RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

CHARCOAL JOE

Walter Mosley, Traduzione di Fabrizio Coppola, Noir, Bompiani Giunti, Firenze Milano, 2020 (orig. 2016), Pag. 413 euro 18

Los Angeles. Maggio 1968. Il 48enne afroamericano Ezekiel Porterhouse Easy Rawlins è in splendida forma. Ne sentivamo molto la mancanza. Da tre mesi ha avviato la propria agenzia investigativa WRENS-L in un quartiere bianco, con due dei migliori detective che conosce, l'ebreo Saul Lynx e Tinsford "Whisper" Natly, negro di St. Louis, soci alla pari, con una deliziosa receptionist meticcia, Niska Redman. Ognuno gestisce i propri casi da seguire, alla bisogna si aiutano. Non beve più, fuma solo una sigaretta al giorno, si sposta a piedi quando può. Ha due amati figli e una donna meravigliosa, Bonnie, hostess Air France, alla quale proprio quella sera ha deciso di donare un anello in oro e platino con un diamante da mezzo carato tagliato in modo strepitoso, per chiederle di sposarlo. Arriva nel suo ufficio Raymond Mouse Alexander, il fraterno amico 47enne, spregevole killer psicopatico, che non ha mai avuto un'occupazione onesta in tutta la vita e che ancora si guadagna la ricca sopravvivenza con una gang internazionale di rapinatori, lavorando come guardaspalle, picchiatore e tuttofare. Ora ha una nuova interessante prospettiva occupazionale e un messaggio d'emergenza da recapitargli: il pessimo potente Charcoal Joe si è beccato tre mesi di prigione per aver reagito a uno sprezzante commento razzista e ha comunque urgente bisogno di far scagionare un ragazzo 22enne laureato in Fisica, ingiustamente accusato di omicidio. Mouse consegna a Easy cinquemila dollari e lo invita a farsi spiegare tutto da Joe il giorno dopo al penitenziario. Risposta: "Cheddar o Blue?... vorrei solo sapere che formaggio avete messo in questa trappola." Il caso nasconde sordide tresche di varie criminalità organizzate con tanti soldi di mezzo. Bonnie lo ama ma se ne va, lasciandolo per un re storpio in sedia a rotelle. Ne capiteranno di tutti i colori (non solo della pelle).

Walter Mosley è in splendida forma. Ne sentivamo molto la mancanza. L'eccelso scrittore statunitense Walter Ellis Mosley (Los Angeles, 12 gennaio 1952), padre bibliotecario scolastico e madre impiegata ebrea, laureato in scienze politiche, da trent'anni scrive intensi bellissimi testi di tutti i generi. Il primo romanzo della serie Easy risale al 1990 (Devil in a Blue Dress, Sonzogno 1991), portato sullo schermo da Denzel Washington nel 1995; ne seguirono altri tredici, tuttavia cinque degli ultimi otto non sono stati mai tradotti e l'ultima versione in italiano risaliva al 2010, dieci anni fa. Un peccato: lode a chi lo riconsegna alle nostre librerie e ai concittadini lettori. La narrazione è in prima al passato, lo stile curato e pastoso, i dialoghi si confermano scoppiettanti e godibili, la trama un noir disincantato, mescolando varie minute altre storie ed emozioni, non solo violenza e denaro. Tanti muoiono. Siamo in un'altra epoca, si fa l'amore spesso nonostante le delusioni e ci si ferma dove capita a cercare un telefono con le monetine. Niente computer e molte antiche forme di razzismo: "è incredibile come due persone possano arrivare a odiarsi senza sapere nulla dell'altra." Ci accorgiamo che BlackLiverMatter è slogan necessario da quasi due secoli; qui il punto di vista è nero, o meglio marrone (le infinite sfumature del marrone sono descritte nei dettagli meticci) con la rabbia misurata, le cento intelligenti battute e i mille espedienti per non farsi sopraffare. L'autore cita spesso Darwin, anche esplicitamente. Confacenti titolo e copertina. Segnalo l'accumulatore compulsivo, a pagina 330, l'economia dell'amore, a pagina 372, e la duratura pozione di Mama Jo che fa concentrare su una cosa solo abbandonando le altre preoccupazioni. Qualche inghippo di lettura, causa traduzione o editing. Vino rosso e grande musica, nero o classica che sia.


I TRUFFATORI

Jim Thompson, Traduzione di Anna Martini, Noir, HarperCollins Milano, 2020 (orig. The Grifters 1963; prima edizione italiana, Fanucci 2010), Pag. 269 euro 15

California. Anni sessanta. Roy Dillon arriva alla sua auto e vomita. Ha appena ricevuto nello stomaco un violentissimo colpo con una mazza segata dal giovane commesso del negozietto dove aveva messo a segno il venti, uno dei trucchetti classici (insieme allo schiaffo e al cubetto) dei piccoli delinquenti. Si ferma la polizia, se la cava, va a rifugiarsi in una camera a sud. Vive di truffe e raggiri, sta con Moira, è proprio nei guai. Scoprendolo chissà come, si presenta la giovane madre Lilly (solo 14 anni in più), che non vorrebbe aiutare lui e non sopporta lei, ma ha bisogno di denaro. Ricominciano le avventure criminali e vitali. Un po' come le avete viste nel bel film tratto dal romanzo, Rischiose abitudini di Stephen Frears, con i tre interpretati da John Cusack, Annette Bening, Anjelica Huston. "I truffatori" è un altro straordinario romanzo del mitico scrittore e sceneggiatore americano James MyersJim Thompson (1906-1977), riedito in Italia per la goduria degli appassionati.


TERRAFUTURA. DIALOGHI CON PAPA FRANCESCO SULL'ECOLOGIA INTEGRALE

Carlo Petrini, Scienza, Giunti e Slow Food Editore, 2020, Pag. 238, euro 16

Pianeta umano. Realtà trascorse e scenari futuri. La crisi ecologica della Terra è la crisi stessa della civiltà tecnico-scientifica e costituisce il capo d'accusa fondamentale a uno dei miti del nostro tempo: il progresso. La ragione della perversità di certi meccanismi in atto è costituita dalla concezione meramente economica o economicistica dello sviluppo, concepito ingenuamente quanto irresponsabilmente come un processo rettilineo, quasi automatico e di per sé illimitato. Le tecnologie e le scienze naturali nascondono sempre precisi interessi umani e non prescindono mai da determinati valori. Le civiltà occidentali hanno maturato l'egemonia di una sorta di concezione dicotomica tra cultura e natura, tra coscienza e mondo della vita: tale dicotomia conduce a una visione del tutto strumentale della natura, considerata come oggetto esterno su cui l'uomo può esercitare indiscriminatamente il proprio dominio e non piuttosto come habitat o ecosistema entro cui si svolge la vita umana, perciò come dimensione costitutiva del proprio essere e del proprio divenire. Il capitolo quarto dell'enciclica papale Laudato si' del 2015 è dunque intitolato "Un'ecologia integrale" e affronta con rigore scientifico e religiosità moderna necessità e urgenza per tutti gli umani, per tutti i sapiens, credenti e non credenti, di tornare all'armonia con la Terra tenendo conto del contesto post-industriale in cui ci troviamo. Monsignor Domenico Pompili è il vescovo di Rieti e un amico di Slow Food: fin dal 2013 ha favorito l'incontro diretto fra il papa e un agnostico, fra un cattolico e un ex comunista, fra un argentino e un italiano, fra un teologo e un gastronomo. Prima una telefonata, poi scambi epistolari, poi incontri sulle comunità di sostegno all'enciclica promosse da Slow Food, poi tre diverse conversazioni dedicate nell'arco di tre anni, infine un bel volume che ne raccoglie i testi, integrandoli con altre riflessioni e documenti.

Il fondatore di Slow Food e ora presidente della relativa struttura internazionale Carlo Carlin Petrini (Bra, Langhe, 1949) e papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio (Flores, Buenos Aires, 1936), firmano un volume interessante e stimolante. Dopo la prefazione di Pompili la struttura è distinta in due corpose parti. Nella prima leggiamo i dialoghi fra le due personalità svoltisi il 30 maggio 2018, il 2 luglio 2019 (prima della pandemia Covid-19) e il 9 luglio 2020 (dopo la morte di Luis Sepúlveda, da entrambi molto citato e col quale la prima chiacchierata si apre). Nella seconda parte vi sono approfondimenti e spunti su cinque cruciali tematiche, frutto di riflessioni individuali ma coerenti e parallele: biodiversità, economia, migrazioni, educazione, comunità; ogni volta un'introduzione di Petrini, seguita da ampi stralci di Esortazioni Apostoliche, lettere e messaggi ufficiali di papa Francesco. I ricavi del libro saranno destinati al progetto di promuovere ad Amatrice un Centro studi dedicato all'ecologia integrale, chiamato "Casa Futuro - Centro Studi Laudato si'", in un edificio lesionato dal terremoto. Integrale vuol dire per entrambi che occorre affrontare insieme la crisi ecologica e le diseguaglianze sociali, che la biodiversità è valore insieme degli ecosistemi e delle culture (come afferma da quasi tre decenni anche l'apposita Convenzione Onu), che il meticciamento è costitutivo della nostra specie e può renderci tutti più a nostro agio in ogni modo e mondo. L'uso delle parole e i riferimenti scientifici sono accurati ma non precludono una lettura agile, chiara, piacevole. Le migrazioni sono ovunque, nel testo e nella realtà, opportunamente senza tanti


TRE PASSI PER UN DELITTO

Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Noir, Einaudi Torino, 2020, Pag. 193 euro 17

Roma. Primavera 2019. Il commissario Davide Brandi, giovane speranza dell'ordine pubblico nazionale, arriva sul luogo del delitto. In un palazzo tranquillo, in una zona residenziale del centro, in un bell'appartamento del quartiere Prati, sotto un grande quadro con La Piccola Fiammiferaia, la donna delle pulizie ha trovato il cadavere di una splendida ragazza in négligé, Giada Colonna, ventotto anni, laureata in Storia dell'arte. Cranio devastato da un solo violento colpo alle spalle. Nessun mobile rovesciato o cassetto svuotato. Nessuna traccia di rapina. C'è sperma nella vagina, cercano di ricostruire le ultime chiamate e gli ultimi contatti. Giada aveva un misterioso attempato amante, infine risalgono a Marco Valerio Guerra, basso e tarchiato, occhi grigi e sguardo acuminato, un settantenne ricchissimo e famoso, certo non bello, che li riceve al settimo piano dello stabile della sua Fondazione in via del Corso. E confessa di essere l'autore dell'omicidio con un lungo sproloquio senza interruzioni. Si considera di intelligenza superiore, un'insuperabile intelligenza emotiva coniugata all'altrettanto innata capacità di manipolare le coscienze e di acquisire strumenti funzionali alle strategie, un burattinaio salito alla massima altezza di denaro e potere, che di fronte ha avuto sempre solo marionette, anche coloro che lo stanno ascoltando ora. Era nato in una famiglia aristocratica di facciata (poi in realtà con le pezze al culo), si era sposato ed è sempre restato (senza alcuna fedeltà) con la moglie Anna Carla Santucci, bella alta annoiata figlia di chi poteva garantirgli un forte investimento iniziale, hanno Lorenzo, figlio quarantenne che lui scansa detestandosi a vicenda, da tempo nemmeno lo vede. Giada ha introdotto una crepa nella sua vicenda di esclusivi successi, non se lo aspettava, è disposto a pagarne le conseguenze.

Tre bravi scrittori italiani hanno concertato un romanzo inusuale a tre ingegni e trenta dita. Inizia De Cataldo (Taranto, 1956) raccontando in prima persona il commissario Brandi alle prese con il caso della vita; segue De Giovanni (Napoli, 1958) con la spontanea dichiarazione confessione autobiografia dell'odioso manipolatore e astuto affabulatore Marco Valerio, prima adulato, poi disprezzato da tanti e dai media, ma che vuole restare arbitro dei destini umani; chiude provvisoriamente Cassar Scalia (Noto, 1977) narrando i riflettuti pensieri di Anna Carla, alla quale proprio la sera del delitto il marito aveva telefonato segnalando che era stato lasciato da Giada, mentre Anna Carla era alle Terme dei Papi di Viterbo con due amiche, tutte e tre ben consapevoli delle frequenti amanti di lui, ora reo confesso di un delitto che però non ha commesso, lei ne è convinta. Al secondo conclusivo turno la sequenza è ovviamente diversa: Marco Valerio continua a testimoniare; Anna Carla risponde alle immediate domande del commissario e, nei giorni successivi, intuisce progressivamente i dubbi dell'investigatore sulla verità; Brandi deve capire tutte le crepe della storia prima di tirare le fila, a suo modo, barcamenandosi fra tecniche e trucchi di chi fa l'inquirente con perspicacia. I tre autori hanno scommesso con successo anche con la propria identità letteraria: difficile rintracciare il Libanese o Spinori nello stile di Brandi, Ricciardi o un Bastardo nello stile di Guerra, Guarrasi in Santucci. Il filo unitario di eventi e relazioni tiene, l'esperimento ha funzionato. In auto Anna Carla cerca un canale nostalgico, in ordine di apparizione Fred Bongusto, Gino Paoli, Ornella Vanoni. A Marco Valerio piacciono sesso, macchine sportive e, ovviamente, il brandy.


STORIA NATURALE DELLA BIRRA

Rob DeSalle e Ian Tattersall, Gianni Pannofino, Antropologia, Codice Torino, 2020 (orig. 2019), Pag. 292, euro 27

Comunità umane sapienti. Da migliaia di anni. Zuccheri (soprattutto in cereali e frutta) + lieviti (funghi, ovunque) = alcol + anidride carbonica, la formula è semplice. La birra è probabilmente la bevanda alcolica più antica al mondo e certamente la più importante sul piano storico. Il biologo molecolare Rob DeSalle e l'antropologo Ian Tattersall, scienziati americani, avevano scritto insieme, bevendo insieme, una storia naturale del vino "Il tempo in una bottiglia" (2013). Ora ci dicono tutto sulla "Storia naturale della birra", scienza e aneddoti. Dalle prime rudimentali pratiche di fermentazione dei sumeri fino al rinnovato amore per la produzione artigianale nell'America di oggi, narrano storie intriganti e sorprendenti con acume e divertimento. Ecologia, primatologia, fisiologia, evoluzione, chimica, archeologia, sociologia, fisica, neurobiologia: perché iniziammo a berla, le combinazioni di ingredienti per l'inconfondibile gusto, come il nostro corpo la metabolizza. 


LA MAGIA DEL NUMERO 10, ROMANZO CALCISTICO

Luigi Potacqui, Sport, Illustrazioni di Mario Monno, Sonzogno Venezia, 2020, Pag. 207, euro 15,90

L'ultimo secolo. Da metà campo (in avanti). Luigi Potacqui (Giulianova, 1 gennaio 1986), fondatore della seguita community "Romanzo calcistico" narra "La magia del numero 10". Iniziò a portare la maglia con quel numero Pelé, seguirono decine di altri atleti nei campionati e nelle nazionali di tutto il mondo, come pure in quelli minori e dilettantistici sparsi ovunque. Il numero fa il monaco. A simbolo di provate o auspicate tecnica, fantasia e genialità, "uniche" in quella squadra soprattutto quando si attacca e si vuol realizzare un gol. Ecco ventidue sintetici godibili profili di calciatori che hanno segnato la storia del football (qualcuno con altro numero e identica centralità): Del Piero, Pelé, Totti, Zidane, Zico, Maradona, Zola, Meazza (anni trenta), Baggio, Rivera, Ronaldinho, Platini, Kakà, Cruijff (lui col 14), Messi, poi altri sei diez sudamericani, infine Rui Costa. Scegliete chi scalda più il vostro cuore, tifosi e non tifosi, curiosi del bello. Bibliografia finale.

PROCESSO A SHANGHAI

Qiu Xiaolong, Traduzione di Fabio Zucchella, Noir, Marsilio Venezia, 2020 (Orig. Inspector Chen and Dee Judge, 2020), Pag. 269 euro 18

Shanghai. Una settimana di un maggio di pochi anni fa. Chen Cao continua a fare sogni bizzarri. L'ex ispettore capo del dipartimento di polizia di Shanghai, uno dei pochi poliziotti capaci e onesti in circolazione, poeta e traduttore, eliotiano e buongustaio, autore di memorabili successi investigativi, casi speciali contro criminali e corrotti, è stato sollevato dall'incarico, rimosso e promosso come privilegiato funzionario del Partito, nominato direttore dell'ufficio per la Riforma del sistema giudiziario, privo di potere reale, ora pure a casa in imposta licenza di convalescenza. Legge, si stanca, salta i pasti, beve troppo caffè, è sempre nervoso e irrequieto. Un amico scrittore gli ha prestato "Poeti e assassini" (1968) del sinologo olandese Robert van Gulik (1910-1967), un libro in inglese, ultimo giallo della serie sul giudice Dee. Lo entusiasma fin dal titolo, tratta di un omicidio ai tempi della dinastia Tang (618-907 d.C.), politicamente corretto rispetto al contemporaneo regime a partito unico. Vecchio Cacciatore, poliziotto in pensione e padre di Yu (l'amico ispettore che lo ha sostituito dopo una lunga collaborazione da vice), lo chiama al numero riservato, proponendogli una consulenza ben retribuita presso un'agenzia di investigazioni: Min Lihua, affascinante raffinata chef e proprietaria di una "cucina privata", ambita e costosissima, è stata accusata di aver ucciso la propria collaboratrice Qing, dopo che i pochi ospiti di una riuscita serata se ne erano andati. Chen dovrebbe capire cosa consigliare per scagionarla. S'interessa subito al caso, trova similitudini con il romanzo che sta leggendo, incrocia altri scandali con giudici e poeti, si dà da fare fra pericoli e minacce, e altri delitti. Fortunatamente lo aiuta Jin, l'alta slanciata graziosa intelligente giovane segretaria del suo ufficio. Il mistero è in realtà un noir politico, in corso d'opera decide di scrivere anche lui una novella storica sul giudice Dee.

Undicesimo ottimo episodio della magnifica serie ambientata in Cina e scritta in inglese negli Usa dal docente universitario di letteratura in Missouri Xiaolong ("piccolo drago") Qiu (Shanghai, 1953), in terza fissa sul protagonista e talora sulla sua nuova preziosa assistente: potrebbe essere che siano reciprocamente attratti, nonostante la differenza d'età. I primi episodi erano stati ambientati subito dopo i fatti di Tienanmen (1989), che suggerirono, invece, a Qiu di fermarsi negli Stati Uniti. Ora siamo giunti ai giorni nostri, sappiamo che Chen esprime la vita parallela dell'autore se fosse rimasto in patria. Qui il personaggio conferma la lealtà personale alla verità e sembra aver finalmente capito che le cose in Cina non possono cambiare, nemmeno lentamente, soprattutto per chi apprezza legge e giustizia. Certo, tutto ruota intorno a un incredibile catena di coincidenze, pure il delitto della camera chiusa; tuttavia le coincidenze diventano circostanze, tutte legate da una lunga e invisibile fune rossa; vale la pena viverle con sagacia e passione, salvando quel che si può. Il contesto è l'accesa lotta di potere che sta infuriando a Pechino, Principi Rossi contro Leghe giovanili, niente di nuovo sotto il sole, sono simili alle fazioni dominanti agli inizi della dinastia Tang. Persistente efficace citazione di proverbi, detti, versi, neologismi e voci tratte da netizen. Ancora una volta il sesso vive un poco nei matrimoni combinati e nella prepotenza maschile, oppure sta tutto nei preliminari (non carnali). Continuo il parallelismo fra Chen Cao, autore e personaggio contemporaneo, e l'enigmatico giudice Dee, ispirazione di un altro eroe letterario. Vino e Maotai (il liquore). Quando gli programmano un seminario nella capitale, Chen osserva che forse è una questione del tipo "lontano dagli occhi, lontano dal cuore".


PIANETA VUOTO. SIAMO TROPPI O TROPPO POCHI?

Darrell Bricker e John Ibbitson, Trad. Di Silvia Manzio, Demografia e scienza, Add Torino, 2020 (orig. 2019), Pag. 310 euro 18

Pianeta Terra. In prospettiva. Secondo le stime delle Nazioni Unite è un neonato fra domenica 30 e lunedì 31 ottobre 2011 il settemiliardesimo umano vivente al mondo. Prima eravamo qualcuno meno, poi e anche ora molti di più. Eppure, forse abbiamo già iniziato a non aumentare più. Il grande avvenimento che definirà il XXI secolo si verificherà tra circa tre decenni e sarà l'inversione della rotta moderna e contemporanea: un calo implacabile, generazione dopo generazione, della popolazione umana, il declino demografico dunque. I Paesi in cui la popolazione sta diminuendo sono già più di venti; nel 2050 saranno oltre trentacinque, i più grandi, i più ricchi. Presto anche i più grandi Paesi in via di sviluppo, i cui tassi di fecondità sono già in discesa, inizieranno a ridursi. È probabile che lo stesso sfrenato baby boom africano finisca ben prima di quanto non prevedano i demografi dell'ONU. Due giornalisti canadesi hanno per mesi viaggiato in diverse città nei cinque continenti, parlato con professori e funzionari di Stato, discusso nei campus universitari e nelle baraccopoli, raccolto dati statistici nazionali e internazionali, studiato e comparato le politiche capaci di aumentare il numero di figli per coppia, traendo infine una conclusione che considera sbagliata l'opinione della incontrollata duratura travolgente crescita demografica. La realtà attuale è che in tanti paesi europei e occidentali il numero di abitanti non cresce, anzi declina; già oggi percepiamo poco e assistiamo inermi al calo demografico (appena appena attenuato da immigrazioni sempre più avversate e complicate); nessuno riflette bene e politicamente sugli effetti dello spopolamento assoluto, ancor più evidente all'esterno delle grandi città, rispetto al quale non si potrà che abbracciare, prima o poi, sia l'immigrazione che il multiculturalismo.

Darrell Bricker (1961) e John Ibbitson (1955) sono due studiosi e commentatori politici fieri dell'approccio canadese alla quantità e qualità della vita dei propri cittadini. Nel recente interessante volume a quattro mani si pongono l'obiettivo di sfatare pregiudizievoli miti (alimentati da molti statistici, demografi e politici un po' ovunque sul pianeta) che circondano la crescita della popolazione. No, non continueremo a produrre esseri umani fino a che il mondo cigolerà sotto il peso di più di undici miliardi di persone; più probabilmente raggiungeremo un picco di nove miliardi e poi inizieremo a calare. No, i tassi di fecondità dei Paesi in via di sviluppo non sono astronomici; molti sono già pari o inferiori alla soglia di sostituzione. No, l'Africa non è un continente condannato alla povertà cronica con una popolazione in costante crescita ma senza le risorse per sostenerla; è un continente dinamico, con economia in continua evoluzione e tassi di fecondità in rapido calo. No, gli afroamericani e i latinoamericani non sommergeranno l'America Bianca (né gli arabi l'Europa) con i loro vertiginosi tassi di fecondità; di fatto la fecondità dei gruppi etnici tendono a uniformarsi a quella del paese d'immigrazione. Il "vuoto" del titolo è enfatico e polemico, concentrato sul "minare" opinioni consolidate; come altre affermazioni e aggettivazioni vanno prese per riflettere e approfondire questioni su cui spesso abbiamo in testa schemi e convinzioni errate. I primi due capitoli servono a contestualizzare evoluzione e pensiero, quanto avvenne nel passato planetario e nella cultura diffusa, pur in modo sintetico e talora impreciso. Il primo narra la "breve storia della popolazione" di Homo sapiens, soprattutto per evidenziare come abbiamo rischiato più volte prima di non esistere, poi di estinguerci o di non preservare il sapere perduto, salvandoci (da eruzioni e terremoti, cambiamenti climatici e pandemie) solo con sapienti movimenti lenti e indispensabili continue migrazioni, spesso guerreggiando e urbanizzandoci sempre più. Il secondo spiega l'emersione culturale del mito dell'esplosione demografica, Thomas Robert Malthus (1766 - 1834) e i suoi figli. I successivi capitoli esaminano i diversi contesti geografici oggi e in prospettiva: Europa, Asia, Africa, Brasile, Stati Uniti, Giappone, Canada e altre aree, intervallando questioni specifiche (i bambini e le nascite, spinte e trazioni delle immigrazioni, l'estinzione culturale delle lingue e dei popoli). Il taglio è demografico e inevitabilmente ridotta l'attenzione verso altri aspetti (climate change, geopolitica del potere, commerci e mercati, oppressioni vecchie e nuove).


LA TERRA SFREGIATA. CONVERSAZIONI SU VERO E FALSO AMBIENTALISMO

Luca Mercalli con Daniele Pepino, Scienza, Edizioni GruppoAbele Torino, 2020

Pag. 89 euro 11

Pianeta Terra. 2020. L'insostenibilità ecologica della corsa verso una crescita infinita in un mondo dalle risorse limitate è un dato acquisito da almeno mezzo secolo. Eppure, le conferenze e gli accordi internazionali che si sono susseguiti non hanno impedito il peggioramento dello stato di salute del pianeta. Il modello capitalistico produce danni ambientali enormi e, insieme, ingiustizie sociali e disuguaglianze crescenti. L'esistenza di alcuni cicli climatici nella storia del mondo non può ignorare la decisiva componente antropica dei cambiamenti attuali. Certo, non possiamo più tornare indietro, tuttavia dobbiamo smettere di perdere tempo e possiamo cercare almeno di contenere il danno, di evitare lo scenario peggiore. La stessa pandemia di Covid-19 che, in questo 2020, sta colpendo milioni di donne e di uomini, ha a che fare, nella sua origine o quantomeno nella sua diffusione, con le alterazioni ambientali in atto. Papa Francesco e Greta Thunberg invocano un'inversione di tendenza, ma sfregi e scempi continuano senza sosta, talora ammantati di ambientalismo da salotto. In un agile volumetto ne discutono due impegnati esperti italiani (piemontesi), un climatologo da sempre presente nel dibattito pubblico, preciso nel seguire e ricostruire il negoziato climatico, e un militante NO TAV attivo nella pratica di rapporti sociali e forme di vita alternativi al pensiero dominante.

L'intervista al noto meteorologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli (Torino, 1966) da parte dell'attivista resistente di Chiomonte (Alta Valsusa) Daniele Pepino (1976) è stata realizzata nella capitale piemontese nel gennaio 2020, poi integrata e aggiornata nel maggio 2020. Viene presentata organizzata in sette capitoli: eventi estremi; sottovalutazione e inadeguatezze; non se ne esce da soli; vero e falso ambientalismo; decrescere o razionalizzare (con un punto interrogativo); politica e movimenti; progresso e sapere scientifico. All'inizio le domande sono brevi (si parte dalla pandemia) e le risposte più argomentate, poi entrambi si dilungano sul proprio punto di osservazione, anche con citazioni colte e azzeccate, e notevole assonanza di vedute. Le ultime pagine sono quelle in cui maggiormente emerge una esplicita differenza di tono fra i due interlocutori: Mercalli chiede di continuare a distinguere la parte buona del progresso da quella cattiva e integrare i saperi. Mercalli soprattutto ribadisce che la scienza oggi ha sufficienti anticorpi per difendersi dalle storture, che pure esistono, e resta una delle poche bussole che abbiamo per il futuro, ancora una volta separando quella buona da quella cattiva.


LO HUMOUR

Noël Carroll, Traduzione a cura dell'editore italiano, Filosofia, Il Mulino Bologna, 2020 (orig. Humour. A Very Short Introduction 1989), Pag. 144, euro 14

Divertimento comico. Ovunque. L'umorismo induce divertimento e i filosofi ne discutono da millenni. L'agile volumetto "Lo humour" del filosofo americano Noël Carroll (New York, 1947) ne descrive natura e valore con molti utili esempi. Sembra avere relazione sia con le emozioni che con le cognizioni (la questione è dibattuta) e vi sono varie teorie su cosa lo generi: superiorità, incongruenza, liberazione, gioco, disposizione. L'autore opta e rivisita l'incongruenza, la migliore per analizzare il comico in barzellette, commedie, satire. Il riso nasce dall'inaspettato, convoglia due diversi significati o punti di vista nella frase, il divertimento nasce dal cambio di direzione. Lo humour ha varie funzioni sociali e l'autore molto riflette su interrogativi di carattere morale. Il testo si concentra su alcune discipline (filosofia e psicologia) e non sottolinea la differenza tra umorismo e ironia, fra ridere di altri con altri e trasmettere pensieri oppositori relativizzandoli.


MONETA E CIVILTÀ MEDITERRANEA

Carlo M. Cipolla, Introduzione di Ignazio Visco, Storia ed economia politica

Il Mulino Bologna, 2020, Pag. 129, euro 13

Monete. Dal Medioevo al Rinascimento. Carlo Cipolla (Pavia, 1922 - 2000) è stato un grande storico dell'economia, maestro di concisione. Dopo studi a Parigi e Londra, ottenne la cattedra a 27 anni a Catania. Ha insegnato in Italia e negli Stati Uniti. Nelle apprezzate pubblicazioni viene nominato come Carlo M. Cipolla a seguito di una sua invenzione già nel 1947, per evitare confusioni e omonimie, di un inesistente secondo nome. Nel ventennale della morte il Mulino (editore di gran parte dei suoi libri in italiano, su epidemie e declino, istruzione e sviluppo, tecnologia e rivoluzione industriale, leggi della stupidità) riedita un piccolo classico derivante dalle lezioni tenute nel 1953 a Cincinnati, originale inglese (Princeton University Press) del 1956, originale italiano del 1957 (Neri Pozza). "Moneta e civiltà mediterranea" contiene cinque saggi su moneta (metallica), prezzi e civiltà mediterranea "al doloroso incrocio tra due discipline" (come scrisse di lui Braudel nel 1952).


ARTE È LIBERAZIONE

Tomaso Montanari e Andrea Bigalli, Arte, Edizioni Gruppo Abele Torino, 2020, Pag. 143, euro 20

Italia. Da prima che fosse istituita. Due militanti professori cristiani amici, l'uno prete (parroco a Firenze) e docente all'Istituto Superiore di Scienze Religiose e l'altro divulgatore (marito, padre) e docente di Storia dell'arte all'Università per stranieri di Siena spiegano insieme quanto l'arte possa essere ancora capace di liberarci. Arte figurativa, cinema, letteratura, musica liberano mente e cuori, e possono rompere l'assedio del pensiero unico. L'esperto Tomaso Montanari (1971) ha scelto venti opere, una per regione italiana, scalate lungo venticinque secoli (dalla Cattedrale di Siracusa del V° secolo a.C. a una tela di Levi del 1961 in Basilicata e a un murales su Gramsci del 2016 in Sardegna), poi commentandole (dopo la riproduzione fotografica a colori) con Andrea Bigalli (1962). Lo splendido volume di ampio formato "Arte è liberazione" mostra che si può viaggiare per l'Italia guidati da due stelle polari: il Vangelo e la Costituzione. Introduzione di Luigi Ciotti.

LA MORTE È IL MIO MESTIERE

Michael Connelly, Traduzione di Alfredo Colitto, Noir, Piemme Milano

2020 (orig. 2020 Fair Warning), Pag. 363 euro 19,90

Los Angeles. L'anno scorso. L'attraente Christina Tina Portrero, occhi e capelli neri, 44 anni nonostante l'aspetto giovanile, rimorchia un bel tipo prestante al bar, si fa riaccompagnare a casa con l'auto elettrica, poi giusto un po' di sesso, appena sufficiente. Lui finisce, butta il preservativo, torna a letto, l'abbraccia da dietro e le gira il collo di centottanta gradi, dislocazione atlanto-occipitale (DAO) o decapitazione interna. Jack McEvoy torna a casa dopo aver consegnato al direttore della pubblicazione online per cui lavora un interessante pezzo sul re dei truffatori (il quale a pagamento sta addirittura insegnando la sua arte) e trova due poliziotti che lo aspettano, stanno indagando sull'omicidio e hanno trovato il suo nome nella rubrica della vittima, un anno prima avevano trascorso insieme la notte da lui dopo essersi incontrati al Mistral, un locale della zona. Il giornalista s'incuriosisce, indaga in giro, va su un sito di coroner e pone questioni, si fa dare l'incarico per un articolo, viene arrestato per intralcio alla giustizia, ma scopre una pista davvero importante. Forse non è l'unica vittima uccisa spezzandole il collo (anche quando sono stati simulati incidenti o cadute), forse c'entra in qualche strano modo un esame del dna che Tina aveva fatto (come altre vittime) presso una società molto economica, forse c'è un mercato di profili genetici particolari, forse c'è un serial killer ben mascherato da anni in circolazione. Jack chiede aiuto al suo grande amore Rachel Walling, la donna che quattro anni prima aveva perso (insieme al lavoro) per aver messo sé stesso e la sua storia davanti a tutto il resto. Lei era un agente FBI e ora fa noiose remunerative ricerche private di background, accetta e si trovano entrambi a correre rischi mortali, L'Averla (uccello che attacca le prede alle spalle) trama nell'ombra.

Il magnifico scrittore ex giornalista Michael Connelly (Filadelfia, 21 luglio 1956) abbandona di tanto in tanto l'eccelsa epopea Bosch (22 romanzi) e si concentra su altri protagonisti (sempre seriali, spesso intrecciati, quasi una quindicina di libri finora). Questa volta vuol parlare anche delle dinamiche attuali del giornalismo e recupera il suo principale alter ego, il bravo reporter cocciuto e un po' fissato, che cerca le verità nascoste e che scrive romanzi sulle proprie storie, ben conosciuti da altri personaggi e da milioni di lettori, questo è il terzo. Connelly ne sta già sceneggiando la trasposizione cinematografica. Vediamo in diretta tutte le nuove frontiere digitali della professione, un mestiere che l'autore difende nel nome democratico della libertà e della giustizia (esplicitamente contro Trump): "il giornalismo, in genere, consiste solo nel raccontare situazioni ed eventi di interesse pubblico. È raro che conduca alla caduta di un politico corrotto, al cambiamento di una legge o all'arresto di un violentatore. Quando questo accade, però, la soddisfazione è immensa." La narrazione è in prima persona al passato, con prologo e brevi spezzoni in terza su L'Averla e un altro criminale. Fair Warning (il titolo americano) significa "giusto avvertimento", adempiere il duro giornalismo d'inchiesta in difesa dei consumatori, il sito e il relativo direttore esistono davvero. L'incipit del primo romanzo con Jack ("Il Poeta") è il titolo italiano di questo, il protagonista si guadagna la vita sul fatto che altri uccidano, resta sempre coinvolto in omicidi, ha imparato a sue spese a occuparsene e a scriverne. Raccogliamo pure molte notizie aggiornate sull'industria dei test genetici e del dna, incapace di governarsi da sola, ma attualmente poco o nulla dotata di una supervisione pubblica da parte del governo. Scopriamo infine il movimento di pessimi maschi che odiano le donne nel dark web, dove imperversano pseudonimi e il vocabolario misogino degli inquietanti "incel" (involuntary celibate), involontariamente celibi o casti, che ce l'hanno con gli stessi "slayer", uomini con vite sessuali normali. Vodka Martini per Jack, ovunque, con chiunque; Grace Kelly, By the Grave, come sigla finale del programma nel podcast.


LA CASSA REFRIGERATA. COMMEDIA NERA N.4

Francesco Recami, Noir, Sellerio Palermo, Pag. 186, euro 13, 2020

Veneto. Settembre 1992. La piccola folla di una ventina di persone attende davanti al portone d'ingresso della villetta monofamiliare. Vi viveva Maria Carrer, nata a Zenson di Piave il 10 febbraio 1910 e deceduta due giorni prima, il 4 settembre 1992, a 82 anni. L'incaricato delle pompe funebri apre la casa poco dopo le 15 e consente così l'accesso disordinato alla camera ardente, il feretro sulla sinistra del soggiorno in una bara di lusso color bianco avorio, sormontata da un monumentale coperchio refrigerante Body Freeze, con un oblò sulla parte anteriore. I presenti si raccolgono vicino alla salma, in silenzio, forse compresi nel cordoglio, pur avendo poco o nulla conosciuto la morta in vita. Non ci sono parenti stretti, nemmeno amici, giusto la donna delle pulizie e altri che avevano fatto lavoretti o servizi per lei, una donna con bimbo, curiosi imboscati, ipocriti affaristi, cinici illusi, soprattutto compaesani ovviamente. Tutti comunque pensano che era tirchia e ricchissima, non aveva conti in banca, forse ha nascosto i soldi dentro casa in qualche anfratto, basterebbe trovarli (magari fra i libri o nei bagni) senza farsi scoprire. Perlopiù cominciano scompostamente a cercare, facendo finta di niente, accampando frasi di circostanza e addirittura intascando oggetti. Il fatto è che fuori incombono nubifragio e tempesta e dentro si scatenano risse e disagi, ognuno preso da conflitti familiari, competizioni, innamoramenti, in una ricerca individuale di denaro e senso. Tanti sfruttano l'occasione: coniugi per mandarsi a quel paese in pubblico, coetanei sconosciuti per promettersi amore reciproco, colonnelli in pensione per comandare ancora, amanti o furbi per nascondersi, estranei per capirci qualcosa, altri per altro. Finché non ci scappa il morto ammazzato, un primo, un secondo, un terzo. Il quadro criminale precipita dentro, mentre l'alluvione avanza fuori, va via pure la luce, acqua e fango lambiscono porte e finestre. Sono proprio isolati dal mondo civile?

L'irriverente divertente scrittore satirico toscano Francesco Recami (Firenze, 1956), noto in passato soprattutto per romanzi e racconti dedicati ai condomini di una casa di ringhiera a Milano, continua la nuova serie toscana di favole (incubi) noir, giunta al quarto episodio, ancora in terza varia, questa volta ad ambiente rigido e fisso, l'interno della casa con la refrigerata cassa (da cui il titolo), quasi con la macchina da presa in mano, lì nel backstage dell'inedito spettacolo drammaturgico in corso, momenti di massa e primi piani, dialoghi e riflessi. La stessa struttura del romanzo è organizzata in trenta "scene", ognuna con la specificazione di quante sono le persone presenti, viventi e defunte, in totale minimo 22 massimo 24 (anche se poi l'ultima riguarda solo 2 di loro, un anno dopo). La protagonista non è la vittima, molto odiata e poco frequentata, che possedeva alcune farmacie e poi aveva liquidato tutto. I protagonisti siamo noi, le dinamiche di persone in un gruppo e in un ambiente chiusi, come nascono gli schieramenti di pragmatisti e utilitaristi, oppure di trasversali e opportunisti; come si approvano mozioni d'ordine; come si individuano capidelegazione, comitato dei probiviri, giunta esecutiva, servizio d'ordine, delegazioni; come non si entra o non se ne esce vivi o almeno sani di mente. La villetta aveva una cantinetta, per altro, una cinquantina di bottiglie di vino, che hanno un senso in quella regione, alle quali andrà trovato un senso in quel contesto. Per i soldi a nessuno viene in mente Edgar Allan Poe, non tutti conoscono i fondatori del genere che amano leggere, giallo o mystery che sia.   


IL SILENZIO ALLA FINE

Pietro Leveratto, Noir, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 306 euro, 15

New York. Inizio 1932. L'ouverture e il finale sono in Florida nel 1966, ad aprile e qualche mese dopo, due soli personaggi, l'anziano dottor Goe e il perfetto maggiordomo nero Clarence. La vicenda si svolge però tutta a New York, dove nel febbraio 1932 arriva in nave (da Napoli) la 47enne camicia nera antemarcia Gaspare Tiralongo, già siciliano di campagna, che frequenta il circolo dei camerati Mario Morgantini, si affida al simpatico biondo chiacchierone trentenne bootlegger Joe Cusumano e ogni venerdì invia a Roma resoconti circostanziati (che nessuno legge). Vi si trovano anche il direttore d'orchestra austriaco David Weissberg, alto e corpulento, geniale riservato scontroso, e il suo poco più vecchio avvocato tedesco, caro amico e collaboratore tuttofare Bruno Göetz, magro e di bassa statura, accomodante e competente, gran scrittore di diario cui confida anche un'omosessualità mai dichiarata né praticata. Gaspare aveva conosciuto bene Benito Mussolini vent'anni prima in Svizzera, dopo innumerevoli tentativi di farsi leggere e ascoltare da lui, il duce decide di inviarlo a una generica missione negli Stati Uniti, giusto per levarselo di torno. David era stato fino a poco tempo prima il Direttore del Metropolitan Opera House, sempre accompagnato e "gestito" da Bruno; ora il nuovo maestro è un italiano libertino e altrettanto geniale, Andrea Bergallo, socialista dichiarato e antifascista emigrato in America Latina. Weissberg e Bergallo sono i direttori d'orchestra più famosi della loro epoca, rivali (anche per una breve tresca del secondo con la moglie del primo) ma accomunati dall'età e dal repertorio d'elezione. Ad aprile Gaspare ha la bella pensata di far rapire Andrea per fargli rimangiare le continue offese al regime e al Duce e comincia un'altra storia metropolitana criminale che in vario modo coinvolge tutti quelli e altri figuri. Nemmeno la mafia può stare a guardare.

Il grande musicista Pietro Leveratto (Genova, 1959), contrabbassista di jazz, compositore, arrangiatore, docente al Conservatorio di Roma, all'esordio nel romanzo non poteva che scrivere un intenso colto noir musicale. Gli è riuscito bene, anche perché ha scelto la documentazione storica di contesto ambientale e sociale, per quanto senza nessun personaggio reale: il testo ha stile e ritmo, i silenzi al punto giusto (da cui il titolo). La narrazione è in terza persona varia, tutti i venticinque capitoli hanno un'intestazione che richiama partiture di classica e libretti di composizioni, nel cuore della vicenda perdono l'andamento cronologico per seguire i fili di pensieri e gli eventi, paralleli e intrecciati, dei protagonisti, nel contesto frenetico di New York, con lo sfondo delle politiche convulse nelle patrie di ciascuno. Il manager teatrale, anch'egli di origini italiane, appare convinto che i cantanti siano ancor più folli dei direttori e l'intero testo risulta una voce da dentro rispetto alla storia dei generi musicali e delle relative relazioni sociali negli ultimi due secoli. Né mancano accurati resoconti sulle dinamiche razziali dei tempi andati (e presenti) con il vecchio caso dei mozzarellanigger a New Orleans. Fra l'altro, poliziotti e federali sono distratti perché proprio quello era il periodo in cui tutta l'America si trovava in ansia per la sorte del piccolo Charles Augustus Lindbergh jr., poi trovato ucciso, come noto. Si beveva molto, nonostante (o forse grazie a) il proibizionismo, pure bordeaux e Bollinger. Musica per tutti i gusti, con l'interessante crescente motivata centralità dello swing.


LA RICETTA PERFETTA È QUELLA CHE ALLA FINE SI SCRIVE

Dialogo immaginario tra il Signor Artusi e Marietta Sabatini, cuoca e governante

Gianni Zagato, Zines Agra Roma, 2019, Pagine 35, euro 6

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 - Firenze, 30 marzo 1911) nacque nello Stato Pontificio e visse con undici fratelli e sorelle in una famiglia benestante. Dopo il trauma di un furto con sequestro e violenze, nel 1841 si trasferirono a Firenze. Lui per un po' contribuì alle attività commerciali, poi evitò l'ozio con amate letture o scritture, e varie frequentazioni. Non ebbe figli, non ebbe mogli. Si dedicò agli studi umanistici e alla cucina, assistito dalla servitù, finché verso la fine degli anni Ottanta trovò le persone giuste per passare alla storia della lingua italiana e dell'alimentazione mondiale: Francesco Ruffilli, servitore romagnolo tuttofare, e Marietta Sabatini, governante toscana di terra contadina. Lui non cucinava, loro sì, compravano ed eseguivano le indicazioni con gusto e criticità. Gianni Zagato (Rovigo, 1951) con "La ricetta perfetta è quella che alla fine si scrive" continua felicemente il genere delle accurate interviste immaginarie. 


LA SCOPERTA DELLA CURRYWURST

Uwe Timm, Traduzione di Matteo Galli, Storico letterario, Sellerio Palermo, 2020 (orig. 1993)

Pag. 197, euro 16

Berlino. 1945 e seguenti. Il narratore ricorda l'ultima volta che ha mangiato una currywurst al chiosco di Lena Brücker,una dozzina d'anni prima nel quartiere portuale di Amburgo, ci capitava quando si allontanava da Monaco verso nord. Lei versava un po' di curry nella padella rovente, poi una salciccia (wuest) di vitello tagliata a fettine, ketchup, pepe nero. Una volta non la trova più e comincia a indagare, infine trova lei anziana in una casa di riposo di Harburg, fa la maglia a una finestra. E lei racconta, racconta, iniziando da una domenica a Berlino il 29 aprile 1945, pochi giorni prima del suicidio di Hitler, quando, separata da cinque anni e già esperta della ricetta del povero cibo di strada, incontra l'ufficiale di coperta Hermann Bremere ci va a letto. Erano anni terribili. Con "La scoperta della currywurst" l'ottimo scrittore tedesco Uwe Timm (Amburgo, 1940)offre una minuziosa ricostruzione letteraria della storia di dignitosi personaggi nell'onda del tempo.

ANDARE PER LE VIE MILITARI ROMANE

Giovanni Brizzi, Storia, Il Mulino Bologna 2020, Pag. 135, euro 12

Antica Italia. Oltre 2000 anni fa. Il termine strada indica vie "lastricata", di pietre o ghiaia. I Romani ne furono artefici in quantità e qualità, ampiezza e tecnica (molto più dei Greci), spesso sovrapponendole a tragitti preesistenti. Le consideravano strumenti di organizzazione del territorio e controllo militare, collegamenti fra comunità importanti soprattutto per la manodopera, promotrici di scambi commerciali ed economie integrate. Il reticolo viario dell'impero toccò l'estensione di 53 mila miglia solo con gli assi principali. In "Le vie militari romane" l'emerito docente di Storia romana Giovanni Brizzi (Bologna, 1946) ne descrive le funzioni, spiega come si costruivano e cosa si incontrava lungo il percorso, poi ne esamina alcune in particolare, con l'ausilio di significative foto, tre fra le più note consolari: Appia (312 a.C.), verso Capua e poi Brindisi; Flaminia (220 a.C.) verso Fano e l'Adriatico; Emilia (187 a.C.) dal mare verso la pianura padana e il Nord.


L'ALBERO. DIALOGHI TRA FOTOGRAFO E SCRITTORE

Roberto Besana e Pietro Greco, Scienza e poesia

Oltre, Sestri Levante

2020

Pag. 147 euro 24,50 (grande formato, letteratura illustrata da foto artistiche)

Valerio Calzolaio

Da 430 milioni di anni fa a dopo domani. Ecosistema terrestre vivente. Pare che la pianta terrestre più antica che si conosca sia la vascolare Cooksonia. La nonna dei nostri alberi si radicò tra il Siluriano Superiore e il Devoniano ed era presente in tutte le terre emerse di allora. Se pensate di non sapere tutto sui suoi figli e nipoti e sugli attuali biodiversi pronipoti vale la pena corroborarvi mente e spirito studiando e sfogliando lo splendido volume "L'albero" di Roberto Besana (Monza, 1954), manager editoriale e fotografo, e Pietro Greco (Barano d'Ischia, 1955), chimico e divulgatore scientifico. Dopo alcuni brevi scritti introduttivi, incontrerete 65 godibili chiari testi a sinistra, mentre a destra luminose ramificate foto in bianco e nero completano la comprensione. Definizioni, misure, storia e geografia, biologia e geologia, dati, curiosità, delucidazioni, interpretazioni, citazioni letterarie e poetiche sugli alberi e sui boschi, e sul nostro evoluto rapporto con loro.


LE CANAGLIE

Angelo Carotenuto, Romanzo, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 357 euro 16

Roma. 1971-1977. Negli ultimi dieci anni la Lazio ha vinto varie Coppe Italia o supercoppe di calcio, recentemente sta andando molto bene anche in campionato. Gli scudetti risalgono al 1974 e al 2000. Complessivamente ha preso parte a 78 delle 89 edizioni disputate nella Serie A a girone unico, vincendo quei due titoli. La squadra degli anni settanta fu protagonista per molte consecutive stagioni, ne resta mitica memoria in tanti tifosi. Presidente era l'italoamericano Lenzini; in campo scendevano perlopiù il portiere Pulici, i difensori Martini, Oddi, Petrelli e Wilson (capitano), i centrocampisti Frustalupi, Nanni e Re Cecconi; davanti D'Amico, Garlaschelli e "Giorgione" Chinaglia; allenatore Maestrelli. Il bravissimo competente raffinato giornalista sportivo Angelo Carotenuto (Napoli, 1966) ha scelto il documentato romanzo "Le canaglie"per raccontare quei folli maledetti anni a Roma, attraverso i mesti ricordi di un testimone Paparazzo, ironico e malinconico, Marcello Traseticcio.


STORIA DEL GIALLO ITALIANO

Luca Crovi, Letteratura, Marsilio Venezia, 2020, Pag. 507 euro 19

Italia. La narrativa poliziesca si mette in moto subito prima dell'Unità: Mistriani e De Marchi, con due romanzi ambientati a Napoli, sono nomi importanti da citare. Ne seguiranno migliaia di altri, moltissimi dei quali raccontati da Luca Crovi nel documentato saggio "Storia del giallo italiano". Si parte dai migliori epigoni del modello francese dei misteri e si prosegue con la notevole diffusione delle collane poliziesche all'inizio del Novecento, per arrivare alla vita moderna quando la letteratura di suspense permette ad autori di diversa estrazione di analizzare la società attraverso tematiche criminali, diffondendosi in ogni città, segnalandosi per non pochi capolavori. L'affresco è minuzioso. La storia e la geografia del contaminato genere meritano ormai un'impresa collettiva di documentazione ed esame, basti pensare agli innumerevoli partecipanti al Premio Scerbanenco nell'ultimo trentennio o alla costante coraggiosa promozione degli autori "di provincia" da parte di Frilli.


COME ERAVAMO. VIAGGIO NELL'ITALIA PALEOLITICA

Marco Peresani, Scienza, Paleoantropologia, Il Mulino Bologna, 2020, (edizione aggiornata, prima ed. 2018), Pag. 174 euro 12

Italia. Pleistocene (fra 2.650.000 e 11.650 anni fa, circa). L'Italia di oggi è un lontano ricordo di quella che era milioni di anni fa, sebbene molti dei caratteri impressi dai mutamenti climatici siano rimasti ben visibili nel paesaggio fisico. Oscillazioni del livello marino e ripetute glaciazioni hanno dato altezze e funzioni diverse alle linee costiere sul Mediterraneo, ad Alpi e Appennini, a fiumi laghi pianure, alla straordinaria biodiversità e varietà geologica, per quanto nel Paleolitico gli ominini necessitassero di poche rocce scheggiabili per mantenere il loro bagaglio tecnologico. Per gli umani di allora vivere senza fissa dimora e coprire vasti territori con continui spostamenti comportava la riduzione al minimo dei materiali da trasportare come armi, utensili e quanto via via evolveva (vestiario, elementi da costruzione per i ricoveri, oggetti di culto, alimenti conservati, contenitori, medicinali). Determinare date o periodi precisi per il popolamento della penisola è impresa incerta e controversa: i ripari erano grotte, caverne, fessure, cavità con acqua potabile non lontano. Si sono spesso trovate tracce di più specie (e comunque di più gruppi umani) stratificate nella stessa superficie: Homo antecessor, Homo heidelbergensis, homo neanderthalensis non necessariamente in ordine cronologico, talora compresenti nel territorio italiano di allora, solo molto dopo noi sapiens, quasi alla fine del Pleistocene. Presso le cave di Apricena (Gargano) vi fu una delle prime presenze ominine nell'Europa occidentale, oltre 780.000 anni fa, all'incirca pure a Monte Poggiolo (appennino romagnolo). Dopo di allora potrebbe anche essere che l'Italia non sia stata abitata per 200.000 anni, le successive frequentazioni antropiche s'inquadrano in una fase climatica più temperata. Nel 2014 a Isernia la Pineta emerse il resto umano più antico, un primo incisivo superiore deciduo di un individuo di 5-7 anni d'età. Vi è una lunga storia prima di arrivare alla fine dell'ultima glaciazione e al Neolitico.

Marco Peresani (Udine, 1963) è associato di Culture del Paleolitico a Scienze Preistoriche e Antropologiche presso l'Università di Ferrara e prosegue, accanto all'attività di ricerca e insegnamento, un'utilissima attività di divulgazione su usi e costumi, luoghi e tempi, sincronie e diacronie delle presenze umane nella penisola (recentemente divenuta Italia), prima che ci fossero coltivatori allevatori, villaggi, strade, lingue e molto prima che Homo sapiens restasse l'unica specie del genere presente in Europa, parlante simbolico e geneticamente meticcia. Dieci capitoli descrivono errante storia manifatturiera e mutevole geografia puntiforme, individuando due momenti di svolta: da una parte 300.000 anni fa la padronanza del fuoco e le grandi rivoluzioni culturali; d'altra parte la diffusione quasi ovunque dei neandertal, veri grandi protagonisti autoctoni del nostro continente prima dell'arrivo dei sapiens. Adeguata trattazione è dedicata al confronto e agli eventuali incontri fra queste ultime due specie umane, compresenti in più parti d'Italia (a partire dalla Puglia) nelle varie tappe dell'ominazione e dell'evoluzione culturale (Uluzziano, Aurignaziano, Gravettiano, Epigravettiano, Mesolitico). Vi è forse un po' di schematicità classificatoria, esigenza imprescindibile per chi scava e reperta, tuttavia talora inevitabilmente rigida rispetto a mescolanze e intrecci di tempi e luoghi, ai "meticciati" cui spesso si accenna. Ovviamente i fenomeni migratori sono spesso elemento costitutivo della narrazione, sia quelli animali (e vegetali), che quelli strettamente umani, da est nord e sud, le fughe e le conquiste piuttosto che le curiosità e le scoperte, pur continuandosi erroneamente a considerare tutti nomadi i cacciatori raccoglitori paleolitici (il "nomadismo" è cosa di neolitici). Ottimo l'undicesimo e ultimo capitolo con le visite guidate (a cominciare dallo splendido Museo della Preistoria di Nardò) ai siti ben organizzati in molte regioni italiane.


L'INVINCIBILE

Stanislaw Lem, A cura di Francesco M. Cataluccio, Traduzione di Francesco Groggia, Fantascienza, Sellerio Palermo, 2020 (orig. Niezwyciężony 1964), Pag. 283, euro 14

Pianeta Regis III, Costellazione della Lira, anni luce dalla Terra. Futuro lontano, forse. "L'Invincibile", grande corazzata interplanetaria con a bordo 83 fra astronauti e scienziati viene inviata laddove era stato annientato l'equipaggio dell'astronave galattica gemella Condor; trovano i corpi morti e tutti in decomposizione, eccetto uno, ibernato. L'Invincibile non ha scopi scientifici, è solo una macchina da guerra costruita per distruggere qualsiasi forma di resistenza ed esistenza. Al servizio della dittatura militare terrena, serve a colonizzare l'Universo. Eppure Rohan, l'ufficiale in seconda, di per sé odierebbe la violenza e rispetterebbe le entità aliene. Da 4 anni il suo comandante è l'astrogatore Horpach, sradicato e cinicamente disilluso. Rischi e pericoli sono estremi. Interrogativi ancora attuali per il medico e celebre scrittore polacco Stanislaw Lem (Leopoli, 1921 - Cracovia 2006), da qualche anno in via di meritata ripubblicazione. Solaris era del 1961.


L'ORDINE NASCOSTO. LA VITA SEGRETA DEI FUNGHI

Merlin Sheldrake, Trad. Anita Taroni e Stefano Travagli, Scienza, Marsilio, Venezia, 2020 (orig. Entangled Life. How Fungi Make Our World, Change Our Minds and Shape Our Futures), Pag. 377 euro 20

Pianeta Terra. Da molto prima di noi. I funghi sono ovunque ma è facile non notarli. Spesso sono microscopici, oppure il loro reticolo (la rete fungine) si trova sotto terra. I funghi sono uno dei regni della vita, una categoria vasta e affollata quanto quella degli altri regni, degli animali e delle piante. Si stima che al mondo esistano tra i 2,2 milioni e i 3,5 milioni di specie di funghi. Negli ultimi decenni è un poco cresciuta la consapevolezza diffusa dei ruoli quantitativo e qualitativo del regno vegetale per la sopravvivenza e la riproduzione in ogni ecosistema, anche umane. Non sempre viene sottolineato abbastanza che oggi il novanta per cento delle piante dipende da specie di funghi micorrizici in grado di connettere gli alberi in reti comuni. Non è mai stata trovata nessuna pianta cresciuta in condizioni naturali priva di funghi, che ne sono una parte costitutiva quanto le foglie e le radici, cruciali per capire il funzionamento degli ecosistemi. E ulteriori specie di funghi fanno molte altre cose essenziali, alcune da milioni di anni. Mangiano le rocce, generano il terreno, creano ecosistemi nuovi, digeriscono le sostanze inquinanti, sopravvivono nello spazio, inducono allucinazioni, producono cibo e medicine, influenzano la composizione dell'atmosfera terrestre, manipolano il comportamento animale. E, soprattutto, ingannano i nostri preconcetti se pensiamo come esempi a campi fondamentali di ricerca della biologia contemporanea: anche gli organismi privi di cervello sviluppano comportamenti sofisticati di problem solving, imponendo un arricchimento delle tradizionali definizioni scientifiche di intelligenza; la simbiosi è una caratteristica costante della vita, di ogni relazione tra forme di vita, imponendo di correggere i concetti dati per scontati di individuo e indipendenza, identità e autonomia.

Il giovanissimo biologo, pianista, micologo e fermentatore inglese Merlin Sheldrake (1991), ricercatore presso lo Smithsonian Tropical Research Institute, dopo tanti articoli scientifici, ha dato alle stampe un volume corposo, interessante e letterariamente godibile, dedicato ai funghi "da cui ho imparato, con gratitudine". In fondo troviamo un ricco apparato di note, una consistente bibliografia e un utile indice analitico di personalità citate e di argomenti intrecciati. Fra prologo, introduzione ed epilogo (compost) la monografia scorre lungo otto capitoli: attrazione; labirinti viventi; intimità tra sconosciuti; menti miceliari; prima delle radici; world wide web: la rete degli alberi; micologia radicale; dare un senso ai funghi. Non quindi un'enciclopedia di voci o una trattazione sistematica, piuttosto l'esame sorprendente e divertente delle sfaccettature del regno di molte reti di cellule (ramificate e connesse) che s'alimentano introducendo il loro corpo nel cibo. Ognuno cerchi la sua disorientante lente d'ingrandimento, si passa di continuo dalla biologia all'ecologia, ovvero allo studio delle vitali relazioni tra gli esseri viventi. Sono vari i riferimenti al fenomeno migratorio composito di specie, anche radicate, con un parallelismo tra i semi delle piante e le spore dei corpi fruttiferi fungini (migliaia di lanci ogni giorno, inevitabilmente il 99,9% non in un posto dove possano germogliare). A qualcuno possono particolarmente incuriosire i funghi lieviti che sono gli involucri più semplici di vita eucariote e condividono la storia più intima con gli esseri umani. I lieviti ci addomesticarono e indussero alla vita stanziale durante la lunga transizione neolitica: appena entrano in contatto con una soluzione zuccherina tiepida la fanno "fermentare" e dallo zucchero arriva l'ebbrezza dell'alcol (s'iniziò dal miele delle api e dal mosto dell'orzo per i primi prodotti alcolici), oppure "danno vita" ai pani sempre attraverso la fermentazione. Il loro potere trasformativo è stato a lungo personificato come energia divina, furono il motore della sedentarizzazione. Oggi sono diventati strumenti biotecnologici, messi a punto per produrre farmaci come l'insulina oppure i vaccini.