RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

RICCARDINO

Andrea Camilleri, Noir, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 291 euro 15, (Volume cartonato anche con la prima stesura del 2005, pag. 562, euro 20)

Vigata, Montelusa. Novembre 2004. Chi ha ucciso all'alba davanti al Bar Aurora l'impiegato della Banca Regionale Riccardo Lopresti, bello inappuntabile elegante sportivo espansivo, cittadino esemplare e cattolico osservante? Aveva appuntamento con tre inseparabili amici per una giornata da trascorrere insieme; sembra sia arrivata una grossa motocicletta Yamaha 1100 da strada, il conducente con casco integrale gli ha poi sparato due colpi in faccia. Lo strano è che poco prima la vittima aveva sbagliato numero e chiamato a casa il 54enne commissario Salvo Montalbano, presentandosi con un "Riccardino sono!" e ingiungendogli di sbrigarsi. L'indagine parte subito: gli amici erano tutti coetanei (del 1972), si erano conosciuti in prima elementare e non si erano più persi di vista; i giovani "quattro moschettieri" facevano giri e palestra insieme e avevano messo su famiglie intrecciate. Liotta e Licausi avevano sposato le due sorelle di Bonanno, Bonanno quella di Liotta; Lopresti, invece, Else, una tedesca, con la quale però gli altri non mantenevano buoni rapporti, lei sorella minore della sposa di un vigatese. Probabilmente, si capisce subito, Riccardo era amante di una moglie dei tre amici, due geometri e un ragioniere, loro tutti a vario titolo impiegati nella società della miniera Cristallo a Montereale. La vittima aveva fatto anche un'altra telefonata prima di morire. Corna o affari o altro dietro al delitto? Il commissario è molto incerto, sballottato su più fronti, distratto anche dalla voluminosa chiromante chiaroveggente Augustina Tina Macca che denunzia uno strano rumoroso traffico da parte di di un camionista che tutte le notti lascia un pacco nascosto sulla via davanti casa, per poi riprenderlo il giorno dopo con un'auto. Indaga su tutto e si consola mangiando in trattoria da Enzo o quel che Adelina gli lascia in frigo, parlando con Livia al telefono (pur pericolosamente incerta fra Rio e Johannesburg per le vacanze), bevendo whisky a canna.

Per chiudere in bellezza, l'immenso Andrea Camilleri (1925-2019) ha scelto una narrazione tridimensionale, con espliciti riferimenti a Pirandello e ad altri scrittori. Leggerete un impeccabile noir (senza verità e giustizia) imperniato sul solito protagonista (in terza persona fissa), con attorno i suoi mitici fedeli accoliti personaggi (Catarella e Fazio, Enzo e Adelina, la fidanzata Livia e il vice Augello a distanza) ed altre personalità (soprattutto questore, pm e vescovo). Leggerete del complicato locale impatto sociale dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare dei rapporti conflittuali con l'immaginario prodotto dall'attore televisivo che interpreta Montalbano e dall'intera serie che stravolge la vita di tutto il paese. Leggerete della pessima relazione ormai instauratasi fra Salvo Montalbano e l'Autore dei romanzi ambientati, hanno opinioni diverse praticamente su ogni questione (eccetto che sullo scrivere o leggere americanate): da una parte sull'indagine, la sua evoluzione, la sua conclusione; dall'altra sulle reciproche biografie, l'invecchiamento e il futuro che, eventualmente, li aspetta. Sono tre le dimensioni, non due! Il vero Montalbano è infastidito dalla popolarità del falso, che gli complica il lavoro di polizia, lo fa sentire insieme bravo attore e inerte spettatore e, soprattutto, è più giovane, fisicamente non gli assomiglia affatto e non deve improvvisare come fa lui, impara la parte e via. Il vero Montalbano ha ormai propri codice e coerenza e sopporta sempre meno le idiosincrasie del pur altrettanto vero Autore che da Roma telefona a Vigata (la sua Porto Empedocle). Dovrà trovare non solo i colpevoli ma pure il modo di liberarsi delle verosimili fiction, una volta per tutte. Camilleri ideò il romanzo nel 2004, comunque come quello conclusivo della serie, voleva essere ironico e autoironico sul personaggio che lo aveva reso famoso nel mondo e gli aveva ingombrato le scritture oltre che la vita. Abbiamo continuato a godere le sue avventure anche dopo, a prescindere, altri diciotto romanzi e vari racconti. Nell'estate 2005 lo consegnò a Elvira Sellerio (1936-2010), amica del cuore e responsabile dell'omonima casa editrice; nell'attesa, Elvira custodì il manoscritto, poi gestito dal figlio quando lei morì e l'autore decise di "sistemarlo" un poco, rimodulandolo nella lingua e nelle sfumature (a 91 anni, nel 2016). Segnalo l'esame di filosofia di Montalbano a pagina 216 e la lettera rivoltagli dall'Autore con le opinioni sul governo del 2004-2005 a pag. 259. Teatralità e musicalità ovunque. Imperdibile.


COLORE VIVO. IL SIGNIFICATO BIOLOGICO E SOCIALE DEL COLORE DELLA PELLE

Nina G. Jablonski, Scienza e Storia, Bollati Boringhieri Torino, 2020 (orig.)

Ecosistemi umani. Dal principio. La pelle è il punto di incontro tra biologia ed esperienza quotidiana, un prodotto dell'evoluzione percepito nel contesto della cultura. Le sue proprietà, compreso il suo colore, influenzano anche la salute. La nostra pelle rivela l'azione combinata delle principali forze dell'evoluzione: le mutazioni che forniscono le basi per la variazione, la selezione naturale e gli altri meccanismi genetici che ne hanno causato i cambiamenti quando gli esseri umani hanno iniziato a migrare per il mondo. Chiara o scura, ha avuto e ha molte funzioni comunicative e sfumature di significato. Occorre studiarne bene l'origine anatomica, comparare e dibattere, poi valutare come la sua percezione condiziona le nostre vite di ogni giorno e adattarci consapevolmente. Infatti siamo ancora oggi carichi dei pregiudizi instillati nelle nostre menti molti secoli fa: il colore della pelle è stata la principale caratteristica usata per incasellare le persone in "razze" diverse e produrre ideologie razziste. L'associazione del colore con il carattere, così come la classificazione delle persone secondo il colore, sono la più grande fallacia logica compiuta dall'umanità e un potente inganno sociale. Benché largamente riconosciute come pericolose, le gerarchie razziali sono ancora considerate da qualcuno come "fatti di natura" e puntualmente sostenute e promosse. Meglio andare alla radice, or dunque: comprendere tutti i diversi significati del colore della pelle potrebbe aiutarci, come specie, ad andare oltre alla carnagione come valore umano e vedere questa caratteristica come un normale prodotto dell'evoluzione, che in passato ha causato grandi sofferenze. Se siete interessati a scoprire perché il colore è così importante per l'umanità, allora forse questo libro è per voi, qualunque sia il vostro atteggiamento verso le pulsioni razziste che coinvolgono la mente di tutti e le dinamiche dell'intera società. L'ideologia è becera, anche chi si sente razzista o "non razzista ma" potrà manifestarsi con maggior competenza e rispetto.

Da almeno tre decenni la brava antropologa americana Nina Jablonski (Hamburg, New York, 1953) studia e insegna l'evoluzione della biologia del colore della pelle, ha svolto ricerche accurate, ha incrociato riflessioni e opinioni con altri specialisti pure di altre discipline, ha scritto innumerevoli saggi e volumi monografici. Nel 2006 uscì Skin. A Natural History, nel 2014 questo Living Color. The Biological and Social Meaning of Skin Color, opportunamente e finalmente tradotto ora in italiano. La prima parte del libro è dedicata alla biologia del colore della pelle: come la pelle assume il suo colore, come si evolve la pigmentazione, e che cosa significa per la nostra salute. Molti pensiamo di saperne qualcosa, meglio verificare gli aggiornati studi genetici, soprattutto sulla fisiologia della pelle. Ognuno di noi rappresenta un campionario vivente di soluzioni di compromesso trovate dall'evoluzione nella storia delle specie Homo estinte che ci hanno preceduto e della nostra specie sapiens. La pelle è la nostra più estesa interfaccia con il mondo, la sua struttura illustra meravigliosamente il modo di risolvere i problemi tipico dell'evoluzione biologica. Molti stessi problemi di salute oggi comuni (come il cancro alla pelle e la carenza di vitamina D) sono causati da un disallineamento tra le nostre abitudini e la nostra eredità biologica: molti di noi hanno ereditato una carnagione poco adatta alle circostanze attuali e presentano fattori di rischio da conoscere e, possibilmente, prevenire. La seconda parte del libro è dedicata a come percepiamo e affrontiamo le ramificazioni sociali del colore della pelle. Siamo animali visivamente orientati e, pur non essendo geneticamente programmati per avere dei pregiudizi, nel tempo abbiamo sviluppato credenze sbagliate sul colore della pelle, trasmessesi attraverso continenti e oceani. Non si tratta di distinzioni fisiche (c'è un continuum nella nostra specie) ma di gerarchie connesse e presunte, relative a intelligenza, bellezza, temperamento, moralità, potenziale culturale, valore sociale. Fallacie, come l'autrice pazientemente ricostruisce e spiega.


UN'ALTRA VITA. AL DI LÀ DEI BLA BLA SUI BRACCIANTI AFRICANI

Andrea Fenoglio, Romanzo documentario, 2019, Pag. 175 euro 16,90

Saluzzo, Italia. Ora. Andrea Fenoglio (Pinerolo, 1977) è un documentarista che normalmente ha narrato attraverso immagini e qui sceglie invece parole scritte e prima persona, un libro insieme inchiesta storico-giornalistica sulla struttura PAS di Saluzzo (Prima Accoglienza Stagionali) e resoconto biografico di due ragazzi, Lassé Dramédal Mali, Casimir Yobouet Yao dalla Costa d'Avorio. La frase che apre e chiude "Un'altra vita"è di Luchese, un testimone di Revelli in Il mondo dei vinti: "Chi non emigra non è gente". La immagina detta da padre a figlio negli anni trenta, proprio dove la rivoluzione verde del dopoguerra fece decollare la coltivazione di frutta. Per la raccolta, negli anni sessanta ai montanari e agli amici di famiglia si unirono gli studenti; dagli anni novanta albanesi, polacchi, magrebini, cinesi; da poco più di un decennio, braccianti neri stagionali di origine africana. Il cuore del testo sono le identità e i diritti, la libertà di migrare e il diritto di restare.


LA PANTERA DELLE NEVI

Sylvain Tesson, Traduzione di Roberta Ferrara, Ecologia, Sellerio Palermo, 2020 (orig. 2019), Pag. 178 euro 15

Tibet. Qualche anno fa. Durante la proiezione del film sul lupo abissino, il giornalista e grande viaggiatore Sylvain Tesson (Parigi, 1972) incontra il regista e fotografo Vincent Munier e decidono di andare insieme ad avvistare un animale che vive sugli altipiani a nord del Tibet, "La pantera delle nevi", Panthera uncia, accompagnati da Marie, compagna cineasta di Munier, e Léo, aiutante di campo e filosofo. Tesson era già noto come narratore giramondo di solidi principi: l'imprevisto non si presenta mai spontaneamente, bisogna andare a cercarlo dappertutto; il movimento stimola l'ispirazione; la noia corre meno velocemente di un uomo che ha fretta. Il volume racconta in prima persona la loro splendida toccante avventura, il lento avvicinamento, il "sagrato" lassù nella gelida montagna, l'apparizione infine. La Terra è un museo ma Homo sapiens non ne è il custode, anzi inquina, distrugge, estingue ecosistemi e specie (altre). Il libro ha vinto il Prix Renaudot del 2019.

PER ANTICHE STRADE. UN VIAGGIO NELLA STORIA D'EUROPA

Mathijs Deen, Traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Storia, Iperborea Milano, 2020 (orig. 2018)

Europa. Dai primi umani in avanti. Qualsiasi cosa possiamo immaginare è già accaduta una volta. Molto prima che i primi viaggiatori calcassero il suolo dell'Europa, il mare aveva già deposto naufraghi sulle sue spiagge: cacciatori che abitavano sulla costa settentrionale dell'Africa quando l'uomo (sapiens) non aveva ancora messo piede nel nostro continente. Dalle parti di Gibilterra uomini e donne erectus già vedevano uccelli migratori volare da una riva all'altra. Il primo gruppo di viaggiatori che raggiunsero poi vivi la costa arrivarono via terra, a piedi, da est, lungo il litorale. Non avevano fretta. Non avevano una meta. Chi viaggia attraverso l'Europa viaggia sempre sulle orme di qualcun altro. Sotto ogni impronta ce n'è una precedente. Vale pure per i paesi del nord. Nel suolo protopaleolitico del Norfolk recenti tracce di antiche impronte di piedi umani hanno consentito di retrodatare i più antichi insediamenti umani in Inghilterra. C'è la questione dei precursori, Homo antecessor, arrivati forse oltre 800.000 anni fa. Homo heidelbergensis si aggirava per l'Europa già 600.000 anni fa. Tracce successive sono state, inoltre, lasciate dai neanderthal, soprattutto nel sud. Tutti gli europei, se andiamo abbastanza a ritroso nel tempo, sono arrivati da altri luoghi, in genere da originari ecosistemi umani africani. Tutte le specie prima della nostra, tutti i gruppi di ogni specie, tutti i gruppi delle specie mescolatesi. E tutti i nuovi gruppi formatisi si sono rimessi in viaggio, prima o poi, spesso senza obiettivi o punti d'arrivo prefissati. Fu il bisogno di cibo a insegnare loro a viaggiare, le prede in fuga indicarono la via. Grazie alla loro abilità di corridori sono sopravvissuti. Le strade erano le tracce, il mondo un orizzonte che si allargava via via e oltre il quale si nascondeva la loro preda. Il viaggio e il tempo li hanno trasformati in altri uomini (e donne): nuove generazioni, nuove specie, nuove fisionomie, nuove culture, nuovi incroci (fino a diventare tutti meticci).

Lo scrittore e giornalista olandese Mathijs Deen (Hengelo, 1962) narra bene la storia e le storie, con stile aulico e densità documentaria. La lettura scorre piacevole e si impara molto camminando con lui. In questo ottimo romanzo di no fiction l'indispensabile punto di partenza è che le strade europee di ieri, di oggi e di domani coincidono più o meno con le vie battute dai primi pionieri umani, alcune specie del genere Homo fino alla nostra, unica rimasta da circa 40.000 anni. L'autore usa la prima persona con spunti autobiografici e taglio di reportage, cosa ricorda, chi incontra, quanto apprende. Il corposo volume è dedicato al padre, Willem, "l'uomo al volante" che nel 1968 , lungo i cento chilometri verso la casa dei nonni, gli descrisse la E8 come la strada che va da Londra a Mosca, anche se poi l'ufficio di Ginevra delle strade europee gli assegnò la nuova denominazione E30, capace di coprire metà del percorso transcontinentale tra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico. Deen visitò quell'ufficio nel 2015, verificò che esiste una rete interconnessa di strade europee regolata a livello centrale, che college territori di clan confinanti, partner commerciali, amici temporanei, nemici giurati e famiglie linguistiche; operativa da migliaia di anni; battuta da migrazioni, commerci e conquiste, pur non appartenendo a una coscienza europea condivisa. I primi tracciati si profilavano sulla carta secondo un disegno logico e visionario, seguivano quasi tutti le antiche vie romane. Così ha studiato, viaggiato, interrogato e connesso, alla ricerca dei principali sentieri e squarci percorsi nel tempo da migranti, mercanti e conquistatori. Ne è uscito un libro affascinante, distinto in otto capitoli. Dopo il primo "precursore" europeo, seguono: il profugo ovvero Il calderone di Obelix, Elba-Danubio (101 a.C.); il brigante ovvero Bulla Felix, Bisanzio-Roma (207 d.C.); il pellegrino, Lougarbrekka-Roma (1025); il cercatore di fortuna, Portogallo-Amsterdam-Stoccolma (1653); il conquistatore, Wassenaar-Smolensk (1812); il corridore, Parigi-Vienna (1902); il figliol prodigo, Leida-Aounour (2016), la realtà, Boekelo-Leersum (2017).


COME LA PIOGGIA SUL CELLOFAN

Grazia Verasani, Noir, Marsilio Venezia, 2020, Pag. 175 euro 15

Bologna. Fine estate. Dopo un anno di convivenza, l'irreprensibile giudizioso Luca Bruni, dirigente della questura a capo della squadra Mobile, ha lasciato la graziosa conciliante Giorgia Cantini, esperta titolare di una piccola agenzia di investigazioni private, incallita fumatrice e bevitrice, impulsiva atea solitaria. Lui aveva avuto una bella infatuazione, ora è tornato sui suoi passi, ha radunato le proprie poche cose mentre lei era fuori, ha lasciato le chiavi sul tavolo e se n'è andato senza lasciare un biglietto. Tre mesi prima il figlio Mattia aveva avuto un grave incidente con una settimana di coma, è ancora in convalescenza, la madre Giusi aveva vietato a Giorgia di fargli visita, Bruni non si era opposto e anzi aveva progressivamente scelto di tornare in "famiglia". Lei si compiange e si ubriaca spesso. Un amico la distrae suggerendole un lavoro: la famosa pop star alcolista cocainomane Furio Salvadei ha una devota ammiratrice non più giovanissima, la 44enne Adele Fossan residente a Mestre ed ex proprietaria di un negozio di abbigliamento. Si è fatta troppo insistente, è stata già ammonita dalla polizia; il musicista è in piena crisi artistica ed esistenziale, se ne vorrebbe liberare senza ricorrere a forza e giustizia. Giorgia va a trovarlo in un appartamento da capogiro, che uomo! Vicino ai cinquanta, niente di artificiale, capelli folti e castani schiariti dal sole, setto nasale deviato in modo fascinoso, occhi marroni luminosi; un fratello quasi altrettanto affascinante. L'incarico si rivela meno facile del previsto: si tratta di uno stalking intermittente, la donna molestatrice è sfuggente enigmatica strana mutevole. A Giorgia, in parallelo, viene anche chiesto di verificare la biografia della possibile futura nuora di una riccona. E poi ci scappa un omicidio.

La scrittrice e cantautrice, attrice e doppiatrice Grazia Verasani (Bologna, 1964) confeziona l'ennesimo bel noir, come sempre narrato in prima persona al presente dalla riuscita protagonista. Scrive buone storie e musiche da oltre trent'anni, il primo romanzo con Cantini nel 2004 (ne furono tratti un film da Salvatores e una serie televisiva). Questo è il sesto, a quattro anni dal precedente; la vita cartacea scorre più lenta, è trascorso solo un anno dalla vicenda narrata nel 2016. Ora che è tornata sola, Giorgia incontra di nuovo molti dei soliti interessanti amici, sempre aiutata dalla mitica Genzianella. Il titolo parte dalla pioggia persistente della stagione e riprende un effetto sensoriale, gli involucri che ci proteggono e separano dal fastidio e dal dolore, in un contesto dove tutto appare disilluso, falsato da miti e tecnologie. La stalker e l'investigatrice sono donne disperate e lottano insieme a noi, nell'ombra, in un continuo rimando di citazioni cinematografiche e letterarie, perlopiù di testi e film di genere giallo e noir. Come epitaffio della sua storia d'amore Giorgia sceglie, comunque, Françoise Sagan: "per un istante furono sul punto di conoscersi". La gioia di veder cadere chi è salito in cima si chiama Schadenfreude, lo sapete? Come spesso, la lotta interiore è, invece, a metà tra il senso di colpa e lo scaricabarile. Liquori, birra e vino in gran quantità, anche amarone e traminer. Pure molta musica, compreso il pezzo di Dalla che piaceva alla scomparsa sorella Ada: "leva il tuo sorriso dalla strada e fai passare la mia malinconia". Beati quelli che ci riescono.


OCEANI DI PLASTICA

Beatrice Peruffo, Gruppo editoriale Raffaello, Monte San Vito (AN), 2019, Pag. 175,

euro 7,50

Tarifa, Oceano Atlantico. Poco tempo fa. Nonno Paolo, omone massiccio e voluminoso con baffoni e folta barba bianca, va in vacanza con Marina, la snella nipotina dai lunghi capelli rossicci e Micia, la gattina bianca di peluche. Sono in furgoncino e caravan, campeggiano dalle parti di Gibilterra su una spiaggia abbandonata, in mezzo a tende sparpagliate, camper, caravan e tanto vento. Vanno a caccia (fotografica) di balene e delfini, sott'acqua trovano anche correnti e rifiuti. C'è pure il Pacific Trash Vortex, contiene milioni di tonnellate di plastica, qualcuno deve pur salvare i mari da chi li e ci inquina!Con "Oceani di plastica" la sarda Beatrice Peruffo (Arborea, 1964), da tempo insegnante di Scienze Naturali in un liceo di Vicenza, delizia lettori adulti e ragazzi con una piacevole documentata storia, una fiaba ecologica, ben illustrata da Marga Biazzi e corredata da suoi approfondimenti ed esperimenti finali. Interessante anche la complessiva collana di narrativa.


NON ESISTE SAGGEZZA

Gianrico Carofiglio, Racconti, Einaudi Torino, 2020, Pag. 215, euro 16

"Non esiste saggezza" è la raccolta di dodici testi di Gianrico Carofiglio (Bari, 1961), certo lo scrittore italiano di maggior successo nell'ultimo decennio, già in parte uscita nel 2010 per Rizzoli e ripubblicata ora in "edizione definitiva" da Einaudi, con l'aggiunta di due testi, quello uscito nel volume collettaneo "Cocaina" e un inedito, l'ultimo. La narrazione coglie l'occasione, una svolta, un imprevisto, un caso giudiziario, un inciso, un riferimento letterario, o una meritoria divertente intervista immaginaria a Tex Willer (ha letto il primo nel 1970, a nove anni, in quinta elementare; gli ha cambiato la vita); lo stile resta unitario e limpido, quello che abbiamo imparato a riconoscere e apprezzare nei romanzi. Il titolo generale è ancora lo stesso del primo racconto, tratto da una poesia di Anna Achmatova: "la saggezza non esiste/ non esiste vecchiezza/ e forse/ nemmeno la morte", i versi della scrittrice sono il filo conduttore di un breve incontro ad Amsterdam.


GEORGE SIMENON. LA LETTERATURA AL CINEMA

A cura di Denis Brotto e Attilio Motta, Letteratura e cinema, Marsilio Venezia

2020, Pag. 155 euro 16

Georges Simenon fu grande scrittore. 1903-1989, origine bretone, belga di nascita, francese d'adozione, centinaia di libri e non solo la serie Maigret (75 romanzi e 26 racconti), interviste, reportages, inchieste, memorie. Due professori associati presso l'università di Padova, il cinefilo Denis Brotto (Padova, 1979) e il letterato Attilio Motta (Lecce, 1971) organizzarono nel maggio 2016 (come Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari) un convegno a lui dedicato. Ora sono raccolti in "George Simenon" i contributi che vi furono presentati da Giovanna Angeli, Borriero, Brandalise, Chiesi, Geneviève Henrot Sostero, Perissinotto, Rabbito, Rella, Tinazzi. Si parla della lingua e della poetica, di alcuni particolari romanzi, del ruolo degli incipit, delle trasposizioni televisive e cinematografiche (in moltissimi paesi), degli interessi di antropologo e fotografo. Completano il testo la filmografia e la bibliografia essenziale (curate da Gianni Pigato) e un utile indice dei nomi. 

LA SALITA DEI SAPONARI

Cristina Cassar Scalia, Noir, Einaudi Torino, 2020, Pag. 306 euro 18

Catania. Fine novembre scorso. Due informatori scientifici farmaceutici scendono dall'aereo, recuperano la macchina e trovano un cadavere in un'altra auto parcheggiata (male) lì vicino, hanno sparato al conducente. L'ispettore capo Carmelo Spanò chiama subito la stimata 39enne vicequestore e sua dirigente Vanina Guarrasi, da due settimane in trasferta a Palermo per collaborare alla cattura del latitante diabetico Salvatore Bazzuca Fratta, riuscito però ancora una volta a farla franca. Il morto si chiama Esteban Torres, nato a L'Avana il 3 febbraio 1942, espatriato a Miami nel 1960, arricchitosi nel business degli alberghi e dei casinò a Las Vegas, cittadino americano trasferitosi in Italia nel 1990, residente in Svizzera, plurisposato, ora ucciso con una Makarov 9 mm, pistola russa. Bisognerà approfondire un poco la storia e la cultura cubane per capirci qualcosa. Si vedeva spesso in Sicilia, ma le prime indagini non conducono a nulla. Poi viene trovato nel pozzo del giardino di un magnifico hotel di Taormina il cadavere di Roberta Bubi Geraci, nata a Catania nel 1957, separata e residente a Noto, esperta di pubbliche relazioni, lasciata nell'acqua stagnante del fondo per almeno dieci giorni. Tra gli effetti personali c'è una sua foto proprio con Esteban, erano amanti, i delitti sono in qualche modo collegati. Vanina fa lo slalom fra veri indizi e false piste, interessi d'affari e legami di sangue; alla fine si districa con acume, aiutata soprattutto dall'anziano commissario in pensione Biagio Patanè (nonostante l'incredibile gelosia della moglie Angelina) e distratta soprattutto dal proprio rapporto d'amore col sostituto procuratore palermitano Paolo Malfitano, il magistrato più minacciato e detestato dai criminali dell'isola, con il quale non si sente d'impegnarsi a fondo, tristemente memore del padre trucidato da cosa nostra venticinque anni prima.

La medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) fa bene a insistere col giallo, siamo al terzo ottimo romanzo della bella serie. La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sulla protagonista, oppure sugli altri investigatori. Lo stile appare simpatico, scorrevole, colto e attento alle parole. Il titolo fa riferimento a un indirizzo nella strada verso l'Etna, appena fuori dal comune di Viagrande, verso Trecastagni, Salita dei Saponari appunto, la strada da cui un tempo ascendevano con fatica i fedeli durante le feste o chi barattava pezzi di sapone con ogni possibile oggetto. Esteban aveva una casa da quelle parti. Lei ormai è impregnata di "catanesate" e si appassiona, appunta e aggiorna di continuo note sul suo iPhone relative ai modi di dire e alle abitudini sociali tipiche dei catanesi, come la storia dei ricchi monfiani e dei poveri mammoriani. Ancora una volta si dimostra all'altezza della situazione, caratteraccio integro, fumatrice abbastanza incallita, scientificamente disordinata, sempre armata, affetta da ossessioni cinefile, in Mini o auto di servizio, ostile a arredi e cucine, accudita da vicine amorevoli brave cuoche, cioccolato (fondente)-dipendente come Patanè e vari lettori. Ormai si è orientata sulla musica classica e sulle opere liriche, anche se le canzoni di De André e il vino bianco ghiacciato conciliano gli arrapamenti. 


IL BORGHESE PELLEGRINO

Marco Malvaldi, Giallo, Sellerio Palermo, 2020

Firenze e Castello (toscano) di Campoventoso. Ottobre 1900. L'onorevole Paolo Mantegazza, senatore del Regno, medico docente di Fisiologia presso l'Università di Firenze, autore di un gran numero di libri sugli argomenti più diversi (famoso quello sul piacere femminile), alle soglie dei settant'anni sta tenendo una conferenza sulla Vita e disegna col gesso sulla lavagna una linea a ferro di cavallo, allude a una parabola (infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, vecchiaia, decrepitezza). L'aula è gremita, nelle ultime file siede uno dei suoi più cari amici, agghindato in marsina e cilindro, arrivato con molto anticipo e capace di attendere sfogliando un libricino in inglese. Alla fine applausi e baci, si avvicina anche l'amico e regala a Mantegazza ben altro corposo volume, l'esemplare numero uno della quinta edizione del suo capolavoro sul mangiare bene, accresciuta di altre trentacinque ricette, LUI È PELLEGRINO ARTUSI. Romagnolo scapolo gaudente, commerciante a Firenze, ha compiuto 80 anni da pochi mesi e già dal 1891 si è reso immortale pubblicando il libro di cultura alimentare che ha scientificamente unificato l'Italia in cucina. I due chiacchierano amabilmente, il professore vorrebbe fargli conoscere una persona ricca e interessante, Secondo Gazzolo proprietario di un'azienda alimentare. Artusi accetta e li invita a cena. La serata scorre piacevole e si prospettano iniziative commerciali, Gazzolo annuncia che invierà ad Artusi per un assaggio la carne in scatola che sta iniziando a produrre e propone a tutti di trascorrere un weekend nella sua lussuosa tenuta di campagna e di lavoro con il presidente italiano dell'istituzione internazionale che si occupa dei rapporti con l'Impero Ottomano, tal delegato Everardo d'Ancona e con altri importanti ospiti. Le prospettive sembrano ottime in ogni senso, se non fosse che il sabato notte il delegato viene trovato morto asfissiato. Ucciso forse? Dal maggiordomo? O per nascondere una truffa?

Il chimico scrittore Marco Malvaldi (Pisa, 1974) è divenuto un apprezzato originale vendutissimo giallista dal 2007 con l'inizio della celebrata divertente serie del BarLume. Nel 2011 iniziò a intervallare le avventure matematiche dei vecchietti di Pineta con altri romanzi di genere e con saggi di natura scientifica. Le divagazioni sono via via divenute prevalenti, per il gusto nostro e di lettori curiosi che cercano intrattenimento e divulgazione. La prima uscita fuori serie fu un romanzo dedicato al baffuto Artusi nel centenario della nascita, ambientato in Maremma nel 1895. Quasi dieci anni dopo l'autore torna a quel protagonista (lui cinque anni dopo), sul quale ha continuato a leggere e riflettere, progettando addirittura di predisporre una sorta di zibaldone enciclopedico di commenti di arti e di scienze varie a partire dal ricettario, ordinato per argomenti e categorie: la sua chimica (molte ricette di Artusi ragionano della composizione materiale degli ingredienti), la linguistica e la politica, i luoghi e il meticciato antropologico di usi e costumi, la chiarezza e la sincerità. Poi si è imbattuto in un passaggio sul delitto perfetto e, a quel punto, ha saggiamente scritto un classico giallo della camera chiusa. Ancora una volta si rispettano tutti i canoni del genere (nel primo capitolo s'annuncia il futuro cadavere) e si sceglie con leggiadria dove e come scherzarci su. La narrazione è in terza varia, più frequente sul compilatore ("scrivo e riporto ricette fatte da altri. Non sono un cuoco"), anche con qualche passo del diario personale di quei giorni, ovviamente in prima persona. Molte delle cose inverosimili che si leggono sono vere. Darwin ricorre bene perché Mantegazza divulgò davvero allora le sue teorie. Circolano brandy, rhum e vino, soprattutto Barolo (anche chinato). Musica olfattiva.


STRAGE

Loriano Macchiavelli

Einaudi Torino, 2020 (prima ed. Rizzoli 1990, poi Einaudi 2010), Pag. 594, 15,50 euro

Bologna. 2 agosto 1980. La verità sui mandanti della strage non è certificata. La narrativa ci ha consentito di capire molto e la vicenda del bel libro di Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934) è quasi un romanzo. "Strage" uscì a metà 1990 a firma di Jules Quicher, esperto di problemi di sicurezza in una multinazionale svizzera, 50enne poliglotta sposato con tre figli, già autore l'anno prima di Funerale dopo Ustica, sempre per Rizzoli e con lo stesso pseudonimo ("per vivere in pace"). Rimase in libreria pochi giorni, dal 28 maggio al 3 giugno. Fu sequestrato, le copie ritirate; così si scoprì il vero nome dello scrittore, con una biografia diversa e due lingue all'attivo (italiano e dialetto montanaro). Macchiavelli fu assolto dal tribunale a fine 1991. Il romanzo tornò in libreria nel 2010 con due note, l'autore e Libero Mancuso, la stessa versione che ora esce di nuovo. Chi finora se l'è perso dovrebbe proprio colmare la lacuna. Il maestro Macchiavelli lo merita in tutti i sensi.


SOFONISBA. LA TURBINOSA GIOVINEZZA DI UNA PITTRICE

Luciana Benotto, Romanzo storico biografico, La Vita Felice, Milano, 2020, Pag. 472, euro, 20

Cremona, 1532 - Palermo, 1625. Sofonisba Anguissola è stata una talentuosa famosa pittrice italiana di quasi mezzo millennio fa. In "Sofonisba" l'esperta insegnante alle superiori, giornalista di lunga data, lombarda d'acqua dolce Luciana Benotto ricostruisce la sua vita, attraverso un affresco di esperienze, storie, viaggi per tutt'Italia, sessantasei densi capitoli. L'incipit parla del 1624 nell'accogliente Sicilia, poi la narrazione affronta infanzia, adolescenza e primissima maturità, abbastanza fortunate grazie a un padre benestante e aperto, lei prima dei sette figli (tutti con biografie interessanti) dei nobili Amilcare Anguissola e Bianca Ponzoni, presto rivolta a una creativa dimensione artistica, apprezzata anche da Michelangelo Buonarroti. Entriamo così in tante corti dell'Italia rinascimentale con il garbo e l'acume di bei disegni e quadri, in relazione con vari altri grandi artisti dell'epoca, fino alla vigilia del non breve trasferimento nella Spagna di Filippo II.


RUMPOLE PER LA DIFESA

John Mortimer, Traduzione di Luisa Nera, Racconti gialli, Sellerio Palermo, 2020 (orig. 1982), Pag. 299 euro 14

Londra e Oxford. Decenni fa. L'anziano avvocato Horace Rumpole, barrister dell'Old Bailey (alta corte criminale inglese) ha un giovane cliente accusato di ricatto e imprigionato, Peter Vernon, giardiniere e tuttofare del St. Joseph's di Oxford, il suo vecchio college. Scendendo dal treno incontra proprio i due antichi compagni di gozzoviglie, Monty, ora docente di lettere antiche, e Fozzy, ora tutor di storia moderna. Il caso gli procura nuovi viaggi da pendolare e parecchie notti insonni nella residenza coniugale sulla Gloucester Road accanto a Colei Che Deve Essere Obbedita, la moglie Hilda alle prese con rivestimenti e imbiancature. È un maestro nell'arte del controesame e dimostra infine l'innocenza dell'indagato, ma ci sono sia altre vittorie che sconfitte in "Rumpole per la difesa", sette acuti divertenti racconti di questa nuova raccolta di John Mortimer(1923-2009), avvocato affermato e celebre scrittore (anche in televisione) proprio per le storie giudiziarie.


IL MIO RICHARD. LETTURE PER LA NUOVA EDIZIONE DEI ROMANZI POLIZIESCHI DI EZIO D'ERRICO

Loris Rambelli, Letteratura, Cura e introduzione di Renzo Cremante, Compagnia dei Santi Bevitori, Pistoia, 2020, Pag. 103, euro 12

Parigi. 1936-1947. "Il mio Richard" collega l'esperto studioso Loris Rambelli (San Bernardino di Lugo, 1948) a Emilio Richard, capo della Sûreté di Parigi, principale personaggio letterario e protagonista di venti romanzi polizieschi (usciti per i Gialli Mondadori) del grande artista scrittore Ezio d'Errico (Agrigento, 1892 - Roma, 1972), giornalista poeta sceneggiatore drammaturgo autore radiofonico, anche disegnatore grafico pittore. Nato in Sicilia, spesso poi al seguito del padre militare di carriera, si era dedicato molto e bene al poliziesco dopo il 1936, vivendo a Torino e (poco) a Parigi prima di trasferirsi nella capitale a fine 1942. Rambelli ha già raccontato la vicenda politica e umana di D'Errico in una documentata monografia e in altri saggi e sta lavorando ora alla Bibliografia ragionata. I dodici testi qui raccolti in un grazioso volume cartaceo (con delicata copertina) sono le introduzioni ad altrettanti romanzi recentemente ripubblicati in edizione digitale, epub.

LA DITTATURA DELL'ECONOMIA

Papa Francesco, (a cura di Ugo Mattei, prefazione di Luigi Ciotti), Religione e Politica, Edizioni GruppoAbele, 2020

Globo. Dal 13 marzo 2013. Gli interventi dei papi sono per i fedeli della Chiesa Cattolica sia magistero che dottrina, sia guida che ispirazione; per i fedeli e per tutti gli altri anche documenti di analisi e confronto. Fin dall'inizio del suo pontificato papa Francesco ha cercato un dialogo con cristiani e credenti di altre fedi, con laici e atei, un dialogo che molti di noi considerano interessante e fertile, sulla religione e su tutto il resto. Bella idea, dunque, quella di raccogliere una selezione di documenti e interventi papali su un tema vasto e compatto: l'uomo, la terra, la giustizia, l'economia. Sono testi scritti tra il 2013 e il 2017, prima e dopo la splendida fruttuosa enciclica Laudato si' del maggio 2015 (da cui pure sono tratti ampi stralci), selezionati per offrire un filo organico di pensiero e la possibilità di commenti sui vari aspetti. Si parte dalla citazione parziale dell'Esortazione Apostolica del primo anno e si prosegue con altri discorsi a eventi pubblici o messaggi. La riflessione dell'autore, il papa, Jorge Mario Bergoglio (Flores, Buenos Aires, 1936), viene presentata attraverso otto capitoli appositamente titolati, annotati alla fine di ciascuno da brevi chiari scientifici approfondimenti di Ugo Mattei (Torino, 1961), professore di Diritto Civile all'Università di Torino e di Diritto internazionale e comparato all'Università della California che li connette a grandi personalità (Gramsci, Polanyi, Schumacher, Rodotà, Fanon, Hannah Arendt, Olivetti), si definisce un teorico e militante benicomunista laico agnostico e firma anche un'impegnata introduzione dichiarandosi "con Francesco contro la dittatura dell'economia".

La prefazione di Luigi Ciotti (Pieve di Cadore, 1945) sottolinea innanzitutto la "bellezza" dei testi papali che, attingendo alla dottrina sociale della Chiesa e alla "radicalità" del Vangelo, affrontano le questioni e i drammi del nostro tempo, lucidi e lungimiranti se confrontati ai silenzi, agli slogan, al cinico opportunismo di gran parte della politica. Chiamata in causa è l'etica, la coerenza tra le parole e le azioni. Uno dei concetti chiave è la "conversione ecologica", scoprire che l'altro prima che davanti è dentro di noi, ci abita come emozione e come coscienza, come quell'alter ego vitale (ecologico) senza il quale non può esserci alcun "io". Papa Francesco denuncia l'economia come sistema che "divinizza" il mercato, una struttura "idolatrica" imperniata sul "feticismo del denaro", con devastanti effetti di disgregazione sociale e devastazione ambientale. Serve pertanto la responsabilità di ciascuno di noi, credenti o meno, in un impegno coerente e collettivo per il cambiamento, rivedendo secondo criteri di giustizia non solo la distribuzione ma la stessa produzione di ricchezza. I titoli dei capitoli: la globalizzazione dell'indifferenza; terra, casa e lavoro; la nostra casa comune; seminatori di cambiamento; la saggezza dei quartieri popolari; capitalismo e società degli scarti; la solidarietà non basta; c'è lavoro e lavoro. Spesso richiamato risulta il fenomeno migratorio contemporaneo, mai il termine "meticciato" che comincia ad apparire con precisione e argomentazione nei testi papali del 2019-2020.


GLI ELETTI

Jeffery Deaver, Trad. Sandro Ristori, Giallo, Rizzoli Milano, 2020 (orig. 2020, The Goodbye Man). Pag. 491 euro 20

California. Giugno 2019. Avevamo lasciato incerto Colter Shaw, sprofondato in una sedia da giardino nella Silicon Valley: rintracciare i due ragazzi probabili autori di un crimine d'odio nazista a Gig Harbor nello Stato di Washington o buttarsi finalmente alla ricerca del segreto nascosto dal padre alla Tenuta nella Sierra Nevada. Colter di mestiere fa il localizzatore, potrebbero andar bene entrambe le missioni. Lui insegue ricompense, materiali e affettive. In genere, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non lavora per criminali, risulta allergico alle burocrazie. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, talento da vendere nello sviscerare ogni tipo di indizio, calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross), affitta auto servizievoli. Il padre gli ha insegnato il grande Libro del Mai, l'arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; prima o poi dovrà scoprire perché era stato perseguitato. Intanto, parte per il selvaggio nord e trova subito complicazioni. Non è detto che i due sospetti siano colpevoli e, quando riesce a rintracciarli prima della polizia, il 27enne si lancia felice nel vuoto da un dirupo. Era stato ospite di una strana Fondazione Osiride, isolata tra le valli delle Montagne Rocciose. Vuole capire e vi si intrufola, ottima idea; sono vietati armi e cellulare, pessimo posto; non è fatto per uscirne felici vivi. C'è una Victoria a motivarlo.

L'eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, insiste con il nuovo affascinante personaggio. Anche il secondo romanzo è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, forte e veloce corridore, gran lottatore e arrampicatore, incapace di incassare bene la gratitudine, continuamente alle prese con le regole del mai apprese e aggiornate; se ne contano citate in corsivo oltre venti, in contrapposizione con altrettanto numerose regole obbligatorie durante le settimane del Percorso per i novizi. Il titolo fa riferimento al particolare ristretto esclusivo gruppo di accoliti e affiliati della setta, l'ipnotico guru Maestro Eli propone presto a Colter di entrare a farne parte, lui capisce però di essere un Elemento Tossico. La sua salvezza si chiama Mack McKenzie, donna detective stanziale in grado di creare a tavolino le premesse di ogni attività dell'uomo d'azione. L'autore ci introduce con maestria nel mondo delle variegate sette americane, sono tutte programmate e poi servono deprogrammatori. Alcolici apparentemente vietati, il vino rosso potrebbe essere adulterato, i liquori circolano di straforo. Nel campo risuonano a ogni ora le note dell'introduzione dell'Inno alla gioia, il movimento corale della Nona sinfonia di Beethoven. L'occasionale alleato canticchia Paverelli (Pavarotti).


BROKEN

Don Winslow, Traduzioni di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto, Noir

Harper Collins Milano, 2020, Pag. 539, euro 20

New Orleans. Inutile dire alla piccola mite Eva McNabb che il mondo è a pezzi. Lavora di notte per smistare le chiamate alla sala operativa del Pronto intervento, sente la disperazione umana per otto ore buone, cinque giorni a settimana e nei doppi turni. Incidenti, rapine, sparatorie, omicidi, mutilazioni; paura, panico, rabbia, furia, caos. Il marito è un poliziotto in pensione, John, un omone alto un metro e novantatré col torace ampio e le spalle larghe dei suoi progenitori irlandesi, una leggenda, molto violento sia a casa che fuori, ormai spesso sbronzo. Anche i suoi figli sono poliziotti, abbastanza diversi fra loro: il maggiore, Jimmy, simile al padre, iroso e inasprito, potente ed efficiente, non ha mai una ragazza fissa, tende a odiare tutti; il minore, Danny, alto snello allampanato, sensibile e buono, fidanzato con la splendida allegra infermiera Jolene. Accade che la oleata squadra della Narcotici guidata da Jimmy sequestri un carico di anfetamine del trafficante Oscar Diaz per un valore di un paio di milioni di dollari e mandi saluti irridenti al boss; che Diaz faccia rapire e personalmente spezzi tutte le ossa più grandi di Danny, torturandolo fino alla morte, e invii al fratello il relativo video; che Eva chieda al figlio rimasto vivo di uccidere tutta la banda degli assassini per vendetta. Eva conosce la vita, conosce il mondo: sa che comunque tu ci entri, ne esci a pezzi, rotto. Il primo racconto lungo è per stomaci forti, i quattro successivi meno, l'ultimo più. Il violento episodio della famiglia McNabb è ambientato nell'estuario del Mississippi, ancora sofferente per le conseguenze dell'uragano Katrina. La madre dell'autore era nata lì, lì conobbe il padre durante la seconda guerra mondiale, era agli ultimi giorni di vita durante la stesura della novella.

Ennesimo mirabile capolavoro per Don Winslow (New York, 1953), il migliore scrittore americano dell'ultimo quarto di secolo. Non un libro minore o di transizione, non una raccolta di racconti; sei dettagliate novelle o romanzi brevi, crime stories tecnicamente, attente ai poliziotti, capaci di toccare più generi letterari e corde emotive, con alcuni personaggi che ricorrono, almeno quattro ripresi da differenti precedenti testi. Imperdibile. Non a caso, l'ottima traduzione è stata assegnata ai due ottimi traduttori dei romanzi passati dello stesso autore, Giuseppe Costigliola (le prime tre) e Alfredo Colitto (le seconde tre). In esergo Stephen King, i due si apprezzano. La prima novella, Broken (con citazione di Hemigway) dà il titolo al volume, pure nell'edizione americana. La seconda (per Steve McQueen) è dedicata a un eccelso non violento rapinatore, operativo sulla U.S. Route 101, la PCH, Pacific Coast Highway, el camino real, circa 2500 chilometri da Messico a Canada, oltre la metà in California. Proprio lì a sud agisce Davis, elegante e volatile: non compra niente, non possiede niente, paga in contanti con svariate identità pratiche. Tra l'aprile 2008 e l'ottobre 2018 ha messo a segni perfetti colpi mentre gioiellieri affidano a corrieri merce di enorme valore, due o tre lavori l'anno, mai nello stesso posto. L'unico a pensare che il colpevole sia lo stesso uomo solo è però il tenente Ronald Lou Lubesnick, nessuno dà credito alla teoria e, dopo l'ultima rapina, lui è costretto a separarsi dalla moglie che lo tradisce, pateticamente affitta un piccolo appartamento vista mare a Solana Beach. Casualmente frequenta il complesso residenziale anche Davis, sarà una bella sfida all'O.K. Corral fra i due. La terza novella (per Elmore Leonard) è una divertente mirabolante storia d'amore che inizia con lo scimpanzé Champion in giro con una pistola fuori dallo zoo di San Diego; Lou c'è. Anche la quarta (per Raymond Chandler) si svolge a San Diego e ruota intorno al surf e al Duca, Duke Kasmajian, ricchissimo malandato capo della più grossa agenzia di garante delle cauzioni della zona; Lou c'è ancora e ci sono anche sia il cacciatore di taglie Boone Daniels e i suoi amici della pattuglia dell'alba, sia il 65enne professor Neal Carey e la 68enne moglie pokerista (ex maestra) Karen; tutti in forma, a rischiare la vita. La quinta è un'avventura intermedia di Ben, Chon e O nel 2008, droga e surf nel pericoloso paradiso delle Hawaii, in sorprendente compagnia di Frank Machine e di Bobby Z. La sesta e ultima (anche come scrittura) è meravigliosa e terribile, descrive con cruda poesia quel che avviene ai bimbi strappati alle famiglie immigrate, buttati nelle gabbie del confine col Messico, a El Paso e altrove; il 37enne Cal lavora con le Pattuglie, ha votato per l'uomo del muro ed è un gran segugio; poi incontra Luz, una bambina salvadoregna di sei anni, isolata e silente. Trump c'è e non lotta insieme a noi, Winslow lo avversa con intelligenza e maestria letterarie (oltre che con militanti ottimi tweet quotidiani), solidale col figlio Thomas che lavorò per Obama e ora è nello staff di Biden. Tanto jazz e cioccolato fondente.


BREVE STORIA DEL SUDAFRICA

Albrecht Hagemann, Traduzione di Biagio Forino, Africa, Il Mulino Bologna, 2020 (orig. 2018), Pag. 165 euro 14

Africa meridionale. Fino ai giorni nostri. Le erette specie umane provengono dal continente nero. Anche Homo sapiens. Tutti noi. E fra le culle dell'umanità vi è quella che oggi si chiama la Repubblica del Sudafrica, circa quattro volte la superficie e quasi la stessa popolazione dell'Italia. Lo storico tedesco Albrecht Hagemann(Detmold, 1954) con "Breve storia del Sudafrica" offre un testo chiaro, aggiornato e utile. Inizia riferendosi a milioni di anni fa, presta attenzione ai raccoglitori cacciatori boscimani, capiamo di più su bantu, san, khoikhoi, khoisan e poi sui gruppi di comunità locali ai tempi delle prime colonizzazioni europee. I "meticci" erano allora la mescolanza di aborigeni sudafricani e schiavi di pelle scura, poi durante l'apartheid hanno designato ogni incrocio, ogni coloured. Illustra le migrazioni interne, la sconfitta del potere nero e il consolidamento della dominanza bianca, il lungo cammino verso la libertà e la democrazia, Mandela e i successivi Presidenti.