UNO SGUARDO DAL PONTE

RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

LA SECONDA VITA DI NICK MASON

Steve Hamilton, Noir, Einaudi Torino, 2019 (orig. 2016), Pag. 291 euro 18,50

Chicago. Luglio 2016. A sorpresa e all'insaputa di tutti il bel bianco 35enne Nick Mason, ben rasato e dall'aria pulita, magro con muscoli tonici, alto circa 1,80, esce dall'enorme terribile penitenziario Terre Haute nell'Indiana occidentale, vent'anni prima del previsto. Vi è stato cinque anni, dentro aveva conosciuto da poco più di un anno il potente nero Darius Cole, fuori si mette al suo servizio per il tramite dell'ispanico Marcos Quintero (con tatuaggi della gang messicana numero uno). Non è propriamente in libertà ora, inizia la sua seconda vita di mobilità condizionata, niente male all'inizio. Riceve diecimila dollari in contanti, una Mustang nera 390 GT Fastback del 1968, una magnifica villa a Lincoln Park (con piscina, palestra, sala da biliardo, frigo e guardaroba pieni delle cose giuste, una coinquilina e telecamere interne), un cellulare da tenere acceso e al quale sempre rispondere, esaudendo poi la richiesta. Dovrà uccidere, lo ha capito subito. Nella prima vita non era un killer, piuttosto un ladro. Cresciuto senza padre in un povero quartiere d'irlandesi, aveva presto smesso di studiare e iniziato a rubare con i due amici fraterni Eddie e Finn, dapprima auto poi l'incasso di spacciatori isolati o altro. Finché non si era innamorato e sposato con Gina, diventando padre di Adriana e cercando di mettere davvero la testa a posto. Un apparente furbo amico di Finn aveva però proposto un ricco facile colpo al porto, avevano accettato ed erano stati traditi, Finn morto, lui in carcere senza dir nulla sugli altri, abbandonato da tutti e costretto a divorziare. Scopre che la moglie e la figlia stanno bene (con un altro, allenatore di calcio), ma arriva il primo incarico (un poliziotto corrotto), poi il secondo (un boss estorsore) e capisce che passato e presente vanno affrontati insieme, qualunque sia la vita che gli spetti. È improbabile che saprà trovare una strategia d'uscita.

Avvincente e affascinante il nuovo bel romanzo dell'affermato scrittore americano Steve Hamilton (Detroit, 1961), ottimamente narrato in prima con un continuo meticoloso intreccio fra le varie fasi delle vite di Nick: l'infanzia senza punti di riferimento e l'apprendistato alle botte e alla microcriminalità di quartiere, i sei anni a rubare macchine e i due di rapine agli spacciatori, la scelta di tirarsi fuori e di rigare dritto, il matrimonio e i lavori precari, la paternità responsabile e l'acquisto della casa, la scommessa e l'arresto; poi il penitenziario, cercare ogni giorno di rendersi invisibile, di salvare la pelle, di non provocare tensioni, di non pensare al futuro e all'altrove, l'incontro con Cole e i suoi libri; infine le prime inattese settimane da assassino dilettante forse vocato, incontrando gli antichi affetti, amici e nemici vecchi e nuovi, e altrettanti poliziotti eroici o corrotti sulle sue tracce dopo che la condanna è stata incredibilmente annullata ed è uscito da uomo libero con la fedina pulita. Racconta e magari sopravvive per ora, sta nelle cose e nella sua grande riconosciuta capacità di adattamento (negli Usa è già uscito il seguito, Exit Strategy). Nick è cresciuto dandosi di continuo regole per cavarsela sulla base delle esperienze fatte, un proprio regolamento accuratamente elaborato e rifinito nel corso degli anni. Le regole precise e rigide durano finché la realtà glielo consente, cambiano o vengono integrate alle prove dell'esistenza e dei nuovi problemi affrontati, le ha limitate al minimo in prigione (giusto restare vivo). Molta birra Goose Island; Bruce Springsteen in testa e nel cuore, in esergo e nel bar (anche a Lauren piace).


I QUATTRO CANTONI

Gabriella Genisi, Noir, Sonzogno Venezia, 2020, Pag. 270, euro 15

Bari. Fine autunno, circa un annetto fa. All'alba del 3 dicembre la brava attraente commissaria Lolita Lolì Lobosco, diffidente di carattere e corvina di capelli, madre siciliana e padre napoletano (carabiniere ammazzato davanti casa quand'era piccolina), profilo civetta su Facebook, amica di Montalbano (una vecchia breve storia di passione), ormai 45enne, si sveglia nella casa in affitto sul mare di Giancarlo Caruso, il bel vicequestore separato (con figlio) dai capelli lunghi e brizzolati, con il quale aveva vissuto una mezza storia durante il mandato a Padova e che l'ha raggiunta in Puglia per consolidare il rapporto. Sono presenti sia la gatta Penelope che il cane Buck, vivono con lui, il risveglio è piacevole. Però lei non è ancora pronta a mettersi un uomo nella sua di casa, di scottature ne ha già avute parecchie, sui maschi ormai non fa affidamento affettivo, le brucia ancora il gioco delle tre carte dell'ex marito Michele e del più recente Giovanni Panebianco, narcisista patologico. Poi l'avvisano di un omicidio avvenuto poche ore prima, cambia tutto, ne è totalmente assorbita. Dopo una tortura lenta e raffinata hanno ucciso un fotografo professionista, il 50enne Nanni De Carne, basso e magrolino, trovato appeso a un gancio del soffitto, a testa in giù, bocca imbavagliata e corpo flagellato con un coltello da bistecca. Faceva foto a prostitute nigeriane dalla finestra, aveva materiale pedopornografico, in qualche modo era coinvolto in una rete di ricatti. Bisogna vederci chiaro. All'inizio sembra che siano stati due rom, certo avevano di che vendicarsi, però le prove scarseggiano. Arriva il Ministro che ci mette il carico da undici. Lolita è sconvolta dal clima di odio e razzismo e coinvolta dai drammi della comunità rom e delle bambine violate. Caruso è inspiegabilmente scomparso (con una donna?), Panebianco improvvisamente morto di malattia, tutto turbina intorno con altre uccisioni efferate. Qualcuno di vicino la mette sotto tiro e gioca con lei, agli angoli le pedine, lei al centro, rischia la vita.

Ottava avventura (in dieci anni) della divertente serie (presto in televisione) sull'intraprendente decisa commissaria Lolita (nome popolare evocativo) per la brava scrittrice Gabriella Genisi (Bari, 1965). Il titolo fa appunto riferimento al gioco, nome che la protagonista assegna infine all'intera operazione. La scrittura è cresciuta per stile e maturità, davvero un buon romanzo, leggero ma non leggiadro, complesso al punto giusto. La trama riprende tante questioni d'attualità, il personaggio (che scarica le tensioni al poligono di tiro) e le dinamiche sociali funzionano, dialoghi e battute non annoiano, l'arte c'entra, pochi ingranaggi "gialli" non vengono approfonditi (per esempio il delitto del 1983). In tal senso, anche la nuova protagonista individuata dall'autrice in Salento, "il" maresciallo 28enne Francesca Chicca Lopez, appare frutto di una stessa complementare ottima ricerca letteraria. Sintetica ed efficace la descrizione delle famiglie zingare nei campi rom, distanti dal preteso nomadismo. Appare pure il giustiziere di Macerata a pagina 42. La telefonata con Salvo è tutto un programma! Il rum risulta davvero ottimo con la cioccolata fondente (per quella di Modica è più incerto), per quanto dica Del Giudice, il collega della Digos tornato da Roma. Comunque, come da tradizione, vi sono oltre una decina di reinterpretate succulente ricette pugliesi in fondo, memoria di generazioni di nonne, talora anche con l'abbinamento dei vini (il Negroamaro per esempio) e del vestiario (Loubuotin e Chanel N. 5).


IL DIO DEI MIGRANTI. PLURALISMO

Maurizio Ambrosini, Paolo Naso e Claudio Paravati (a cura di), Il Mulino Bologna

2018, Pag. 292 euro 25

Da qui a là, da là a qui, sempre, ovunque. Siamo mescolati, meticci. Chi studia le religioni sa che dentro spazi geografici (ecosistemi umani) si ricompongono sincronicamente antichi paesaggi e un mosaico diacronico di culture e spiritualità. Un sociologo (Ambrosini), uno scienziato politico (Naso) e un filosofo (Paravati) hanno raccolto e introdotto tre importanti ricerche recenti sugli adattamenti delle esperienze religiose ai contesti nuovi: gli iman nelle moschee italiane, gli ortodossi rumeni immigrati, i volti del cristianesimo tra immigrati milanesi. Non si tratta di riconoscere burocraticamente "Il Dio dei migranti", non si possono mettere filtri religiosi sui migranti, eventualmente "si tratta di riconoscere Dio nei migranti" (prefazione di Alberto Melloni): "sentire la voce dei Giona scaricati da un dag in forma di gommone che chiedono una conversione di giustizia che, nei sistemi politici democratici, può e deve diventare una politica di giustizia, di fraternità, di pace".


BACCI PAGANO. UNA STORIA DA CARRUGGI

Bruno Morchio, Frilli Genova, 2019 (1° ed. 2004. Edizione speciale illustrata), Pag. 399, euro 14.90

L'investigatore privato Bacci Pagano blocca Alma, commessa ai magazzini Coin, bionda fidanzata del suo cliente. L'incarico non è del ricco promesso (cornificato) sposo, ma dell'impersonale Finanziaria che ne cura gli interessi, preoccupata del profilo commerciale dell'amante. Pagano, figlio di un operaio genoano e comunista, è ironico e disilluso. Lasciato dalla moglie, senza vedere la figlia da dieci anni, resta amante della musica di Mozart, del buona enogastronomia oltre che delle donne; Mara, la sua compagna psicologa, lo definisce "analfabeta dei sentimenti" e lui un po' ci sta; viaggia su vecchia Vespa amaranto 200 PX e non porta mutande; preferisce i perdenti. Qui se la vedrà anche con i seguiti del Genova Social Forum del 2001. Grazie alla mitica casa editrice che lo lanciò, torna in una splendida godibile versione il primo romanzo edito del grande Bruno Morchio (1954), ne aveva già scritti altri (prima rifiutati poi recuperati), ne scriverà poi ancora di bellissimi. E continua.

QUANTI. LA TEORIA FISICA PIÙ SCONCERTANTE DEL NOVECENTO

Giorgio Immirzi, Doppiavoce Napoli, 2019, Pag. 75 euro 11

Pensiero scientifico. Da un secolo circa. La teoria dei quanti e la relatività sono le grandi invenzioni della fisica del Novecento. La seconda è uscita tutta dalla mente di Albert Einstein (1879-1955), la prima ha molti padri, fisici di straordinaria originalità e intelligenza (fra i quali lo stesso Einstein), spesso in polemica fra loro. Il dibattito ha riguardato più l'interpretazione che le applicazioni: la teoria funziona e si applica con successo a una grande varietà di fenomeni. Il fisico teorico Giorgio Immirzi racconta come si è sviluppata la Teoria dei "Quanti" nel contesto della fisica del secolo scorso. Parte dal 1900, dal "corpo nero" di Max Planck, dalla scatola che contiene una radiazione elettromagnetica con una fessura da cui può uscire ed entrare. Seguono i fotoni e il principio di indeterminazione, atomi e molecole, onde e probabilità, fino a Schrödinger e al fenomeno di correlazione fra le particelle (entaglement), divenuto cruciale nell'ultimo trentennio.


PRIMA DI NOI

Giorgio Fontana, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 889 euro 22

Nordest e Milano. 1917-2012. Quasi un secolo, quattro generazioni nella storia d'Italia, dal fante Maurizio Sartori a cavallo di Caporetto al figlio Gabriele, ai nipoti, ai pronipoti di oggi. Lo sceneggiatore e docente creativo Giorgio Fontana (Saronno, 1981) prende spunto dai racconti orali, da diari e scritti del nonno Luigi (cui il libro è dedicato), friulani soldati e migrati nell'hinterland milanese, riferiti anche al bisnonno Giovanni per raccontare una densa magnifica saga familiare del Novecento "Prima di noi", appassionati passionali cittadini resistenti, non eroi, segnati dal caos esterno, dai casi, da successi e sfortune, dagli errori, da qualche scelta. La narrazione è corale, in terza varia lungo undici periodi (con intervalli) che intrecciano i punti di vista dei singoli parenti nel peregrinare più o meno forzato dai monti alle valli, dalle campagne alle città, dai campi alle fabbriche, dal passato comune al presente incombente, emigranti e immigrati insieme, erranti. 


L'UMANITÀ IN PERICOLO. FACCIAMO QUALCOSA SUBITO

Fred Vargas, (Trad. Margherita Botto), Politica, Einaudi, 2020 (orig. 2019)

Ovunque. Ora. La bravissima scrittrice francese Fred Vargas sa che molti avrebbero preferito vederla sfoderare un bel poliziesco di pura evasione ("più in là, ve lo prometto"), purtuttavia un'implacabile necessità l'ha incalzata a scrivere freneticamente tutt'altro libro, bello denso importante aggiornato. L'esigenza è sorta dalla combinazione della sua indole da archeologa con gli effetti di un brevissimo testo sull'ecologia ("Ecco, ci siamo") che pubblicò il 7 novembre 2008 e che ebbe un forte successo di critica e di pubblico: frasi riprodotte su magliette, riduzione teatrale, citazioni autorevoli in momenti topici del negoziato climatico. Sono trascorsi anni e l'auspicata svolta non è arrivata, anzi sembra allontanarsi, fra conferenze inutili e inerzie istituzionali. Così ha deciso di raccogliere quanta più documentazione possibile sia sullo stato (insostenibile) del pianeta che sulle azioni concrete in corso o possibili per evitare o ridurre i gravi pericoli che l'umanità sta correndo con l'attuale modo di produrre e consumare. La lunga escursione fra i siti di scienziati, governi, organismi multilaterali, imprese, associazioni, movimenti ha lasciato traccia in venti minute pagine di note bibliografiche finali. Il testo tratta tutti gli argomenti per descrivere i battiti contemporanei del pianeta, senza capitoli o paragrafi. L'autrice ha scelto uno stile colloquiale e un espediente letterario. Dichiara di aver connesso al computer un piccolo dispositivo dittatoriale programmabile dall'utente, il cosiddetto Censore di Scrittura Integrato (Csi). Ah, quanto servirebbe (pur diminuendo il numero di lavoratori editor)! L'unica parolina che ogni tanto interrompe il flusso di dati e spiegazioni è un Bip, ovvero l'aggeggio che con pochi acidi termini segnala le uscite dal seminato, l'abuso di tecnicismi, le notazioni autobiografiche, più o meno inopportune facezie e battute. Il Bip forse è servito all'autrice, sicuramente consente al lettore di prendere un attimo fiato rispetto alla mole di allarmi e proposte.

La splendida, fiabesca e illuminosa Fred Vargas è molto nota (anche) nel nostro paese per romanzi polar, colti e ironici. Si tratta dell'archeozoologa Frédérique Audouin-Rouzeau (Parigi, 1957), dotatasi di uno pseudonimo (in comproprietà con la gemella pittrice) nelle scritture letterarie. Non sempre ne ho condiviso le incursioni sull'attualità politica (per esempio non ha fatto bene su Cesare Battisti in Francia, come ho più volte sottolineato). Questa volta, invece, appare del tutto apprezzabile e argomentata l'invettiva contro il Business as usual. Lo stile è volutamente concitato, vuole trasmetterci un quadro reale drammatico, accanto a un "che fare" motivato e concreto. Ci dà del "noi" perché solo insieme potremo attenuare lo sconvolgimento, già avviato, che si apprestano a subire la nostra Terra e il suo mondo vivente. Noi, la Gente, opposti a "Loro", informanti governanti, dipendenti da un modello di società produttivistica e consumistica che non vogliono o non possono modificare. Giustamente non se la prende con i pochissimi reali negazionisti (per interesse o malattia mentale), piuttosto con chi accetta incarichi di vertice e poi non prende atto del pericolo e non attua interventi di riduzione effettiva delle emissioni e degli inquinamenti. Non vuole scaricare la responsabilità di quanto è accaduto nei decenni scorsi, osserva soltanto che dobbiamo prenderci tutti noi (pure votando) la responsabilità di imporre e praticare una svolta ecologica nei comportamenti. Ineccepibile. E pieno di continui "ma": Vargas segnala chi e in che modo manifesta un dato scientifico o una proposta operativa e subito sottolinea certificati dubbi, contraddizioni, contraltari. Per arrivare comunque a scelte di campo, opzioni, preferenze. Nel mangiare come nel vestire, nel sopravvivere come nel muoversi, nel consumare fattori abiotici come biotici. Conclude riassumendo l'elenco di scelte che devono subito compiere coloro che hanno chiesto e ottenuto di governare e la lista delle nostre più urgenti iniziative civili globali (come mangiare meno carne e boicottare chi produce male).


CINQUANTA IN BLU. STORIE

Aavv (Alajmo, Maria Attanasio, Calaciura, Camarrone, Fontana, Alicia Giménez-Bartlett, Manzini, Molesini, Timm), Sellerio Palermo, 2019, Pag. 378 euro 15

Nel 2019 sono stati celebrati i 50 anni dalla fondazione (opera di Elvira e Enzo Sellerio) della casa editrice. A inizio 2019 fu pubblicata una raccolta di racconti gialli di otto autori (italiani) della "scuderia": ognuno scelse un vecchio romanzo della collana "La Memoria" (giunta al numero 1140) come elemento significativo della trama con il proprio protagonista. A fine 2019 l'operazione si è ripetuta con nove racconti non di genere (due non italiani) più un inedito incompiuto di Andrea Camilleri, nella stessa collana (ora al numero 1150). Il filo "blu" (sia l'anniversario che il colore) riesce a essere rispettoso dei differenti stile e sensibilità. Gli abbinamenti: Atzeni (1986) e Camilleri; Bontempelli (edizione 1981) e Manzini; Penelope Fitzgerald (1978) e Giménez-Bartlett; Sciascia (1978) e Calaciura; Luisa Adorno (1983) e Alajmo; Tabucchi (1984) e Timm; Aub (1981) e Molesini; Dovlatov (1999) e Camarrone; Greimas (1988) e Fontana; Manzoni (edizione 1982) e Attanasio. 

LA GRANDE LIVELLATRICE.VIOLENZA E DISUGUAGLIANZA DALLA PREISTORIA A OGGI

Walter Scheidel, Storia, Trad. Giovanni Arganese, Il Mulino Bologna, 2019 (orig. 2017), Pag. 639 euro 35

Il nostro pianeta con e fra primati umani. Passato, presente e futuro. La disuguaglianza fra gli individui viventi della specie Homo sapiens è pericolosa e crescente. Vi sono oggi persone, famiglie, gruppi, Stati, continenti enormemente più ricchi di altri, capaci di concentrare la teorica ricchezza globale in un esiguo numero di mani. Tuttavia, una simile significativa disuguaglianza ha una storia antichissima alle spalle, da millenni le eccedenze rispetto al minimo indispensabile per la sopravvivenza non sono condivise in modo equilibrato fra gli esseri umani e una prospettiva interculturale, comparativa e a lungo termine appare essenziale per la comprensione dei meccanismi che modellano la distribuzione del reddito e della ricchezza sulla Terra. Vi sono segni e qualità di disuguaglianza pure precedenti il Neolitico, quando certamente (seppur lentamente) la produzione di cibo tramite agricoltura e pastorizia creò una scala quantitativamente tutta nuova di ricchezza e di eccedenze. L'addomesticamento delle fonti alimentari comportò anche l'addomesticamento delle persone. La disuguaglianza politica rafforzò e amplificò la disuguaglianza economica. Per migliaia di anni la "civilizzazione" progressiva e le varie civiltà diffuse quasi mai si caratterizzarono per forme pacifiche di perequazione. Nell'intero arco della storia documentata i momenti di livellamento più marcato sono stati invariabilmente il risultato solo di potenti shock. Quattro diversi tipi di rotture violente hanno appiattito la disuguaglianza: le guerre generali, le rivoluzioni trasformative, i crolli degli stati, le pandemie letali. Considerando la complessiva storia umana del pianeta, solo una o più di queste quattro violente forze (terribili e mortifere) hanno compresso la disuguaglianza materiale.

Grazie a una sterminata bibliografia comparata, a un enorme massa di dati e documentazione, a una limpida riflessione critica globale lo storico Walter Scheidel (Vienna, 1966), nato e formatosi in Austria, poi dal 1999 trasferitosi negli Usa e da tempo docente presso l'autorevole californiana Stanford University, studia alcuni nessi cruciali per comprendere la distribuzione delle risorse materiali all'interno delle società, lasciando consapevolmente in secondo piano alcune questioni definibili oggi come geopolitica: gli aspetti climatico-geografico-ecologici e la disuguaglianza fra le nazioni. Due sono le metriche di base utilizzate: il coefficiente o indice di Gini (ben noto agli scienziati economisti), le percentuali totali di reddito di mercato e netto (disponibile) o di ricchezza (aggiornate da Piketty e ben note agli scienziati sociali). A ragionare di disuguaglianza è però primariamente uno storico, non un filosofo o economista o giurista o sociologo, questo è il grande interesse culturale del volume. Tanto più che la scansione narrativa opportunamente non si condiziona a una convenzionale cronologia. La prima corposa parte segue l'evoluzione della disuguaglianza dall'epoca dei nostri antenati primati fino agli inizi del XX secolo. Le successive parti trattano dei quattro differenti tipi di shock, la seconda (guerre) e la terza (rivoluzioni) affrontando subito di petto il cruento Novecento e risalendo poi indietro nel tempo per cercare eventuali simili antecedenti. La quarta parte esamina specifici casi storici di fallimento dello stato e di collasso sistemico (moderni o antichi). Egualmente la quinta parte documenta esempi molto o poco conosciuti (comunque ad ampia distanza per tempi e luoghi) di mortalità epidemica di massa. Arriviamo così alle domande contemporanee: esistono o possono esistere fattori alternativi (ovvero non violenti) per ridurre le disuguaglianze (sesta parte)? Che cosa ci riserva o potrebbe riservarci il futuro (settima)? Forse le risposte non ci piaceranno, però è meglio valutarle con attenzione. Manca purtroppo un indice degli argomenti (solo i nomi propri), inevitabilmente di migrazioni spesso si parla (più o meno forzate esse stesse).


IL TRENO PER ISTANBUL

Graham Greene, Sellerio Palermo, 2019 (orig. 1932, Stamboul Train), Trad. Alessandro Carrera, Pag. 356 euro 14

Un aprile fra le due guerre. Dal Belgio alla Turchia: Ostenda-Colonia-Vienna-Subotica-Belgrado-Costantinopoli. Scesi dal traghetto della Manica altri passeggeri salgono a bordo del treno tutto pieno che, dopo tre notti, giungerà alla destinazione lontana migliaia di chilometri. Fra gli altri l'ebreo giovane ricco commerciante Myatt in viaggio d'affari, la minuta povera ballerina Coral in cerca della scrittura in un tabarin, il misterioso dottor Czinner rivoluzionario sognatore comunista, una cinica giornalista a caccia di scoop, un furbo ladro attento alle possibili prede, un'umanità "spaventata, insicura, dubbiosa, tragica e dolente" (come scrive Manzini in premessa). Con la cura (e la postfazione) di Domenico Scarpa, dal 2019 Sellerio sta ripubblicando meritoriamente (con nuova traduzione) il grande scrittore inglese Graham Greene (1904-1991); continua con il quarto, scritto a 28 anni con l'esplicito obiettivo (riuscito) di piacere al grande pubblico, "Il treno per Istanbul".  


CAOS. RACCONTARE LA MATEMATICA

Marco Malvaldi e Stefano Marmi, Scienza, Il Mulino Bologna, 2019, Pag. 209 euro 15

Numeri. Ovunque. La matematica fornisce un linguaggio che si è rivelato e si rivela straordinariamente efficace nel costruire delle rappresentazioni del mondo in qualche mondo utile, deriva da pensieri astratti per fare fronte ad azioni concrete. Il chimico, grande allegro scrittore e scienziato, Marco Malvaldi (Pisa, 1974) e il fisico, docente di Sistemi dinamici alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Stefano Marmi (Bologna, 1963) riflettono insieme sul caos e sul caso nelle nostre vite, in particolare sulla formalizzazione (recentissima, una trentina d'anni) del concetto matematico di caos, sulla sua distinzione da quello di caso e sull'ubiquità del caos nelle scienze (per questo il titolo è dedicato solo al "caos"). Fin dall'antichità sia caso che caos occupano un ruolo centrale all'interno delle nostre rappresentazioni mentali: entrambi (diversamente) richiamano l'esistenza di fenomeni che sfuggono alla nostra volontà di prevedere e sono stati oggetto di ragionamento in tutti i generi della matematica, soprattutto con la ricerca filosofica sul divenire, sull'evoluzione e sul cambiamento e con l'applicazione del calcolo scientifico delle probabilità che ha trasformato completamente la fisica, la biologia, l'economia e la statistica. Dopo una breve prefazione si susseguono nove capitoli con tanti numeri, equazioni (esistono dalla metà del 1500), derivate, formule, codici la cui (non facile) lettura è un poco aiutata da una leggiadra sintesi iniziale in corsivo, da titoletti esplicativi, da digressioni esemplificative, da citazioni illustri. Continui sono i riferimenti alla storia della matematica e ai grandi studiosi che vi hanno contribuito. L'editing è imperfetto. In fondo si trovano una breve bibliografia moltissimo sintetica e l'utile indice dei nomi di persone.

Si parte ovviamente dalle antiche riflessioni sulle regolarità dei moti dei pianeti e delle stagioni che varie migliaia di anni fa hanno imposto alla nostra specie di cercare (e via via trovare, ora prima ora dopo, ora qui ora là) le dinamiche complicate dietro alcune regole (apparentemente) semplici. Si è subito visto che dalle condizioni iniziali sono sensibilmente dipendenti effetti ed eventi successivi, che alcuni ritmi naturali sono intrinsecamente instabili (anche molti di quelli ciclici o periodici), che per la misurazione serve spesso una qualche approssimazione. Ecco la necessità di modelli di meccanica celeste per l'astronomia moderna, superare la frammentarietà della spiegazione separata del movimento di ogni pianeta di cui si è lentamente scoperta l'esistenza. Ed ecco anche la potenzialità e il rischio del "determinismo", per quanto in sistemi dinamici e per quanto si considerino sia i comportamenti ordinati e prevedibili che quelli caotici e imprevedibili (questi ultimi generati da almeno una relazione nonlineare). Il caos nasce pure da impercettibili salti, dimenticanze, errori (anche casuali) e poi dalla loro inevitabile amplificazione; si riconosce guardando quella successione di dati con il giusto punto di vista (appunto non lineare). Chiaramente, una serie temporale irregolare non è per forza frutto di un sistema caotico: può anche essere data da un sistema lineare perturbato dall'esterno o può essere propria di un sistema caotico che (per di più) interagisce con una sorgente esterna di disturbo. Caos (determinismo) e caso (rumore) possono determinarsi a vicenda. Scopriamo di conseguenza tanti significati specifici propri della matematica, dal Pi greco all'entropia (diverso da disordine energetico e legato piuttosto alle informazioni di un messaggio), dalle funzioni logaritmiche a quelle binarie, dalle scommesse alle probabilità, dalla ridondanza ai numeri primi.

LA CASA DELLE BUGIE

Ian Rankin, Noir, Trad. di Alberto Pezzotta, Rizzoli Milano, 2019 (orig. 2018)

Pag. 446 euro 19,50

Edimburgo. Dodici giorni del febbraio 2018, da martedì al secondo sabato successivo. Quattro ragazzini di 11 anni trovano casualmente un'auto sotto un canale ai margini del bosco, all'interno del bagagliaio sembra esserci uno scheletro, meglio chiamare la polizia. L'ispettore capo della Omicidi Sutherland, una dei suoi due vice Siobban Shiv Clarke e la patologa della Scientifica Deborah Quant guidano il sopralluogo: il cadavere è maschio, lì dentro da anni dopo aver subito un trauma cranico, con due manette a legargli le caviglie, strano. Il duro onesto circa 70enne sergente in pensione John Rebus, capelli castani e occhi verdi, ex gran fumatore e bevitore, da tempo separato, una figlia lontana, ora più o meno fidanzato con Deborah, chiama l'amica Shiv, cresciuta con lui, e domanda se la macchina era una Polo. È convinto possa appartenere a Stuart Bloom, un esperto investigatore privato di Edimburgo scomparso nel marzo 2006, che a quel tempo aveva come compagno il figlio ricercatore di un detective di Glasgow e lavorava per il proprietario di quei boschi, il produttore cinematografico Jackie Ness, rivale dell'uomo d'affari Adrian Brand (poi divenuto sir) sia caratterialmente sia sulla compravendita di un terreno (futuro studio per girare film o campo per giocare a golf). Le indagini furono un fallimento, i poliziotti commisero errori e furberie (compreso John), la famiglia di Bloom protestò molto. Appena la notizia si diffonde, riprendono le stesse dinamiche di dodici anni prima, la famiglia è sul piede di guerra, il detective Malcom Fox (amico di Shiv e John) viene inviato dai Crimini Gravi a verificare se le Lamentele del passato erano fondate, incombe l'Anticorruzione (non si chiama più CCU bensì ACU) anche se vi lavorano proprio due che erano allora sul campo. Poi qualcuno perseguita Clarke su un differente caso recente, telefonate anonime e minacce: chiede aiuto agli amici.

Ancora un ottimo romanzo, 22esimo della serie, dello straordinario scrittore scozzese Ian Rankin (Cardenden, Fife, 1960) in terza varia, soprattutto sugli investigatori, per quanto nessuno di loro proprio sulla stessa lunghezza d'onda. Un incastro perfetto di cold cases, nuove trame, intrecci paralleli, antico e moderno nel lavoro di polizia. Nel 2006 si era occupata del caso Bloom la vicina Sezione investigativa del quartier generale della Lothian and Borders Police di Fettes Avenue, guidata da Bill Rawlston (che allora aveva una relazione con una collega e ora è vedovo di una fumatrice, malato di tumore quasi all'ultimo stadio), con Rebus e altri cinque sei poliziotti ai suoi ordini. Veniva detta la "Grande Casa" ma, come Rebus spiega a Malcom "nelle famiglie mentono tutti - e noi eravamo una famiglia. Dentro e fuori la Grande Casa, ci raccontavamo balle a vicenda, e spesso anche a noi stessi." Non è cambiato nulla (da cui il titolo): "tutti continuano a pararsi il culo, a pugnalare gli altri alle spalle e a far finta di essere impegnati quando non hanno niente da fare". E tante bugie vengono dette dietro le mura domestiche, segreti e tradimenti, altrettante famiglie disfunzionali enormi e infelici. Come quelle coinvolte nell'omicidio di una 17enne qualche mese prima, che Clarke aveva apparentemente affrontato e risolto, una soluzione sensata che nasconde però ulteriori torbidi intrecci come Rebus scopre, scavando e trovando così il modo di affrontare i colleghi corrotti anche in relazione allo stesso insospettabile colpevole del caso principale. Ancora Rebus a suo modo riuscirà infine a farlo confessare, tutti immersi nella criminalità. Non c'è redenzione che tenga, tanto più che pure la Brexit potrà risultare una miniera d'oro per chi è pronto a capitalizzare sui disastri. Più vino (Merlot e Pinot grigio) che birra per i non astemi. Encomiabile colonna sonora, Brian Eno per pensare.


GLEBA

Tersite Rossi, Noir, Pendragon Bologna, 2019, Pag. 393 euro 18

La grande città italiana. Un anno di questi tempi. È settembre. Paolo Marchini ha 17 anni e frequenta la sede italiana della scuola internazionale Frank Banno; intitolata al suo fondatore americano, proprietario di Blackwater, il più ricco fondo d'investimento del mondo; gestita da un network di altri fondi, punta di diamante di un esperimento sociale nel sistema educativo globale, una psicoevoluzione condivisa che promuove il progressivo inaridimento dell'amigdala (il centro di controllo cerebrale delle emozioni). Per Paolo è dura, non può essere l'amore ad aiutarlo. Adriana Costantini ha 43 anni e fa apparentemente solo l'impiegata addetta ai controlli di dati della logistica in un immenso magazzino di spedizione merci; il marito se n'era andato depresso dopo il licenziamento; lei vive sola e fuma tanto, sfruttata sul lavoro (anche sessualmente dal figlio del patron), mentre di notte diventa la "compagna Diana" in procinto di diventare membro effettivo delle nuove Brigate Rosse e di partecipare a una cruenta azione armata. Per Adriana è dura, la regia è sconosciuta e imprevedibile, potrebbe andare verso quella scuola. Amina Benabdellah ha 17 anni (era amica di Paolo all'inizio delle superiori), figlia di immigrati marocchini nata in Italia; papà Noureddine operaio tre anni prima investito durante uno sciopero da un camion dell'azienda sotto gli occhi dell'altro figlio maggiore Kemal; bella e intelligente ma scontrosa e persa fra alcol, musica assordante, canne, sesso, finché il fratello non la porta sulla via del fondamentalismo islamico suicida e di una strage in quella scuola. Per Amina è dura, non è l'unico modo di interpretare il Corano, altri affetti sono un pochino più sinceri e veri. Enrico Calopresti ha 44 anni ed è un insegnante presuntuoso, palestrato e arrapato; insegna in tutt'altra scuola (ora pure ad Amina con e senza velo); vive infelicemente sposato con la spenta (forse) ragioniera Valeria. Sarà dura per lui e per tutti capire qualcosa degli eventi.

Tersite (antieroe omerico) Rossi è un collettivo di scrittura (prevalentemente due, Mattia e Marco) con all'attivo già tre bei romanzi d'inchiesta sulla sera della "trattativa" Stato-Mafia, sui Sinistri della deriva assolutista e sulla grande crisi economico-finanziaria esplosa nel 2007-2008 e causata dall'interessata finanza speculativa. La narrazione è in terza varia, nella prima parte (autunno) separatamente sui quattro protagonisti che si frequentano e talora s'incrociano, nella seconda (inverno) e terza parte (primavera) cronologica e intrecciata verso le fatidiche date del 5 e del 12 giugno, correndo qualche rischio di descrizione eccessivamente didascalica e pedagogica. Pur con qualche incastro forzato, la struttura è molto ben articolata. Per ogni aspetto (la scuola degli uomini-macchina, il brigatismo aggiornato, il terrorismo jihadista, il ruolo strategico e complottistico dei servizi segreti nella geopolitica, interessi dinamiche vittime del lavoro sfruttato) alle spalle vi sono attente documentazioni sulla realtà e numerose fonti bibliografiche (citate dopo l'epilogo) che spiegano e giustificano l'apocalittica prospettiva in cui miliardi di esseri umani potrebbero essere asserviti al progetto "nuova gleba" (da cui il titolo). Non a caso il prologo accenna al 1917, quando il ministro inglese degli Esteri Balfour esamina i possibili giovamenti per l'Impero derivabili dal conflitto fra ebrei e arabi e dall'eventuale Stato di Israele; al 1961, quando il 12enne portamazze Frank Banno acquisisce sul campo da golf il segreto per la ricchezza, annullare le emozioni; al 2004, quando l'ex brigatista Cinzia (ora collaboratrice di giustizia) non esclude il ritorno delle BR prima o poi; a ieri, quando Assunta, addetta alle pulizie appena licenziata dopo 21 anni, estrae di tasca l'accendino e si dà fuoco. Nella colonna sonora da Simon and Garfunkel a Bruce Springsteen, da Lou Reed a Paolo Conte.


CAMMINARE. LUNGO I CONFINI E OLTRE

Stefano Catone, People Gallarate, 2019, Pag. 165 euro 15

Fra ecosistemi e spazi. A piedi, quelle volte che è capitato. Lo scrittore editore Stefano Catone (Gallarate, 1986) narra circa 35 brevi storie di persone, luoghi, fenomeni, relazioni che si possono incontrare (o reincontrare) camminando, così distinti: confini, acqua, passaggi, vette, frontiere, rifugi, rotte. Soli o in compagnia, qualcuno c'era già passato e ne ha lasciato una traccia, condivisa o conflittuale, comunque raccontabile con semplicità ed emozione, a partire dalle fughe, dalle guerre, dalle persecuzioni. Molti sono gli spunti connessi alle nostre Alpi, di ieri e di oggi, ovviamente. Ma "Camminare" aiuta a comprendere meglio anche l'unico agglomerato urbano di El Paso - Ciudad Juárez, i Balcani, le linee che i cambiamenti climatici spostano sui monti e nelle valli, toponimia e cartografia. Oggi appare difficile che possa esistere un cammino non condiviso, anche se purtroppo si continuano a costruire muri e barriere.