UNO SGUARDO SUL PONTE

RECENSIONI

di Valerio Calzolazio

IL RAZZISMO È ILLEGALE. STRUMENTI PER UN'OPPOSIZIONE CIVILE

Livio Pepino (a cura di) per Arci, Asgi, GruppoAbele, Libertà Giustizia, Politica e diritto, Edizioni Gruppo Abele Torino, 2019, Pag. 127, euro 9

Italia. 2019. Oggi subiamo anche un "razzismo di Stato". L'odio razziale ha scalato le stanze del potere e si è trasformato in programma di Governo. Gli antefatti culturali furono tanti e proseguono nella totale inconsapevolezza del ruolo dell'Occidente nell'innesco delle migrazioni e nel pensiero diffuso di identità nazionali escludenti e contrapposte. L'antefatto giuridico risale purtroppo alla prima legge del 1998 (nota come Turco-Napolitano) che assumeva le migrazioni come fenomeno negativo, era cauta nell'accoglienza e formalmente inflessibile nel controllo delle irregolarità. Una vera e propria svolta repressiva fu indotta dalla legge del 2002 (nota come Bossi-Fini); un ulteriore salto di qualità razzista si è verificato nell'ultimo anno con il governo Conte-Salvini-Di Maio. Risulta ancor più evidente che il razzismo è uno dei veicoli di cui si serve l'establishment per mantenere il proprio potere e i propri privilegi, indirizzando la protesta verso veri e propri capri espiatori: chi ha e può meno, i poveri soprattutto (non esattamente una novità nella storia delle civiltà). Eppure, tutti i dati degli ultimi decenni ci dicono che non siamo di fronte a una pressione immigratoria insostenibile, né in Europa né tanto meno in Italia. La Costituzione italiana è stata tradita, in particolare con il decreto-legge Salvini 113/2018, convertito con modifiche nella legge 132/2018, un uso improprio della decretazione d'urgenza che crea cittadini di serie B, erode e lede l'effettività del diritto d'asilo, annulla la protezione umanitaria, toglie la libertà personale agli stranieri. Il testo viene esaminato con molta precisione e chiarezza, sottolineando come smantelli il modello (pur contraddittorio) di accoglienza diffusa in vigore dal 2002, lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: chi arriva va parcheggiato in attesa che vada via, stop, ciò si propaganda e ciò si vorrebbe ottenere in odio a geografia e storia.

Il magistrato (dal 1970 al 2010) Livio Pepino (Caramagna Piemonte, 1944) è stato presidente di Magistratura democratica e dirige ora le Edizioni Gruppo Abele. Per conto anche di altre tre grandi associazioni nazionali ha redatto, curato e assemblato un ottimo lavoro collettivo di dodici personalità (Alessandra Algostino, Daniela Consoli, D'Amora, Masera, Miraglia, Montanari, Pallante, Chiara Sasso, Schiavone, Nicoletta Vettori, Nazarena Zorzella) con l'obiettivo di contrastare il crescente diffuso razzismo "istituzionale": leggi, provvedimenti, ordinanze, dichiarazioni di pubbliche autorità contro gli stranieri che vivono nel nostro paese e contro quelli che vi arrivano (o cercano di farlo), atteggiamenti che fanno da cemento unitario della destra ma hanno anche visto la sinistra inerte o subalterna o complice. Sono atti in contrasto con la Costituzione italiana, con ogni principio etico e con i fondamenti del nostro sistema giuridico, rispetto ai quali reagire sia con il rifiuto e la disobbedienza civile, sia in positivo, mettendo insieme esperienze, definendo adeguati strumenti e creando una cultura diversa. La seconda parte del volume è dedicata alle proposte operative: come ridurre i danni delle norme recentemente approvate, quali provvedimenti solidali approvare nelle amministrazioni locali, come garantire protezione e accesso ai servizi a chi ne ha bisogno. Viene spiegato in teoria e in pratica il "diritto di resistenza" (di cui parlarono Dossetti e Mortati alla Costituente): come costruire una rete di esperienze virtuose ed efficaci, quali progetti già sono stati avviati per le microaccoglienze e microassistenze, quali ong e navi di soccorso possono essere sostenute nel Mediterraneo. E l'ultimo capitolo è dedicato al ruolo dei giudici: a loro occorre chiedere imparzialità e terzietà, non neutralità rispetto ai principi e ai diritti sanciti dalla carta costituzionale.

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I SEGRETI TECNOLOGICI DELLE ANTICHE CIVILTÀ.

LE STRAORDINARIE INVENZIONI

CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO

James M. Russell, Trad. Mariafelicia Maione, Newton Compton, 2019 (orig. 2018, Plato's Alarm Clock). Pag. 188, euro 12

Dal Neolitico in avanti. Quasi in ogni ecosistema umano. Ben prima dell'Età del bronzo erano in uso calendari di varia natura: abbiamo documenti scritti che testimoniano sistemi di datazione presso i sumeri, gli egizi e gli assiri circa 5 mila anni fa; una recente scoperta archeologica in un campo della Scozia indica addirittura che già 10 mila anni fa popolazioni mesolitiche di quell'area comprendevano le fasi lunari e monitoravano i mesi. Prima strumenti di rozza pietra, poi versioni d'osso più duttili, poi strumenti di pietra per tagliare, macinare e lucidare frammenti d'osso, e ricavarne utensili, una storia di oltre 100 mila anni, forse non solo della nostra specie sapiens, certo legata anche all'alimentazione, alla pesca, all'ornamento, alla vestizione, alla musica (musicultura). Egualmente lunga e parallela la lenta evoluzione delle posate, manufatti per portare il cibo alla bocca, via via più raffinate, le forchette un problema più per la visione del mondo cristiana che per altri. Anche il molto recente sviluppo della ruota fu lento e graduale, prima rotolio e torni, poi materiali ruotanti di pietra e di legno, ancora poi la decisiva ruota raggiata, infine carri e strade, ma sempre tutto diacronico nel tempo e nello spazio, non irreversibile. Molte invenzioni che pensiamo moderne erano già in uso da migliaia di anni: i vestiti forse da 170 mila; gli aghi per cucire forse da 60 mila; le corde forse da 28 mila; i cesti da 10-12 mila. E le imbarcazioni? Zattere o barchine da oltre 40 mila, poi canoe da almeno 8 mila, infine le navi, sempre più grandi per navigazioni sempre più sofisticate. In Germania 28 mila anni fa è stato pure trovato un fallo di siltite, gli afrodisiaci hanno usi consapevoli di almeno 4 mila anni (come i metodi contraccettivi e forme di prostituzione).

Il divulgatore culturale londinese James M. Russell, laureato in filosofia a Cambridge, operatore nel mercato editoriale, ha utilmente raccolto la storia di svariati strumenti, invenzioni e scoperte dell'antichità provenienti da diverse parti del mondo ed epoche, spiegando chiaramente che "la scienza e la tecnologia si possono sia scoprire che perdere", "la storia è punteggiata da secoli bui e cataclismi, durante i quali la conoscenza viene perduta e la condizione umana peggiora". Ora qui ora là, ora per responsabilità di altri umani ora no. Il titolo inglese fa riferimento al modo di svegliarsi (e svegliare gli studenti in tempo per le sue dialoganti lezioni) escogitato dal filosofo greco Platone (428/7-348/7 a.C.), allievo di Socrate e maestro di Aristotele. Un contenitore si riempiva gradualmente d'acqua fino a raggiungere un'altezza precisa, poi tramite un condotto fluiva rapidamente in un secondo recipiente più in basso. Il recipiente era sigillato ma aveva piccole aperture progettate per "fischiare" in modo acuto quando l'acqua ne usciva. Si poteva programmare la cosa affinché la straordinaria sveglia avvenisse in un determinato momento. Il gocciolio graduale per scandire il passare del tempo si usava da tempo ovunque, orologi ad acqua esistevano a Babilonia, in Egitto, in India e in Cina migliaia di anni fa. Anche candele all'interno di sfere di metallo risultavano utili allo stesso scopo, la prima apparizione di orologi meccanici (azionati dalla forza dell'acqua ma scanditi da ore e giorni) apparve in Cina già nell'ottavo secolo d.C.. La trattazione (talora superficiale) è distinta per trenta argomenti di vita quotidiana (compresi gabinetti e specchi), sedici di tecnologia meccanica e industriale (dal motore a vapore di Erone di Alessandria alle immersioni subacquee), dieci di misteri (come la nanotecnologia di Damasco e l'acciaio damasco), undici militari che contemplano anche una brevissima storia delle armi, nove medici (fra cui dentiere, protesi e i primi tatuaggi), quindici scientifici. Il volume è corredato di alcune immagini in bianco e nero e dell'indice analitico.

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HAP & LEONARD. SANGUE E LIMONATA

Joe R. Lansdale, Trad. Luca Briasco, Noir, Einaudi, 2019 (Orig. 2017)

Texas Orientale. Anni cinquanta e sessanta. Hap e Leonard rievocano quando erano piccoli, già facevano battute in ogni situazione. Hap Collins (1950) oggi è un attempato bianco di un metro e ottanta, pigro e orgoglioso, buon psicologo di uomini, esperto di Hapkido e arti marziali, vota democratico quando ci va, vive d'amore con la bella acuta rossa naturale, ex infermiera professionale Brett, con la ritrovata figlia Chance e con la cagnetta Buffy. Il suo fraterno amico Leonard Pine oggi è un grosso nero macho, magro ordinato pulito atletico, brizzolato ormai, si arrangia da Hap e Brett quando non convive con amanti maschi, elettore repubblicano se vota. Hap e Leonard sono proprio culo e camicia. Si conobbero quando avevano circa 17 anni, non si sono più lasciati. Li abbiamo incontrati da investigatori avventurieri adulti, ben li abbiamo visti operare spesso insieme, ora sono in vena di ricordi. Quel giorno è tranquillo, leggiucchiano il quotidiano cittadino, per caso ripensano alla parabola del bastone, a come reagire quando qualcuno ti mena e opprime: Hap si era trasferito a Marvel Creek e, da ragazzino di campagna, pur dopo aver avvisato il preside, aveva presto avuto un problema a scuola con il bulletto che lo picchiava tutti i giorni. L'amato padre gli aveva consigliato di procurarsi un bel bastone e reagire, contro ignoranti e falliti è sbagliato fare i martiri, cattivi e malvagi vanno trattati diversamente dalle persone giuste e rette, aveva funzionato. Escono per andare al dojo ad allenarsi, esausti continuano a chiacchierare a luci spente, nella conversazione Hap si trova a ripercorrere vecchie storie della sua infanzia e della sua adolescenza, anche le prime che hanno vissuto insieme. Vanno avanti così quasi per un intero giorno, prima da soli, pure al caffè, poi a casa, quando le donne di Hap tornano e si incuriosiscono. Incontri e pericoli del vivere nella provincia americana razzista.

Un romanzo a mosaico sui primordi arricchisce la divertente intelligente serie noir hard-boiled di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951). La successione degli eventi non è sempre regolare, né si incastrano uno nell'altro; in alcuni Hap non è il protagonista, in altri Leonard non è ancora comparso all'orizzonte, in un caso serve addirittura la terza persona. Sono quattordici episodi inframezzati da dialoghi contemporanei, narrati non in ordine cronologico, collocabili fra il 1959 e il 1968, ambientati in un'area di poche decine di chilometri intorno al fiume Sabine, in parte pure a La Borde (dove vivono ora). Sono racconti, quando Hap inizia a parlare del passato è una narrazione assestante, breve e specifica. Il racconto più lungo, quello con Hap più giovane, è quasi in mezzo e dà il titolo generale alla racconta: uscendo dal cinema con la mamma, impiegata e pittrice part time, vedono un ragazzino nero che piange, lo fanno salire a bordo della vecchia Ford nera e sferragliante, sono anche loro poveri ma vige la segregazione e i neri stanno peggio. Lo nutrono e, in qualche modo, scoprono da chi riaccompagnarlo. Non vengono bene accolti, ritornano mogi ma la madre spiega ad Hap: "la vita ha i suoi lati buoni e i suoi lati cattivi. Ha la limonata e il sangue. E non puoi lasciare che il bene che abbiamo fatto, ossia la limonata, venga cancellato da qualcosa che è andato storto". Hap e Leo sono apparsi come coppia vissuta in una decina di romanzi e qualche racconto (1990-2018), sempre narrati in prima da Hap, e in una serie televisiva che l'autore considera bella, pur non essendo "la versione ufficiale". Costituiscono quasi due lati dello stesso personaggio e subiscono un invecchiamento rallentato. Qui, invece, sono due personalità imberbi e autonome, prima di e durante la sperimentazione della nuova amicizia, non sapendo a quale livello sarebbe giunto il loro legame. Hap fin dal liceo fu capace di vivere dimostrando di non essere razzista, a differenza del pur bravo padre meccanico tuttofare, coraggioso e fisicamente fortissimo. Leo aveva una precoce vocazione gay ed era molto legato allo zio. Insieme si stanno completando da decenni.

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GUIDA ALLA LETTERATURA NOIR

Walter Catalano, Luca Ortino, Giuseppe Panella, Pasquale Pede, Leopoldo Santovincenzo, (a cura di Walter Catalano),

Letteratura, Odoya Bologna, 2018, Pag. 431, euro 22

Letteratura noir, policier, mystery, Kriminal, hard-boiled, gialla. Ultimo secolo. Per le storie di crimini e misteri si suole risalire alla Bibbia o, almeno, a Poe, quasi due secoli fa. I libri del genere hanno avuto alterne ma crescenti produzione e diffusione, successo un po' ovunque nel mondo. E innumerevoli ricostruzioni critiche, definizioni linguistiche e nazionali, articolazioni tecniche e comparate. A un certo punto, per il tramite della critica francese alla storia del cinema americano, a cavallo della guerra poco prima della metà del Novecento apparve il termine "Noir" come genere o sottogenere assestante. In Italia l'utilizzo è divenuto via via talmente pervasivo che ha finito per sostituire il nostro tradizionale e intraducibile "Giallo". Ancora oggi tutto è noir e nulla più è proprio un giallo. Questa confusione giustificato un interessante libro di orientamento culturale per lettori, più o meno appassionati. Cinque esperti (a vario titolo) ci offrono le coordinate precise (o volutamente imprecise), gli autori giusti, i romanzi chiave per leggere meglio la letteratura noir, il cui fascino irresistibile risiederebbe proprio "in un'aura che permea ma non determina", in un carattere apofatico: "può essere definito solo tramite negazioni". La prima parte del volume riassume i principali differenti tentativi di definizione, sia illustrando alcune (non coincidenti) opinioni degli estensori sia esaminando le strette e articolate relazioni intrattenute con altri limitrofi generi o sottogeneri (Mystery, Western, Feuilleton). La seconda parte elenca le ventotto personalità (Boileau-Narcejac valgono uno) imprescindibili come "fondanti" il Noir, concentrandosi quindi su tanti statunitensi, alcuni francesi (7), pochi inglesi (2), un solo italiano (Scerbanenco, "unico maestro di tutti").

Gli operatori editoriali Walter Catalano (coordinatore) e Luca Ortino, il docente universitario Giuseppe Panella, lo psicoanalista collezionista Pasquale Pede, il regista Leopoldo Santovincenzo hanno realizzato una guida utile sia ai neofiti (per un percorso di letture mirate) sia ai cultori (per approfondire e sviscerare). Ognuno di loro ha scritto uno o più brevi saggi di critica letteraria e raccontato vari fra gli autori, faticosamente selezionati (con trasparenti contrasti). I magnifici 28 sono tutti maschi: Boileau-Narcejac, Brown, Bunker, Burnett, Cain, Chandler, Chase, Chaze, Ellroy, Giovanni, Goodis, Hammett, Héléna, Higgins, Himes, Izzo, Malet, Manchette, McCoy, Raymond, Scerbanenco, Simenon, Spillane, Thompson, White, Willeford, Williams, Woolrich. In ordine alfabetico, ciascuna personalità viene presentata sul piano biografico e bibliografico con segnalazione dei testi imprescindibili (nell'edizione italiana) e corredo di foto, disegni e copertine; poche chiare pagine con un unitario schema di trattazione, citazioni e impatti. In appendice Pede esamina i pubblicatori e le pubblicazioni del Noir, negli Usa Pulp & Paperback, in Francia Marcel Duhamel e la Série Noire, in Italia le fortune e le sfortune connesse quasi soltanto alla logica e all'evoluzione del Giallo Mondadori fino alla svolta degli anni ottanta. Segue un indice dei titoli (più che dei nomi) delle centinaia di romanzi citati. Emerge come davvero il Noir sia innanzitutto stile, movimento, sensibilità, atmosfera di disagi e incompiutezze. Come la vita.

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BAD PANDA, L'ISTINTO DEL LUPO

Luca Bonisoli, Noir, Todaro Lugano, 2019, Pag. 181, euro 15

Milano. Luglio 2014. Antonio Maria Agatino Morelli è un bipolare schizofrenico, ha una natura duale e continue esperienze di sdoppiamento, di allucinazioni mentali e di sogni a occhi aperti. Sessantenne sodo ma sovrappeso, con tutti i capelli in testa ma irsuto, fa lo schivo tosto ispettore di polizia ma gira in Punto verde. È sposato con Rosa, un paio d'anni più giovane, entrambi di origine siciliana; si sono amati, da tempo si limitano a rispettarsi e a convivere; avevano avuto il loro Tommaso quando lei aveva solo 17 anni e lui era rimasto nell'esercito dopo la leva per potersi sposare; il figlio quasi quarantenne vive e lavora a Londra come traduttore tecnico di testi. Agatino era cresciuto in un piccolo paese, a Montagnareale, la famiglia di medi proprietari terrieri ridotta sul lastrico dalla grande crisi del Ventinove, rovinati ed emigranti, lui traghettato fuori dai pericoli e dalla fame grazie alla nonna straordinaria che gli parlava pure dei miti greci e delle ideologie, di Platone Dante Leopardi Cattaneo. Oltre che lavorare sodo nel capoluogo lombardo, aveva fatto fino a 35 anni il feroce letale tallonatore in una squadra di rugby di Monza arrivata alla serie B, conquistandosi sul campo il nome di battaglia, inciso sul retro di una polo nera con innesti rossi: Bad Panda, ed è tutto dire. Il suo metodo è ascoltare la pancia, la dialettica interiore fra un lupo e un Neanderthal, Achille e Vulcano. Con l'amico e agente di servizio pugliese Pasquale vengono chiamati in un deposito di container dove un cane ha fiutato il cadavere marcio e scrosciante di una donna, indagano nonostante il capo (un "lui") li abbia estromessi, l'amico esperto di deep web li porta in contatto con un mercato di schiavi e schiave. Agatino fiuta bene i criminali, da ex militare sa torturare e mette a repentaglio la vita di molti per autodistruggere la sua, definitivamente.

L'architetto manager Luca Bonisoli (Milano, 1967), disegnatore di scaffalature e archivi, vive a Melzo, è stato giocatore di rugby, ha scritto un gran bel noir. La narrazione è in terza fissa sul protagonista, buono o cattivo che sia, con qualche inserto americano dove 5 attempati mercenari professionisti italiani su 5 Fiat 500 sono pagati per far esplodere bombe e seminare terrore, con vari effetti collaterali e vittime innocenti dalle parti di Tucson. Il cattivo che li ha ingaggiati è sardo, vive all'estero e c'entra anche con Milano. La forza incalzante e avvolgente del romanzo è, comunque, Agatino e il doppio titolo a lui fa riferimento, al prevalere progressivo di un polo. La svolta viene provocata da una donna, Greta, molto bella, tratti mediterranei ben incarnati, due figli piccoli senza marito, medico psicoterapeuta all'inizio di un rapporto con Carlo, l'hacker che fa conoscere al poliziotto e a noi i mercati virtuali e i bitcoin, i siti inaccessibili di internet e il darknet. Greta sussurra ad Agatino di aver capito le sue due vite, l'altra al di là dello specchio, di poterlo aiutare. Lui la considera come una nipote, perché il lupo va a dormire appena lei appare; solo che il lupo serve a reagire contro i criminali e a riscattarsi, deve tenerlo ben attivo. E Greta è costretta a trovare, suo malgrado, altre forme di collaborazione. In realtà un po' tutti i personaggi comprimari sono azzeccati, consapevoli della follia, partecipi, solidali e, insieme, strani, peculiari. La colonna sonora è dichiarata, loro abbinata, funzionale alla scrittura di scene e umori: Orange Blossom, Police, Pink Floyd, Gotye, Specials, Händel, Barkley. L'alcol ci sta.

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ALBA NERA

Giancarlo De Cataldo, Noir, Rizzoli, 2019

Roma, soprattutto. Dicembre 2018. Due giovanotti della pandilla di Giardinetti, gang di latinos, stanno per dare il colpo di grazia a una ragazza torturata a morte (da altri). Grazie alla soffiata di un informatore di fiducia, all'ultimo momento interviene il possente commissario Gianni Romani, atletico chiuso serio integerrimo puritano passionale carismatico, un tempo soprannominato il Biondo. Li blocca e scopre che potrebbe esserci una connessione con un vecchio caso che aveva affrontato quasi dieci anni prima insieme agli altri due migliori allievi del corso 2006-2008 per commissari della Scuola superiore di polizia: Giannaldo Grassi, esile simpatico povero timido arrampicatore sociale, chiamato il dr. Sax in quanto discreto musicista col suo strumento preferito, e Alba Doria, infanzia dorata con padre diplomatico e madre insopportabile, alta e magrolina, bella intelligente arrogante, capelli mogano castani, occhi luminosi sul verde con taglio obliquo, zigomi alti, ovale delicato, collo da cigno, che alla fine li aveva stracciati nettamente e sorprendentemente nella gara di tiro al poligono di Nettuno. Si erano occupati del caso della Sirenetta, una giovane straniera uccisa da un sadico; nel tentare di risolverlo avevano commesso errori e si erano coperti a vicenda. Romani li ricontatta, li convince che forse l'antica soluzione non era quella giusta, discutono a lungo (rievocando il passato), hanno avuto percorsi e carriere diverse. Biondo e Alba erano stati insieme per un po', lui è magari ancora innamorato, lei si sente attanagliata dal male della Triade Oscura, prova insieme attrazione e repulsione. Grassi aveva sposato Luisella, la figlia colta e bruttina di un potentissimo capo dei Servizi, si muove ormai nei meandri dei poteri istituzionali e finanziari. La nuova indagine si rivela ben presto piena di imprevisti e di pericoli, inevitabilmente rischiano la loro vita.

Un nuovo bel romanzo noir per lo scrittore giudice Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956), che riprende e rilancia la protagonista di un recente racconto lungo (nel volume collettaneo "Sbirre"). La seconda avventura si svolge qualche mese dopo la riuscita caccia al serial killer, Alba ne ha ricavato la consapevolezza di un forte disturbo della personalità (altro che "post-traumatico") e va regolarmente dall'analista, che la considera un poco folle e pericolosa. La Triade Oscura è una silenziosa compagna di vita, un doppio selvaggio col quale si è condannati a convivere, cocktail di narcisismo, sociopatia e capacità manipolatoria, senza mai attacchi di panico o compassione e spesso invece utile brachicardia o capacità di dominio, lei la ha e si sente una predestinata, tendenzialmente incontrollabile inafferrabile crudele. La godibile narrazione è in terza varia, alternando l'oggi al presente e il pregresso al passato, all'inizio più il secondo, sempre meno, finché non prevale la rischiosa complicata indagine contemporanea. Tutta noir in un contesto oscuro, fra pecore nere e divisioni nere, operazioni che lo Stato (il governo di turno, pro tempore) ha tutto l'interesse a fare ma che non può ammettere di aver condotto. Considerati i bisogni sadomaso di individui maschi insospettabili e funzionali, non si può che entrare in Rete fra le Luxuryslaves come Alba Nera Slave (da cui il titolo): ti si apre un mondo! Il vino bevuto meriterebbe una gustosa appendice alfabetica tecnica, aldilà dei vari superalcolici: Biancolella d'Ischia, Castelli romani, Falerno campano, Lettere di Grignano, Nebbiolo, Pinot Nero 2014, prosecco. Pur se non mancano Opera e cantautori, è il jazz a prevalere, trasgressione follia anarchia schizofrenia bastardaggine deformità di tanti suoi irrinunciabili interpreti.

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UN MESSAGGERO PER L'EUROPA

Robert Menasse, Trad. Simone Buttazzi, Sellerio Palermo, 2019 (orig. 2012)

Pag. 179, euro 16

Europa. Di recente e prossimamente. Se si segnano in nero su una cartina politica tutti i confini documentati dalla storiografia, sopra all'Europa si viene a creare una maglia così fitta da sembrare quasi una superficie omogenea. Se, sulla stessa cartina, si traccia una linea rossa a matita tra tutti gli stati che si sono fatti guerra, marcando i campi di battaglia e le linee dei fronti, la rete delle frontiere scompare del tutto sotto un campo tinto di rosso. Lo studioso austriaco Robert Menasse (Vienna, 1954) riflette sull'Unione europea, rovesciando tutti i luoghi comuni e mostrando come le accuse vanno piuttosto rivolte a politiche dei singoli Stati nazionali: dobbiamo criticare la situazione presente e dobbiamo offrire una visione degna di essere realizzata, ci vuole "Un messaggero per l'Europa", tanto più dopo le recenti elezioni del 2019. Stile serrato ed efficace, in fondo la risposta ad alcune delle tante domande rivoltegli presentando il libro (del 2012) in città europee.

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SHERLOCK HOLMES & PADRE BROWN. NOTE SUL ROMANZO POLIZIESCO

Antonio Gramsci, Marietti Bologna, 2019, Pag. 75, euro 8

In carcere. 1926-1937. Nel novembre 1926 la dittatura fascista arrestò Antonio Gramsci (1891-1937) da deputato in carica, reo di niente. Non ne uscì più. Sei mesi dopo lui rispose a una lettera della madre per rassicurarla: "la mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso. Non posso fare altro." Le chiese dei familiari, scherzò con lei e ricordò che le galline di casa gli avevano "rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!)". Da prigioniero politico, sottoposto a vessazioni e crudeltà, scrisse Lettere e Quaderni che sono una pietra miliare della letteratura italiana, riflettendo un po' su tutti i nostri usi e costumi, anche sui generi letterari, anche su protagonisti e metodi di giallisti british celebri (allora e sempre) come Conan Doyle e Chesterton. A Bologna nel 2017 si organizzarono conferenze sulle sue riflessioni, ora un agile volume riporta alcuni passi gramsciani e tre interessanti brevi saggi (Zaccuri, Chiara Daniele, Jean-Louis Ska).

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RISPONDI SE MI SENTI

Ninni Schulman, Marsilio Venezia, Trad. Stefania Forlani, 2017 (orig. 2013),

Pag. 458, euro 18,50

Hagfors, Värmland. Una settimana di ottobre. Nella regione a ovest di Stoccolma e al confine con la Norvegia, circa 10 mila laghi, foreste immense di abeti e mirtilli, e Klara, il più lungo fiume della Svezia, Petra Wilander, da poco capo della polizia, fa squadra con vari cittadini per la caccia all'alce. Quel freddo autunno, alla fine di una battuta, al capanno per la macellazione non si trovano né il 54enne Pär Sanner né la sua bionda figlia 13enne Alva. La Volvo è ancora dove hanno lasciato le auto per dirigersi agli appostamenti. Cercano Pär e lo trovano ucciso con la testa spappolata da uno sparo, Alva è sparita. Cominciano le indagini, ci si butta a corpo morto anche Magdalena Hansson, reporter del quotidiano di lì, in odore di chiusura, sempre stanchissima per l'appena nata Liv e l'assenza del compagno Petter, indaffaratissimo al lavoro. "Rispondi se mi senti" è il terzo romanzo di una riuscita serie noir della brava giornalista svedese Ninni Schulman (Lesjöfors, 1972).

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LETTERA AGLI ITALIANI COME ME

Elizabeth Arquinigo Pardo, People Gallarate, 2018, pag. 95, euro 9

Italia. Oggi. Elizabeth Arquinigo Pardo (Lima, Perù, 1990) si è trasferita nel nostro paese quando aveva dieci anni, ha studiato qui, si è laureata qui, opera da anni (qui e in missioni all'estero) nel campo dell'asilo politico, non ha ancora la cittadinanza italiana, anzi il recente decreto cosiddetto "insicurezza" ha rallentato l'iter. Lo scorso anno lavorava come interprete alla Questura di Milano, assunta tramite contratto di collaborazione con l'agenzia europea (EASO), scrisse tre missive al vice presidente del consiglio, poi questo bel libro come aperta "Lettera agli italiani come me". Non è accaduto niente, al danno si è pure aggiunta la beffa: nel febbraio 2019 il ministero degli Interni ha inviato una segnalazione; una direttiva ministeriale ad personam l'ha esonerata dall'incarico, senza spiegazioni; c'è una causa giudiziaria in corso. Intanto possiamo ben leggere la sua toccante intelligente riflessione da concittadina che purtroppo discriminiamo.

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LEONARDO SCIASCIA SCRITTORE EDITORE

OVVERO LA FELICITÀ DI FAR LIBRI

(a cura di Salvatore S. Nigro), Sellerio Palermo, 2019 (1° ed. 2003), Pag. 337, euro 16

Palermo. Secolo scorso. Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 - Palermo, 1989) fu di casa alla Sellerio, fondata dall'imprenditrice Elvira Giorgianni e dal marito fotografo Enzo Sellerio nel 1969, cinquant'anni fa. Era una specie di socio senza interessi finanziari nell'impresa, direttore editoriale, operatore dell'ufficio stampa e capo delle pubbliche relazioni, lettore e consulente per libri e titoli, spesso scrittore di tutte le parti non d'autore di quelli da editare. All'inizio (fino al numero 71) scriveva lui stesso i risvolti di copertina della magnifica sempiterna collana "La memoria" (ora giunta al 1135 e oltre), poi continuò riservandosene solo alcuni (oltre ai propri), finché visse. Aveva pensato di raccoglierli, anni dopo è uscito e, nel cinquantenario dell'editore siciliano, è ora ripreso con magnifica cura e copertina rigida un bel volume dei suoi testi: tutti i risvolti non firmati, le avvertenze editoriali, i segnalibri, le introduzioni. Una chicca!

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NEGRO. LETTERA AD UNA MADRE

Christian Kuate, Lìbrati, 2018 (or. fr. Lettre d'un Mbenguiste à sa mère, 2017), Trad. Gerardo Acerenza e Christian Kuate, Pag.191, euro 15

Camerunensi all'estero. Christian Kuate è nato a Doula nel 1982, nel 2007 è giunto all'Università di Trento, laureandosi in filosofia nel 2015. Fin da piccolo voleva scrivere, ad aprile 2017 ha così fatto uscire questo suo primo bel romanzo in Francia (gran parte dell'Africa è francofona per ragioni coloniali). Ora arriva la traduzione curata da lui stesso e dal docente di lingua francese che ha coinvolto gli studenti frequentanti il proprio corso. Fra il titolo italiano e quello francese c'è una differenza: il termine Mbenguiste indica i camerunensi nel mondo (all'inizio nella sola Francia), non c'è un equivalente, i nostri emigranti furono e sono semplicemente "italiani all'estero" (spesso non più rientrati). Lo spunto è dato da alcune vere emozioni e peripezie dall'autore. La missiva parte dall'avuta notizia della morte del padre, una scintilla inventata, per descrivere l'Italia e l'Europa dal punto di vista di chi viene considerato appunto meramente un "negro", uno dei tanti.

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LA SIMEIDE. UNA LOTTA VINCENTE

Tullio Bugari, Seri Macerata, 2019, Pag. 353, euro 15

Jesi (Ancona, Marche). 1977-1996. Ci voleva proprio che, prima o poi, ora qualcuno raccontasse la vertenza della Sima di Jesi, una fabbrica metalmeccanica, dal punto di vista degli operai che la fecero e la vinsero! La prima parte spiega il contesto storico geografico, la seconda come e perché la crisi finanziaria generale del 1977 si riverberò sull'azienda fin quando (quasi dieci anni dopo) si mise fine ai tentativi di smantellarla, la terza la successiva applicazione dell'accordo col passaggio alla multinazionale Caterpillar e con la ricollocazione nel mondo del lavoro anche dell'ultimo operaio della vecchia Sima. Lo studioso Tullio Bugari (Jesi, 1952) definisce "La Simeide" un'epopea; segue giorno per giorno, anno per anno, assemblee dentro e fuori la fabbrica, riunioni istituzionali, blocchi scioperi denunce incontri trattative, volantini e documenti, il progressivo efficace farsi carico degli operai, direttamente, della sorte propria e di quella dell'azienda.

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IL DETECTIVE KINDAICHI

Yokomizo Seishi, Sellerio, 2019 (orig. 1973), Trad. Francesco Vitucci, Pag. 212, euro 13

Villaggio di Yamanodani. Novembre 1937. La necessità di conoscere meglio le storie nazionali del genere di matrice occidentale crime, noir, thriller riguarda anche il Giappone. Uno dei propulsori fondatori, come editor prima e come grande scrittore poi, fu Yokomizo Seishi (1902 - 1981), anche premi letterari sono a lui dedicati. Scrisse decine di romanzi, molti divenuti film o serie tv, quasi tutti attorno a un personaggio, Kosuke Kindaichi, celeberrimo in patria e in vario modo resuscitato dopo la morte dell'autore. In italiano fu pubblicato un romanzo nel Giallo Mondadori negli anni ottanta. Con "Il detective Kindaichi" è ora proposto l'esordio investigativo del giovane, un classico dei delitti a porte chiuse, il caso del koto (strumento musicale dal suono ruvido) stregato: nella grande magione degli Ichiyanagi, ricchi e influenti possidenti, il primogenito Kenzō, assieme alla giovane moglie, vengono trovati morti immersi in un lago di sangue, nello stesso giorno delle nozze.

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IL CONSOLE ONORARIO

Graham Greene, Sellerio Palermo, 2019,Trad. Alessandro Carrera, Pag. 446, euro 15

Fiume Paraná, confine fra Argentina e Paraguay. Quasi cinquant'anni fa. Nella repubblica a nord c'è la terribile dittatura militare, nella repubblica a sud non ancora. Il 34enne dottore Eduardo Plarr è inglese, da venti anni è giunto in Argentina esule dal Paraguay solo con la madre (spagnola), il padre (inglese) restò lì a lavoraree non li raggiunse mai, a un certo punto scomparve. È amico del console onorario della zona, di basso rango e mezzo alcolizzato, Charley Fortnum, più anziano. Frequentano a letto la stessa bella donna, Clara, una delle ragazze della señora Sanchez. Un gruppo di guerriglieri paraguayani rapisce per sbaglio il console, a capo della banda c'è un ex prete amico del medico, le peripezie saranno aspre e dolorose. Con la cura di Domenico Scarpa, Sellerio ripubblica meritoriamente il grande scrittore inglese Graham Greene (1904-1991) e inizia con uno degli ultimi romanzi, bellissimo, "Il console onorario" (1973), nuova traduzione, breve introduzione di Baricco.

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GUIDA AL CINEMA NOIR

Stefano Di Marino, (in collaborazione con Michele Tetro), Letteratura, Odoya Bologna

2018, Pag. 601, euro 30

Usa e mondo. Da quasi un secolo. Noir è parola francese ma definisce un genere cinematografico americano. Fu impiegata dai critici d'oltralpe dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando scoprirono la cinematografia statunitense sino ad allora "vietata" e ripresa dalla cultura europea per film e romanzi della prima metà del Novecento. La definizione parte da cosa non è, argomenti e ambienti che non gli sono propri: il noir è più uno stato d'animo, un'atmosfera che resta nel confine urbano dell'ambiguo e del chiaroscuro. Ben venga, dunque, questa aggiornata colta "Guida al cinema noir" dello scrittore (con immensa videoteca) Stefano Di Marino (Milano, 1961), esaustiva pur non essendo un dizionario, strutturata in cinque parti (scena del crimine, figure del genere, crimini privati, personaggi e temi dell'era moderna, anti eroi del post Noir), riferimenti alla storia cronologica e a singole vicende nazionali, approfondimenti su protagonisti e casi "scottanti" di specifiche opere.

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GIUSTIZIA. SOCIALE E AMBIENTALE

Mario Salomone, Doppiavoce Napoli, 2019, Pag. 77, euro 11

Pianeta terra. Dal Neolitico a oggi, sempre più. La disuguaglianza nasce con la proprietà privata, quindi probabilmente, rispetto a un certo specifico egualitarismo del Pleistocene, le disuguaglianze compaiono tra 15 e 10.000 anni fa attraverso un processo graduale e multifattoriale, talora storicamente altalenante qui e là, prima e dopo. In un agile volumetto, "Giustizia", terzo della collana delle lettere e delle parole-chiave (curata da Ugo Leone), il sociologo dell'ambiente, protagonista della fondazione dell'educazione ambientale in Italia, Mario Salomone (Potenza, 1949) riassume i nessi fra giustizia libertà ed eguaglianza, descrive i principali volti dell'attuale ingiustizia sociale e ambientale, definisce i termini dell'indispensabile conversione ecologica del pianeta, una utopia necessaria.

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FORME DEL PAESAGGIO 1970-2018

Tullio Pericoli, Quodlibet Macerata, 2019, Pag. 253, euro 25

Colline, sopra e sotto, fuori e dentro, da mezzo secolo. Se e quando vi capita trascorrete ore o qualche giorno ad Ascoli nelle Marche. Fino al maggio 2020 resterà aperta una splendida mostra il cui catalogo è appena uscito in un'ottima curata edizione: Tullio Pericoli,"Forme del paesaggio 1970-2018". Pericoli (Colli del Tronto, 1936) è uno dei più grandi illustratori giornalistici viventi (non solo italiani) e ha sempre continuato a dedicarsi soprattutto alla pittura, con una produzione di opere di alta qualità. La mostra prende spunto dai recenti terremoti del 2016 in quell'area a cavallo fra Lazio Marche Umbria (dipinti del 2017-2018) e va progressivamente cronologicamente indietro sino all'iniziale (significativo) "Focolaio sismico" del 1971; oli su tela, acquerelli, chine e matite su carta, immagini stratificate, sezioni materiche. Nel catalogo interessanti saggi (pure nella traduzione inglese) di Silvia Ballestra, Salvatore Settis e Claudio Cerritelli (curatore della mostra).

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DELITTI SENZA CASTIGO. UN'INDAGINE INEDITA DI SARTI ANTONIO

Loriano Macchiavelli, Einaudi Torino, 2019, Pag. 256, euro 17,50

Bologna. Tempo fa, 1992-94, anni dello stragismo. Fra rapine e delitti, falsari e attentati s'ingegna il rigoroso incarognito sergente Sarti Antonio, affranto soprattutto perché hanno malmenato il mite Settepaltò (indossa sette regolamentari cappotti per proteggersi dalle radiazioni); tenacemente fino alla fine cercherà anche quel colpevole, correndo non pochi rischi. Non si sa come Sarti sia arrivato dalla montagna dove pare abbia avuto i natali nella città dove si muove, vive, beve un caffè dietro l'altro, si è preso la colite spastica di origine nervosa, incontra tutti i possibili guai (e scene criminali) della vita. Sappiamo che un bel giorno del 1974 il mitico bravissimo Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934) se l'è trovato fra line e quarantacinque anni dopo viaggia ancora meravigliosamente con noi sull'auto 28. Macchiavelli scrisse "Delitti senza castigo" nell'ottobre 1998, sospendendolo in attesa di un finale soddisfacente. Ora lo ha trovato. Ne siamo molto soddisfatti.

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COME UNA LAMA

Maria Vittoria Pichi, Ventura (1° ed. 2011), 2018, pag. 144, 12 euro

Padova. 1981-82. È bene conoscere questa dolorosa storia vera, raccontata in prima con nitore e garbo. Il 17 dicembre 1981 venne rapito a Verona il generale Nato James Lee Dozier. Undici giorni dopo viene arrestata a Padova Maria Vittoria Pichi (Senigallia, 1954), lì dal 1973, laureata, contrattista in una farmacia a 20 km dalla città. Aveva appena compiuto 27 anni, viveva con Paolo, il cane Botolo e una coppia di coinquilini. La polizia dichiara di aver arrestato "quattro brigatisti della colonna veneta". Falso, nonostante titoloni nazionali e marchigiani. Resterà in carcere fino al 6 aprile, Paolo fino al 10 ottobre. Il processo del 1988 dirà del "vuoto probatorio assoluto", nessun clamore, nessun risarcimento. Nel 2009, dopo altre due perquisizioni fasulle, Maria Vittoria ha trovato il coraggio di raccontare quella vicenda, "Come una lama", quanto di brutto accaduto durante, quanto di complicato accaduto dopo. Leggetela, nei primi mesi del 2019 ha già vinto vari premi letterari.

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VENTO IN SCATOLA

Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, Noir, Sellerio, 2019, Pag. 205, euro 14

Casa circondariale Antonio Gramsci di Pisa. Pochi giorni fa. Il tunisino Mohammed Bourifa, nato a Biserta il 15 agosto 1990, altezza e corporatura medie, minuto, ben rasato, occhiali, è uno dei tanti passeggeri del volo per Heathrow; viene chiamato per l'imbarco ma non reagisce subito; il suo vero nome suona Salim Mohammed Salah e non è abituato a sentirsi chiamare diversamente. Riesce a portare a bordo un coltello e, venti minuti dopo il decollo, chiama una hostess e le fa furtivamente vedere la tessera plastificata di ispettore ENAC in formazione, ora testimone di un'infrazione dell'aeroporto di partenza. Prima del poliziotto, però, faceva il detenuto a Pisa. Era stato arrestato per errore a inizio 2018, senza saperlo aveva cinquecento grammi di cocaina nella vecchia Mercedes usata appena acquistata, sostando in divieto vicino alla stazione. Allora non parlava italiano, non gli era stato possibile spiegare o incolpare altri, tanto più che era fuggito dalla patria dopo aver realizzato una truffa per un milione di dinari, circa trecentomila euro. Gli danno da scontare sei anni e mezzo. Si era laureato in economia e finanza all'Università di Gafsa (povera città ricca di fosfati e tappeti), aveva aperto una ditta di brokeraggio, esperto di flash trading; in carcere si arrabatta, impara la lingua, diventa esperto di sopravvivenza materiale, studia le persone (colleghi di pena e personale di guardia), cerca di far fruttare le sue competenze e i 250.000 segretamente accantonati. Ci sono camorristi e infiltrati che provano a servirsi di lui, che si affeziona soprattutto all'assistente scelto ignorante e sospettoso Gualtiero Molisano, ciociaro con moglie vegetariana. In cella per quasi un anno riesce chissà come a cucinare prelibatezze e se lo conquista, sono entrambi reclusi, di fatto e di diritto, affronteranno vecchi e nuovi crimini, correranno rischi, ci sono tanti modi di vivere e morire in prigione.

Evviva. Il bravo allegro chimico scrittore Marco Malvaldi (Pisa, 1974) fece un corso di scrittura alla casa Circondariale Don Bosco della sua città nel 2012, in quell'occasione conobbe Glay Ghammouri, un tunisino oggi di circa 40 anni che deve scontarne altri 27. Firmò la prefazione della raccolta di poesie realizzata da Glay e decisero poi di scrivere insieme un romanzo, ottima idea, "per essere autenticamente liberi occorre conoscere il carcere", importante per noi e per tutti. Nel testo brilla lo stile frizzante concatenato divertente di Malvaldi, una trama noir a più livelli, benissimo mescolati all'interno di un contesto che può essere raccontato solo avendolo un poco vissuto: la privazione di (quasi) ogni libertà nelle piccole celle (pure quelle lisce), convivendo accanto ad altri umani detenuti e dentro dinamiche peculiari. Ogni carcere fa storia a sé stante, a seconda di chi lo dirige e di chi lo frequenta. Nella vicenda raccontata il direttore è praticamente assente, il vice è una brava persona, c'è sovraffollamento da mesi (trecento reclusi per una capienza di duecentodieci), oltre cento musulmani con la mensa che poco rispetta il Ramadan e casi di radicalizzazione, poco più di venti assistenti penitenziari. Un ruolo cruciale è svolto da competenti usi e costumi arabi: la finanza, la lingua, la cucina. Memorabili le ricette, Muhammara e Fessenjun fra le altre. Quando Gualtiero tenta Giuditta con polpettine nella salsa di spezie aggiunge pomodoro e scelgono vino bianco. Il proverbio tunisino sul vento (da cui il titolo) Salim forse lo inventa, quelli da ricordare stanno in Toscana, dove c'è un proverbio per ogni cosa, più modi di dire che altro, tanto ne esiste uno che dice bianco e un altro che dice nero. Noir di gusto.

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L'UOMO DEI TULIPANI

Elia Banelli, Noir, Alter Ego Viterbo, 2018

Roma, Perugia e Città di Castello. Un weekend del novembre 2016. Il bancario Lorenzo Fiorucci, fidanzato con Roberta e appassionato di tulipani, è dall'analista Renato Ferretti in un elegante studio ai Parioli. Nemmeno a lui lo dice, forse non potrebbe capire che ha deciso davvero di uccidere. Si sente diverso, fuori controllo nella giungla umana; non riesce più a reprimere la piovra oscura che lo sta lentamente divorando, ha in mente un disegno cattivo per aprire il sipario su una nuova vita. Quel fine settimana va a trascorrerlo nella graziosa e malinconica cittadina adagiata sulle colline umbre e, per venticinque euro a notte, ha affittato l'ultimo appartamento mansarda dall'anziana donna Maria, occhi azzurri e severi. Arriva il venerdì sera e ha subito l'impulso di strangolarla da dietro, poi decide di aspettare, l'appuntamento con la prima vittima è per il giorno dopo. Sabato parte all'alba in treno per Perugia anche la bella avvocata Laura Cutrì, laureata da non molto e motivata praticante, avrebbe voluto restare nella capitale e uscire con un Andrea da poco conosciuto in discoteca (l'aveva invitata a cena al suo ristorante preferito di Ponte Milvio e l'attizza proprio), ma l'avvocato Bianchi le ha chiesto di partecipare al convegno della mattina sull'attività forense al servizio del credito bancario, poi di incontrare nel pomeriggio un importante cliente in una sperduta località umbra, sarà una giornata che le sconvolgerà la vita, ma ancora non lo sa. Intanto, preda di un'allucinazione fra le bancarelle, Lorenzo ostruisce il passaggio a una vecchia e, dopo poco, vede che le è caduto un vaso di fiori in testa, uccidendola, si tratta giustappunto di donna Maria. Il giovane appuntato dei carabinieri Orazio Franco Laganà, padre calabrese, vede un petalo e non è convinto che si tratti di un incidente, clandestinamente continua a indagare. Seguiranno molte altre morti sospette prima che si riesca forse a comprendere gli arzigogolati fili criminali.

Il giornalista e consulente finanziario Elia Banelli (Catanzaro, 1983) è all'esordio letterario, narra in prima persona del tormentato Lorenzo e in terza sugli altri vari personaggi. Sessantasei capitoli ben architettati, anche se con qualche fragile ingranaggio di troppo e talune descrizioni stereotipate. L'instabilità psichica gioca un ruolo determinante, i percorsi cervellotici di ciascuno, con regie e destini intrecciati intorno a una mente criminale che resta a lungo invisibile e dietro le quinte, l'uomo dei tulipani (da cui il titolo). Non solo fiori e opere di bene, nulla affatto. Quando Lorenzo giunge nel borgo medievale sul Tevere, c'è la tradizionale annuale Fiera nazionale dei tartufi (soprattutto) bianchi, alcuni custoditi in spesse teche di vetro come fossero gioielli, stradine e piazzette brulicanti di visitatori. L'incontro cruciale avviene però altrove, sull'Isola Maggiore, bel posto; ma non sarà finita lì! Segnalo il tipico liquore appenninico per correggere il caffè, il Varnelli, non tanto simile alla sambuca, più secco. La radio consente finalmente di ascoltare Freddie Mercury, raggiante, che canta The Show Must Go On.

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L'INVENZIONE OCCASIONALE

Elena Ferrante, Edizioni e/o, Illustrazione di Andrea Ucini, 2019, Pag. 119, euro 18

Italia e Europa. Negli ultimi anni. The Guardian è uno straordinario indipendente organo d'informazione inglese, compirà due secoli di vita nel 2021, settimanale all'inizio, quotidiano dal 1852, considerato da decenni riferimento principale degli elettori laburisti (liberal, radical, progressisti, di sinistra, che dir si voglia), lettura importante pure fuori dai confini dell'isola oltre Manica. Dal gennaio 2018 è in formato tabloid. Alla fine del 2017 il Guardian chiese a un'autorevole personalità italiana, Elena Ferrante, autrice di libri di successo in ricca parte del mondo, di tenere una rubrica settimanale su argomenti di varia attualità, concordati e non prefissati rigidamente dalla redazione, che avrebbe inviato temi e questioni in parte segnalati anche da Ferrante, sui quali sarebbe poi stato imbastito il pezzo autorale. E così fu, dal 20 gennaio 2018 al 12 gennaio 2019 ogni sabato è uscito sul quotidiano (che non esce la domenica) un articolo di Elena Ferrante, accompagnato da disegni del musicista e illustratore concettuale italiano Andrea Ucini (che vive e lavora in Danimarca), originariamente scritto in italiano (tradotto in inglese da Ann Goldstein), editato e titolato (da Melissa Denes). Ora, nella primavera 2019, le deliziose opere, frammenti letterari e grafiche colorate, sono cronologicamente raccolte in volume dallo storico scopritore editore italiano di Ferrante. Introducendo il libro, spiega la novità della scrittura: non l'autonoma scelta e il lavorio di cancellazioni e sostituzioni di parole frasi azioni storie, con i propri modi e tempi, bensì l'urto tra uno stimolo esterno e l'urgenza della stesura: piccole esperienze esemplari, intuizioni improvvise, conclusioni brusche. Insomma, come sintetizza il titolo, sono "invenzioni occasionali, non diverse del resto da quelle con cui reagiamo ogni giorno al mondo in cui ci è capitato di vivere".

La data di nascita di Elena Ferrante è il 1990, quando uscì "L'amore molesto", il primo romanzo con il suo nome e cognome. Da allora è una figura pubblica, incontrata da tanti in vari luoghi (a Napoli e non solo) con età e aspetto di sapiens in carne e ossa, conosciuta da molti più come autrice di bellissime narrazioni da quasi trent'anni. È con questo ruolo che rilascia interviste a distanza, subisce ricerche identitarie, paga comunque le tasse, esprime opinioni da stampare, ha collaborato col Guardian. Di chi sono le riflessioni sulla politica e il cinema, sull'infanzia e la maternità, sulla vita di coppia e il sesso, sulle prime volte e la paura, sul sonno e le piante, sulla dipendenza dal fumo e l'indipendenza dagli esclamativi, sulla letteratura e "il più straordinario dei poeti italiani" Leopardi? Certo, di una donna, visto che ad Elena corrispondono sempre desinenze femminili. Certo, di una persona di cittadinanza italiana, visto che Ferrante scrive da sempre nella nostra lingua e nel nostro contesto istituzionale. Epperò c'è l'artificio che va ancora segnalato, il filo sottile di demarcazione che lega verità e finzione, quel che pensa un cervello identificato con quel che noi pensiamo potrebbe argomentare chi è stato capace di scrivere le frantumagliose moleste storie delle amiche geniali. Per noi che siamo da sempre innamorati della scrittrice si tratta di altri bei testi illustrati da tenere accanto, per chi ancora non la conosce, non ne ha letto né visto le riduzioni telecinematografiche, di un interessante spaccato sulla vita intellettuale dei tempi moderni. "Amo il mio paese ma non ho alcuno spirito patriottico e nessun orgoglio nazionale... I caratteri nazionali mi sembrano semplificazioni che vanno combattute". La nazionalità linguistica è "un punto di partenza per dialogare, ... guardare oltre confine, oltre tutti i confini, innanzitutto quelli di genere". "Non ho mai votato per i Cinquestelle... La guerra contro il Movimento ha impedito di vedere che il pericolo era altrove. Mi riferisco alla Lega di Matteo Salvini".

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IMPERFEZIONE. UNA STORIA NATURALE

Telmo Pievani, Scienza, Raffaello Cortina, 2019

Ovunque e in nessuna parte. Da 13,82 miliardi di anni fa a un attimo dopo ora. In principio fu l'imperfezione, una piccolissima infinitesimale anomalia divenne scaturigine di ogni cosa. Il nostro universo è l'incessante metamorfosi di uno stato perfetto di vuoto quantistico, pieno di tutto, brulicante di oscillazioni casuali, inquieto, ribollente. Una "ribellione" degli inflatoni, una minuscola deviazione fortuita, un deragliamento e la simmetria primeva si spezzò, ne scaturì un'esotica biodiversità di particelle elementari, la materia prevalse di un soffio sull'antimateria. Si può partire da molto spazio-tempo fa per seguire la cascata innumerevole di altre asimmetrie, ramificazioni e aggregazioni e fare così la storia naturale dell'imperfezione e delle sue scientifiche leggi, durature anche nel nostro spazio-tempo. Il filosofo delle scienze naturali Telmo Pievani ci accompagna con precisione e ironia nel mirabile viaggio e sceglie come incipit per ognuno dei sette tratti di strada una citazione da Voltaire (Candido, o l'Ottimismo), protagoniste le opinioni di Pangloss, mitico insegnante di metafisico-teologo-cosmoloscemologia. Il primo tratto si conclude con l'abiogenesi, l'imperfezione biologica, quando intorno a 3,5 miliardi di anni fa emersero forme di vita autoreplicanti a partire dalla chimica della materia inanimata, una ricetta (la nostra) a base di amminoacidi, nucleotidi, zuccheri e grassi. Poi venne fuori che la membrana che li imprigionò non era impermeabile (scambiava materiali con l'esterno, nutrienti immigrati e scarti emigranti) e cominciò il gioco dell'autoreplicazione (le catene di RNA e il polimero del DNA entrarono in scena non senza casuali errori di copiatura). Per sopravvivere in ambienti che cambiano (o cambiare ambiente) bisogna saper variare, trovare compromessi instabili e precari col proprio organismo e con gli altri organismi, sempre più multicellulari e biodiversi. Non sempre ci si riesce, la maggioranza delle specie esistite si sono già estinte, batteri piante sesso animali, un mondo di possibilità. Passo passo (non c'è cronologia che tenga) affrontiamo l'evoluzionismo darwiniano, la selezione naturale, la cooptazione funzionale, i geni dormienti e i DNA spazzatura, lo sgraziato fragile ambivalente cervello umano, le nostre storie.

Telmo Pievani (Bergamo, 1970) fu allievo di un grande scienziato americano, è prorettore a Padova, oggi lui stesso maestro di cultura scientifica universale. Da secoli in letteratura va di moda far tornare antichi personaggi dei grandi classici con autori moderni, libri che avrebbero potuto scrivere Poe o Conan Doyle, Chandler o Montalban. Il suo libro ha gli stessi competente scientifico garbo, curioso punteggiato equilibrio, ricchi multidisciplinari riferimenti di quelli meravigliosi di Stephen Jay Gould (1941-2002). Pur tuttavia, al cinema continua a non andar di moda fare spoiler, nessuno me ne voglia per la sintesi del libro di Pievani, il piacere della lettura e la necessità di metterlo nella propria biblioteca non ne saranno intaccati. Da quel che ho capito le sei leggi dell'imperfezione sono più o meno le seguenti, vengono fuori pian piano dallo spazio-tempo: la contingenza cambia spesso imprevedibilmente le regole del gioco evolutivo; il compromesso vitale è risultato di interessi diversi e spinte selettive antagoniste; i vincoli storici, fisici, strutturali e di sviluppo condizionano e relativizzano pure la selezione naturale; il riuso di strutture già esistenti e sub ottimali è molto frequente; la cipolla ha molti più geni dei sapiens anche perché l'evoluzione è la trasformazione del possibile e l'eccedenza tollerabile una precondizione; la Regina Rossa (Carroll) corre all'infinito e sempre più velocemente per poter restare sullo stesso posto, pure noi (come tutti i viventi, sapienti o meno) ci ritroviamo di continuo sfasati e inadatti rispetto alle mutazioni del contesto biotico e abiotico che abbiamo intorno, ancor più da quando c'è disaccoppiamento fra i tempi lenti della biologia e i tempi frenetici della cultura. Perfettamente spiegate (nel libro).

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STORIA REAZIONARIA DEL CALCIO

Massimo Fini e Giancarlo Padovan, Marsilio Venezia, 2019, Pag. 263, euro 17

Normalmente calcio. 1863-2019. Le diciassette regole che disciplinano il gioco più seguito in Italia e nel mondo furono redatte nell'ottobre 1863, alcune nuove disposizioni entreranno in vigore dal luglio 2019 per tutti i campionati e le coppe. Poi c'è stato e c'è il calcio giocato. Il noto scrittore e tifoso Massimo Fini (Cremeno, 1943) e il noto giornalista e allenatore Giancarlo Padovan (Cittadella, 1958) sottolineano che l'enorme diffusione ed enfatizzazione del calcio, con il crescente ruolo di economia e tecnologia, è uno specchio delle trasformazioni avvenute nel nostro mondo. Così, essendo convinti che il passato sia stato più avvincente, affascinante perché imprevedibile, del presente hanno scritto insieme una "Storia reazionaria del calcio", partite azioni gol, protagonismi in campo e fuori, partite spalmate ogni giorno ogni ora, nevrosi tecnologica invadente e disumana (tv, moviola, var), tifo aggressivo e identitario. Postfazione di Antonio Padellaro.

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IN FONDO ALLA PALUDE

Joe R. Lansdale, Traduzione di Andrea Mattacheo, Noir,

Einaudi, 2019 (orig. 2000, The Bottoms), Pag. 315, euro 13

Texas orientale. 1933 e 1934, nella Depressione. Harry non aveva ancora 12 anni e la sorella Tom Thomasina solo nove. Vivevano a Marvel Creek, nel bosco vicino al fiume Sabine, con la brava mamma, il padre barbiere e contadino, e Toby vecchio bastardo da caccia, un po' segugio, un po' terrier. Quasi settant'anni dopo Harry è in una casa di riposo con il corpo in decomposizione e ricorda bene quel che successe, la fine della sua infanzia. Sembrava che Toby stesse per morire, fosse da seppellire. Non c'erano insegnanti in paese, ancora non si andava a scuola, fratello e sorella pescano e scorrazzano, il padre li lascia allontanarsi con cane e carriola. Harry vede un ammasso tra i rovi nelle acque della palude, il cadavere martoriato di una donna nera, una brutta storia con i bianchi del Klan. Non tutto tornerà alla fine, a differenza che nei polizieschi della nonna. Einaudi pubblica tutto Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951). "In fondo alla palude" è bel romanzo di quasi venti anni fa.