RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

VIAGGIO NELL'ITALIA DELL'ANTROPOCENE. LA GEOGRAFIA VISIONARIA DEL NOSTRO FUTURO

Telmo Pievani e Mauro Varotto, Geografia, Aboca Sansepolcro (Ar), 2021, Pag. 189,

euro 22

Italia. 2786 d.C. Proiettiamoci in un ipotetico, fantascientifico e distopico futuro, tra oltre 750 anni, comunque esattamente mille anni dopo l'inizio del primo viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832), durato quasi due anni prima del ritorno a Weimar nel giugno 1788 (poi rielaborato in due volumi pubblicati tra il 1816 e il 1817). Lo scenario sarà certo irrealistico, sono troppe le variabili in campo (per il pianeta, le terreferme e i mari, le specie, i sapiens, gli italiani, per noi stessi o i nostri eventuali eredi), serve tuttavia a riflettere meglio sul fatto che l'assetto ereditato del nostro territorio nazionale non è affatto scontato, e che oggi è nostra la vivente responsabilità di orientarlo in una direzione o nell'altra. Si potrebbe partire da una mappa dell'Italia fisica, più o meno in quell'anno futuro, redatta secondo le accorte previsioni esistenti di studiosi e scienziati, quando si sarà ormai completata la fusione delle calotte glaciali continentali e, conseguentemente, sarà avvenuta un'ampia ingressione marina, fino ad almeno 65 metri di quota sul livello di costa attuale. Meglio vederla davanti agli occhi dal vivo o con cartoinfografica che descriverla connettendo scrittura e cervello: Treviso, Venezia, Padova, Mantova, Cremona, Modena, Ferrara, Ravenna sommerse; splendidi fondali subacquei di archeologia metropolitana; innumerevoli nuove isole sull'Adriatico (come il Salento) e sul Tirreno (come Napoli); un clima enormemente diverso e mediamente molto più caldo ovunque; paesaggi locali degli ecosistemi e delicati equilibri della biodiversità descrivibili oggi solo con molta meditata scienza e curiosa giocosità picaresca. Ingrandiamo una decina di istantanee di quella mappa; osserviamo da vicino picchi e insenature, laghi e fiumi, spiagge e fiordi; ragioniamo su alcune possibili innovazioni tecnologiche e sociali; proviamo a narrare gli umani parlanti con pensiero simbolico astratto come saranno allora. E iniziamo a viaggiare, dai!

"Viaggio nell'Italia dell'Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro" è la splendida narrazione scientifica dei coetanei ottimi illustri docenti Telmo Pievani (Gazzaniga, Bergamo, 1970) e Mauro Varotto (Padova, 1970). Lo spunto è patavino: nella sala dedicata al Clima del Museo di Geografia dell'Università di Padova (primo museo geografico universitario, inaugurato nel 2019) viene esposta una mappa realizzata nel 1940 dal grande geografo lombardo Bruno Castiglioni (1898-1945) per i tipi del TCI. Rappresenta (a 1:12.000.000) questa nostra stessa Italia in due epoche molto diverse, entrambe antiche e distanti da oggi (come ci viviamo noi): da una parte un'esile silhouette peninsulare "appenninica" durante il Pliocene (circa 2,5 milioni di anni fa), per rendere l'idea un golfo al posto della pianura padana; dall'altra un tozzo scarpone "alpino" durante il Periodo Glaciale (intorno a 20.000 anni fa), per rendere l'idea una linea di costa adriatica fra Ancona e Spalato invece che fra Venezia e Trieste. La geografia è mobile (abbastanza, seppur non quanto la storia e la sapiens, verrebbe da dire): nel corso del tempo mari e terreferme non "rimangono" sempre nello stesso "luogo", talora si spostano ciclicamente, talora quasi "migrano" (il concetto è fertile perché indica che lasciano qualcosa e qualcos'altro si sposta con loro). Le ragioni sono tettoniche, morfogenetiche, climatiche e, sempre più, antropiche, in particolare ora che ci troviamo a valutare una nuova era, l'Antropocene, in cui la nostra specie sta modificando sensibilmente gli equilibri ereditati, con un'accelerazione inedita verso una nuova fase calda planetaria. Il volume è chiaro e compatto, distinto appunto in dieci capitoli relativi alle varie aree geografiche, da nord a sud, da est a ovest; per ognuna prima le interessanti cartografie (a cura di Francesco Ferrarese, come pure i dati statistici); poi il racconto a puntate (di Pievani), in terza fissa sul giovane Milordo, turista mitteleuropeo di buona famiglia, notevole conoscitore di storia istituzionale e artistica, durante le tappe del viaggio in comitiva con i mezzi del futuro; infine gli approfondimenti interdisciplinari (di Varotto) sulle varie motivazioni dell'ipotesi di mappa futura, tramite le ricerche contemporanee, dall'IPCC al CMCC, dalla glaciologia all'enogastronomia. 


E VERRÀ UN ALTRO INVERNO

Massimo Carlotto, Noir, Rizzoli Milano, 2021, Pag. 230 euro 16,50

Una valle veneta. Estate e autunno 2019. Roberto Robi e Michele Michi Vardanega sono due cugini coetanei uniti da una complicità speciale, poco sveglio e prestante il primo, subalterno, furbo e opportunista il secondo, già sposato, legati affettivamente a due sorelle, Sabrina e Alessia Cappelli. In paese hanno un lavoro precario, ora sono disoccupati e accettano un po' di soldi per minacciare il ricco colto raffinato 50enne Bruno Manera, da dilettanti: cinquecento euro per squarciare le gomme della bella Volvo, mille per bruciare l'auto nel giardino della villa, tremila infine per pestarlo ben bene. Sgraffignano una Fiat Punto (l'unico modello che sono capaci di scassinare) e si procurano una pistola (dall'unico pregiudicato della zona, Fausto Righetti, detto il Riga). Manera viene dalla città, là si era affermato e arricchito come imprenditore immobiliare; un anno prima, ormai rimasto vedovo da tempo, si era risposato con la bella 35enne locale Federica Pesenti, appartenente a una delle note famiglie maggiorenti del paesino, pur colpita negli ultimi anni da qualche avversità economica. Si sono trasferiti insieme, ma Bruno non si è ben inserito, la moglie non lo ama più e vuole separarsi, l'imponente comandante della stazione dei carabinieri Piscopo lo considera un eccentrico intruso portatore di guai e intrallazzi. Quando i cugini affrontano Bruno e, dopo essersi infilati i passamontagna, gli menano, Michi punta l'arma e gli intima di andarsene dalla valle, ma l'uomo ha una crisi isterica e urla. Robi prende la pistola e spara, un colpo fracassa la clavicola, l'altro si pianta sul ginocchio. La riabilitazione è complessa e travagliata, Bruno parla solo con un'attempata guardia giurata della banca, Manlio Giavazzi, che lo avvisa circa l'amante della moglie, il 36enne consulente finanziario Stefano Clerici, e gli consiglia di tenere un diario e facilitare che Federica lo legga, giusto per forzare un chiarimento. Il fatto è che Manlio si sente perseguitato e ha una storia terribile alle spalle, il figlio bulimico si è ucciso ingozzandosi di marron glacé, la moglie se ne è andata. Niente di buono all'orizzonte, tante regie, morti e assassini non saranno pochi.

Il grande scrittore Massimo Carlotto (Padova, 1956) invecchia bene come i distillati di qualità. Con il nuovo ottimo lineare romanzo si concede umori inediti nello sfondo criminale del noir e ci fa gustare un'inconsueta ambientazione strapaesana, strabordando i confini del genere per descrivere l'acida morbosità e la pervasiva illegalità diffuse nelle piccole comunità. Narra in terza varia al passato, i pensieri e i comportamenti dei vari personaggi, tutti legati da segreti inconfessabili e dalla complicità residenziale. Inutile dare un nome alla collocazione geografica, possiamo riconoscere una dinamica sociale a tre ore d'auto da Cortina, un posto vale l'altro, ogni specificità va considerata aggiornabile, così come ogni novità risulta dimenticabile. Quel che conta è l'ambito collettivo ristretto che distingue solo maggiorenti e non maggiorenti, fisicamente contigui seppur comunque separati; oppure i forestieri. Ci sono pettegolezzi, voci, chiacchiere, omertà, diffamazioni, gelosie, invidie, rivalità, sotterfugi, equivoci, riti, convenzioni, intrighi, sfruttamenti, ricatti, stratificazioni sociali, quanto è proprio di un paesino dove nessuno sembra interessato a perseguire la responsabilità personale di un crimine e sembrano sempre valere i due principi riassunti da Giavazzi: tutte le faccende si risolvono tra paesani, inevitabilmente dopo estate e autunno verrà un altro inverno (da cui il titolo). Un plot e uno stile implacabili, come nella miglior tradizione dell'autore. Non ci possono essere rimorsi coerenti, né remissione di peccati, ogni personaggio è fedele a sé stesso. Le vite e le morti scorrono immutabili (nella sostanza) là per la valle, anche quando dalla città arrivano poliziotti e giornalisti metropolitani, visto che l'ultimo delitto che lì era stato commesso risaliva ad almeno una ventina di anni prima. Informazione e intrattenimento sono garantiti da Bellavalle Tv e Radio Serenella. Alcol vario, saggiamente la coppia di imprenditori sloveni segue l'ultima tendenza del dopocena: rum accompagnato con cioccolato extra fondente. Canzoni immarcescibili: da Joni Mitchell a Adamo, da Vasco Rossi ai Cugini di campagna.


LA PENSIONE EVA

Andrea Camilleri, Romanzo, Con la relativa intervista all'autore di Antonio D'Orrico (12 gennaio 2006), Sellerio, 2021 (1° ed. Mondadori 2006), Pag. 215 euro 14

Vigàta. 1937-1943. All'inizio Nené ha undici anni, alla fine diventa maggiorenne e fuma la sua prima sigaretta, in mezzo ha una varia iniziazione sessuale (invaghito della cugina Angela, più grande di due anni; prima volta in crociera, con una vedova; poi dal 1942 frequentatore della mitica agognata casa di piacere, ancora operativa nella prima parte dell'occupazione e della guerra). Il romanzo "La Pensione Eva" è una magnifica perla, si tratta come spiega l'immenso scrittore Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 6 settembre 1925 - Roma, 17 luglio 2019) di "una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell'imminenza degli ottanta anni...; il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. È autentico il contesto. E la Pensione Eva è veramente esistita, mentre sono del tutto inventati i nomi dei frequentatori e i fatti che vi sarebbero accaduti". Leggere per credere.

TUTTO CIÒ CHE È SULLA TERRA MORIRÀ

Michel Bussi, Traduzione di Alberto Bracci Testasecca, Noir, Edizioni e/o

2021 (orig. 2017 La Dernière Licorne, 2017 come Tobby Rolland; poi 2019)

Pag. 623, euro 18

Monte Ararat e resto del mondo. Prima e ora. Verso il 2014-15 in alto sull'Ararat, almeno tremila metri sopra la pianura di Erevan e di varie frontiere, Estêre parla con Aman nel giorno del decimo compleanno della figlia, le regala una collana con un disco di rame attaccato a un laccetto di cuoio e spiega che così diventa anche lei guardiana del segreto millenario della loro famiglia e della loro tribù di pastori curdi, dal quale dipendono miliardi di vite sulla terra, tutto ciò in cui gli esseri umani credono e per cui vivono, uccidono, saccheggiano e amano. Più o meno nello stesso momento il 35enne Zak Ikabi, prima nella sala dell'inferno (l'archivio segreto) della Biblioteca apostolica del Vaticano riesce rocambolescamente a fotografare tutte le pagine del manoscritto originale del Libro di Enoch, quindi nel museo d'Aquitania a Bordeaux individua un legnetto dell'arca ostacolato da tre killer, per poi dirigersi verso Tolosa dalla giovane famosa competente scienziata Cécile Serval, piccola e geniale autrice di una recentissima perizia glaciologica sull'Ararat (il rapporto RS2A-2014, appena inviato al Parlamento mondiale delle religioni riunito a Melbourne in Australia). Più o meno nello stesso momento svariati miliziani mercenari assassini guidati da Kyrill Eker, prima nella Cattedrale apostolica di Santa Echmiadzin (Vaticano bizantino) a Erevan in Armenia terrorizzano vari religiosi e civili alla ricerca del frammento dell'arca, quindi nella biblioteca dell'Università statale Immanuel Kant di Kaliningrad in Russia bruciano gli impiegati e tutti i libri rubando solo l'originale inedito Rapporto Roskovirsky del 1917 sull'Ararat, sempre in contatto con i crudeli colleghi che hanno avuto assegnati compiti analoghi altrove, per poi rifugiarsi nella repubblica autonoma azera, presso il Palazzo di Ishak Pascià a Naxçivan. Ed è solo il mistico inizio, c'entrano gli unicorni.

Il magnifico scrittore Michel Bussi (Louviers, 1965), professore universitario di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese, ha pubblicato dal 2006 una quindicina di divertenti corpose avventure, tutte senza protagonisti seriali, ambientate in originali ecosistemi biodiversi, non solo della sua regione, e appartenenti al genere policier o noir. Oltre la metà dei romanzi ormai sono tradotti in italiano: dopo una sporadica apparizione nel 2014, dal 2016 le Edizioni e/o alternano la pubblicazione delle novità (è atteso Au soleil redouté, uscito in Francia a febbraio 2020) con la proposizione dei primi romanzi; oppure, come in questo caso, con la pubblicazione di altre opere inedite. Il volume in questione era uscito nel 2017 con un altro titolo e sotto lo pseudonimo di Tobby Rolland, scelto dall'autore "per non disorientare" i lettori, considerando la prima stesura "ben più nera e violenta" dei suoi soliti romanzi, come spiega lui stesso nella prefazione, scritta quando fu ripubblicato in edizione tascabile due anni dopo. Il titolo attuale riprende la citazione biblica del capitolo 6 della Genesi ed è Dio che parla, annunciando a Noè la necessità sia il diluvio che dell'arca (altrimenti tutto perirà). Il fatto è che nella mirabolante splendida fiabesca sanguinosa avventura c'è quasi tutto di vero: le fedi e i miti, i testi e i luoghi, le spedizioni e i personaggi antichi citati sono no fiction. Su ogni continente da millenni ampissime comunità di sapiens conservano memoria analoga di un diluvio universale e di un'arca salvifica quasi per ogni specie vegetale e animale. La narrazione è in terza varia al passato, sui vari protagonisti, più o meno buoni e cattivi, ciascuno con la propria morale e i propri obiettivi, scandita da nove concitate corse plurali, a partire dall'antica culla mesopotamica verso propaggini umane in tutti gli angoli del mondo, sull'asse meticcio Kurdistan-Francia. L'autore si è documentato da scienziato e conclude: "è sempre per spiegare l'inspiegabile e far credere l'incredibile che gli uomini inventano le loro storie più belle", i conflitti religiosi come gli affetti familiari, invidie e odi come amori e progetti, un miscuglio riuscito di tanti generi letterari. Champagne M&C, ma non mancano le vigne sul versante abitato del massiccio. Cucine e musiche per tutti i gusti.


I DELITTI DI ALICE

Guillermo Martínez, Traduzione di Valeria Raimondi, Noir, Marsilio Venezia

2021 (orig. 2019), Pag. 264, euro 17

Oxford. Giugno 1994. G. è un argentino 23enne, borsista dottorando in Inghilterra, e segue con passione e acume i corsi di logica matematica, ha un nome tanto difficile da pronunciare (in inglese) che nessuno lo esprime. Un suo professore è il caro grande Arthur Seldom, autore dell'Estetica dei ragionamenti e della prosecuzione filosofica dei teoremi di Gödel. Durante il primo anno di studio e ricerca, maestro e allievo hanno già risolto insieme un cruento caso criminale, testimoni di una serie di morti furtive, sottili, quasi astratte, che i giornali dell'epoca definirono delitti impercettibili. Ora, all'inizio del secondo anno, quando il giovane ha appena scelto l'argomento dell'obbligatoria relazione per la borsa (l'ipotesi di partire da un frammento di testo per riprodurre tratti e scrittura), Seldom lo mette in contatto con un ex-allievo emanuense australiano, che lavora alla sezione scientifica del dipartimento di polizia, e lo coinvolge in una riunione dell'eletta confraternita intitolata al matematico, logico, fotografo, prete anglicano e scrittore dell'età vittoriana Charles Lutwidge Dodgson (1832 - 1898), noto ovunque nel mondo con lo pseudonimo di Lewis Carroll per Alice nel paese delle meraviglie: L.C. per 26 anni aveva pure pigramente insegnato matematica proprio a Oxford. Ancora, per la seconda volta, devono affrontare un mistero, del passato e del presente, e, conseguentemente, crimini e delitti. Non è che è stata trovata la prova che il grande scrittore fosse proprio affetto da pedofilia conclamata? La seria attraente timida dottoranda Kristen Hill ha forse trovato una pagina scomparsa che potrebbe sconvolgere l'imminente pubblicazione del diario dello scrittore come authoritative edition, con saggi critici scientifici dei vari biografi della confraternita. La ragazza sta per raccontare bene la vicenda, viene investita, varie differenti morti seguiranno.

Il matematico argentino Guillermo Martínez (Bahía Blanca, 29 luglio 1962) ha effettivamente insegnato in gioventù per due anni al Mathematical Institute di Oxford, costruendosi ben presto una bella parallela carriera di scrittore, complessivamente 4 saggi scientifici, 6 romanzi (abbastanza tradotti nel mondo, tre in Italia), molti racconti. E, certo, risulta davvero splendida la relazione fra logica matematica e genere giallo, sempre più, via via che gli autori intelligentemente competenti dell'una hanno affinato la pluralità emozionale dell'altro. Seldom era stato iscritto al Partito comunista del Regno Unito e non crede nella improvvisa conversione di Kristen, appunto, sulla base di una matematica antropologica. Qui l'autore molto si è documentato (e ci diletta) sull'amata citatissima personalità di Lewis Carroll e sulla connessa meravigliata figura di Alice, una dei quattro figlidei Liddell, che lui fotografava durante la stesura del libro a lei dedicato nell'estate 1863. In venticinque anni Carroll fotografò solo otto nudi infantili, questo è provato. Il romanzo si ispira alla scoperta, fatta a Guildford dalla drammaturga Karoline Leach, di un foglio con il riassunto delle pagine strappate del diario di Carroll; tutti gli altri eventi e i personaggi (compresa la Confraternita) sono immaginari, seppur dopo meticolosa ricerca su biografie e studi in materia. Tanti rompicapi, enigmi, giochi, indovinelli, combinazioni, sostituzioni. Segnalo l'esame grafologico, a pag. 35. L'anziana mitica Josephine a occhi chiusi mostra ripetutamente di saper distinguere un caffè con il latte e un latte con il caffè (per l'ordine del versare), inglesi esperti, grazie al tè! Interessante il rapporto fra cioccolatini e diabetici, anche se quel che perlopiù quasi tutti industrialmente divorano è il whisky.


LA REGINA DELLE GALERE. STORIA E STORIE DEL CARCERE DI PROCIDA

Franca Assante, Storia, Giannini, 2015, Pag. 183 euro 15

Procida, Terra Murata, Palazzo d'Avalos. 1831-1988. La dismissione del carcere sull'isola ha avuto luogo oltre trenta anni fa e nel 2022 il comune ha ottenuto il titolo di capitale italiana della cultura. Sarà bene prepararsi studiando meglio le vicende dei Campi Flegrei. Procida è una piccola deliziosa isola di 3,7 km², 370 ettari; 16 chilometri di frastagliato perimetro, a soli 3,4 chilometri dalla terraferma campana; ha più di diecimila abitanti, con tre piccoli porticcioli; è parte di un Parco Regionale e di un'Area Marina Protetta nazionale; non supera cento metri sopra il livello del mare, anche nel punto collinare più alto, proprio dove fu costruito un borgo medievale fortificato, poi destinato a carcere. Il bel volume "La regina delle galere" della bravissima nota storica Franca Assante (Procida, 1935), a lungo docente all'Università di Napoli Federico II, racconta le vicende del borgo, del palazzo e della Casa di pena con rigore e competenza, bibliografia e illustrazioni. 


8 INDAGINI RITROVATE PER SARTI ANTONIO

Loriano Macchiavelli, Noir, A cura di Massimo Carloni e Roberto Pirani, SEM Milano 2021

Pag. 441, euro 20

Bologna. Nei decenni scorsi. Conoscete forse già il "sergente" Sarti Antonio, la sua istintiva partecipazione a dolori, infelicità, miserie e sventure del disordinato mondo non solo bolognese; eppure probabilmente queste avventure vi mancano, 3 romanzi brevi (uno parzialmente inedito) e cinque racconti (uno parzialmente inedito) del grande maestro Loriano Macchiavelli, inseriti nella nuova raccolta "8 indagini ritrovate per Sarti Antonio", in cui sono coprotagonisti tanti bambini (Stecco, Elmo, Bambinamia) e ragazzi (Luca, Francesco, Rasputin), la violenza non bada all'età. I titoli fanno riferimento a: la ballata per chitarra e coltello, il mistero cinese, i casi della vita, una tesi pericolosa, il cerchio di gesso, uno sgombero forzato, il confine del crimine, come cavare un ragno dal buco. Completano il volume concisi freschi testi di due ottimi esperti: la prefazione di Roberto Pirani, la postfazione (in prima contemporanea su Antonio durante il lockdown) di Massimo Carloni.

L'UOMO DEL PORTO

Cristina Cassar Scalia, Noir, Einaudi Torino, 2021, Pag. 321 euro 18,50

Catania. Dicembre 2016. Alla stimata 39enne ispettrice vicequestore aggiunto Giovanna Vanina Guarrasi è stato recapitato un minaccioso proiettile (tale e quale a quelli che avevano ucciso il padre venticinque anni prima); il primo dirigente Tito Macchia, Grande Capo della Mobile di Catania, ha deciso di metterla sotto scorta, in una sorta di clausura forzata, e lei si sente sempre più insofferente. Il suo ottimo braccio destro Carmelo Spanò la chiama: nella grotta cantina di un pub del centro storico è stato ritrovato il cadavere accoltellato di Vincenzo Maria La Barbera (1960), noto solitario celibe appassionato professore di filosofia presso il liceo classico. Non aveva debiti, non ci sono indizi. Era di sinistra, disponibile e gentile, apprezzato da studenti e colleghi. Apparteneva a una famiglia molto facoltosa, conservatrice e patriarcale, con cui aveva solo sporadici rapporti dall'età di diciotto anni; si era ribellato, non aveva voluto i loro soldi. Da parecchio viveva su una vecchia barca a vela ormeggiata al porto, amico e sodale del gagliardo don Rosario Limoli, che si occupa proprio di carusi dipendenti da droghe e alcol, non senza creare fastidio a trafficanti e spacciatori. Da un anno aveva una fidanzata, Maria Venera Vera Fisichella, 51enne brava psicologa al Sert; condividevano pure l'impegno di salvare ragazzi e ragazze dalle tossicodipendenze. Vien fuori che decenni addietro, c'era una comune in campagna e nel 1978, dopo la maturità, La Barbera vi era rimasto qualche anno prima di laurearsi, per poi, improvvisamente, ora (come mostrano i contatti telefonici indagati), ricontattare i genitori di tre ragazzi che nel 1981 erano scomparsi proprio da quell'esperienza comunitaria. Forse c'è un caso antico da studiare attentamente per risolvere l'omicidio contemporaneo.

La medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) fa bene a insistere col giallo, siamo al quarto ottimo romanzo della bella serie, ogni avventura ambientata a circa un mese di distanza l'una dall'altra, finora tutte a fine 2016. La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sulla protagonista, oppure sugli altri investigatori. Lo stile appare simpatico, scorrevole, colto e attento alle parole, incistato là alle pendici della muntagna, dell'Etna (per quanto la protagonista sia originaria di Palermo e lì mantenga legami). Il titolo fa riferimento all'inconsueta residenza del professore ucciso. Parallelamente all'indagine scorre la turbolenta vita di Vanina, in fuga dal passato, reduce da anni di militanza nell'Antimafia, ex e forse ancora compagna di Paolo Malfitano, un magistrato della Dda; cinefila accanita (con collezione ricca di vecchi film e di pellicole imperniate su Sicilia e siciliani), buongustaia incapace ai fornelli, insonne sognatrice; dedita a Gauloises, cioccolata fondente, catanesate; sempre coinvolta dalle vicende della vicina Bettina, delle amiche, innanzitutto Giuli incinta di un ignaro gay, delle collaboratrici, innanzitutto Marta ufficiale splendida fidanzata vegana del possente Macchia, e di figure paterne, come il sensibile famoso cardiochirurgo Federico Calderaro, secondo marito della madre, o l'83enne commissario in pensione Biagio Patanè, con un persistente fiuto sbirresco e un'insistente moglie gelosa. Non a caso, è in progetto la realizzazione di una serie televisiva, gli ingredienti ci sono tutti. Birra e vino, al nerello mascalese mancava solo la parola. Meno spazio per la musica.


IL PAESAGGIO. DIALOGHI TRA FOTOGRAFIA E PAROLA

Roberto Besana (con altri sessantacinque autori). Tributo a Pietro Greco, Arte e scienza, Töpffer, Oltre, Sestri Levante, 2021, Pag. 163 euro 24,50 (grande formato, letteratura illustrata da foto artistiche)

Da milioni di anni fa a dopodomani. Ecosistema terrestre vivente umano. A giugno 2020 è uscito L'albero, un originale bel volume di grande formato, opera di Roberto Besana, manager editoriale e fotografo, e di Pietro Greco, chimico e divulgatore scientifico, dedicato appunto agli alberi. Dopo alcuni brevi scritti introduttivi, incontravamo 65 godibili chiari testi a sinistra, mentre a destra luminose ramificate foto in bianco e nero completavano la comprensione e la percezione dell'argomento. I due artisti scientifici avevano in programma un successivo comune libro sui paesaggi, ma Greco è scomparso in corso d'opera, a 65 anni, prematuramente, improvvisamente, e Roberto ha chiesto a 65 amici, colleghi studiosi letterati scienziati, di rendersi disponibili alla stesura di inediti commenti destinati ad altre 65 nuove foto, ciascuno un proprio testo di circa 2.500 battute, tutti insieme un tributo a Pietro. Ecco Il paesaggio, un'altra meraviglia! Dopo l'introduzione di Besana e l'interessante introduzione della brava giornalista Melina Scalise, seguono le 65 bellissime foto e i relativi acuti commenti (con appropriati titoli), raggruppati in quattro distinte parti: Forme e geometrie, Inseguendo la luce guardo, Sconfinamenti, Tracce e linguaggi. I coautori sono: Aiello, Amistadi, Piero Angela, Armaroli, Armiero, Ascolini, Silvia Baglioni, Barone, Silvia Bencivelli, Bianco, Bianucci, Bischi, Francesca Boccaletto, Bologna, Francesca Buoninconti, Buticchi, Lilly Cacace, Calzolaio, Carra, Cerroni, Ciardi, Ciccarese, Liliana Curcio, Dei, De Rossi, Ereditato, Fina, Valentina Fortichiari, Fratoddi, Fratus, Margherita Fronte, Roberta Fulci, Fuso, Giacomelli, Guerraggio, Guidoni, Iovine, Lenci, Leone, Longo, Lucchetti, Simona Maggiorelli, Mecconi, Monti, Marta Morazzoni, Motta, Mulè, Nappi, Odifreddi, Daniela Palma, Rossella Panarese, Pantaloni, Paoloni, Pievani, Polizzi, Cristina Pulcinelli, Rossi, Rosso, Salomone, Melina Scalise, Serra, Raffaella Simili, Termini, Tunesi, Chiara Valerio, Zuffi.

Il chimico, scrittore e divulgatore scientifico Pietro Greco (Barano d'Ischia, 1955 - Ischia 18 dicembre 2020) è stato una grande personalità della cultura scientifica e artistica europea degli ultimi decenni, a lungo giornalista de L'Unità, da ultimo caporedattore della splendida rivista online dell'Università di Padova, Il Bo Live. Per capirci: ad autunno 2020 si potevano trovare in ogni libreria una decina di novità appena uscite in quello stesso anno, di cui Greco era autore (da aprile Trotula. La prima donna medico d'Europa, L'Asino d'oro; dal 10 settembre Quanti, Carocci; dal 29 settembre Homo. Arte e scienza, Di Renzo Editore Roma; da fine ottobre ETI, Intelligenze extraterrestri, Doppiavoce), o coautore (da giugno, appunto con Roberto Besana, L'albero, Töpffer; ancora da giugno con Gianni Battimelli e Giovanni Ciccotti, Il computer incontra la fisica teorica, Carocci), oppure curatore (da novembre Mezzogiorno di scienza, Dedalo). Per varie ragioni, connesse al suo intero percorso biografico intellettuale ed emotivo, il saggio su "Arte e scienza" storicizza le umane conoscenze e riassume il personale approccio scientifico e comunicativo. All'alba del 18 dicembre 2020, per un cortocircuito elettrico che ha bloccato il battito del cuore, facendolo poi svenire e svanire nel sonno, l'improvvisa avara morte ha interrotto la sua vita, palpitante e generosa, ha privato la moglie Emilia Di Pace, i figli Francesco e Gaia, tanti altri cari affetti, migliaia di allievi dei suoi corsi, decine di migliaia di italiani e italiane che lo avevano frequentato (o ascoltato su Radio3 scienza), più o meno episodicamente, di continuare a godere delle sue qualità, espresse sempre con cortesia e competenza. Con Il paesaggio Roberto Besana (Monza, 1954) e i coautori, ognuno a suo modo, rendono un personale omaggio al grande Pietro π Greco. E aiutano a percepire e comprendere meglio i paesaggi della mente umana e dell'evoluzione terrena.


MASSIME E PENSIERI DI NAPOLEONE

Honoré de Balzac, Zibaldone di pensieri, Sellerio, 2021 (1° ed. 2006; orig. 1838)

Traduzione, introduzione (2001) e cura di Carlo Carlino, Pag. 163, 12 euro

Francia napoleonica. 1769-1821. La raccolta di "Massime e pensieri di Napoleone" uscì nel 1838 con 525 brevi frasi intestate prima al generale poi all'imperatore Napoleone Bonaparte, in realtà non sue: alcune di errata attribuzione, altre di dubbia autenticità, altre certamente di un autore che peraltro non aveva firmato il volume. Solo molti decenni dopo venne ricostruito scientificamente che l'opera era stata realizzata dal grande Honoré de Balzac (1799-1850), in costante bisogno di denaro, venduta a un commerciante di maglieria probabilmente per soli quattromila franchi. Certo, lo zibaldone non è casuale e fu meditato: prende spunto dalla corrispondenza, da proclami e discorsi, dal Mémorial, come una sorta di autobiografia indiretta, e realizzano un interessante mistificatorio ritratto dell'uomo che Balzac voleva immortale, oggetto di ammirazione e di culto, nei suoi caratteri mitici: crudo pragmatismo, cinismo, maschilismo perentorio, determinazione paternalistica, cesarismo.


DA UN BALCONE

Matilde Serao, Racconto, Cura e postfazione di Roberto Cadonici, Compagnia dei Santi Bevitori, Pistoia, 2021 (1° ed. 1885 su "La Riforma Illustrata"), Pag. 43, euro 9

Napoli, vicolo della Pignasecca. Fine Ottocento. La grande scrittrice e giornalista Matilde Serao (Patrasso, 7 marzo 1856 - Napoli, 25 luglio 1927) ha una vastissima produzione editoriale, sterminata quella di articoli, rubriche, fondi; molto ampia e articolata pure quella di romanzi, racconti, saggi. Studiosi e critici hanno individuato almeno due probabili punti fermi: la particolare efficacia stilistica raggiunta nella dimensione del racconto; la densa fertilità letteraria della scrittura sulla napoletanità durante il periodo 1882-1886 e il soggiorno romano. Il breve racconto "Da un balcone" (un piccolo orizzonte su vicoli e piazza di quartiere) è stato recuperato dopo centocinquant'anni di oblio, mai più pubblicato successivamente all'uscita su un periodico nel 1885. Larga parte dell'agile interessante volume è dedicata a ricostruire la ricca personalità dell'autrice, con un saggio e molteplici utili note critiche e bibliografiche dell'italianista Roberto Cadonici.

INDIPENDENZA

Javier Cercas, Traduzione di Bruno Arpaia, Noir, Guanda Milano, 2021 (orig. 2021), Pag. 405 euro 19

Terra Alta e Barcellona, Catalogna. Estate 2025. Da quattro anni ogni finesettimana il poliziotto 34enne Melchor Marín va al cimitero di Gandesa; di fronte alla lapide della moglie Olga Ribera (1978 - 2021) cambia l'acqua nel vaso e sostituisce un mazzo di fiori appassiti con uno di fiori freschi; le racconta un poco della loro figlia Cosette che ormai ha quasi sette anni. All'uscita spesso incontra Rosa Adell, coetanea di Olga e madre di quattro figlie grandi, conosciuta quando aveva dovuto indagare sulla cruenta morte dei genitori per poi far arrestare il marito assassino. Melchor ora, a tempo perso, va a malmenare uomini che maltrattano donne, studia biblioteconomia e dà una mano nella biblioteca cittadina (aspettando un concorso per farsi assumere), legge sempre tantissimo (romanzi non contemporanei per sé o ad alta voce alla figlia, prima che dorma), ha addirittura accettato di fare il giurato per un concorso letterario e dovrà pure pronunciare un breve discorso alla cerimonia di consegna dei premi. Lo sta cercando e poi lo va a trovare l'ispettore Blai, il suo ex sergente promosso a dirigere la Sezione centrale Indagini sulle persone presso la sede del corpo catalano dei Mossos d'Esquadra nel complesso Egara vicino Barcellona. Blai gli chiede di trasferirsi qualche giorno nella metropoli in missione per aiutarlo in un caso complicatissimo di soldi e caste, che impone di non potersi fidarsi dei più che ha attorno o incontra: qualcuno sta ricattando Virginia Oliver, la furba pragmatica sindaca, minacciando di rendere pubblico un video porno in cui era stata coinvolta molti anni prima; lei ha già pagato trecento mila euro, intuisce che possano averlo tanti amici e nemici del mondo delle rivalità affaristiche e politiche, pagherebbe ancora. Melchor si sistema dal paterno amico avvocato, non vi sono tracce facili, tanto più se s'incrocia l'involuto Procés per l'indipendenza.

Splendida prosecuzione di quella che si annuncia come una straordinaria innovativa serie: il filologo, traduttore, saggista e grande scrittore spagnolo Javier Cercas (Ibahernando, Cáceres, Estremadura, 1962) giunge in libreria col secondo romanzo noir, dopo il primo (2019), mentre sta completando il terzo, alta letteratura! La narrazione è in terza persona fissa al presente sul protagonista, alternando tanti turbolenti capitoli sull'indagine, distinta in tre parti, con i quattro lunghi capitoli del secco dialogo fra Melchor e il personaggio in grado di ricostruire realmente l'intera vicenda dei video e anche qualcosa che, a sua insaputa, aveva in passato sconvolto la vita del poliziotto quando era in carcere e successivamente. L'espediente narrativo è rimarchevole: Cercas ritiene che il clima "prebellico" respirato a Barcellona nell'autunno 2017 sia "periodizzante" la storia politica e culturale degli spagnoli, per parlarne si e ci colloca qualche anno dopo il momento in cui scrive, fa pochi concisi riferimenti a Puigdemont e ad Ada Colau (critico con acume sul primo) e descrive una possibile evoluzione verso destra degli indipendentisti, ormai ce l'hanno più con gli immigrati che con i madrileni, innestandosi comunque su durature imperiture dinamiche nel rapporto umano col denaro e col potere. Segnalo il bipolare perbene Vàzquez. E il buon padre di fatto Vivales, che versa 250 euro al mese a Open Arms. L'autore è pacifico e ragionevole, in letteratura lavora con ambiguità, ironie, sfumature, paradossi, cita tantissimi altri bei libri (non solo Hugo, pure Winslow questa volta); così Melchor è un buon poliziotto cattivo: incarna alcuni suoi sentimenti segreti silenziati, come il vendicare senza filtri la violenza contro le donne (la madre del poliziotto era appunto una prostituta lasciata morta alla periferia della città). Da un po' Cercas ha scelto di usare l'imprescindibile umile genere giallo, ben sapendo che scrivere e leggere sono difese democratiche contro le offese (e talora i crimini) dell'esistenza. Con grande dedizione nella stesura, riesce a offrire ottimi romanzi, facili da leggere, difficili da capire, perché contribuiscono a cambiare la percezione diffusa della realtà, catalana in questo caso. L'indipendenza del titolo ha una pluralità di sensi: politica, personale, fisica, morale. Melchor ormai beve solo Coca-cola, s'abbandona ai superalcolici solo dopo qualche vendetta, magari ascoltando Like a Virgin di Madonna.


COS'È UN RIFUGIATO

Elise Gravel, Traduzione di Ambrogio Arienti, Migrazioni forzate, HarperCollins Milano, 2021 (orig. 2019), Pag. 36, euro 13 (cartonato)

Mondo umano. Da sempre. Non è mai troppo presto per spiegare a un bimbo o a una bimba che ci sono loro coetanei costretti a lasciare le proprie case, residenze e famiglie, in fuga da gravi pericoli, in viaggio senza meta e con tanta paura, in cerca di asilo o accoglienza da qualche altra lontana parte. Loro malgrado. Del resto, "un rifugiato è una persona, proprio come te e me". Appena nati capita inevitabilmente di sentire adulti che ne parlano, voci, notizie. Tanto vale spiegare con semplicità di che e di chi si tratta, con esempi e paragoni, senza preconcetti e banalità, rimettendosi alla straordinaria capacità infantile di intuire e immedesimarsi, bimbi e bimbe sapiens. C'è la piccola Ayla, partita dalla Siria per colpa della guerra che spiega: "amo disegnare con mia sorella. Facciamo dei fumetti divertenti". Ci sono i coetanei Majid dal Sudan, Roseline da Haiti, Musa dall'Afghanistan, Nala dalla Somalia, Sebastian da Cuba. E, poi, alcuni rifugiati celebri come Rita Levi Montalcini (1909-2012), Bob Marley (1945-1981), Malafa Yousafzai (12 luglio 1997), attivista e blogger pakistana, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, Albert Einstein (1879-1955), Anne Frank (1929-1945), Maria Montessori (1870-1952), Freddie Mercury (1946-1991). L'importante è rispettarli dal principio come eguali a noi, comunque e dovunque si presentino, interessanti per la loro storia personale e per quanto possono mostrare al mondo.

La bravissima illustratrice canadese Elise Gravel (1977), affermata in patria e all'estero, pluripremiata, ha realizzato un altro libro cortese per bambine e bambini, oltre che per gli adulti che amano trascorrere tempo con loro, insegnare e imparare. Poco testo, l'essenziale, breve e profondo; grandi disegni colorati di tutti i colori; volti che dicono tanto in contesti diversi di persone e cose. Bella anche l'introduzione di Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr (The United Nations Refugee Agency) per l'Italia; con ogni copia venduta un euro sarà devoluto proprio alle attività di questa importante organizzazione. Si tratta davvero di un libro ben illustrato che ci aiuta a parlare chiaramente di vicende complesse, anche a molto piccoli, utile per una biblioteca comunale, per una maestra o maestro scolastico, per un genitore o un nonno accorti. Ai rifugiati è stato negato il diritto di restare, di continuare a vivere dove risiedevano, il diritto di fare le cose "normali" che facciamo noi; sono stati obbligati a una migrazione forzata per non rinunciare a dire, pensare o essere quello che si è; qualche volta anche a causa dei cambiamenti climatici antropici globali e di disastri naturali. Intorno a loro ci sono troppa indifferenza e diffusa ignoranza. Facciamo insieme qualcosa per dissiparle.


PENSIERI PARTECIPI

Ilva Sartini, Poesia, Prefazione di Bruno Mohorovich, Bertoni editore Corciano (PG), 2021

Pag. 84 euro 14

Marche. Nel tempo. La filosofa e sindacalista Ilva Sartini (Pennabilli, Pesaro) da alcuni anni ha intrapreso un'interessante carriera letteraria, prima nel 2016 con un bel romanzo su una tragica vicenda familiare, ora nel 2021 con la pubblicazione di questa raccolta poetica di narrazioni condivise. Si tratta di una quarantacinquina di componimenti più o meno brevi, distinti in cinque parti, le prime due dedicate al territorio meridionale della regione e ai lavoratori stranieri: Paesaggi (6), Emozionario del Piceno (5), Pensieri partecipi (6, "a mia figlia e al suo bambino"), Vita (18 il più corposo e vario, ovviamente), Vite infrante (5, anche di animali e fiori), Ritorni (4). L'autrice mostra un accorto linguaggio realistico e concreto, condividendo un percorso ricco di emozioni ed empatia, non solo quando trasmette i palpiti dell'essere una madre e una nonna: "Ti ho vista fragile neonata/ .../ Sei tornata madre,/ sei tornata più figlia./ Ora posso/ far pace col tempo."


L'UNIVERSO IN UN GRANELLO DI SABBIA

Mia Couto, Saggistica, Sellerio Palermo, Traduzione di Vincenzo Barca

2021 (orig. 2019), Pag. 222 euro 16

Mozambico, Africa, pianeta. Ultimo decennio. Il grande António Emílio Leite Mia Couto (Beira, 1955), biologo poeta scrittore (e mite intellettuale che conobbi nel 1995, "osservando" per l'ONU le prime elezioni in Mozambico dopo la guerra civile), con "L'universo in un granello di sabbia" raccoglie brevi saggi, articoli, conferenze e interventi pubblici, oltre venticinque ottimi testi (la cui stesura va dal 2010 al 2019, scritti o pronunciati in diverse città del mondo) su svariati argomenti politici e sociali, di letteratura e sociologia, di cultura e antropologia, di scienza e ambientalismo. Mantiene le straordinarie "fantastiche" doti narrative e prende spunto da musei o cicloni, da Samora Michel o Nelson Mandela, oppure anche da piccole storie di umani e animali, di giustizia e ingiustizia, con la consapevolezza che "non c'è oggi un muro che separa chi ha paura da chi non ha paura" e l'esplicito obiettivo di "ripensare il pensiero ridisegnando frontiere" (a Porto Alegre nel 2012).