RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

UNA PERFETTA BUGIA

Peter Swanson, Trad. Letizia Sacchini, Noir, Einaudi Torino, 2020 (orig. 2018, All the Beautiful Lies), Pag. 322 euro 18,50

Maine, maggio. Tra meno di una settimana Harry dovrebbe festeggiare la laurea a New Chester (Connecticut): tesi pronta, esami finiti, formalità espletate, si sente concentrato e preoccupato. Improvvisamente lo chiama Alice Moss, la seconda moglie del padre: Bill è morto cadendo dalla scogliera, era sull'alto sentiero dove andava a camminare quasi tutti i giorni. Harry parte subito per Kennewick dove la coppia viveva in una vecchia magione vittoriana (ribattezzata la Signora in grigio), un poco restaurata subito dopo la sua partenza per il college. Il padre amava i libri, soprattutto i gialli; prima possedeva una libreria antiquaria col socio Ron nel West Village a New York, poi un tumore aveva ucciso la prima moglie Emily, lui aveva aspettato il diploma del figlio e, poi, pur mantenendo alcuni legami, s'era trasferito a nord, nella zona in cui era nato (il Maine); lì aveva conosciuto la bella Alice (di 13 anni più giovane), che lavorava in un'agenzia immobiliare, mai sposata e senza prole, e aperto un negozio di libri per i villeggianti, i turisti e i pochi cittadini. Non si capisce proprio come mai sia caduto, ben presto però la polizia si orienta sull'ipotesi di omicidio, Bill aveva preso una gran botta in testa mentre camminava. Harry è sempre più inquieto, la morbida prosperosità di Alice lo turbava già prima, ora lei è ancor più accogliente e seduttiva, eppure dubita che sia completamente sincera. Inoltre, al funerale vede Grace, una graziosa ragazza 25enne che sembra aver condiviso tempo e interessi con Bill, forse addirittura una relazione amorosa, e che comunque gli nasconde qualcosa. Scopre così di non aver ben compreso le storie sentimentali dell'amatissimo padre e di essere a un punto di svolta delle sue. Ombre e ossessioni, cadaveri e segreti riguardano pure il passato e ora s'infittiscono, molti mentono, tutti sentono il pericolo e qualcuno ha in programma nuovi omicidi.

Il bravo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) ha forse due costanti finora: Old e New England, vari protagonisti a incastro con tranelli dietro l'angolo, sempre nuovi. Conferma qualità di fantasia e abilità di scrittura, anche il nuovo libro è avvincente e compatto, un torbido noir. Il romanzo ha due parti, ognuna con differenti protagonisti, si alternano Harry e Alice nella prima, Caitlin (la sorella gemella eterozigote di Grace) e Jake (l'uomo legato ad Alice adolescente) all'inizio della seconda, vari per il resto. La narrazione è tutta in terza persona al passato, ma affronta e alterna due periodi temporali distanti, le odierne luttuose avventure di Harry e i lontani trascorsi affettivi di Alice. Tutto funziona in modo abbastanza oleato e realistico, le bugie possono essere sia belle che brutte. Non è uccidere il problema, casomai cambiare sé stessi e le vittime. Sono ovviamente continui i riferimenti ad autori e opere di genere giallo: sulla scia del padre (ucciso nemmeno 50enne), Harry appena può sceglie il police procedural di Ed McBain, anche se poi deve far quasi tutto da solo per capire se e come cavarsela. Bill spiega così il piacere assoluto per il genere: "Non sono mai riuscito a fidarmi di un libro che non si aprisse con un cadavere", una regola stilistica che per decenni molti hanno mantenuto (compresi McBain e, pure qui, l'autore). Segnalo il Phone Finder per localizzare cellulare e persone tramite computer. Nelle relazioni a due l'indifferenza conferisce potere, a futura memoria, meglio archiviate tale dinamica prima possibile. Riempire il vuoto con le domande è sintomo d'egoismo. Si beve tanto e in ogni occasione, mini e superalcolici, ognuno con gusti variegati e legati al momento; il buon vino non si smentisce mai, Primitivo per festeggiare in barca. Jake e Alice ascoltavano i Genesis; Bill preferiva Frank Sinatra e Bob Dylan.


CLIMA. LETTERA DI UN FISICO ALLA POLITICA

Angelo Tartaglia, Scienza, Edizioni Gruppo Abele Torino, 2020, Pag. 92, euro 10

Pianeta Terra. 2020. Alcuni hanno l'irragionevole speranza che dialogando, cercando di capire e di spiegare, ognuno di noi si renda conto che alla fin fine guardare lontano nello spazio e nel tempo è più conveniente del chiudersi in sé stessi; perseguire l'interesse generale salvaguarda anche nel migliore dei modi l'interesse personale e non viceversa. Il grande fisico in pensione Angelo Tartaglia (Foggia, 1943), piemontese d'adozione, già ordinario di Fisica presso il Politecnico di Torino, ha deciso di scrivere una lettera al presidente del Consiglio e, per il suo tramite, alla politica in generale. Coglie l'occasione della maggiore attenzione per la scienza e forse per i temi della sostenibilità, connessa alla drammaticità dell'epidemia che stiamo vivendo, per formulare dubbi e proposte sulle evidenti contraddizioni nella narrazione degli organi di informazione, nelle politiche istituzionali, nelle politiche aziendali. La questione cruciale è quella del clima. Sembra vi sia ormai un consenso generale sul fatto che il rapido mutamento climatico sia un complesso di fenomeni più che reale: da un secolo e mezzo a questa parte vi è stata una crescita della temperatura superficiale del nostro pianeta (circa 1,3 °C dal 1880 a oggi), più marcata nelle regioni artiche che in quelle tropicali, con conseguenti innalzamento del livello medio dei mari (di circa 20 centimetri), aumento dell'intensità e frequenza degli eventi meteorologici estremi, ampie migrazioni forzate di masse di disperati. Tuttavia, "guardandomi intorno, mi pare di non cogliere molti indicatori di politiche di prevenzione/mitigazione, né su scala nazionale né su scala regionale né su altra scala: sembrerebbe quasi che si preferisca intervenire dopo che qualche guaio si è verificato, non prima. Eppure generalmente costa meno prevenire che curare, tanto più che in qualche caso la cura potrebbe risultare impraticabile... Lei, quale strada pensa di seguire?" L'autore suggerisce di muoversi bene e in fretta sulla base di analisi concrete.

È colpa nostra, dobbiamo aver ben chiara la premessa dell'azione: la responsabilità dell'aumento della temperatura risiede nei processi di combustione provocati dall'umanità per ottenere maggiore disponibilità di energia, che immettono nell'aria tanta anidride carbonica e, attraverso una pluralità di fenomeni specifici, riscaldano l'atmosfera. Dunque, non c'è scelta: bisogna abbattere le emissioni di CO2 di origine antropica, tagliare la ricerca (e le relative trivellazioni) di combustibili fossili (anche quella e quelle sostenute dall'Italia o da gruppi italiani), riconsiderare i miti della crescita dei consumi energetici e delle grandi opere. Non sarà l'innovazione tecnologica a salvarci: la tecnologia riguarda le applicazioni della scienza, l'innovazione avviene e avverrà comunque all'interno dei vincoli che le scienze fisiche hanno scoperto e vengono scoprendo. La presenza di limiti fisici invalicabili si esprime con uno slogan semplice e chiaro: non c'è nessun "pianeta B". Un'azione decisa per ridurre le emissioni appare anche come una questione di giustizia e di redistribuzione della ricchezza: il combinato disposto di crescita e competizione partorisce diseguaglianze crescenti e un tracollo prossimo venturo. Ciò significa anche cambiare le regole del gioco economico. Una transizione ecologica richiede una radicale trasformazione anche nella sfera della consapevolezza, un'azione auto-pedagogica per sconfiggere la triade egoismo-ignoranza-superstizione, ancor più urgente in questi tempi di pandemia Covid-19. L'autore conclude la lettera con le grandi parole di un poeta: le Operette morali di Leopardi hanno ancora molto da insegnare.

LA LOCANDA DEL GATTO NERO

Yokomizo Seishi, Trad. di Francesco Vitucci, Giallo, Sellerio Palermo, 2020 (orig. 1973)

Giappone, sobborghi di Tokyo. Primavera 1947. Una lettera dell'investigatore privato Kindaichi (cognome) Kosuke (nome), un trasandato circa 35enne non molto alto con fitta chioma di capelli, viene recapitata a Okayama presso l'abitazione di Y, scrittore di gialli, lì sfollato qualche anno prima. Si erano incontrati nell'autunno 1946, mentre era iniziata la pubblicazione a puntate su un'importante rivista di un bel romanzo di Yokomizo sul celebre caso del koto (strumento musicale dal suono ruvido) e dell'uomo con tre dita, con protagonista proprio Kindaichi. Erano restati qualche giorno insieme a chiacchierare, elucubrando sul genere giallo. Il delitto narrato era della tipologia della camera chiusa e l'autore stava pensando di scriverne altri con differenti tipologie classiche di omicidi. Kindaichi raccontò di quanto gli era accaduto sull'isola di Gokumon, accordando il permesso di scriverne in futuro e riconoscendo di fatto Yokomizo come biografo ufficiale. Mesi dopo arriva la lettera e, tre giorni dopo, pure un plico di documenti relativo a un caso occorso poche settimane prima all'investigatore in un distretto remoto della capitale, tra febbraio e marzo 1947, ai margini di una linea ferroviaria periferica. Finalmente si è cimentato in un caso con un cadavere senza volto, tipologia ambita. Dalla storia vera vien fuori un altro discreto romanzo. Tutto inizia fra il piccolo giardino della Locanda del Gatto nero in un quartiere a luci rosse e l'adiacente cimitero del tempo buddista Rengein situato più in alto. Il giovane bonzo rinviene un corpo di donna, il volto è irriconoscibile causa putrefazione di quasi un mese, c'è anche un'accetta nel fango. Arriva l'agente Nagatanigawa che conosce bene la zona, una settimana prima la coppia che gestiva il locale aveva venduto e si era trasferita, il nuovo proprietario lo stava ancora ristrutturando e di sera era chiuso. Non sarà facile per i poliziotti ricostruire chi è la donna morta e cosa è davvero successo, almeno finché non giunge l'aiuto dell'eccentrico investigatore privato sollecitato con affanno da amici.

La necessità di conoscere meglio le storie nazionali del genere di matrice occidentale mystery, detective story, crime, thriller, noir, policier riguarda anche il Giappone. Il genere giallo è entrato progressivamente a far parte di tutte le letterature nazionali, soprattutto nel corso dell'ultimo secolo. Ogni cultura e ogni autore aggiungono qualcosa di proprio, anche se vi è sempre una fase, perlopiù iniziale, dove il genere viene rivisitato da molti autori nella propria lingua, ripercorrendo tuttavia la sua evoluzione storica anglosassone di regole e strappi alle regole, trucchi e tipologie per una continua sfida col lettore. In Giappone, uno dei propulsori fondatori, come editor prima e come grande scrittore poi, fu Yokomizo Seishi(1902 - 1981), anche premi letterari sono a lui dedicati. Scrisse decine di romanzi, molti divenuti film o serie tv, quasi tutti attorno a un personaggio, celeberrimo in patria e in vario modo resuscitato dopo la morte dell'autore. In italiano fu pubblicato un romanzo nel Giallo Mondadori negli anni ottanta. Prima con "Il detective Kindaichi" (2019), ora con "La locanda del gatto nero" (2020) Sellerio sta opportunamente riproponendo i classici esordi investigativi di Yokomizo (originali del 1973), divertenti e godibili, per quanto sembrino datati alcuni espedienti letterari o anche piantina e mappa della scena del crimine. Originale ovviamente è l'ambientazione storica, gran parte dei personaggi protagonisti della vicenda risentono della seconda guerra sino-giapponese: il quartiere si era ingrandito grazie a un'imponente fabbrica di munizioni e aveva poi risentito dei poco puliti commerci e traffici connessi; i gestori della locanda erano tornati dalla Cina, costretti a rimpatriare a conflitto iniziato, e si erano dovuti adattare in vario modo. Il titolo fa riferimento al gatto preesistente alla locanda, protagonista anche nella macchinazione. L'epilogo del romanzo è una nuova lettera all'autore di commento dell'investigatore. Segue un breve glossario che spiega alcuni oggetti tipici, meno abituali per noi lettori non giapponesi. La birra è sfiatata, meglio il sakè caldo.

CENTO GIANNI RODARI. CENTO STORIE E FILASTROCCHE. CENTO ILLUSTRATORI

Gianni Rodari, Infanzia (di tutte le età), Einaudi Ragazzi, 2019 (edizione per il centenario)

Italia democratica e repubblicana. Cento strampalate magistrali splendide filastrocche, favole, avventure, brevi novelle, estratti di racconti, storie di Gianni Rodari, godibili in ogni momento della nostra vita qualunque sia la nostra attuale fase esistenziale. Fatevele leggere se siete in là con gli anni e se vi è capitato già di averle lette voi a figli o nipoti, vi entrerà ancora della musica dentro, comprenderete meglio pensieri o emozioni che erano forse sfuggiti. Nel 2020 ricorrono i due anniversari decisivi per il Maestro Giovanni Gianni Rodari, insegnante elementare, clandestino e partigiano, inviato e cronista, pedagogo, uno dei più grandi scrittori del Novecento, il sesto autore italiano più tradotto al mondo: la nascita povera cento anni fa (Omegna, sul lago d'Orta, 23 ottobre 1920) e la prematura morte quaranta anni fa (Roma, 14 aprile 1980). E proprio cinquant'anni fa nel 1970 vinse il prestigioso Hans Christian Andersen, il premio Nobel per la letteratura per ragazzi. Scriveva per tutti, non visse spensierato, sperimentò generi diversi, inventò linguaggi. L'idea bella di questo volume celebrativo consiste nella selezione di esattamente cento testi di Rodari pubblicando a fianco a sinistra cento diversissime colorate inedite tavole, ciascuna realizzata per l'occasione da un affermato autore contemporaneo, quasi tutti italiani, donne e uomini. L'ordine è quello alfabetico degli illustratori, da Antonella Abbatiello (la filastrocca "Un bambino al mare") a Margherita Zichella (la fiaba "La domenica mattina"). Non possono più esserci Bruno Munari (1907-1998) ed Emanuele Luzzati (1921-2007), ovviamente ci sono anche Francesco Altan (la filastrocca "Alla formica") e artiste o artisti che hanno ri-illustrato specifici volumi che escono sempre quest'anno come Beatrice Alemagna ("A sbagliare le storie"), Manuele Fior ("Pianoforte Bill"), Camilla Pintonato ("La freccia azzurra"), Gaia Stella ("Bambini e bambole"), Olimpia Zagnoli ("L'omino di niente").

Illustrare oggi la geniale fantasia letteraria di Gianni Rodari implica abbinare una danza grafica di vite e colori a una danza di parole pulite ed essenziali, pensate per educare attraverso magia e stupore, tolleranza e accoglienza, il rispetto del diverso, la bellezza dello stare in pace, valori che servono a noi adulti almeno quanto ai bambini e alle bambine. L'intreccio, l'empatia, la sintonia fra testi e tavole stanno non nella corrispondenza materiale, piuttosto nella fedeltà alla sorpresa emotiva e allo scarto cognitivo. Per capirla, la realtà va reinventata, contraddetta, introiettata con la personale accettazione dell'altro e del vivere sociale. Meglio aggiungere un punto interrogativo a ogni regola da rispettare per farla diventare "nostra". E Giovannino Perdigiorno è un vero punto di riferimento pedagogico. Il volume contiene 56 filastrocche, 28 tratte dal magnifico "F. in cielo e in terra", 6 da "Prime fiabe e f.", 3 da "F. lunghe e corte", 4 da "Il secondo libro delle f.", 12 da "Il libro degli errori", una da "I viaggi di Giovannino Perdigiorno" e 2 da "F. per tutto l'anno"; 44 fiabe e storie, 2 da "Fiabe lunghe un sorriso", una da "Le avventure di Cipollino", una da "Novelle fatte a macchina", 37 da "Favole al telefono", una da "Il libro dei perché", una da "La freccia azzurra" e una da "Tante storie per giocare". Le pagine complessive sono quasi trecento visto che circa la metà dei cento testi non si conclude a destra della tavola e si sviluppa su più (sempre poche) pagine. Lo spunto è sempre un oggetto della realtà quotidiana di un bambino, che sia reale o immaginario, che sia a casa o a scuola, tutto animato da un respiro vitale e da un tocco d'artista (con gusto, olfatto, odorato, vista, udito, voce, ascolto), attento a un approccio ironico tanto alla scienza quanto alla tecnologia, senza mai farci la morale. Prendiamo lo spunto del centenario dalla nascita di Rodari e degli altri suoi anniversari del 2020 per rileggerlo tutto, a caratteri grandi e con tanti spazi bianchi sulla pagina. Il portale 100giannirodari.com riporta le pubblicazioni e le iniziative in corso, convegni mostre laboratori creativi, in biblioteche, librerie, musei, luoghi della cultura di tutt'Italia (e non solo). Stanno uscendo su Rodari anche biografie e saggi aggiornati 

STORIA DELLA COLONNA INFAME

Alessandro Manzoni, Con una nota finale di Leonardo Sciascia, Sellerio Palermo, 2020 (sesta edizione, 1° 1981, 1° ed. orig. 1840), Pag. 193 euro 12

Milano. 1630. Fra il 1629 e il 1633 il Nord Italia fu colpito dalla peste. La stima è che morirono 1.100.000 persone su una popolazione di circa 4 milioni, oltre 180.000 su 250.000 nella sola città di Milano. Ne "I promessi sposi" (1827) Alessandro Manzoni manifesta l'idea di farne specifica trattazione, nel successivo saggio "Storia della colonna infame" racconta l'episodio emblematico della condanna come presunti untori del commissario di sanità Piazza e del barbiere Mora. Accusati dalla "donnicciola" Caterina Rosa, furono interrogati con tortura, condannati a torture atroci e a poi morte con il supplizio della ruota. La donna aveva visto il primo la mattina presto del 21 giugno 1630 toccare i muri con le mani; la casa del secondo fu demolita e, al suo posto, venne eretta la colonna infame. Espliciti i riferimenti al Verri, impliciti quelli all'attualità della pandemia Covid-19. Il famoso testo fu criticato da Croce e molto apprezzato da Sciascia, che ne firma la nota conclusiva.


IL CORPO DEL PECCATO

Silvia Di Giacomo, Foschi, Santarcangelo di Romagna, 2019, Pag. 267 euro 14

Bologna. Aprile 2017. Il commissario della squadra mobile Claudio Degli Esposti, separato sesso dipendente, alto e robusto, capelli neri ondulati, sta facendo giochi di ruolo con la sua amante Mary, lui dominante, lei schiava, bassa e magra, forme perfette e viso incantevole, ucraina sposata col Nano (ora in carcere), quando la giovane bionda ispettrice Giulia Nanni lo chiama perché i dottori Zorbi hanno trovato morta l'anziana madre Maddalena Costa, una delle famiglie più potenti della città, amici soprattutto delle alte sfere ecclesiastiche. Sono stati rubati due preziosi orologi svizzeri e il caso si rivela più complicato del previsto. In "Il corpo del peccato" sono tanti i corpi che peccano. La creativa scrittrice e professionale gemmologa Silvia Di Giacomo (1974)intreccia noir ed erotismo in un romanzo che alterna narrazione in terza varia al passato, momenti in prima (sia di Claudio che di Mary) e il racconto terribile di Eva in corsivo, una ragazza in catene da 42 anni. 


UNA LETTERA PER SARA

Maurizio De Giovanni, Noir, Rizzoli Milano, 2020, Pag. 334, euro 19

Napoli. Aprile 2020. Un lunedì mattina alle 11 il vecchio afflitto ex vicecommissario Fusco interrompe il sacro irrinunciabile rito del caffè dell'ispettore Davide Pardo nel solito anonimo locale. Era stato suo superiore e lo aveva aiutato in un momento cruciale, ora ha un tumore allo stomaco all'ultimo stadio e gli chiede di favorire, con procedura poco ortodossa, il colloquio con l'anziano detenuto 67enne Antonino Nino Lombardo che lo ha mandato a chiamare e sta messo pure peggio. Pardo è perplesso, ancora non sa che c'è un qualche nesso con una storia del maggio 1990, circa trent'anni prima: era scomparsa la brava calma ingenua commessa di una libreria antiquaria, dopo aver rinvenuto per caso nella guida Things Seen In The Bay of Naples una lettera scritta con grafia elementare nella quale si parlava di un regalo da consegnare a Maddalena, libro venduto da un figlio in cerca di una dose e riacquistato a seimila lire da un padre affannato e scortese, proprio per riprendere quel prezioso foglio. Come ogni lunedì sera Sara Mora Morozzi cucina a casa di Viola, la madre del nipotino Massimiliano, ex compagna del defunto figlio, fotografa e investigatrice nata, un appuntamento cui partecipa, in qualità di amico e zio acquisito, anche Pardo che racconta quanto gli è accaduto; il nome del carcerato dice qualcosa a Sara, ha un vago ricordo di un teso accalorato incontro col suo superiore e poi compianto amore Massimiliano Tamburi, dialogo che lei aveva seguito e interpretato a distanza. Torna a casa e va a verificare nel segreto archivio cartaceo ereditato proprio dal capo della segreta unità dei Servizi dove lavoravano, non trova nulla, molto strano. Prova a rivolgersi all'amico ed ex collega cieco Andrea Catapano, in pensione da sette anni; un lieve tremore del mento le fa capire che ne sa qualcosa ma lui dichiara di non ricordare nulla al riguardo. C'è una catena di segreti e misfatti da svelare e qualcosa che mette in crisi la fiducia sincera di Sara per l'amore.

Consolida il successo la nuova interessante serie di Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958): Sara risolve anche tristi antichi intrighi, ancora nella stessa città contemporanea del tifosissimo autore. Mora era una brillante graduata della Polizia di Stato, sposata con prole, prima di entrare nella sede napoletana dell'unità speciale che veglia sulla sicurezza nazionale (fra misteriosi rituali e codici oscuri) e di innamorarsi del bravo leale democratico Capo, Massimiliano Tamburi, più vecchio di 23 anni, intensamente ricambiata. Per lui aveva abbandonato un marito fedele e un pargolo piccolo, conducendo poi con fermezza e coerenza un'altra esistenza in coppia, nel lavoro e fuori, finché si era ammalato. Sara aveva lasciato tutto, ritirata a invisibile vita privata per assisterlo. Da qualche anno sono morti prima Massi, 76enne, indi Giorgio, il figlio (abbandonato) in un incidente stradale. Lei ha ormai circa 55 anni, si è nascosta da tutto e tutti, pur colta e vivace, riservata e sostanziosa, finché non ha scoperto il nipotino. La narrazione è più che altro in terza persona, al passato sui vari personaggi alle prese con vicende (antiche e contemporanee) destinate a intersecarsi per il tramite di un ragazzo poco più che ventenne, dagli occhi scuri e penetranti, i ricci neri, la pelle olivastra, all'inizio conflittuale poi oggettivamente alleato rispetto alla squadra di Sara. La lettera del titolo appare nella prima scena, ma non è l'unica che contrassegna il romanzo e i destini intrecciati: vi sono quella non scritta che Lombardo consegna a un infermiere prima di morire (con conseguente senso di colpa di Pardo), quella forse indirizzata a Sara stessa dal reticente Massimiliano (all'insaputa pure dell'amica e attuale responsabile Teresa Bionda Pandolfi), quella con i risultati delle analisi del sangue del nipotino che annuncia un tema del prossimo romanzo della serie. Viola si difende dalla pessima madre con Marvin Gaye e Mamas & the Papas.


33 INDAGINI PER SARTI ANTONIO

Loriano Macchiavelli, SEM Milano, 2020 (volume unico, 1° ed. in quattro volumi 2005-2008 Mondadori), Pag. 983, euro 20

Bologna, Italia. 1977-2008. Se il noir italiano di quest'ultimo mezzo secolo ha avuto un maestro primus inter pares quello è il grande Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934). Quando pubblicò un racconto giallo (dicembre 1997) aveva già presentato con successo quattro romanzi (il primo nel 1974) con inimitabile stile e lo stesso protagonista, originario dell'appennino, a Bologna da quando era in polizia, senza donna fissa (a parte la Biondina, una cara fedele prostituta) con il vizio del caffè. Nel 2005 si è poi saggiamente pensato di raccogliere tutti i racconti con Sarti: quelli fino alla morte del personaggio nel 1987, le cinque storie "postume" del 1991 quando apparve la prima serie tv, le avventure da risorto 1994-2001, poi quelle dal 2002 fino all'ultimo testo elaborato appositamente per la raccolta nel 2008. Altrettanto opportunamente tutto il ben curato materiale viene ora ripresentato con le mille pagine delle "33 indagini per Sarti Antonio" in unico delizioso cartonato volume.

IL MURO

John Lanchester, Traduzione di Federica Aceto, Sellerio Palermo, 2020 (orig. 2019), Pag. 289 euro 16

Gran Bretagna. Forse tra poco tempo, potrebbe essere vero a breve. I cambiamenti climatici antropici hanno innalzato il livello dei mari, molte terre costiere sono sommerse. La Gran Bretagna ha costruito tutto intorno all'isola un muro lungo centinaia di chilometri. A impedire che qualcuno tenti di attraversarlo ci sono i Difensori, giovani in servizio obbligatorio con un'arma assegnata dopo un breve addestramento impartito da quelli che stavano lì prima, e che loro impartiranno ai sostituti dopo due anni. Una vitaccia al freddo: ogni volta che un Altro riesce a invadere, un Difensore viene abbandonato in mare. Arriva Joseph Kavanagh, di origini irlandesi, e narra in prima persona la sua storia a difesa del confine. John Lanchester(Amburgo, 1962) è cresciuto a Hong Kong, ha studiato in Inghilterra, ormai da tempo vive e lavora a Londra nel mondo informativo, con all'attivo cinque interessanti romanzi fra il 1996 e il 2019. In "Il Muro" affronta con disperato acume migrazioni e clima.


Oggi la contraddizione principale è la pandemia, con i suoi innumerevoli effetti collaterali, che si innestano sul tema di per sé gravissimo della salute. Ma non è un semplice evento.

La crisi economica, persino inedita nei tratti distintivi, non è scalfibile senza un ripensamento profondo del ruolo dello stato dopo l'ubriacatura liberista e se non si adottano strumenti come una tassa patrimoniale progressiva nonché un reddito minimo permanente (finalmente l'Europa sembra svegliarsi dal letargo) per i ceti che vivono il dramma della povertà o del precariato perenne. E, poi, è evidente la necessità di ristabilire con attenzione i confini invalicabili dei diritti costituzionali. A partire da quelli delle persone. Il virus, del resto, ha scardinato la fisionomia concreta di un capitalismo (ma pure dei suoi "becchini") già in fase di ridefinizione. Amazon, Google, Apple o Facebook, ad esempio, hanno guadagnato non poco grazie alla tragedia, che ha costretto tanti ad utilizzare i servizi offerti, offrendo gratuitamente i propri dati ai dittatori degli algoritmi. Come "L'opera da tre soldi".

Il salto da compiere sta nel territorio dei rapporti sociali di produzione e riproduzione, nella cui intelaiatura si gioca la partita. E' in corso un corpo a corpo, che - però- tarda ad assumere le sembianze del conflitto. Tra una fisionomia definitivamente divisa tra una minoranza abbiente e ricca, e una grande maggioranza in difficoltà o in grave indigenza. Tra il soffocamento della natura e della terra, e una reale cultura green. Tra il determinismo delle macchine e un nuovo umanesimo. Tra la sorveglianza di massa e la tutela della privacy: ad esempio, l'impostazione dell'app "Immuni" è da rivedere, regalandosi un potere improprio agli Over The Top.

Tra un'indomabile declinazione al maschile dell'universo e una sintassi paritaria tra uomo e donna.

Ovviamente, tra saperi diffusi e ignoranza imposta a cittadini-sudditi. Se si riavvolge il nastro, ecco riapparire l'attualità di valori fondamentali oggi così offuscati: antifascismo, antirazzismo, culto per le libertà.

Ecco. Il governo attuale, con i limiti evidenti che esprime, è un ponte verso una inevitabile altra età, dal colore al momento indefinito. Potrebbe persino macchiarsi di nero, se prevalessero le idee della Confindustria in economia e quelle alla Orban nel pluralismo dell'informazione. O di Trump e di Johnson in un rinnovato bellicoso atlantismo. Tra l'altro, non è venuto il momento di aprire gli armadi della vergogna della guerra fredda?

Il rischio è concreto, perché purtroppo la mala pianta si è diffusa e ha radici tenaci. Persino al di là di Matteo Salvini o di Giorgia Meloni.

Il governo Conte è nato dopo un torrido agosto in seguito alle esibizioni sguaiate di Salvini, che neppure Tarantino avrebbe inserito in un film. Non serve scoprire complotti, visto che la realtà è assai più sorprendente di una fiction televisiva. Infatti, ciò che accade è sotto i riflettori. Gruppi di potere, Confindustria, lobby, salotti, mafie, consorterie non sopportano che la ricostruzione post-pandemia possa avvenire senza mettere le mani sui flussi di danaro. Che si evochi un improbabile accrocchio di "larghe intese" o si ricorra al santino di Draghi è la conseguenza, piuttosto che l'origine di un'operazione materialistica nel senso volgare del termine. Per raggiungere simile traguardo, ecco entrare in scena l'editoria "impura" con i suoi plateali conflitti di interesse. L'atteggiamento subalterno di Repubblica-Stampa sulle garanzie chieste a Sace per un prestito di 6,3 miliardi da parte di Fca (prodiga, però, nei dividendi) è l'esempio recente, ma certamente non isolato. Di un feudalesimo tecnologico, in cui prevale il "terribile" diritto di proprietà.

E' toccato al vicesegretario del partito democratico gridare che "il re è nudo". Sì, è nudo e pornografico. Dopo l'urlo, però, segua un progetto. A cominciare dalla ri-fondazione di uno stato innovatore, direttamente presente nelle imprese.


IL BICCHIERE DELLA STAFFA

Dominique Manotti, Noir, Sellerio, 2020 (orig. À nos chevaux, 1997; prima ed. italiana Tropea 2003), Trad. Francesco Bruno (quella della prima ed.), Pag. 287, euro 14

Parigi. Estate-autunno 1989. Il commissario della narcotici Théo Daiquin, spalle larghe e buoni muscoli per un metro e ottantacinque, volto squadrato, occhi castani, propensione per i maschietti (non esclusiva), ha superato i quaranta e vive nel XIV°, un'ora di cammino tutte le mattine fino al mitico Quai des Orfèvres. Il suo amante tedesco Rudi è attratto dai fatti di Berlino. Ora un'informatrice colombiana dell'ispettore Romero è stata trovata sgozzata nella toilette dell'ippodromo di Longchamp, contemporaneamente ad altri delitti e attentati nel mondo dell'ippica, sempre connessi a grandi traffici di droga. Vivida indagine di squadra. Buon secondo atto della stupenda serie per Dominique Manotti (Parigi, 1942), storica ed ex sindacalista, ancora in terza persona varia al presente, come flash di una sceneggiatura ben documentata sul capitalismo reale. Letteratura (nera) e musica (jazz) di qualità. Bellissimo pure "Il bicchiere della staffa", ora opportunamente riedito da Sellerio.