orientale, gli italiani infoibati dai titini non avranno pace. Saranno solo utilizzati dal neo fascismo nazionalista e sovranista italiano per rinfocolare quel nazionalismo nero di cui in parte furono vittime. E' su questo che i democratici e gli antifascisti dovrebbero concentrarsi dall'una e dall'altra parte del confine orientale se veramente si vuole eliminare alla radice ogni finto ricordo, ogni bieca strumentalizzazione di poveri morti per mano titina.

Altrimenti le vittime delle foibe continueranno a essere non dimenticate ma uccise di nuovo a ogni ricorrenza.