RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

L'ERA DELLA SUSCETTIBILITÀ

Guia Soncini, Cultura e Politica, Marsilio Venezia, 2021, Pag. 191 euro 17

Il suscettibile ecosistema umano terrestre. Da un po'. Chiedere la testa di chi non ci piace è diventato uno sport di massa, soprattutto dopo che sono arrivati i social, soprattutto attraverso gli stessi social. Poi, a quel punto, quando qualcuno chiede la testa di qualcun altro, il qualcun altro è spesso ritenuto colpevole d'aver leso la generale suscettibilità collettiva e spesso in America la testa viene ottenuta prontamente; in Italia e in Europa un poco meno, ma sempre con gran mugugni dei suscettibili locali. Appare difficile sostenere semplicemente una propria opinione o sfottere altri, relativizzare azioni e reazioni, offese e accuse. Vengono di continuo dogmaticamente enunciate linee guida della suscettibilità su quella materia o in quell'organo d'informazione, su cosa non si può fare battute, per esempio, pena il licenziamento. Forse appare allora utile cercare di capire come siamo arrivati non all'azzeramento delle carriere degli impresentabili, ma a desiderarlo, quell'azzeramento. Perché l'esistenza di chi la vede diversamente da noi ci offenda. Cosa ci abbia resi così fragili e lamentosi da sentirci in pericolo per l'esistenza stessa del dissenso. Perché la sinistra abbia scippato alla destra il primato del piglio censorio, e talora si compiaccia di far passare leggi per cui dire a qualcuno qualcosa di offensivo è un reato invece che, al massimo, maleducazione. Quando siamo diventati così bisognosi di tutele, così incapaci di mandare a quel paese chi ci dica qualcosa di spiacevole, e di dimenticarcene dopo due secondi. Quando abbiamo deciso di preferire la tutela della suscettibilità alla libertà di parola. E, purtroppo, perché abbiamo scelto di dimenticare che le classi sociali esistono, che ricchi e potenti fanno valere la propria integra suscettibilità aumentando sfruttamento e diseguaglianze, non finte bensì vere.

La giornalista e scrittrice Guia Soncini (Bologna, 1972) esamina le parole inglesi e italiane di un possibile glossario della neolingua della nostra epoca: identity politics, trigger warning, cancel culture, safe space, me too, virtue signaling, misgendering, body shaming, tutto sembra ruotare intorno all'aggettivo woke, assegnato ai sempre suscettibili, che vogliono stare dalla parte dei buoni, considerare sacre le proprie sensazioni, essere considerati giusti e coerenti, "giustiziare" gli altri. In una ventina di agili godibili capitoli, zeppi di casi e citazioni, mostra quanto sia esagerata e dannosa la diffusa suscettibilità contemporanea. Ecco alcuni titoli delle narrazioni, rendono l'idea: la morte del contesto; il feticismo della fragilità; niente basta mai; la pigrizia dell'indignazione; la ricerca spasmodica del cretino; l'indignazione deperibile; non c'è niente da ridere; angoli di nicchie di frazioni di minoranze; chi si offende è perduto; com'è cominciata: Diana, la dea della vulnerabilità. Ci sta: sembra proprio giustificato l'allarme per avere sempre e solo sé stessi e le proprie personali appartenenze come specchio indignato di valori assoluti e diritti collettivi. Con coraggio e acume, stile fresco e televisivo, spunti autobiografici, e opportuni rischi d'impopolarità, scoperchia il velo che copre un neomaccartismo incipiente nelle democrazie liberali. Ha questo unico obiettivo e ovviamente esagera un poco pure lei: talvolta ribadisce di continuo e si ripete; usa continue iperboli individuali (il più grande attore vivente, la matrice di tutti i disastri d'incomprensione, il più geniale gruppo comico del Novecento, tanti libri "decisivi"); isola troppe novità rispetto a storia e biologia; finisce per escludere ogni possibile azione, anche verso comportamenti non di mera maleducazione; pur segnalando che qualche tentazione woke le è capitata, rischia spocchie di suscettibilità, forse inevitabilmente. Resta la godibilità della scrittura (e della lettura) e il merito di aver posto una grande questione democratica e sociale (della quale essere tutti noi più consapevoli, con parole e fatti).


LA TORMENTA. LE INDAGINI DI SELMA FALCK

Anne Holt, Traduzione di Margherita Podestà Heir, Noir, Einaudi Torino, 2021 (orig. 2019)

Pag. 593 euro 21

Oslo. Da primavera ad autunno 2018. Il 18 maggio muore Ellev Trasop (1918) dopo aver consegnato il cofanetto in cedro al ministro della Giustizia Tryggve Mejer, una cosa segreta. Loro fanno ancora parte di Stay Behind, una potente diramazione mai sciolta, si riunisce il Consiglio e non si fidano l'uno dell'altro, tanto meno l'unica donna, Berit Ullern il Maggiore. Il fatto è che il ministro è sotto pressione: la moglie Cathrine è stufa dei suoi persistenti incarichi, la figlia Mina è preoccupata per il padre e per la loro separazione, minacce e insulti avvelenano la rete stressando (come ovunque) la democrazia liberale rappresentativa. Tryggve propone al Consiglio l'operazione Tormenta ma gli altri votano contro. Tuttavia, il 21 luglio, mentre è in corso il pranzo matrimoniale, viene ucciso il 36enne sposo Sjalg Petterson, shock anafilattico in quanto allergico alle noci. Era uno degli obiettivi dell'operazione che sembra avviata su più fronti: avvengono sofisticati attacchi via internet a siti di odiatori sociali di destra, Petterson stesso era un esponente conservatore che aveva preso di mira il ministro. Il fatto è che la 24enne sposa era Anine, la figlia di Selma Mariska Falck, pur avendo rinnegato la madre, comunque presente a parte della cerimonia. Già atleta ai massimi livelli (due volte argento olimpico di pallamano), 1,78 per 68, poi ammirata avvocata di fama, uno dei volti celebri della Norvegia, nominata nel 2015 donna più elegante del paese, l'anno prima Selma, appena compiuti 51 anni, si era ridotta in un tugurio sul lastrico per ammanchi di gioco, schifata da marito e due figli, senza casa e affari. Aveva recuperato qualcosa risolvendo un caso clamoroso e ora si mantiene investigando qua e là, sempre famosa, brillante e affascinante. Il bel cuoco del pranzo matrimoniale non vuole aver guai e si rivolge a lei. Selma si procura le foto e cerca di capire se sia stato un caso o un omicidio, attratta dal 27enne cuoco e in debito con la figlia. Non uscirà facilmente dalla torbida storia.

L'eccelsa scrittrice norvegese Anne Holt (Larvik, 1958), laureata in legge, giornalista dal 1984, avvocato dal 1994, ministro della giustizia nel biennio 1996-97, ha pubblicato complessivamente oltre una ventina di gialli. Dopo dieci avventure ha un poco accantonato la serie Wilhelmsen (iniziata nel 1993) ed è al secondo ottimo romanzo della nuova serie con un'aspra spettacolare protagonista. Selma ha un unico vero amico, il puzzolente barbone Einar Falsen, ora è riuscita a fargli abbandonare gli scatoloni in strada, sparsi in quattro posti differenti di Oslo, nei quali pativa fame (spesso) e freddo (di rado) e gli ha lasciato il tugurio che aveva trovato per sé, trasfendosi anche lei in migliore residenza. Restano una straordinaria coppia per risolvere misteri! "Tutti hanno dei segreti. Cose di cui ci vergogniamo." Lei non beve più alcol, ingurgita bottiglie grandi di Pepsi Max, si limita a giocare a poker, raramente e di notte, adottando vari espedienti contro la ludopatia. Resta sempre cuore e muscoli della narrazione, pur in terza varia al passato sugli altri personaggi-chiave. La trentina di capitoli alternano le stagioni, incontriamo subito la protagonista che a inizio autunno si trova pestata a sangue senza memoria, dentro un incendio in una baita di montagna, data per morta, con l'antica Volvo rossa bruciata; poi, ogni tanto, seguiamo brevemente i passaggi attraverso cui cerca di cavarsela, mescolati con la complicata indagine precedente, soprattutto durante l'estate. Lassù nella tormenta (senso doppio del titolo) riscopre anche le lacrime, dopo che da tempo sembrava fisiologicamente incapace di piangere. La scrittrice riesce ad aggiornarci con competenza e poesia sul doppio Stato,ben noto anche alla storia italiana, ora ai tempi dell'aggiornato suprematismo bianco, di inediti inafferrabili populismi e di novelle guerre fredde (riflettendo sull'avversione nordica tanto per gli zar quanto per i sovietici, poi adesso sensatamente per le azioni degli agenti russi). Molti i prodotti italiani lì ancora di moda. Documentati e drammatici tutti i riferimenti all'odio verso i migranti, liberi e rifugiati. Sugli estremisti, segnalo la teoria del ferro di cavallo, a pag. 398. Nel seminterrato Mina non scorda la promessa contenuta dalla canzone svedese cantata dal padre alla chitarra. La stesura risale ormai a tre anni fa, nel frattempo Holt ha lavorato ad altri romanzi, principalmente durante la pandemia (spesso accanto ai genitori anziani e lontana dalla moglie e dalla loro figlia social), per quanto la Norvegia abbia finora avuto un numero basso di vittime. 


FORSE NON MORIRÒ DI GIOVEDÌ

Remo Bassini, Noir redazionale, Postfazione di Giorgio Levi, Golem Torino, 2021

Pag. 191 euro 15

Vercelli o giù di lì. Marzo 2019 o suppergiù. Il sincero superstizioso 56enne Antonio Sovesci, padre sindacalista e mamma bidella, occhiali e pizzetto, non laureato, gran fumatore, sofferente di colite, gran lettore (soprattutto di gialli), è da 13 anni e quattro mesi il giudizioso direttore del quotidiano locale, ormai fuori allenamento con l'altro amorevole sesso, del quale talora si fida troppo. La sua unica donna, la moglie Simona se n'era andata nove anni prima, innamorata di un pianista jazz su navi da crociera, e da quand'è tornata lui non vuole più vederla. Si distrae spesso alla finestra della redazione, invaghito della nuova dirimpettaia, una maestra elementare carina sui quaranta che da pochi mesi vive sola e triste in un appartamento lì di fronte. È in attesa dell'intervista con la sua giovane lentigginosa ex giornalista Caterina, che ora lavora in una televisione e con la quale erano stati quasi per amarsi un po', nonostante i ventiquattro anni di differenza. Al giornale poi lavorano tante donne, più o meno capaci e aitanti, lui è sempre sull'appassionato pezzo, resta solo e pensieroso, assorbito a tempo pieno dall'incarico. Quella notte a Parco Venezia pare che un gruppo di balordi abbia accerchiato, minacciato e pestato due omosessuali, le voci non sono certe, qualcuno vuole mettere a tacere la vicenda, forse erano solo un padre e un figlio, non si sa bene se e come scriverne, nasce un aspro conflitto in redazione e, di lì in avanti, emergono manovre e arrivismi connessi alla volontà del potente editore Domenico Maria Ricci di cambiare tutto. L'allenato amico maresciallo dei carabinieri Gaetano Manferti lo mette in guardia, ma ha anche lui i propri guai, sarà meglio che entrambi mettano qualche punto fermo (esclamativo)!

Il bravo colto giornalista e scrittore (già operaio e portiere di notte) Remo Bassini (Cortona, 1956) fin da piccolo si è trasferito a Vercelli, pubblicando via via vari romanzi, un'esperienza letteraria sempre più orientata al genere noir meditabondo ed esistenziale. La nuova intensa interessante opera non è un vero e proprio giallo (anche se ci sono crimini e misfatti, depistaggi e indagini, pubbliche e private), piuttosto uno scandaglio interno e retrospettivo dell'amore per la professione giornalistica, aggiornato e amaro, con riflessi noir. La narrazione è in terza quasi fissa al presente sul protagonista, solo poche volte il flusso di pensieri affastellati e delle conseguenti azioni del direttore a fine mandato sono interrotti o dal testo dell'intervista che ha rilasciato a Caterina sul proprio lavoro (più frequentemente) o dallo spesso depresso Gaetano, alle sensibili prese con l'amante (pubblico ministero) e con il reattivo invadente amico (più raramente). Il mondo è tutto racchiuso nelle dinamiche di una benestante media provincia, pochissimi gli echi esterni. Il titolo richiama una delle superstizioni del protagonista, forgiato da vari brutti eventi accaduti di giovedì. In esergo il maggior rimpianto professionale di Sovesci, la poesia di uno scrittore maledetto, Ernesto Ragazzoni (Orta San Giulio, 1870 - Torino, 1920): "È finita. Il giornale è stampato, la rotativa s'affretta, me ne vado col bavero alzato, dietro il fumo della sigaretta". Forse per lui potrebbe essere giunta l'ora della pensione, incombono i giornali online. Fra l'altro vivrebbe solo d'insalata russa e di uova fritte al tegamino. Oltre che ovviamente di Barolo, di Dolcetto e, ancor più, di Grignolino. 


DIVINITÀ IN VIAGGIO. CULTI E MITI IN MOVIMENTO NEL MEDITERRANEO ANTICO

Corinne Bonnet e Laurent Bricault, Traduzione a cura di Alessandro Cocorullo, Alberto Gavini e Giovanni Ingarao, Storia e Religione, Il Mulino Bolognam 2021 (orig. 2016)

Pag. 279 euro 20

Mediterraneo. Millenni fa. Presenti negli spazi assegnati loro dagli umani, gli dèi vengono invocati in base alle loro competenze, ma anche in funzione delle aspettative sociali, dei bisogni e desideri di uomini e donne. Visto che già da una decina di migliaia di anni ci siamo spostati molto migrando ovunque nel nostro piccolo grande mare, in tutte le direzioni, con innumerevoli creative rotte, considerare gli dèi in movimento nello spazio mediterraneo può contribuire alla riflessione generale sulla natura del divino nell'Antichità, fra unicità monoteista e pluralità politeista. Gli dèi, in effetti, sono al tempo stesso radicati in un territorio e legati a una comunità che istituisce e perpetua il loro culto; ma sono anche in perenne movimento, rapidi, ubiqui, persino inafferrabili, comunque più degli animali terreni. Eppure, gli dèi non escono indenni dai viaggi: cambiano e si adattano a nuovi contesti. Magari una volta vengono fatti prigionieri e inviati in esilio; un'altra sono portati in processione per tutta la città; un'altra "clonati" per favorire la fondazione di una colonia. Ogni insediamento umano, più o meno originario, acclude la stabilizzazione di un dio o più dèi e della religiosità che vi connette, cronache e miti del reciproco mettere radici. Poi i culti emigrano sulla scia di umani che trasferiscono la residenza individuale o collettiva, per molto tempo o per sempre: soldati, profeti, mercanti, ambasciatori, coloni, fedeli, viaggiatori, curiosi, deportati. Talvolta si attribuisce persino agli stessi dèi il desiderio di allargare il proprio spazio vitale, di conquistare nuovi territori. E, fra rispetto delle tradizioni religiose di partenza e adattamenti locali successivi, le migrazioni degli dèi contribuiscono a diversificare il loro volto, a rimodellare le funzioni, a far sorgere nuovi appellativi e immagini. Nella storia dei popoli antichi è sempre avvenuto: come, con chi, con quali intenzioni e conseguenze va approfondito.

Gli storici Corinne Bonnet (1959) e Laurent Bricault (1963), docenti di storia greca (lei) e romana (lui) all'Università Jean Jaures di Tolosa, diversi anni fa tennero un corso universitario per gli studenti della Laurea Magistrale che poi hanno trasformato in un volume molto interessante per tutti. Ci raccontano viaggi e traslazioni divine così come sono narrati nelle diverse tipologie di fonti: opere storiografiche o geografiche, biografie, inni, iscrizioni, monete e reliquie, oggetti sacri, in un percorso comparativo dal II millennio a.C. ai primi secoli dell'era cristiana. Non seguono un ordine cronologico, sarebbe stato fittizio visto che tra i presunti fatti e i relativi miti esiste sempre un variabile problematico intervallo temporale. Non propongono alcuna lettura evoluzionistica o teleologica: gli dèi viaggiano in tutte le culture e in ogni tempo senza che una "provvidenza" intervenga per mettere loro "ordine", più meticci di quel che crediamo. Numerose sono, comunque, le tematiche riguardanti la comprensione delle religioni antiche: monoteismo (che spesso elimina credenze precedenti) e politeismo (che spesso le aggiunge e moltiplica), i nomi e le immagini del dio singolare e plurale, l'impronta del potere, le strategie rituali, il dialogo interculturale, l'immaginario legato ai luoghi, l'attitudine nei riguardi della morte, la tensione fra locale e globale, talune cancellazioni e distruzioni inappellabili. In ogni capitolo scopriamo diverse mobilità ed effetti della mobilità, libera o imposta: da Tiro alle Colonne d'Ercole, da Emesa a Roma, da Efeso a Marsiglia, da Atene a Cartagine, dall'Egitto a Delo alle tante isole; poi in Gallia e in Sicilia, in Mesopotamia e in Fenicia, e altrove; Melqart, Artemide, Cibele, Serapide, Ishtar, Iside, Apollo, Dioniso e tanti altri; e poi i tanti personalità storiche individuali che in vario modo riuscirono a tramandare luoghi e miti. Fra i dodici capitoli (ognuno con qualche foto di scavi, statue, oggetti) segnalo il settimo (ove più ricorre l'incredibile capacità di navigazione nel nostro mare) e l'undicesimo (ove più ricorrono i viaggi del popolo ebraico, esili diaspore deportazioni, con i rotoli della Torah). In fondo una punteggiata carta del Mediterraneo e gli indici: nomi, luoghi, argomenti.


LA BUONA NOTTE

Angelo Canaletti, Noir, Robin Torino, 2020, Pag. 213 euro 13

Father and Son. Dall'Epifania fino l'autunno inoltrato; dal mare ai punti cardinali della penisola fino alla Scozia. Un killer professionista trascorre la notte con una ragazza ma è decisamente angustiato per l'alzheimer del padre: perde sempre più colpi, cammina male, parla strano, si piscia addosso. Nemmeno i cangianti badanti riescono a gestirlo con capacità. Il vecchio gli diceva "vai adagio" ma lui non gli ha dato retta: è passato dall'attivismo giovane e violento dei Settanta all'adulta violenza omicida e meccanica. L'ingegner Angelo Canaletti (Civitanova Marche, 1966) continua a scrivere bene, l'intenso noir "La buona notte" è la sua terza più matura prova, narrata in prima, articolata in undici parti e quarantasette capitoli: viaggi, freddi omicidi di vittime inconsapevoli, rapporti affettivi irrisolti, irrigidimento morale proprio e degenerazione mentale paterna, afasia dei linguaggi, disfacimento sociale guardato senza compassione. La libertà è eventuale e dolorosa.

LA REGOLA DI SANTA CROCE

Gabriella GenisiM, NoirM, Rizzoli Milano, 2021, Pag. 248 euro 16

Lecce, Salento. Primo novembre 2019. La bella fiera carabiniera maresciallo Francesca Chicca Lopez, madre sparita, padre noto e assente (non l'aveva riconosciuta), nata a Leuca e ormai uno scricciolo 29enne, ha finalmente rotto con la sua storica manesca compagna Flavia ed è tampinata da un maschio riccioluto, il giovane aitante geometra griko Carmine Scorrano, che la chiama di continuo mentre lei è solitaria in ferie e prova a dipingere, leggere e rilassarsi nella casa dei pescatori che ha affittato a Porto Badisco (il luogo antico dove era approdato Enea). All'alba del giorno dopo, se lo trova a cantarle una dolce serenata accompagnato dalla fisarmonica; torna comunque a dormire; due ore dopo Carmine è ancora lì, lei gli offre un caffè, gli spiega che le "piacciono le femmine" e poi accetta con affetto l'invito a visitare una particolare bellezza di Lecce. Lui è titolare di una piccola impresa e ha ottenuto il subappalto per rinforzare la struttura della magnifica basilica di Santa Croce e restaurare alcune parti in pietra leccese. Entrano soli, non c'è nessuno, con caschetto e giubbino prendono un montacarichi, si avventurano fra ponteggi: i decori sono a portata di mano, statue putti telamoni cornucopie rosoni allegorie, meraviglie. Chicca si mette a fotografare ogni fregio. Alla fine, rifiuta il bacio e si fa riportare all'amata sgarrupata casetta. Quando torna al lavoro, il nuovo colonnello Manin, considerandola problematica (dopo le ripetute bizze nel caso della "Pizzica nera"), le comunica il trasferimento dal Nucleo Operativo all'Informatico, che ha una delega speciale alla Tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sull'attenti! Torna inferocita, cerca di distrarsi, si mette a guardare le foto della basilica e, per caso, scopre un'incisione che non dovrebbe esserci, uno sfregio: tra le mani di un Santo c'è un libro di pietra, la Regola di San Benedetto, ove qualcuno ha inciso con un punteruolo tre nomi e una cifra: Eva, Renzo, Cesare, 499. Si apre un caso. E si allarga. Non è facile ricostruire chi erano e, comunque, sono tutti e tre scomparsi da decenni. Eva chiede permesso, gira con la sua moto Bonneville e si butta a capofitto nell'indagine.

La brava scrittrice Gabriella Genisi (Mola di Bari, 1965), corroborata dal meritato successo televisivo della sua mitica friccicosa barese Lolita Lobosco (otto romanzi dal 2010 al 2020, interpretata su Rai Uno da Luisa Ranieri), ripresenta la nuova protagonista salentina in grande spolvero, con il secondo ottimo noir della serie (il primo nel 2019). Il titolo richiama i beni culturali e artistici cruciali nella storia, occasione per narrare tante delizie di quei luoghi, una guida pure agli spettacolari anfratti meno conosciuti. La narrazione è in terza non proprio fissa ma quasi, concentrata sulla volitiva Chicca, che indaga sempre anche sulle proprie sensibilità emotive: due figure genitoriali che le sono venute a mancare, una ex compagna che l'avvinghiava in un rapporto subalterno e morboso, una sessualità gender fluid, affettuose amicizie sincere da coltivare e consolidare, un forte desiderio di realizzarsi sul proprio lavoro di sbirra, un legame viscerale con i magnifici ecosistemi umani del salentino. Molto si sta affinando, lei è determinata. Questa volta deve tornare a oltre vent'anni prima, agli intensi legami adolescenziali dell'ultimo decennio del secolo scorso; lo fa con garbo e rispetto, per quanto fosse già allora una vicenda criminale, pure di contrabbandi e Sacra Corona Unita. Fra passato e presente, la vicenda si dipana in oltre quindici capitoli che hanno denominazioni tratte dai versi del grande poeta Girolamo Comi (1890-1968), letto e amato grazie all'esperta radicata Michela Santoro, divenuta personaggio della serie e già amica dell'autrice, in quanto titolare della Libreria Idrusa di Alessano. Segnalo Nardò e Renata Fonte, a pag. 170. Si beve di tutto di più, andranno assaggiati sia vari liquori del Monastero di Santa Maria della Consolazione, sia il cocktail "il mare in un bicchiere" al Glenda's bar (ricetta a pag. 244). Beddhra ci dormi è la serenata, invischiati nel mal di Salento.


LA STORIA PRENDE IL TRENO

Sophie Dubois-Collet, Traduzione di Enrico Pandiani, Storia, Add Torino, 2021 (orig. 2019), Pag. 247 euro 16

Strade ferrate. Da un paio di secoli. All'inizio del XIX secolo la Francia è ancora un Paese sostanzialmente rurale. Come l'Italia (poi ancora per molto tempo). Se ci si muove dal proprio posto, si viaggia su diligenze poco confortevoli o su carrozze postali (ben lo sperimenta Leopardi), che sono i mezzi di trasporto più veloci. Nel 1830 questi veicoli permettono di compiere la distanza Parigi-Bordeaux (quasi seicento chilometri) in quarantacinque ore. In Inghilterra, invece, il treno ha già permesso di ridurre i tempi: dal 1804 è già attiva nel Galles una prima locomotiva a vapore. In Francia occorre attendere decenni e, inoltre, per altri decenni le vetture con trazione animale coesistono con le poche linee ferroviarie. In territorio (ora) italiano s'inizia con la Napoli-Portici, dieci minuti per 7,64 chilometri a doppio binario da corso Garibaldi alle pendici del Vesuvio, inaugurata il 3 ottobre 1839 da Ferdinando II, re delle Due Sicilie, sotto la supervisione del progettista, un ingegnere francese, con locomotive ovviamente inglesi: nei successivi quaranta giorni vi saliranno circa 85.000 passeggeri, più per curiosità che per necessità. Dubois-Collet, colta studiosa francese, ha opportunamente deciso di narrarci con garbo di viaggi e binari, di re regine presidenti papi, di incidenti e rapine, di amori e film, attraverso la minuziosa cronaca di quarantatré vere avventure, brevi e brevissimi capitoli incentrati su storie di treni negli ultimi due secoli in varie parti del mondo. Dalle Indie alla Russia, dagli Stati Uniti al Sudafrica, dal deragliamento del 1865 con a bordo Charles Dickens e compagna all'assalto al treno della Kansas Pacific da parte della banda di Jesse James, dall'Orient-Express al Train Bleu.

La giovane giornalista Sophie Dubois-Collet, dopo aver scritto su "portafortuna" certificati fra i luoghi di regioni francesi, in procinto di affrontare storicamente il mare dopo il treno, riesce a informare e divertire con svariate memorie ferroviarie. Forse non esiste invenzione umana che abbia trasformato il paesaggio rurale e urbano quanto il treno. Due secoli fa prevalsero meraviglia e perplessità, pochi furono capaci di prevedere l'invasione futura; eppure, già i primi vagoni per trasportare il carbone delle miniere (tirati da cavalli) mettevano paura ma inducevano a salire per provare la novità. Poi nel corso dell'Ottocento le carrozze conquistarono terreno e si trasformarono in appartamenti poveri o lussuosi, casseforti, armi, uffici mobili, oggetti d'arte, sedi di trattative militari. A vapore o elettrici, i treni hanno segnato e modificato la Storia contemporanea e per molto tempo ancora ne tracceranno la strada. Hanno trasportato o deportato masse indistinte (ben più che celebri personalità) e miliardi di tonnellate di merci e tanto impattato su quasi ogni paesaggio, pure metropolitano e architettonico; enormemente anche sulle arti visive, dalla scrittura al cinema, dalla pittura alla fotografia; contrassegnati da minuscole o imponenti stazioni dall'inizio alle tappe e alla fine. Il volume è pieno di riferimenti multimediali e interdisciplinari, non vuole essere un saggio scientifico, né sceglie una lineare cronologia, piuttosto si tratta di una affascinante carrellata di ricordi, aneddoti, sceneggiature ed episodi memorabili, alcuni (non tutti) in parte entrati nell'immaginario collettivo dei  


IL SOLO MODO DI DIRSI ADDIO

Simon Stranger, Traduzione di Alessandro Storti, Romanzo storico, Einaudi Torino, 2021 (orig. 2018), Pag. 338 euro 18,50

Ebrei in Norvegia. 1942, prima e dopo. Nel 2021 Simon ha 45 anni ed è sposato con Rikke, nipote di Gerson, a sua volta figlio dell'ebreo Hirsh Komissar. Hirsh era nato nel 1887 in Russia, laureato in Ingegneria con studi internazionali, buon conoscitore di almeno cinque lingue; il 12 gennaio 1942 fu arrestato dai nazisti a Trondheim, dove con la moglie Marie vivevano da proprietari gestori del bel negozio d'abbigliamento Mode Paris-Wein, genitori di tre adolescenti (Lillemor e Jacob, oltre a Gerson); incarcerato a Falstad venne trucidato per rappresaglia il successivo 7 ottobre. La Gestapo ricevette una soffiata sul cognato, che semplicemente ascoltava la Bbc, vietato. Non si saprà mai da chi e perché, anche se furono tanti a pagarne le conseguenze. A quel tempo già operava una banda di norvegesi filonazisti diretta dall'insulso Henry Oliver Rinnan, originario di Levanger, infiltrato e spia, bassissimo e complessato, conturbante e feroce; da fine estate 1943 poi con base in una incantevole villa in cima a un declivio non lontano dal centro storico di Trondheim, al 46 di Jonsvannsveien, famigerata per omicidi, torture e festini con la svastica. I suoceri di Simon conoscono il posto: Grete, la madre di Rikke, vi è nata e vissuta fino all'età di sette anni insieme alla sorellona Jannicke, i genitori Gerson ed Ellen vi si erano voluti trasferire da Oslo per aiutare l'anziana vedova Marie Komissar. Proprio lì! Tutto ciò sono fatti reali, nel 2018 raccontati e integrati in uno splendido romanzo d'esordio da Simon Stranger, venuto a conoscenza casualmente di alcuni intrecci, capace di raccogliere testimonianze o appunti e di compiere pluriennali ricerche d'archivio o sul campo, dotato di un eccelso stile narrativo per colmare i vuoti storici o biografici con dialoghi efficaci, ricostruzioni linde toccanti verosimili, invenzioni o soluzioni letterarie coinvolgenti e azzeccate.

Il bravissimo scrittore Simon Stranger (Oslo, 1976), non credente, narra in prima persona e si rivolge con il tu a Hirsh, trisavolo ebreo dei figli, lasciando la terza persona (sempre al presente) per tutti i tanti altri personaggi storici. Parte da un elemento proprio della tradizione ebraica, noi individui sapiens moriremmo due volte: prima quando cessiamo di vivere fisicamente, dopo quando il nostro nome viene pronunciato, letto o pensato per l'ultima volta. Per questo si è cominciato a posizionare in diverse città d'Europa le cosiddette pietre d'inciampo, lapidi artistiche con incisi i nomi degli ebrei uccisi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, incorporate nei selciati davanti alle case in cui abitavano con la loro famiglia. Ne esistono meno di centomila, ne mancano quasi sei milioni. Hirsh ne ha una. Simon ci va con la sua famiglia, la moglie e i due figli, e prova a riflettere sui pensieri di Hirsh nei duri mesi di prigionia, sulle esistenze parallele e successive dei suoi cari e discendenti, sulla biografia incrociata del pessimo Rinnan, figlio di calzolaio: come Henry sia potuto diventare Lola, nome in codice del traditore e carnefice, per quanto alla fine fosse riuscito a bruciare carte e a cancellare molte tracce. La villa signorile costituisce lo spunto del testo e il denominatore comune di tutte le storie ivi contenute. Non sono narrate in ordine cronologico, il bell'espediente letterario dell'autore è mettere centinaia di parole, luoghi ed espressioni in ordine alfabetico, una dopo l'altra con la trentina di capitoli coincidenti con le lettere iniziali: A come anklagen/accusa, avhøret/interrogatorio, arrestajonen/arresto (queste solo citate), alt/tutto (questo diffusamente trattato per oltre una decina di pagine "come" tutto ciò che deve sparire e scivolare nell'oblio), e via via continuando fino a Z, Æ, Ø, Å; poeticamente e storicamente, inglobando più generi e più strumenti espressivi. Varie lettere e parole sono destinate a memorizzare le secolari persecuzioni del popolo ebraico. Segnalo gli eroici gratuiti salvataggi del gruppo Carl Fredriksens Transport, verso la Svezia. Segnalo pure le bianche pasticche tedesche di Pervitina, energizzanti e inebrianti creando dipendenza. Liquori vari, molto Porto nelle case di benestanti. Jazz amato nella famiglia di Gerson ed Ellen (che poi, comunque, divorziarono), Marie suonava Chopin e Mozart al pianoforte.


DNA. UN CODICE PER SCRIVERE LA VITA E DECIFRARE IL CANCRO

Telmo Pievani, Scienza, Mondadori Milano, 2021, Pag. 127 euro 18

Il pianeta Terra. Da quando c'è replicazione della vita. Il Calendario Cosmico ci dice che noi sapiens siamo apparsi al mondo più o meno alle 23 e 32 minuti del 31 dicembre, la vita era iniziata a Capodanno dell'anno precedente, non appena le condizioni ambientali lo permisero; fino al 9 maggio solo organismi replicanti simili ai batteri; fino al primo novembre solo organismi monocellulari: i dinosauri arrivano il 9 dicembre, i primati il 26, pochi giorni fa per capirci. Adesso fortunosamente siamo qui, alla mezzanotte spaccata del 31 dicembre della eccezionale storia compatta della vita, una filigrana biologica che non si spezza mai. I quattro elementi chimici protagonisti sono l'onnipresente idrogeno, il duttile carbonio, il prezioso azoto e l'assai reattivo ossigeno; dunque, siamo figli delle stelle per la loro stessa origine. Nella pozzanghera energetica iniziale o al caldo delle sorgenti idrotermali, un'aggregazione più stabile di molecole orientò le successive aggregazioni, diventando portatrice di informazione, capace con l'aiuto degli aminoacidi di trasferire messaggi che generano conseguenze, autoreplicandosi indefinitamente, catene di RNA. Poi si aggiunse un altro biopolimero più lungo, stabile ed efficiente, a doppia elica (due filamenti complementari appaiati), l'acido desossiribonucleico, ADN per le lingue neolatine, noto per tutti all'inglese, il DNA. Da 3,5 miliardi di anni resistono e resiste a stravolgimenti e catastrofi, replicandosi senza sosta come un linguaggio abbastanza semplice composto di sole quattro lettere: A di adenina, G di guanina, C di citosina, T di timina. Sarà meglio approfondirne la conoscenza, è un obbligo civico primario dello stare al mondo con gli altri esseri e fattori attorno, biotici e non biotici, viventi umani e non umani.

Il competente maestro di cultura scientifica universale Telmo Pievani (Bergamo, 1970), docente di Filosofia delle scienze biologiche e prorettore a Padova, direttore di Pikaia (il portale italiano dell'evoluzione), direttore di Il Bo Live, aveva scritto il "libretto" e gestito sul palcoscenico la presentazione di uno spettacolo di musica, immagini e scienza progettato dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, che ha girato nei teatri e nei festival di tutt'Italia da aprile 2019 alle chiusure del 2020 connesse all'emergenza sanitaria. I contenuti si sono evoluti in un interessante volume, con prefazione dell'oncologo molecolare Paolo Di Fiore e precise infografiche di Marino Capitanio, senza apparati (solo una decina di indispensabili rimandi bibliografici). Il testo forse è meno coinvolgente dal punto di vista emotivo ma offre una sintesi mirabile dei meccanismi che alimentano la vita, anche nostra, e purtroppo anche il cancro. La lettura inoltre si può replicare all'infinito (o quando serve ancora), la specie umana ha imparato a tramandare informazioni pure a prescindere dal DNA. Dopo le origini, i capitoli trattano temi cruciali in modo chiaro e accessibile: Il Caso e la Necessità; Last Universal Common Ancestor (LUCA); Potere al collettivo, la cooperazione cellulare; Ritorno all'egoismo, il cancro; Elogio della serendipità. Quest'ultimo termine fu usato con il suo significato moderno per la prima volta nel 1754 da Walpole, allude a curiosità libertà inventiva imprevedibilità: cercare qualcosa e trovare tutt'altro. Quando si sconfina in altre discipline, quando non si hanno obiettivi prefissati, quando la soluzione di un problema è inattesa, quando si scopre casualmente qualcosa che serve a risolvere successivamente un altro problema. Tutto ciò non sarà per caso. Né per necessità. Può essere favorito, nulla è scontato: la natura è sempre più grande della nostra immaginazione di scienziati e filosofi, ed è sempre pronta a sorprenderci. Dovremo sempre più essere geneticamente consapevoli: Pievani ci aiuta!


LA PICCOLA CONFORMISTA

Ingrid Seyman, Traduzione di Marina Di Leo, Romanzo, Sellerio Palermo, 2021 (orig. La petite conformiste, 2019), Pag. 190 euro 15

Marsiglia. 1975-1985. Esther Dahan è una bimba nata "da una pecorina" in una località sciistica, da genitori sessantottini che non nascondevano la preferenza per quella posizione: madre Elizabeth Babeth, atea, aria da figlia dei fiori, capelli biondi e occhi nocciola, padre Patrick, ebreo, bancario di professione, responsabile-grossi-clienti, bruno con sopracciglia bionde, occhi azzurri. Quando Esther ha tre anni (1975) decidono di separarsi, poi cambiano idea e le danno un fratellino, l'iperattivo Jeremy, da circoncidere (il che suscita la sua invidia). Lei diventa presto un'incorreggibile conservatrice reazionaria, inizia a definirsi esplicitamente "di destra". Tanto più che li mandano alla scuola cattolica nel quartiere più borghese di tutta Marsiglia. Non può che accadere di tutto, fino al fatidico 7 gennaio 1985. Ironica divertita resoluta narrazione in prima "infantile" per il bell'esordio letterario, "La piccola conformista", della giornalista e regista francese Ingrid Seyman

IL CODICE DEL TEMPO. CERVELLO, MENTE E COSCIENZA

Georg Northoff, Traduzione di Maurizio Riccucci, Scienza, Il Mulino Bologna, 2021, Pag. 197 euro 19

Il cervello di ciascuno e il pianeta Terra. Da quando? Gli antichi greci conoscevano due divinità del Tempo, Chronos e Kairos; il tempo cronologico, quantitativo, lineare; il tempo contingente, qualitativo, permanente. Non avevano grandi torti: la loro relazione è stata riesaminata dalla fisica sia classica (la concezione del contenitore e del contenuto) sia contemporanea (la concezione costruttivistica, ondulatoria e relazionale) ed è il "nostro" tempo a renderci unicamente umani. Comunque, risulta sempre il cervello a costruire il tempo (e lo spazio), in modo dinamico, la struttura temporo-spaziale cambia di continuo. È poi la sua attività neuronale (onda su onda) che dà origine alle caratteristiche "mentali", anche se la trasformazione neuromentale sfugge ancora alla nostra piena comprensione. Del resto, nessuno sa bene nemmeno quando è comparso il fenomeno della coscienza per noi sapiens. Piuttosto che solo il cervello in sé, dobbiamo forse allora considerare la relazione del cervello con il mondo "esterno", la sincronizzazione delle sue onde con quelle del corpo e del pianeta. La coscienza si basa sull'esperienza di noi stessi come parte di una realtà più ampia, si fonda sull'allineamento e sull'integrazione e si struttura in base alla durata e alla velocità. Le alterazioni nel modo in cui il cervello costruisce velocità e durata si associano a disturbi psichiatrici come l'autismo, la mania e la depressione. Studiando bene il tutto, sembra proprio che la mente diventi un'ipotesi di cui possiamo fare a meno. Gli (altri) animali sono caratterizzati da una specifica relazione reciproca mondo-cervello, hanno coscienza e senso di sé. Le nuove macchine guidate dall'intelligenza artificiale padroneggiano la relazione cervello (artificiale)-mondo ma mancano, invece, della relazione mondo-cervello (artificiale) e non hanno, quindi, caratteristiche mentali.

Il neuroscienziato, filosofo e psichiatra Georg Northoff (Amburgo, 1963) è cresciuto scientificamente in Germania e insegna ora in Canada, girando spesso il mondo per conferenze e ricerche. Da decenni padroneggia e fonde insieme (appunto) neuroscienze, filosofia e psicologia. Il volume è un'edizione di un testo originale tradotto in italiano, innumerevoli figure corredano tutti i sei capitoli, pieni di esempi e metafore, le più frequenti quelle del tango e del surf. Su un nodo insiste: il tempo del mondo è cruciale per la coscienza, che di per sé è atemporale; ovvero la coscienza è intrinsecamente neuroecologica e relazionale, non semplicemente neurocorporea; le funzioni motorie in sé (e quindi la relazione cervello-mondo) non sono necessarie per la coscienza (a differenza della relazione mondo-cervello); senza tempo non vi sarebbero né coscienza né Sé, che ci collegano agli altri e al mondo esterno. Noi sviluppiamo il nostro Sé dalla più tenera età e ce lo portiamo dietro, in buona sostanza, fino alla tomba. Il corpo e l'ambiente esterno cambiano, così la relativa realtà materiale; i nostri pensieri e le nostre cognizioni cambiano continuamente nel corso della nostra vita. Dati empirici dimostrano che la continuità temporale, l'integrazione e l'annidamento dell'attività spontanea codificano direttamente la coscienza di sé, collante mentale fra l'identità e la differenza, fra le prospettive interna ed esterna, fra il cambiamento e la persistenza. Le caratteristiche mentali come il Sé e la coscienza sono frutto della trasformazione delle onde del mondo nelle neuroonde del cervello, mentre il vero e proprio "concetto" di mente è altro, non serve: non è conseguente ma superfluo. Non accuratamente indagato è il fenomeno della separazione della storia sapiens delle emozioni e degli altri stati di coscienza dalla storia profonda dei circuiti animali di sopravvivenza: il cammino alla scoperta di noi stessi è ancora lungo, facciamolo con coscienza! I riferimenti bibliografici riguardano soprattutto studi collettivi di laboratorio, ai quali l'autore molto ha contribuito.


LA REGOLA DI SANTA CROCE

Gabriella Genisi, Noir, Rizzoli Milano, 2021, Pag. 248 euro 16

Lecce, Salento. Primo novembre 2019. La bella fiera carabiniera maresciallo Francesca Chicca Lopez, madre sparita, padre noto e assente (non l'aveva riconosciuta), nata a Leuca e ormai uno scricciolo 29enne, ha finalmente rotto con la sua storica manesca compagna Flavia ed è tampinata da un maschio riccioluto, il giovane aitante geometra griko Carmine Scorrano, che la chiama di continuo mentre lei è solitaria in ferie e prova a dipingere, leggere e rilassarsi nella casa dei pescatori che ha affittato a Porto Badisco (il luogo antico dove era approdato Enea). All'alba del giorno dopo, se lo trova a cantarle una dolce serenata accompagnato dalla fisarmonica; torna comunque a dormire; due ore dopo Carmine è ancora lì, lei gli offre un caffè, gli spiega che le "piacciono le femmine" e poi accetta con affetto l'invito a visitare una particolare bellezza di Lecce. Lui è titolare di una piccola impresa e ha ottenuto il subappalto per rinforzare la struttura della magnifica basilica di Santa Croce e restaurare alcune parti in pietra leccese. Entrano soli, non c'è nessuno, con caschetto e giubbino prendono un montacarichi, si avventurano fra ponteggi: i decori sono a portata di mano, statue putti telamoni cornucopie rosoni allegorie, meraviglie. Chicca si mette a fotografare ogni fregio. Alla fine, rifiuta il bacio e si fa riportare all'amata sgarrupata casetta. Quando torna al lavoro, il nuovo colonnello Manin, considerandola problematica (dopo le ripetute bizze nel caso della "Pizzica nera"), le comunica il trasferimento dal Nucleo Operativo all'Informatico, che ha una delega speciale alla Tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sull'attenti! Torna inferocita, cerca di distrarsi, si mette a guardare le foto della basilica e, per caso, scopre un'incisione che non dovrebbe esserci, uno sfregio: tra le mani di un Santo c'è un libro di pietra, la Regola di San Benedetto, ove qualcuno ha inciso con un punteruolo tre nomi e una cifra: Eva, Renzo, Cesare, 499. Si apre un caso. E si allarga. Non è facile ricostruire chi erano e, comunque, sono tutti e tre scomparsi da decenni. Eva chiede permesso, gira con la sua moto Bonneville e si butta a capofitto nell'indagine.

La brava scrittrice Gabriella Genisi (Mola di Bari, 1965), corroborata dal meritato successo televisivo della sua mitica friccicosa barese Lolita Lobosco (otto romanzi dal 2010 al 2020, interpretata su Rai Uno da Luisa Ranieri), ripresenta la nuova protagonista salentina in grande spolvero, con il secondo ottimo noir della serie (il primo nel 2019). Il titolo richiama i beni culturali e artistici cruciali nella storia, occasione per narrare tante delizie di quei luoghi, una guida pure agli spettacolari anfratti meno conosciuti. La narrazione è in terza non proprio fissa ma quasi, concentrata sulla volitiva Chicca, che indaga sempre anche sulle proprie sensibilità emotive: due figure genitoriali che le sono venute a mancare, una ex compagna che l'avvinghiava in un rapporto subalterno e morboso, una sessualità gender fluid, affettuose amicizie sincere da coltivare e consolidare, un forte desiderio di realizzarsi sul proprio lavoro di sbirra, un legame viscerale con i magnifici ecosistemi umani del salentino. Molto si sta affinando, lei è determinata. Questa volta deve tornare a oltre vent'anni prima, agli intensi legami adolescenziali dell'ultimo decennio del secolo scorso; lo fa con garbo e rispetto, per quanto fosse già allora una vicenda criminale, pure di contrabbandi e Sacra Corona Unita. Fra passato e presente, la vicenda si dipana in oltre quindici capitoli che hanno denominazioni tratte dai versi del grande poeta Girolamo Comi (1890-1968), letto e amato grazie all'esperta radicata Michela Santoro, divenuta personaggio della serie e già amica dell'autrice, in quanto titolare della Libreria Idrusa di Alessano. Segnalo Nardò e Renata Fonte, a pag. 170. Si beve di tutto di più, andranno assaggiati sia vari liquori del Monastero di Santa Maria della Consolazione, sia il cocktail "il mare in un bicchiere" al Glenda's bar (ricetta a pag. 244). Beddhra ci dormi è la serenata, invischiati nel mal di Salento.


IL CODICE DELLA VENDETTA

Pasquale Ruju, Noir, Edizioni e/o Roma, 2021, Pag. 235, euro 17

Costa Smeralda. Agosto 2018. L'ancora innamorato Franco non vedeva la promessa sposa Carla da diciassette anni. La loro figlia quasi 18enne Valentina è dagli zii Gonario e Nevina in Barbagia e lui può ora raccontarle la verità. Vicino alla laurea in legge a Torino, promettente reporter di nera, fidanzato fedele, Francesco Livio Zannargiu subì il ricatto della criminalità organizzata guidata da Marcello Nicotra: aveva fatto una foto di troppo, dovette abbandonare amici donna città progetti, non lo uccidevano e non avrebbero ucciso lei finché non l'avesse anche solo cercata. Scomparve per tutti e, tornato in Sardegna, è divenuto Franco Zanna, paparazzo scontroso e alcolista, solitario e incasinato, con una piaga nello spirito e molto Nero nella testa, affittuario di una catapecchia con veranda a Porto Sabore, piccolo paese sulla costa proprio davanti all'isola di Tavolara. Carla ascolta e gli dà uno schiaffo liberatorio, poi riprendono a fare l'amore con ritrovata sintonia e passione. Lei però ha cresciuto la figlia e maturato una propria vita a Torino, lavoro amicizie relazioni, deve ripartire. Valentina resta, lei ha già recuperato il padre e spera si possa sistemare presto bene tutto. Nicotra sarebbe morto, è vero. Però salutando Carla in aeroporto, Franco intravede lo sgherro più fidato del capo della cosca, presente alle minacce che fecero svoltare la sua esistenza, un assassino di nome Alfio Di Girolamo, detto Il Catanese, freddo veterano di 'ndrangheta finito dentro e poi, appena tornato a piede libero, scomparso dai radar. Più che paura sente voglia di vendetta, va dalla sua sboccata, affascinante e inflessibile datrice di lavoro Irene Sanna, con la quale un tempo ogni tanto si davano insieme alla pazza gioia alcolica e sessuale, e provano a cercare tracce ufficiali dell'arrivo di Alfio Di Girolamo, senza successo. Rimedia un incarico professionale per la notte dopo, gran festa di Vip, ma accade un furto inatteso e vien fuori qualcos'altro sotto, c'è certamente di mezzo Il Catanese, si continua con un tourbillon di misteri, delitti lontani e vicini, donne splendide e pericolose, soldi e botte da varie parti in autunno e in inverno.

L'architetto doppiatore, ottimo sceneggiatore fumettista fra l'altro di Dylan Dog, Pasquale Ruju (Nuoro, 1962) opera al Nord e resta ancorato ai luoghi belli della natia isola, non solo il mare dell'arcipelago a nord-est, anche la Barbagia, vien proprio voglia di tornarci (è in copertina il disegno dello sguardo assorto e innamorato su Tavolara, vestita di luna e di blu). Siamo al terzo romanzo della serie narrata in prima persona al passato, un'altra storia noir e hard-boiled, con il Nero mescolato alla Vendetta. Il titolo parla delle regole e delle tradizioni de relativo codice e fa barbaricino riferimento (ripreso nell'esergo e di continuo) al volume di Antonio Pagliaru (1922-1969), giurista filosofo educatore, prima tesi su Leopardi e saggi curiosi su Gramsci, che nel 1959 scrisse da libero docente (in vista del concorso da ordinario, poi vinto) uno splendido volume di antropologia giuridica sull'argomento. Franco lo interpreta a modo suo, proporzionato prudente progressivo, forte degli insegnamenti pratici e orali dello zio, il rude cortese latitante Gonario Strangio, che da giovane aveva offerto da bere agli assassini del fratello, prima di piantare a ognuno di loro tre proiettili nel petto. Se ci si vuol vendicare bene, qualcosa inevitabilmente resta in sospeso. Segnalo che la gratitudine, fra maschi di Barbagia, è qualcosa che leggi in un breve sorriso, in un bicchiere di vino offerto al momento giusto, in un'affettuosa spallata. La narrazione è sceneggiata in ben sessanta capitoli, con stile efficace ed essenziale, in alcuni tratti fumettistico (e già visto): scene rapidissime, frasi sincopate, rimandi letterari e fotografici, il punto di vista sensibile e colto del protagonista. Il Divo è internazionale e senza nome, vi si può riconoscere uno qualsiasi dei tanti ora in auge nel mondo. Abbardante, mirto, mojito, whisky, birra o vino in quantità industriali. Nel giorno del diciottesimo compleanno il magnifico pilota omosessuale mette la Carmen di Bizet sul potente impianto di bordo, mentre sfiorano le onde al largo di Molara, bello esserci.


VIA LIBERA. 50 DONNE CHE SI SONO FATTE STRADA

Valentina Ricci, Viola Afrifa, Romana Rimondi, Storia, Sonzogno Venezia, 2021

Pag. 207 euro 17,90

In giro per l'Italia. Ora, non solo l'8 marzo. Sono pochissime le donne alle quali è stata intitolata una strada nel nostro paese. Da alcuni dati emerge che, ogni cento vie e piazze dedicate a uomini (di ogni tipo), poco più di sette altre sono intitolate a donne (perlopiù sante, martiri, madonne, rarissime scienziate, artiste, patriote). Sono impietose statistiche maschiliste. Tre brave giornaliste (due radiofoniche e una illustratrice) Valentina Ricci, Viola Afrifa e Romana Rimondi hanno geolocalizzato e narrato cinquanta luoghi da studiare o visitare per le interessanti persone che li contraddistinguono, con brevi frasi delle protagoniste, da Ponte Alda Merini a Milano a via Peppa la Cannoniera a Catania, via Tina Modotti e via Laura Conti a Udine, via Trotula De Ruggiero a Salerno, piazzetta Matilde Serao a Napoli, via Margherita Hack a Lucca, Giardino Fernanda Gattinoni e Largo Nella Mortara a Roma, Corso Stamira ad Ancona, via Frau Emma a Bolzano, Rotonda Sorelle Avegno a Genova.


PIERRETTE

Honoré de Balzac, Sellerio, 2021 (orig. 1840, prima come feuilleton, poi in due volumi), Note, postfazione e cura di Pierluigi Pellini, Traduzione di Francesco Monciatti, Pag. 389, 14 euro

Provins, Seine-et-Marne, una 70ina di km a sud-est di Parigi. Ottobre 1827. All'alba, Brigaut, un operaio giovinetto di circa sedici anni, estrae un fiore giallo dorato e intona un canto nuziale bretone sotto una bella alta casa ai lati della piazza, la mano bianca della giovanissima Pierrette Lorrain scosta la tenda della mansarda e lo saluta, ma sono subito bloccati. Lei è orfana, costretta a vivere con i cugini Rogron, la nubile Bette e il celibe Pons, avidi gretti cattivi: interessi, connivenze, gelosie, maldicenze, vendette soffocano ogni energia vitale. Finalmente arriva in libreria la prima traduzione italiana di "Pierrette", bel roman-feuilleton (uscito a puntate sul Siècle) del grande Honoré de Balzac (1799-1850), dedicato alla signorina Anna De Hanska (1828-1919), figlia della Straniera, la sua amata lontana Ewelina (1801-1882), che sposò in extremis poco prima di morire. Lui descriveva la cruda realtà e considerava proprio la letteratura strumento di reale ascesa sociale. 


LE AVVENTURE DI AMERIGO ASNICAR

Aldo Dalla Vecchia, Racconti gialli, Graphe Perugia, 2021, Pag. 95 euro 11,90

Milano. 2007-2015. Amerigo Asnicar è un autore televisivo e giornalista, di origine venete (nato verso il Sessantotto), milanese da inizio anni Novanta, protagonista o testimone di avventure legate al mondo dello spettacolo nazional-popolare, che coinvolgono personalità contemporanee. Aldo Dalla Vecchia (Vicenza, 1968) è un autore televisivo e giornalista, che ha curato programmi ben noti ai telespettatori, collaborato con quotidiani e riviste, scritto saggi su Mina e Franca Valeri, oltre che romanzi e racconti. Raccoglie qui sei recenti godibili racconti gialli, veloci storie classiche di intrighi, rielaborati per l'inizio effettivo della serie. Si parte dall'omicidio del truccatore e cantautore Rosario Russo, sessantacinque anni ufficiali (forse dieci in più), ciuffo e colori alla Malgioglio (di cui troveremo una canzone inedita); l'amico e collega del Corsera Paolo Mosca (che spesso ritorna) chiama Amerigo che narra tutto in allegra prima persona: "Le avventure di Amerigo Asnicar".


IL BARONE. CORSO DONATI NELLA FIRENZE DI DANTE

Silvia Diacciati, Introduzione di Alessandro Barbero, Storia, Sellerio Palermo, 2021

Pag. 310 euro 14

Firenze medievale. Messer Corso Donati, soprannominato "Il Barone", bell'uomo facinoroso e ingegnoso politico crudele, capo dei "Guelfi neri", avversario di Dante, nacque a Firenze intorno al 1250 e ivi morì il 6 ottobre 1308, inseguito e ucciso da nemici. L'insigne poeta (1265-1321) lo citò indirettamente nel Purgatorio e lo collocò all'Inferno, compiaciuto della fine. Silvia Diacciati, storica dell'Università di Firenze, narra l'altezzoso e violento personaggio attraverso una ricca dotta biografia, immergendoci nella Firenze del Due-Trecento, il momento di maggior splendore della città, "forse la metropoli più tumultuosa del mondo conosciuto, paragonabile a quello che sono oggi Londra o New York" (Barbero). L'energico insofferente Corso Donati ne espresse i costumi e le contraddizioni, con una tenebrosa grandezza: i tempi per farsi signore di Firenze non erano ancora maturi. Il godibile racconto si basa sulla realtà: nomi, situazioni e luoghi non sono inventati.

LONTANO DA CASA

Enrico Pandiani, Noir, Salani Milano, 2021, Pag. 389 euro 16,80

Dintorni di Torino. Fine novembre 2019. Il rifugiato nigeriano poco più che trentenne Taiwo Ajunwa ha ormai perso l'illusione di poter scappare, da molte ore è nudo e ferito nel bosco, braccato da inseguitori feroci, il coltello che ha in mano serve a poco, quelli girano in gruppo con tute mimetiche e sono armati. Giunge a un muro alto due metri e mezzo con la sommità cosparsa di bottiglie rotte, lo scovano e viene ucciso con frecce di balestra. Quando la polizia trova il corpo da tutt'altra parte, nei giardini di via Mascagni a Barriera, periferico quartiere metropolitano multiculturale, il calvo vicequestore Zappalà si rivolge all'assistente sociale Jasmina Jami Nazeri, folti lunghi capelli crespi, neri e lucidi, sopracciglia troppo folte e naso troppo lungo, non bella seppur dolce e risoluta. Lei conosceva tutti i neri, ha una classe d'italiano per immigrati extracomunitari, da tre anni aiuta sia nel pensionato, fa compagnia e legge libri all'anziana signora Artale lì abbandonata dai figli, che nel centro di raccolta di cibo fresco invenduto e beni alimentari, consegnano cibo a senzatetto e clochard, italiani perlopiù, anche nordafricani albanesi rumeni. Taiwo lo aveva avuto a lezione, in realtà con lui avevano pure vissuto una breve storia d'amore, è sconvolta. I genitori benestanti di Jasmina scapparono da Esfestanaj in Iran quando lei era piccolissima; poi morirono in un incidente d'auto; è abituata a essere autonoma, ora risiede a pianterreno di una casetta di via Vivaldi, sopra stanno Mary e Rosanna, i due cari travestiti che le hanno garantito un alloggio, verso Rosanna è cresciuta una reciproca attrazione. Prima di morire Taiwo era riuscito a nascondere in bocca una piastrina sottile rosso cupo, nessuno sa perché. Ogni tanto incontra l'elegante Smemo, che sembra appunto non ricordare più nulla. Mentre pranza con il collega volontario Antonio, un fratello maggiore, qualcuno rompe la vetrina del locale per metterle paura. Poi scompare Mane, l'amico di Taiwo. E la reazionaria ispettrice Pandora Magrelli la convince che c'è qualcosa di più grosso dietro violenze e misteri, stanno cercando qualcuno o qualcosa d'importante.

Il bravo grafico editoriale, illustratore e sceneggiatore Enrico Pandiani (Torino, 16 luglio 1956) ha pubblicato il primo romanzo noir nel 2009, concentrandosi poi principalmente sulle due diverse serie degli Italiens, il generoso arrembante Pierre e il suo gruppo di agenti capitani comandanti parigini di origine italiana (giunta alla settima avventura) e di Zara Bosdaves, ex poliziotta nel nord-est, ora "private eye" torinese (giunta alla quarta avventura, l'ultima comune): nel romanzo del 2019 i due s'incontrano, si scontrano, s'aiutano e si piacciono, pensano di avere un passato in comune. Qui resta nella sua città e racconta efficacemente soprattutto l'esistenza italiana di molti che vengono da lontano (da cui il titolo), il meticciato di esperienze drammi usi costumi crimini, ambientati in un quartiere pieno di colori e di diseguaglianze. La narrazione è in terza varia, quarantaquattro densi capitoli di cui oltre trenta su Jasmina e una decina sui relativi amici e nemici. Lei, nella cornice del bagno, ha due cartoline arricciate dall'umidità: la riproduzione di un dipinto di Hayez con la fragile giovane donna dai capelli corvini nella quale si è riconosciuta, la foto con l'immagine di Woody Guthrie che tiene in mano la chitarra dove aveva pennellato THIS MACHINE KILLS FASCISTS. Le strade che conducono alla disperazione sociale camminano interamente nel nostro paese, non vengono da fuori. E Torino ne è molto coinvolta di questi tempi. All'inizio del 2021 dalla capitale piemontese arrivano notizie tristi di regolamenti e blitz comunali ostili a senzatetto e clochard, di uomini morti soli per strada causa freddo o malattia. Il romanzo aiuta a capire come si è arrivati a tanto, Jasmina non è un'eroina, solo una interessante sensibile ragazza perbene, arrivata dalla bersagliata sofferente comunità curda in Iran e dal limbo dei richiedenti asilo, a prezzo di immani dolori. Alla lunga, sapere di non poterseli permettere cancella anche i desideri. Birra e vino come capita. Musiche e voci meticce: Lhasa de Sela, Satie, Hindi Zahra, Neli Andreeva.


LA CADUTA DEI CAMPIONI. STORIE DI SPORT TRA LA GLORIA E L'ABISSO

A cura di "l'Ultimo Uomo", Sport, Einaudi Torino, 2020, Pag. 195 euro 13,50

Il pianeta Terra. Da quando c'è selezione sportiva. "l'Ultimo Uomo" è un sito di sport e una rivista online, nati nell'estate del 2013, che raccolgono storie di sportivi, concentrate però sulle sfumature e sulle zone d'ombra. È stata fondata da Timothy Small e Daniele Manusia, direttore Daniele Manusia (Roma, 1981), redazione (discutibilmente tutta maschile) con Emanuele Atturo, Dario Saltari, Marco D'Ottavi, Federico Aquè, Dario Vismara, Lorenzo Bottini. Trovate gli articoli sotto pochi richiami: il tema, l'autore del testo, la durata di lettura, il titolo (generalmente con l'uomo o la donna in questione) e il sottotitolo di lato a una grande bella foto a colori. Il sito è stato acquistato da Sky nell'ottobre del 2018 e ora appare in alto a destra anche il relativo logo. Gli autori prendono spunto da una specifica notizia dell'ultima ora e poi investigano sulle vite dei singoli protagonisti, più o meno campioni, accanto ai contesti sociali che li celebrano e coccolano, e talvolta ostacolano fraintendono abbattono, più o meno. I temi principali sono cinque: calcio, NBA, sport (gli altri), dizionario tattico ed expected goals (potenziale offensivo). Poche enfasi e retorica, molte informazioni e scandagli. Il successo è stato crescente, anche prima dell'arrivo su Sky: vari argomenti e pezzi sono divenuti quasi di culto fra tifosi non viscerali e addetti ai lavori (rispetto ai siti di soli risultati, spesso combinati a scommesse); scrittori e collaboratori sono spesso motivati, competenti, giovani e curiosi; i testi risultano corposi e ben fatti, attenti sul piano dell'approfondimento tecnico-culturale e dello stile letterario; le riflessioni vengono frequentemente riprese da altri organi di informazione; ormai circa 150.000 seguono la pagina Facebook, soprattutto appassionati di calcio, ma non solo.

Il grande enigmatico cestista Andrea Bargnani (Roma, 1985) forse è stato un dolente campione indolente. Alto 213 centimetri per circa 115 chilogrammi di peso, fin da giovanissimo era apparso un eccelso atleta, mobile e preciso, chiesto presto fra le stelle americane. Già nel 2006 era divenuto il primo europeo a essere scelto con la chiamata numero uno al Draft Nba, destinato ai Toronto Raptors. Dopo qualche fisiologico passaggio a vuoto aveva ottenuto il secondo posto nel premio per il miglior esordiente della Lega. Tra il secondo e terzo anno, problemi fisici e caratteriali, incomprensioni e sfortune avviarono un calo dal quale non è più riuscito a riprendersi bene, come "peggior nemico di sé stesso", ossessionato dallo sport, pur fra alti e bassi, giocando comunque dieci stagioni e segnando 7971 punti, 73 volte nella nazionale italiana, guadagni per oltre 70 milioni di dollari. Chi vuole capire deve scavare sull'ambivalenza della personalità di ciascun sapiens, anche di campioni storicamente determinati, approfondire, rispettare verificare comparare le stesse cadute (da cui il titolo). "Andrea Bargnani contro il basket" è l'utile saggio del redattore di basket D'Ottavi che chiude la prima raccolta di dieci interessanti racconti sportivi curata in autorevole dimensione cartacea dalla rivista "l'Ultimo Uomo", un volume firmato significativamente in modo collettivo. Si parla di alcuni campioni che forse hanno sprecato parte del loro sensibile talento, delle ossessioni comuni e del fragile competere, di qualche aspettativa persa e dei parziali fallimenti. Prima ci sono: il tragico sorriso brasiliano del fantasista Imperatore Adriano Leite Ribeiro (Manusia), la Vetta, l'Abisso, la Gloria e la rabbia di Marco Pantani (Matteo Nucci), i misteriosi attacchi d'ansia dell'attaccante spagnolo Bojan Krkić Pérez (Emiliano Battazzi), il nuoto sofferto della lituana Rūta Meilutytė (Giuseppe Pastore), l'esempio forse da non seguire dell'istrionico fantasista inglese George Best (Saltari, che narra in prima persona), le scelte più o meno folli del tennista russo Marat Safin (Atturo), la commendevole storia del calciatore Antonio Cassano (Tommaso Giagni), l'altalenante commedia dell'inglese centrocampista clown (ora naufrago all'Isola dei Famosi) Paul Gazza Gascoigne (Fabrizio Gabrielli), il talento arrogante e il genio sregolato del centrocampista Domenico Morfeo (Aquè). Sono protagonisti dell'ultimo mezzo secolo, prima di tutti nacque Best (Belfast, 1946), da ultimo Meilutytė (Kaunas, 1997). In fondo al volume una accurata bibliografia e sitografia (riferita anche ad alcuni video) distinta per ciascuno dei dieci personaggi.


ELOGIO DELLE TASSE

Francesco Pallante, Politica e Diritto, Edizioni GruppoAbele Torino, 2021,

Pag. 159 euro 14

Il pianeta sapiens. Da quando ci sono Stati. Secoli fa fu inventato un aforisma che riduce a due le sciagure supreme e certe dell'umana esistenza, la morte (alla fine) e le tasse (durante). Esiste in varie versioni e in varie lingue, ancora oggi va considerata una convinzione introiettata, tanto da singoli individui quanto nel vivere sociale: sarebbero i rischi da evitare quanto più possibile. La morte è un dato biologico, ognuno ha i propri modi per confrontarcisi. Le tasse sono una presenza istituzionale, per farvi fronte ci sono uno strumento formale, il sistema fiscale, e un interlocutore obbligato, il potere pubblico. Chi le considera una iattura tende inevitabilmente ad avversare le forme e i sistemi di quel potere, le leggi e i governanti, in pratica e in teoria. Nella realtà, al di là delle ironie degli umoristi, è sbagliatissimo assimilare le tasse alla morte. Le tasse sono una indispensabile libera regola se viviamo associati, altrimenti saremmo solo in preda all'arbitrio di chi può, nessuno sarebbe certo delle proprie libertà e dei propri diritti in mezzo agli altri individui della nostra stessa specie e della comunità. Le tasse rappresentano lo strumento essenziale attraverso cui l'esistenza umana, altrimenti rimessa alle dinamiche della forza bruta, può essere condotta secondo le logiche, pur plurali e conflittuali, della ragione sapiente. I sistemi tributario e fiscale consentono la possibilità stessa della pace civile. Solo le tasse consentono allo Stato di assolvere proprio alle sue due funzioni essenziali, entrambe assai costose: la prima è la pace, interna e internazionale, istituzionale e politica, economica e culturale; la seconda è l'attuazione dei diritti e delle libertà costituzionali, civili politici sociali. Altro che legame con la morte: le tasse si legano alla vita! E, negli ordinamenti democratici, alla vita libera! Meglio non scordarlo mai e documentarsi a riguardo. Aiuta a pagarle con più consapevolezza e minor fastidio, il dovuto.

Il costituzionalista Francesco Pallante (Torino, 1972) in un volume agile e chiaro ricostruisce il significato delle tasse, spiegando efficacemente perché è indispensabile che ne esistano e come dovrebbero essere organizzate per funzionare meglio. Nei capitoli della prima parte ricostruisce le realizzazioni pratiche e le originarie elaborazioni teoriche che hanno favorito modi di vedere opposti sulle tasse (molto evidenti se si analizzano i conflitti sociali e politici negli Stati Uniti), affidandosi a una sintesi positiva derivante dal coniugato disposto delle riflessioni di Hobbes e Weber e dall'avversione per l'interessata ferocia dei paladini della lotta per la presunta libertà dalle tasse (totale in Rothbard, massima in Locke e Nozick). Seguono i capitoli sulle ragioni collettive della raccolta di risorse attraverso il sistema tributario, in specifico sulla teoria economica dell'utilità marginale della ricchezza e sull'equo sano principio giuridico della progressività fiscale. L'autore passa poi a descrivere il dibattito italiano all'Assemblea Costituente (contrassegnato più dalla Dc che dal Pci, comunque dalla loro alleanza) e il conseguente significato "einaudiano" della nostra Costituzione, ricostruendo, infine, le fasi storiche delle normative nazionali sulle tasse da settant'anni a questa parte (dall'iniziale coerenza e dal positivo impulso di Visentini fino al successivo, più recente, allontanamento dal modello). Il volume non difende ogni singola tassa qualunque ne sia l'entità e la platea, ne elogia il senso indispensabile e il valore sostanziale per tutti (di qui il titolo) e si conclude con le misure che sarebbero necessarie per ridare vitalità e progressività al progetto costituente (non certo la flat tax), dal punto di vista del diritto e della giurisprudenza costituzionali, nell'ambito di una teoria dei diritti incentrata sull'effettiva attuazione (con spunti soprattutto da Holmes-Sunstein, da Rawls e da Piketty). Alla fine di ognuno dei tredici capitoli vi sono lunghe dettagliate discorsive note bibliografiche.


ROSA ELETTRICA

Giampaolo Simi, Noir, Sellerio Palermo, 2021 (1° ed. Einaudi 2007), Pag. 379 euro 15

Toscana. Maggio 2006. Rosa ha trent'anni, padre rovinato (da un'esperienza di biologico) e quasi impazzito, laureanda in filosofia, fa la poliziotta, tanti spasimanti, nessun amore, vive in mansarda. Un anno e mezzo di volante, uno di stradale a Casale Monferrato, sei mesi di corso e ora l'incarico del fuoco: deve proteggere un diciottenne delinquente, paranoico cocainomane, violento ladro boss assassino, Daniele Cociss Mastronero, capelli neri e lunghi, cicatrici sotto gli occhi, analfabeta dislessico. Pare abbia deciso di collaborare dopo l'ultima strage e l'arresto. In segreto lo mettono in un'abbazia benedettina-comunità di recupero. Lei fa la sorella. Qualcuno li spia, cercano di farlo fuori, non solo quelli della criminalità organizzata. Fuggono. Alla ricerca del capobanda. In Germania, in Inghilterra. Tagliandosi i ponti alle spalle. "Rosa elettrica", è un bel talentuoso noir di Giampaolo Simi (Viareggio, 1965) di circa 15 anni fa, ora ben riproposto, in prima sulla ragazza. 


PERCHÉ SONO COMUNISTA

Concetto Marchesi, A cura di Luciano Canfora, Storia, Sellerio Palermo, 2021, Pag. 105 euro 12

1945 e 1956. Italia. Concetto Marchesi (Catania, 1878 - Roma, 1957) divenne comunista. Si iscrisse al PSI nel 1895 prima di iniziare Lettere all'università etnea. Si laureò a Firenze nel 1899. Insegnava al liceo e nel 1908 fu consigliere dei democratici radicali a Pisa. Si sposò, ebbe una figlia. S'innamorò di Marx, fu docente di letteratura latina all'università di Messina. Si laureò in Giurisprudenza (per essere indipendente se lo avessero allontanato da antifascista), insegnò latino a Padova, giurò l'adesione al PNF e mantenne sempre i contatti col PCI, divenne Rettore a fine 1943, espatriò, fu eletto alla Costituente e nel Parlamento repubblicano fino alla morte. Ad aprile 1945 a Roma parlò su "La persona umana nel Comunismo", a febbraio 1956 a Milano spiegò "Perché sono comunista", nel successivo dicembre intervenne all'VIII° Congresso del Pci con un "testamento politico". I tre discorsi sono ora splendidamente raccolti in volume, con un'eccelsa lunga prefazione di Canfora.


LA STORIA DI ISCHIA RACCONTATA AI GIOVANI D'OGGI

Rosario de Laurentiis, Storia, Doppiavoce Napoli, 2021, Pag. 367 euro 15

Ischia. Da millenni. Ottava isola italiana per superficie: km² 46,30; 789 metri slm;

40° 43' latitudine N; 13° 54' longitudine E. Vulcanica (come tante nel Mediterraneo), presenza umana millenaria (prima colonia greca in Italia), oggi densità strabordante di 1.383 ab./km² (Elba 139, Pantelleria 91, tutte ancor meno le isole con superficie inferiore a 100 km²) in sei differenti comuni (Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana, Barano). Distanza dalle coste: circa 20 km da Pozzuoli, comunque vicina. Se non ci siete mai stati partite prima possibile, se la conoscete tornateci ancora e spesso. In entrambi i casi procuratevi questo libro, "La storia di Ischia" di Rosario de Laurentiis, dedicato a Pietro Greco, pieno di informazioni e dati, aneddoti e collegamenti ai paralleli eventi della storia peninsulare e continentale. L'autore è stato funzionario di banca, uno di quegli studiosi militanti delle proprie "locali" realtà che se non ci fossero bisognerebbe inventarli.


DEDICATO AL PCI

Gianfranco Nappi, Politica, InfinitiMondi Napoli, 2021 (supplemento al numero 15-16 della rivista, settembre-dicembre 2020), Prefazione di Pietro Folena, Pag. 239 euro 15

Italia. 1921-1991-2021. "Appunti sulla sinistra, il PCI, la Campania, la politica", il titolo del primo corposo capitolo (dopo la prefazione di Folena e l'introduzione generale) spiega il senso dell'interessante volume del giornalista Gianfranco Nappi (San Paolo Belsito, 1959), protagonista della politica napoletana e nazionale per almeno un trentennio con svariati incarichi e, inoltre, parlamentare per tre legislature, assessore regionale e segretario dei Democratici di Sinistra della Campania. In "Dedicato al PCI" Nappi vuole appunto onorare la storia, l'innovazione e il radicamento del PCI, nel centenario della nascita, senza rimpianti, con lo sguardo rivolto alle difficoltà degli ultimi decenni e alle sfide oggi in campo. I capitoli successivi riprendono gli editoriali dell'autore che oggi dirige l'associazione "InfinitiMondi" e l'omonimo bimestrale giunto al quarto anno. Splendido l'apparato di foto storiche realizzate dal compianto giornalista dell'Unità Mario Riccio.