RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

UN CUORE SLEALE. UN CASO PER MANRICO SPINORI

Giancarlo De Cataldo, Noir, Einaudi Torino, 2020, Pag. 245 euro 17

Roma. Dicembre 2018. Il 9 dicembre di ogni anno i maschi Proietti trascorrono giornata e notte in yacht. Quel giorno ricorre sia il matrimonio dei genitori che la morte della madre. Il marito e padre Ademaro, palazzinaro di successo, tifoso laziale, i figli gemelli Tommaso e Umberto e il più piccolo Renzo si trovano sul lussuoso Chiwi, governato dal capitano e da un marinaio, accompagnati da Brian, marito dell'unica figlia femmina, Sofia. Da Ostia partono per Ponza: battuta di pesca, partita a carte, chiacchiere, rientro all'alba. Questa volta, al risveglio non rintracciano più Ademaro e presto il mare ne riconsegna il cadavere, forse caduto perché colpito alla nuca. Si precipitano sul posto quattro Pm con i relativi poliziotti o carabinieri, non si capisce bene di chi sia la competenza territoriale: Roma, Velletri, Latina, Civitavecchia. Fra di loro c'è il contino Manrico Spinori che non esclude possa trattarsi di omicidio, sulla base delle prime valutazioni, risultanze e scambi di competenti opinioni. La sua squadra alla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio è fatta di donne: tre poliziotte, la gentile coordinatrice 40enne Sandra, sposata col 45enne Nico, materna all'apparenza, feroce all'occorrenza, intuitiva per vocazione, meticolosa per scelta (però ora distratta da guai di coppia); la bassa sarda Gavina, sempre concentrata e corrucciata (col caschetto), imbattibile al computer, legata al 32enne professor Filippo; la nuova bella "fascista" romanaccia Deborah, un metro e ottanta di tatuaggi e muscolatura da karateka, legata all'ispettore testa di cuoio Diego; infine l'efficiente sospirosa segretaria Brunella. Interrogano i familiari, Ademaro aveva sfruttato gli ebrei, ora c'erano problemi di successione, la giovane amministratrice delegata delle aziende sembra brava, ma era stata amante di Ademaro e ora è convivente del terzo lento figlio. Al cadavere manca anche un prezioso orologio. Insomma, il problema è individuare l'opera lirica di riferimento!

Il bravo magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) non è un melomane di gioventù, a un certo punto ha riscoperto l'impatto emozionante dell'opera lirica che gli ha scombussolato la vita e, ora, anche l'identità letteraria. Siamo già alla seconda avventura della nuova serie di noir: il signorile melomane Manrico (dal"Trovatore") è un gran bel personaggio, perfetto per mescolare l'esperienza professionale e la passione musicale di De Cataldo con due differenti generi narrativi. Il credo è rigoroso: "non esiste esperienza umana - delitto incluso - che non sia già stata raccontata da un'opera lirica. Bisogna individuarla. E rimettere al centro della scena il melodramma della realtà". Si comincia con il morto, come da copione giallo. Seguono tutti i riti dell'investigazione, sia letterari che istituzionali. La narrazione è in terza (quasi) fissa al passato. Manrico va alle prime, cita opere, ascolta lirica e classica, studia analogie emotive col caso, è caparbio, si concentra sulla slealtà (da cui il titolo): "Se c'era una verità che aveva appreso, in tanti anni di indagini, era che, negli esseri umani, verità e menzogna, lealtà e cupidigia, spesso si mescolano... Un solo cuore sleale poteva inquinare un esercito di valorosi". L'ispirazione verrà da Un ballo in maschera di Verdi, ma non sarà immediata. Manrico è tentato pure di scappare dalle furbizie magistrali dell'amministrazione della giustizia, dai vizi mediatici (che si manifestano alla grande) e dalle frequenti cafonaggini di taluni ricchi. Siamo nell'èra della suscettibilità, incombono le festività, è proprio dura: la madre Elena si salva solo giocando al casinò di Venezia, il figlio musicista Alex preferisce New York, Maria Giulia non si fa amare facilmente. Comunque dolci fanciulle lo vedono alto e bello, ne subiscono il fascino frivolo ma riservato. Fra l'altro, fuori dall'ufficio incrocia pure Valentina Poli, trentaquattro anni, vivace e bella marchigiana di Macerata, pubblico ministero appena trasferita da Palmi a Roma. L'apericena da Piero a Prati non ha conseguenze (per ora). Però, l'ultimo dell'anno si trova a suonare al piano Alabama Song di Bertold Brecht e Kurt Weil, diventa irresistibile. Gaudenti vino rosso, cocktail (Hugo) e liquori (whisky).


Jo Nesbø, Traduzione di Eva Kampmann, Noir, Einaudi Torino, 2020 (orig. 2020), Pag. 643 euro 22

Os, un podere montano del minuscolo paesino ai piedi del monte Ottertind nella Norvegia settentrionale. Settembre 2014. Inaspettatamente il 35 enne Carl Opgard torna dal Minnesota e sono nuovi guai, iniziati fin da quando il padre gli chiese, fragile 15enne, di dimostrarsi uomo e di uccidere il cane Dog, poi sgozzato invece dal protettivo duro fratello maggiore 16enne. Lo racconta lo stesso 36enne Roy Opgard, quasi vent'anni dopo, lui che è rimasto sempre lì a gestire la stazione di servizio e l'officina, burbero solitario silenzioso, dopo che i genitori morirono sulla strada di casa, sfracellandosi nello strapiombo all'altezza della curva delle Capre. Carl arriva su una nera Cadillac de Ville, un modello più recente dello stesso pesante veicolo che aveva avuto papà, a bordo c'è anche la graziosa esile minuta moglie Shannon Alleyne, carnagione bianca, occhi bruni, corti capelli rosso ruggine, lentiggine sulla radice del naso, originaria di Barbados, divenuta architetto in Canada (dove aveva appunto incontrato pure il futuro marito, impegnato come imprenditore in un progetto edilizio). Carl se n'era andato da casa quindici anni prima, a cercar fortuna, senza più farsi vedere. Era il cocco di tutti, effeminato e irresistibile amicone, alto e aitante, allegro e sempre ottimista, brillante cinico delicato compassionevole. Torna perché non gli sta andando molto bene all'estero e vuole proporre il grandioso progetto di costruire un hotel-spa d'alta quota, in modo di trasformare Os in una ricercata località turistica. Gran parte dei compaesani si lascia presto convincere e in un anno e mezzo ne accadono di cotte e di crude. Tornano a galla tutte le storie e gli intrecci del passato, riemerge il contorto profondissimo legame morboso fra i due fratelli, si continua a indagare sugli incidenti delle auto cadute nel precipizio e ora sulle magagne del nuovo progetto. Roy prova a tenersene alla larga, si ricrede pur di salvare Carl, possono uscire dai guai solo insieme.

L'ottimo talentuoso fortunato Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, agente di borsa, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band Di Derre), da quasi venticinque anni è famoso nel mondo per gli ottimi lunghi noir della serie Harry Hole (ormai siamo tutti tragici holeomani), ma scrive spesso altri interessanti romanzi di genere (quando non ha da suonare o arrampicarsi). Questa volta le peculiarità stilistiche sono varie: la narrazione è sempre in prima persona al passato (proprio del protagonista che usa parlare poco); l'ambientazione lontana dalla metropoli e fissa sullo sperduto selvaggio gelido ecosistema di monti, foreste, laghi, stradacce e piccoli agglomerati (la pompa in mezzo alla neve della copertina); il tema un'introspezione psicologica della potente primordiale relazione di sangue fra due fratelli (da cui il titolo), pur molto diversi, divenuti inseparabili durante infanzia e adolescenza, a costo di scelte morali sbagliate e vittime; lo svolgimento una specifica rete di gelosie e rivalità, odi e amori, interessi e alleanze, falsità e pettegolezzi della comunità in un piccolo posto, connessi a inevitabili accidenti e crimini di tante esistenze individuali (effimere e precarie). Possedere malvagità interiore è la ragione per cui il dolore di farsi del male è minore della gioia di poter trascinare a fondo con sé altre persone. Shannon preferisce il norvegese all'inglese, conoscendola meglio ma considerandola (forse) la lingua scritta più infelice del mondo; considera Sigrid Undset una sorta di second wave feminist; attribuisce correttamente il desiderio mimetico a René Girard: desideriamo quello che desiderano gli altri. Roy ama il blues sommesso e gli assolo (a solo?) minimalisti di J.J. Cale. Gli alcolici sono urgenti e abusati; molto ruota pure intorno al tabacco, in particolare allo snus americano (ben diverso da quello svedese)!


UN POSTO INTIMO E BELLO

Alan Bradley, Sellerio, Trad. Alfonso Geraci, 2020 (orig. 2018), Pagine 388, euro 15

Toronto. Giugno 1952. Flavia, quasi 13enne, occhi azzurri, udito sopraffino, talento chimico, è in barca con le sorelle Feely 18enne e Daffy 14enne, ai remi il fido Dogger. Ormai da sei mesi è morto il nobile colonnello de Luce, sono rimaste sole, e l'ex attendente e servitore del maniero inglese cerca di farle distrarre con una passeggiata lungo il fiume. Sono distanti dalle antiche magione e tenuta di Buckshaw (nel villaggio agreste di Bishop's Lacey). Superato il camposanto e il vecchio molo (dove due anni prima il vicario aveva avvelenato tre sue parrocchiane, finendo poi impiccato), Flavia lascia languidamente penzolare una mano a pelo d'acqua e... scopre l'ennesimo cadavere, il giovane bellissimo Orlando. La polizia sembra convinta dell'incidente, lei e Dogger indagano nel passato. Sempre godibile la serie iniziata nel 2009 dal canadese esperto d'ingegneria elettronica Alan Bradley (Toronto, 1940). Questo è il decimo, "Un posto intimo e bello", come sempre in prima persona.


LA VERITÀ DELL'ALLIGATORE

Massimo Carlotto

Noir

Edizioni e/o Roma

2020

Pag. 219 euro 15

Valerio Calzolaio

Padova. Metà Novanta. L'avvocata Foscarini lo incarica di trovare un tossico ex compagno di prigione. Marco Alligatore Buratti, studente fallito, ex musicista blues, gran fumatore, spesso ubriaco di calvados e caffè forte dolcissimo, ossessionato di verità e ricordi carcerari, graziato dopo aver scontato ingiustamente sette anni per partecipazione a banda armata, investigatore chandleriano senza licenza con entrature nel mondo della malavita, vincolo (assoluto) di non uccidere mai, ci prova. Riecco la prima di tante belle avventure, dedicata a Grazia Cherchi, "maestra e amica generosa", esordio della splendida cruda serie noir di Massimo Carlotto (Padova, 1956), "La verità dell'Alligatore" (1995). La casa editrice, che ebbe il grande merito di apprezzare e valorizzare il bravissimo autore fin dall'inizio, ripubblica ora i romanzi da cui è tratta la serie televisiva in onda su Rai 2 nell'autunno del 2020. Sul piccolo schermo le avventure sono per ora 4 (ultima mercoledì 16 dicembre).

HOMO. ARTE E SCIENZA

Pietro Greco, Storia e scienza, Di Renzo Roma, 2020

Da milioni di antropomorfi anni. Qui. Il chimico, scrittore e poeta Primo Levi ci ha ammonito con l'autorevolezza del genio: ogni separazione tra letteratura e scienza, più in generale ogni separazione tra arte e scienza, è una "schisi innaturale". Ogni sforzo di dividere la cultura umana in monadi incomunicanti si risolve nella costruzione di un mostro artificioso. Eppure questi tentativi sono stati reiterati nei secoli scorsi. Le due culture, scientifica e umanistica, sono state spesso separate, pur a forza e "contro natura"; molti scienziati e umanisti hanno rifiutato di confrontarsi o stentato a riconoscere analogie e omologie. In realtà, l'arte e la scienza sono manifestazioni in apparenza di diversa origine e struttura ma, invece, profondamente interpenetrate di un'unica cultura, la cultura umana. Esistono innumerevoli luoghi significativi dell'intreccio e della reciproca influenza. Il chimico, scrittore e divulgatore scientifico Pietro Greco ha scritto un bellissimo corposo saggio per mostrarci alcuni di questi luoghi: manufatti, artefatti, teorie, esperimenti e personalità collocate nell'evoluzione, nella storia e nella geografia del pianeta umano, con i loro prodotti nel campo multiforme d'inestricabili combinazioni fra differenti arti (pittura, scultura, musica, tutti i generi di letteratura, architettura, teatro, fotografia, cinema, televisione) e discipline scientifiche (biologia, chimica, tutti i generi di fisica, matematica, geometria, neuroestetica, cibernetica). La cruciale questione è distinta in quattro parti narrative: evoluzione (l'arte è il frutto della storia, biologica e culturale), fusione (arte e scienza procedono quasi sempre di pari passo), ispirazione (la scienza diffonde nello spazio delle arti), riflessione (l'arte diffonde nello spazio delle scienze e diventa essa stessa scienza). Ogni parte è suddivisa in tre capitoli, dodici in tutto, corredati di curate citazioni e note. Completano il saggio la significativa dedica e il prologo all'inizio, la ricca bibliografia e il sommario in fondo (senza altri indici) e, al centro, uno splendido apparato di 131 figure e immagini a colori, numerate e richiamate nel corso della trattazione.

Pietro Greco (Barano d'Ischia, 1955) è il miglior giornalista scientifico italiano vivente, a lungo formatore dell'intera categoria. Qui riesce a vincere connesse ardite sfide: spiegare cosa siano arte e scienza per noi umani sapienti; illustrare da quando, come e perché ne abbiamo praticato l'espressione; esemplificare quanto entrambe siano combinato risultato, universale e storico, di singoli geniali individui. La cultura materiale simbolica, ovvero la primordiale arte figurativa, non è una prerogativa della nostra specie sapiens. Esisteva da prima della nostra apparizione, è appartenuta ad altre specie precedenti o coeve del genere Homo (da cui il titolo) e, come la scienza, è la manifestazione del pensiero astratto e simbolico nel tentativo di fornire una rappresentazione razionale del mondo circostante e anche di conservare memoria stabile di questa rappresentazione. Implicito è il riferimento all'evoluzione bipede di una parte africana degli ominidi e degli ominini (che libera mani e modifica le prospettive sensoriali), le cui capacità cognitive furono poi segnate dall'ampliamento del volume del cervello e dall'affinamento delle capacità artigiane, via via adattatesi ai differenti ecosistemi, conosciuti coi cambiamenti climatici o incontrati migrando. Alle primitive potenzialità estetiche (anche di altri animali) si è aggiunta la nostra peculiare capacità di creare simboli per gestire le spinte selettive (naturali e sessuali) dell'evoluzione. Simboli artistici e scientifici, ben sapendo che non esistono creatività artistica e creatività scientifica fuori dallo spazio e dal tempo e, quindi, dalla preistoria e dalla storia dell'insediamento umano in ogni ecosistema del pianeta. Il tema è bello, la trattazione scientifica e filosofica risulta "meravigliosa", appassionante e stimolante, attraverso la biografia di scienziati e di loro belle scoperte, di artisti e di loro scientifiche opere, attraverso lo studio del cervello, delle simmetrie e delle ambiguità, delle componenti emotive e razionali delle umane esistenze, fino al magnifico Convivio dantesco e alla moderna società democratica della conoscenza. Che e quanta bellezza!


LETTERA SULLA PINGUEDINE

William Banting, Traduzione di Fabiana Errico, Introduzione di Bruna Di Sabato e Bronwen Hughes, Salute Gastronomia, Graphofeel Roma, 2020 (prima edizione inglese 1863, 3° 1864)

Dall'Età Vittoriana in avanti. Non solo a tavola. "Di tutti i parassiti che affliggono l'umanità non ne conosco né riesco a immaginarne uno più doloroso dell'obesità. E poiché ne sono da poco uscito, dopo aver sofferto per un lungo periodo questo male (affliction), sono desideroso di condividere le mie conoscenze e la mia umile esperienza per il bene del prossimo, con la sincera speranza che ciò possa condurre allo stesso conforto e felicità che provo io adesso grazie alla mia straordinaria trasformazione: la quale potrebbe essere considerata miracolosa, se non la si fosse conseguita con i mezzi più semplici dettati dal buon senso". Il 26 agosto 1862 pesava 91,62 chilogrammi, essendo alto un metro e sessantacinque, in circa 66 anni di vita (a Londra) aveva fatto di tutto per non subire i tanti danni, fisici sanitari emotivi sociali, dell'eccesso ponderale, esperienze frustranti, dietetiche mediche termali sportive. Infine, gli fu "raccomandato di consumare il meno possibile pane, burro, latte, zucchero, birra, patate... contengono amido e saccarina, i quali tendono a produrre grasso". In pochi mesi riuscì a dimagrire, arrivando a pesare "75 chilogrammi, ho perso circa mezzo chilo a settimana da agosto e, poiché ho quasi raggiunto quello che ritengo si possa definire il giusto mezzo, confido di realizzare completamente, in poche altre settimane, l'obiettivo per il quale ho faticato negli ultimi trent'anni invano fino a che la Divina Provvidenza non mi ha condotto nella direzione giusta verso un'esistenza felice e confortevole". Dopo un anno pesava 70 kg. Aveva seguito i suggerimenti di un medico diSoho Square, il dott. William Harvey, che a sua volta aveva appreso quel tipo di dieta, nel contesto della gestione del diabete, frequentando un corso di lezioni a Parigi. Decise di informare quante più persone possibili di come era andata.

William Banting (1796-1878) fu un noto becchino, ovvero impresario di pompe funebri, per tradizione familiare, dei re (morti) si occupavano perlopiù loro, dal 1820 (Giorgio III) al 1910 (Edoardo VII), il successore si ritirò poi nel 1928. Era grasso e si sentiva limitato, se ne crucciava da sempre con parenti e conoscenti, finchè provò una dieta e ne parlò con empatia e sapienza. Scrisse una lettera ed è ancor oggi famoso per il suo contenuto. La dedica è "rispettosamente al Pubblico, per soddisfare un unico ardente desiderio: aiutare il prossimo". Il testo appare ancor oggi esile ed efficace, una quindicina di pagine a stampa. Pubblicò a sue spese nel 1863 mille copie dell'opuscolo, distribuite gratuitamente. Ottima diffusione e successive richieste lo indussero ad altre edizioni, con successive aggiunte di aggiornamenti, appendici, allegati (qualche recensione). La sostanza è semplice: meglio tenere sotto rigido controllo l'assunzione di carboidrati, distribuendo pure le calorie in più pasti giornalieri. Lo scrisse con chiarezza e concretezza, partendo da sé, da una acuta ironica testimonianza personale; poi il corso della storia e della scienza hanno spiegato tutto con dovizia di particolari ed è utile, oltre che simpatico, rileggere la dieta Banting, che oggi ha oltre due milioni di hit in lingua inglese (e 133.000 in italiano). Il breve saggio del corpulento becchino permette di affrontare il tema dell'obesità in modo lieve e ottimista, trovando sempre le parole precise sull'eccessivo culto dell'immagine e sul benessere complessivo dell'esistenza.


GRAMSCI E LE DONNE. GLI AFFETTI, GLI AMORI, LE IDEE

Noemi Ghetti, Storia, Donzelli Roma, 2020, Pag. 217 euro 18

Tra la Sardegna e l'Unione Sovietica. 1891-1937. La biografia gramsciana è costellata di figure femminili. Le donne della famiglia d'origine, innanzitutto la mamma Peppina Marcias (1861-1932) e la sorella minore Teresina (1895-1976); i primi amori intrecciati con l'impegno politico a Torino, innanzitutto Pia Carena (1893-1968); le compagne delle lotte operaie e antifasciste, innanzitutto Camilla Ravera (1889-1988) e Teresa Noce (1900-1980). Poi, il soggiorno moscovita e i rapporti con le rivoluzionarie russe ed europee, protagoniste del complesso impegno per l'emancipazione del primo trentennio del Novecento, innanzitutto Clara Zetkin (1857-1933) e Aleksandra Kollontaj (1872-1952). Infine, le complesse relazioni con Eugenia (1889-1972), Tatiana (1887-1943) e la moglie Giulia (1896-1980), le tre sorelle Schucht con le quali si comporrà il suo universo affettivo più intimo. Gramsci fu un caso unico per sensibilità e onestà di ricerca nel panorama delle personalità del suo tempo, e non solo. Colpisce nel Gramsci politico il deciso rifiuto della figura tradizionale di donna e la precoce critica del modello della casalinga consumista (perseguito dal "fordismo" americano). Innamora del Gramsci privato la continua sollecitazione allo sviluppo di un'autonoma identità rivolta alle donne, la pressante coerente proposta di condivisione del lavoro sia intellettuale che pratico del quotidiano (come asciugare i piatti lavati). Sconcerta la sincerità a tratti spietata nell'esposizione della propria realtà fisica. Il pensiero di Gramsci sulle donne va oltre la conquista della parità giuridica ed economica, rivendicata dalle femministe borghesi, ma anche oltre il mito della produttività e dell'efficienza condiviso da capitalismo occidentale e dal determinismo economico marxista-leninista. Non solo emancipazione femminile, dunque, ma anche liberazione, irriducibile convinzione dell'assoluta eguaglianza nella diversità sessuale. Un'indicazione mai come oggi fondamentale.

La saggista Noemi Ghetti (Pieve di Soligo) ha svolto a lungo in passato attività di docente, poi operato in campo editoriale; ha scritto già un paio di volumi e vari saggi su riviste scientifiche riferiti a Gramsci. In questo testo affronta il tema delle "donne" legate all'"uomo" Gramsci seguendo tre fili: il contesto sociale e psicologico delle presenze dell'altro sesso lungo l'esistenza dalla nascita alla morte, le principali relazioni sentimentali-sessuali nei quindici anni dall'inizio dell'università e della militanza politica (seconda metà del 1911) alla carcerazione da parte del regime fascista (seconda metà del 1926), il pensiero e le opinioni sulla cosiddetta questione femminile anche in relazione con le novità della società post rivoluzionaria e sovietica. Non si tratta di un'indagine esaustiva, piuttosto di squarci interessanti su aspetti meno noti e assodati della biografia gramsciana. Tende a ripetere senza nuovo ordine i passaggi cruciali del percorso politico della riflessione gramsciana, sottolineandone intrecci ed esperienze, e a dare per scontate le biografie delle donne incontrate, pur ricostruendone tratti. Scritti specifici cruciali del sardo (comprese le lettere) e testi rilevanti su di lui (compresi carteggi e testimonianze) sono ben richiamati, con passione. Del resto, donne furono le destinatarie privilegiate di larga parte delle missive (sottoposte a censura preventiva) di Gramsci, epistolario che ha avuto una lunga vicenda editoriale. La discutibile chiave interpretativa conclusiva è l'affermazione dello psichiatra e psicoterapeuta italiano Massimo Fagioli (1931-2017) circa la nascita della realtà mentale umana dalla realtà biologica per la reazione della sostanza cerebrale allo stimolo della luce sulla rètina che pure esclude, opportunamente, il millenario ricorso al divino e allo spirituale. Fra gli apparati una buona bibliografia e l'indice dei nomi, non cronologie biografiche.

ZODIACO STREET FOOD

Heman Zed, Noir, Neo Edizioni Castel di Sangro (Aq), 2020

Veneto. Tempo fa. Il primo dicembre 1983 otto uomini armati di pistole Magnum 357 e di un mitra M16 fanno irruzione nell'ufficio merci dell'aeroporto di Venezia, si fanno aprire il caveau e spariscono con venticinque casse contenenti centosettanta chili d'oro, valore circa tre miliardi di lire. La notte successiva l'oro viene fuso, ricomposto in lingotti e sepolto in un terreno vicino a Campagna Lupia, in attesa che le acque si calmino. Un colpo della Mala del Brenta, genio e rigore applicati al crimine. Fino al 1980 aveva fatto parte del gruppo anche il giovane Romeo Marconato, nato in una casa colonica da genitori contadini. Senza finire nemmeno la scuola dell'obbligo, aveva svolto lavoretti precari e, concluso il servizio militare, era stato coinvolto dagli esordi della banda nelle razzie alimentari, faceva da autista. Talora la merce rubata veniva stoccata nella sua cascina; dopo un controllo dei carabinieri, Marconato si era preso senza fiatare diciotto mesi di prigione per ricettazione da furto aggravato, durante i quali il boss Felice Maniero aveva preso una strada che lui considerava troppo pericolosa; di nuovo libero, aveva concordato di lasciare la banda e dichiarato di mettersi in proprio, trovando clienti per rivendere a prezzi vantaggiosi le derrate sottratte ai depositi da amici ladri. Si era poi dedicato a comporre un catalogo di agro-pirateria, ovvero contraffazione alimentare di olio, polpa di pomodoro, mozzarella, adattandosi via via alle modifiche normative. Infine, si era dedicato al commercio in proprio del cibo rubato, entrando con sgambetti e violenze nel settore della ristorazione veloce: la Zodiac Street Food aveva dodici furgoni attrezzati, ognuno distinto dal proprio segno zodiacale, posizionati lungo la statale da Padova fino alla laguna veneta. Lui era ricco e temuto. Si era sposato ma i rapporti con la moglie erano pessimi e il loro figlio Moreno (nato nel 1984) compromesso irreversibilmente da un bad trip. Nuove opportunità si aprono quando incrocia i creativi di un programma televisivo con chef e la splendida cameriera Larisa Morozova, intelligente e spietata ex spia sovietica. Anche l'oro torna a galla.

Lo scrittore veneto Heman Zed (Padova, 1967) narra in terza persona varia una bella storia del nord-est criminale. Il protagonista è Marconato, pessimo elemento, cattivo e simpatico alla massima potenza e violenza, maschio italiano (e veneto) standard, capelli radi e curati, baffo a ferro di cavallo, occhiali da vista fumé Armani, uso esagerato di dopobarba, con un suo originale progetto culinario (da cui il titolo). In tanti punti, il contesto di luoghi e cibi ricorda i romanzi di Carlotto. A lungo varie differenti storie corrono lungo percorsi paralleli e si approfondisce la conoscenza dei curiosi comprimari: l'avvenente disciplinata capitano e tenente del KGB (esperta di sambo) che si scientificamente preparata anche a vivere in Italia, gli autori delle spettacolari disavventure nell'irreale reality The Simple Cook che in successive edizioni riportano artatamente sulle tavole degli italiani la semplicità (ora interessa pure alla televisione svizzera), i familiari intorno a Romeo in piena deriva conflittuale vendicativa o riscoperta affettiva tradizionale, con la sagace moglie sanguisuga opportunista e il povero ventenne dal disturbo percettivo persistente indotto dai troppi allucinogeni (sublimato con Milly). La narrazione è scanzonata ed efficace, per quanto siano turpi eventi e sopraffazioni. L'intreccio si arzigogola vieppiù ma funziona e non si perde mai il ritmo dell'avventura noir, con tanti caduti sul campo e complicate operazioni finanziarie. Segnalo gli ottimi spaccafusi di Michela Aleardi da Macerata. Fra vini fermi e bollicine, col pesce meglio il Bianco di Custoza. Per la musica vanno alla grande i tormentoni estivi.


GLI ONOREVOLI DUELLANTI OVVERO IL MISTERO DELLA VEDOVA SIEMENS

Giorgio Dell'Arti, Romanzo storico, La nave di Teseo Milano, 2020, Pag. 175 euro 18

Roma. 10 marzo 1910. Quel giovedì si svolse il cruento duello fra il grasso e tarchiato repubblicano imprenditore milanese Eugenio Chiesa (1863 - 1930), deputato da sei anni, e lo snello aitante senatore generale torinese conte Luigi Fecia di Cossato (1841-1921), evento non strano né raro, caratterizzato da una lunga gestazione, da motivi non solo futili, da uno svolgimento rocambolesco e da un esito vitale, non transitorio né per i protagonisti né per la cultura. La storia è vera dall'inizio alla fine. Il 22 gennaio 1909 era morto il tenente generale conte Tancredi Saletta (Torino, 1840), influente capo di Stato Maggiore dell'Esercito per più di un decennio, l'anno precedente nominato infine senatore del Regno da re Umberto. Al funerale si capì che il 68enne Fecia di Cossato, mai sposatosi, era da tempo amante della splendida bruna fiera tedesca 35enne Anna Eleonora Füssli von Siemens (Karlsruhe, 4 aprile 1874 - Monaco di Baviera, 19 febbraio 1941), padre pittore svizzero ricco tirchissimo, madre nobildonna con posto alla corte prussiana imperiale, lei dal 1900 vedova del barone violinista Werner Hermann von Siemens, figlio di Carl, uno dei fondatori della famiglia ricchissima e famosa per via dei telegrafi e degli impianti elettrici, amato pur più vecchio di quasi vent'anni, e morto per un appendicite. Nora si era risposata con un principe persiano, vivendo a Roma; aveva ottime entrate e qualche grattacapo col nuovo marito, lui presto in fuga; dal 1907 gestiva un elegante rinomato salotto da gran dama romana a Palazzo Barberini, amica (ed esecutore testamentario) anche di Saletta, pur subendo pettegolezzi e calunnie. Chiesa era filo francese e adombrò in aula che la baronessa potesse fare da tempo la spia austro-tedesca, capace di minare la sicurezza nazionale con le sue frequentazioni militari (Saletta e ora Fecia di Cossato, prossimo alla pensione). Fu sfidato da cinque avversari, la mania dei duelli era figlia dei giornali e forse vietata, eppure turbinarono sciabole.

Il brillante poliedrico giornalista Giorgio Dell'Arti (Catania, 4 settembre 1945), dopo infiniti articoli e molti volumi d'arte varia, si cimenta ancora con il romanzo. Seguendo il filo della ricerca storica e delle fonti documentarie, oltre che di quotidiani e periodici dell'epoca, in particolare del Corriere della Sera (diretto dal celebre Luigi Albertini, 39enne marchigiano), con le cronache dello scrittore 37enne di origini toscane Guelfo Civinini, ci consegna un minuzioso divertente interessante romanzo, in terza persona varia al passato (al presente soltanto per il fatal giorno), dedicato alle relazioni di una colta enigmatica donna ammaliatrice e a seri conflitti politici con risvolti internazionali, culminanti in un definitivo duello d'onore nella campagna romana. Riporta verbali delle aule di Camera e Senato, cita lettere, foto e articoli di stampa, illustra usi e costumi dell'epoca, ricostruisce plausibili dialoghi, narra con competenza professionale e penna moderna. Insulti irruenti e scontri fisici si verificavano spesso e volentieri nelle aule parlamentari. Le biografie dei personaggi, il contesto militare e culturale, la dialettica nei e dei partiti, i codici cavallereschi e le eterne urlate vigilanze giornalistiche, i cinque sei giorni dall'incidente d'aula ai successivi vertici fra padrini (con relativi verbali ufficiali), i primi duelli e i 24 assalti dell'ultimo, i seguiti essenziali sono presentati con allegra cura, non tutto è nuovo sotto il sole contemporaneo. "Tutto il mistero, tutto il segreto è in questo: che i deputati a furia di vedersi, di incontrarsi, di parlarsi, di attaccarsi, magari di ingiuriarsi, finiscono col darsi del tu, col diventare amici e scambiarsi i favori. E la stessa cosa è tanto più naturale in quanto è perfettamente italiana: cioè un po' scettica e un po' umanistica."


MARÍA ZAMBRANO DELL'AURORA

Traduzione e cura di Elena Laurenzi, Letteratura e filosofia, Marietti 1820, Bologna (prima ed. 2000, orig. 1986), 2020

Spagna e altri luoghi d'esilio. 1904-1991. Tutto ciò che si scrive si risolve in un libro: un corpo materiale, peso, numero, argomento. Forse però può esserci un libro senza alcun argomento, parole che si sono aperte un varco nella coscienza dell'autore, ma senza prenderne possesso e senza esserne possedute. Vagano smarrite queste parole, o forse solo una di esse, perduta del tutto, ha trascinato con sé le altre che magari erano già in formazione rigorosa, tutte in fila per essere inserite in un discorso chiaro e uniforme. Così succede con le parole, moltitudine senza alcuna fessura di silenzio, senza possibile Aurora. Lei, l'Aurora, imprigionata per paura, dalla raziocinante ragione della città, dalla ragione architettonica. Eppure, che l'Aurora continui a esistere è un segno indelebile del fatto che l'occultamento, senza dubbio avvenuto, non è completo. Lei, l'Aurora, a volte timida, spesso indecisa, lontana, invisibile, fugace; lei sola, priva di essere e di ragione, la pura Aurora, sarebbe la garanzia più sicura dell'essere, della vita, della ragione. L'Alba è un momento temporale fra il primo chiarore e l'apparire del sole, l'Aurora è la sua luce prima che arrivi quella del sole. L'Aurora appare distesa, seminata come un germe che irrompe nell'oscurità. Appare, a colui che la attende o la spia, innanzi tutto come una linea, come un confine che divide; quella linea che il geometra non riesce a definirci, linea che separa offrendo, creando insieme abisso e continuità. La linea dell'Aurora tanto attesa non è già l'Alba. L'Aurora, che pure non ci ha offerto la possibilità di una conoscenza propriamente filosofica, di una episteme, ci impone inesorabilmente la sua appartenenza al mondo del conoscibile. E, dunque, conosciamola liricamente, respiriamola e sentiamola meglio!

María Zambrano (Vélez-Malaga, 1904 - Madrid, 1991) si laurea in filosofia nella capitale spagnola e diventa assistente della cattedra di Metafisica, poi si sposa, gira molto, s'impegna politicamente per la democrazia e per la repubblica, prima di essere costretta all'esilio dal gennaio 1939 al novembre 1984, 45 dolorosi intensi anni di variegate residenze e relazioni sociali, proficue attività culturali e letterarie, continue limpide scritture di diverso genere. La competente Elena Laurenzi (1961), ricercatrice presso l'Università del Salento, da sempre si occupa di filosofia e genere, ottenendo dopo la laurea a Pisa un PHD in Filosofia presso l'Università di Barcellona proprio con una tesi su María Zambrano, l'eccelsa originale studiosa spagnola allieva di José Ortega y Gasset, su cui ha poi scritto molteplici interessanti saggi in Spagna e Italia. I brani di questo volume furono elaborati in esilio, in una casa di montagna a La Pièce nel Jurà francese della Svizzera, tra gli anni '60 e gli anni '80, durante un'esistenza di studi appartati, con la sorella Araceli fino alla morte di lei (1911-1972), poi solitaria fino all'aggravarsi dei problemi di salute nel 1980. Laurenzi ha tradotto dallo spagnolo, aggiunto una bella corposa postfazione sull'autrice "filosofa dell'Aurora" e redatto le dettagliate notizie biografiche finali. Spiega che "è un testo straordinario, esorbitante dalla logica e dagli schemi del discorso filosofico", composto di una costellazione di scritti eterogenei (in parte già apparsi su quotidiani e riviste spagnole), perlopiù redatti di notte nell'attesa dell'alba, con una palpitante trama poetica che intreccia pensieri accorati ed esperienze vissute, sia sul contesto naturale che sulle metafore dell'Aurora.

I "MESTIERI" DI PRIMO LEVI

Gian Luigi Beccaria, Linguistica, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 131 euro 12

Primo Levi (Torino, 1919-1987), ebreo e partigiano, fu chimico e scrittore prima e dopo Auschwitz, di cui ci ha lasciato indimenticabile memoria. Con curiosità e grazia, sensibilità e dottrina, praticò pure un terzo amato mestiere: fu linguista, filologo, dialettologo. Il linguista e saggista Gian Luigi Beccaria (Costigliole Saluzzo, 1936) racconta in un delizioso volumetto la mescolanza di scienza, arte e linguaggio chiaro, ovvero tutti "I "mestieri" di Primo Levi". Dopo il capitolo introduttivo si affrontano tre cruciali argomenti: il parlare chiaro (in un'intervista del 1976 Levi mostrò fastidio per l'esibizione linguistica e per i venditori di gergo), il sistema periodico (la chimica è antifascista perché è disciplina in cui le parole corrispondono alle cose), le due culture (sia tecnici che letterati svolgono lavori sotto il segno del fare, lavori anche pratici, un tutt'uno per gli umani sapienti). Tante citazioni puntuali e tante accurate note arricchiscono la godibile lettura. 


IL MAESTRO DI NODI

Massimo Carlotto, Noir, Edizioni e/o Roma, Pag. 155 euro 15

Padova e Nord Italia. Da giugno ad agosto 2001. Helena Heintze scompare a Milano, è una modella sadomaso, schiava. Il marito è un dominatore dello stesso ambiente, non può rivolgersi alla polizia, affida al padovano Marco Alligatore Buratti l'incarico di trovarla e poi scompare pure lui a Torino. Con Marco e i suoi due compari entriamo in un mondo parallelo reale, terribile, di ricatti ed efferatezze, solitudini e dolore, anche torture e omicidi (Melena con la tecnica del fist fucking). Il quinto romanzo della splendida cruda serie noir di Massimo Carlotto (Padova, 1956), "Il maestro di nodi" uscì a fine 2002 e vinse il Premio Scerbanenco 2003. La casa editrice che ebbe il grande merito di apprezzare e valorizzare il bravissimo autore fin dal 1995, con meritato successo di critica e di pubblico, ripubblica ora i romanzi da cui è tratta la serie televisiva in onda su Rai 2 nell'autunno del 2020. Sul piccolo schermo le avventure sono per ora 4 e questa è la terza (mercoledì 9 dicembre).


PARIGI. THE PASSENGER. PER ESPLORATORI DEL MONDO

AAVV, Traduttori (altrettanto) vari, Viaggi, Iperborea Milano, 2020, Pag. 192 euro 19,50

Parigi. Ora. C'è sempre una ragione nuova per visitare la capitale francese dall'accecante forza centripeta, facendosi accompagnare da altre visioni e altri racconti della città. "Parigi. The Passenger" è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che ne formano il ritratto contemporaneo, testimonianza di vari scrittori, giornalisti, esperi locali e internazionali. Qui troviamo: De Ruyter (un architetto), Ludivine Bantigny (una storica), Aw, Melilli, Alice Pfeiffer, Samar Yazbek, McAuley, Ciriez e Samba, Blandine Rinkel, Chambaz, Teresa Bellemo, Kaoutar Harchi. Ognuno tratta un argomento (gli inediti sono la maggior parte), spesso da un punto di vista dell'osservatore nato altrove e d'altra lingua, oggi cruciale a leggere meglio Parigi: Beaubourg, le rivolte del 2018, i bistrot, le comunità asiatiche e l'antropologia migratoria, l'identità femminile più o meno "autoctona", l'eleganza nera, il dipartimento Seine-Saint-Denis. A corredo ottime schede informative.


VIVERE CON I CLASSICI

AAVV, Traduzioni di Maria Nicola e Luca Briasco, Prefazione di Maria Ida Gaeta, introduzione di Luciano Canfora, Letteratura, Sellerio Palermo, 2020, Pag. 162 euro 12

Mondo umano, antico e moderno. Da quasi un ventennio fino al 2020 della pandemia si è svolto a inizio estate un annuale Festival Internazionale di Roma, che si caratterizza per inedite conferenze scritte e lette da grandi personalità sul tema annualmente proposto, nelle prime edizioni "soli, insieme" (2002), "passato, futuro" (2003). Nel giugno 2019 l'argomento scelto era "Il domani dei classici" e vengono ora pubblicati alcuni dei testi presentati: Alicia Giménez-Bartlett, "La maledizione dei classici" (per tanti adolescenti); Francesco M. Cataluccio, "Il sonno di Ulisse" (che accompagna i sogni e le stagioni della vita); Daria Galateria, "L'avarizia" (degli autori, perlopiù); Fabio Stassi, "Congedo" (dalle biblioteche, causa tarli, forse fantascienza); Roberto Alajmo, "La prevalenza del bonghista" (chi li ha poco letti, in genere); Scott Spencer, "La doppia cittadinanza e il futuro dei classici" (a partire da "Delitto e castigo" di Fëdor Dostoevskij).


GLI UCCELLI DELLA TEMPESTA. UN ROMANZO NEL '74

Pierluigi Sullo, Romanzo storico, Lastaria Roma, 2020, Pagine 246 euro 15

Milano e Roma. Un altro anno della vita di Enrico, militante della sinistra rivoluzionaria fuori dal Pci, bello e armonico, un po' nasone, capelli lunghi. Nel 2018 il giornalista Pierluigi Sullo (Roma, 1951) scrisse un importante bel romanzo sull'educazione sentimentale e politica di un ragazzo romano (evidentemente nato nel 1950, pur sempre a maggio) che preparava la maturità scolastica e definitivamente maturava civilmente "nel" fatidico Sessantotto, quando tutto poteva ancora succedere. Lo ritroviamo ora a Milano, sei anni dopo, sempre narrato in terza esclusiva persona, attratto dagli studi storici (anche post universitari). Appena lasciato da Annamaria, decide di tornare nella capitale, ritrova i vecchi compagni di liceo, incontra altre donne e il femminismo, la mobilitazione contro le bombe e per il divorzio, le lotte per la casa e contro le dittature internazionali, "Gli uccelli della tempesta", secondo bel romanzo storico su una generazione colta e volitiva, forse libera.


LA NOSTRA SALUTE A TAVOLA. LA DIETA MEDITERRANEA TRA GUSTO, SCIENZA E BENESSERE

Marco Bianchi, Alimentazione, HarperCollins Milano, 2020, Pag. 187 euro 19.50 (grande formato, illustrato)

Al mercato, in cucina e dove si mangia. Spesso. Verso il 1515-1516 Leonardo da Vinci, pittore scultore anatomista architetto zoologo astronomo scenografo progettista e a lungo cuoco vicino a Ponte Vecchio a Firenze, scrisse una poesia dedicata allo stile di vita e alla dieta mediterranea, fra l'altro consigliò di evitare spuntini e di masticare bene, di non riempirsi troppo, di combattere la pigrizia, di limitare alcol e stress. Secoli dopo il biologo e fisiologo americano Ancel Benjamin Keys (1904-2004), studiando i disturbi gastrointestinali e le malattie cardiovascolari, mostrò che "the Mediterranean way" era un approccio ottimo per stare meglio in salute, un sistema alimentare ricco in particolare di olio extravergine, frutta, verdura, pane, pasta, legumi e pesce. Lui si trasferì in Italia con la moglie e collega Margaret Haney (1909-2006), dieci anni fa l'Unesco ha dichiarato la dieta Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. La dieta mediterranea deriva da una tradizione lunga secoli e non si riduce a un semplice schema da seguire a occhi chiusi e senza facoltà di dialogo. La sua bellezza risiede proprio nell'estrema possibilità di variare, combinare, sperimentare l'uso e il consumo di alimenti tipici in proporzioni adeguate. Il contesto obbligatorio suggerisce l'assunzione di molta acqua (circa 2 litri) e l'attività fisica giornaliera dei commensali (prima e dopo), la convivialità del desinare, la preferenza per la stagionalità di prodotti perlopiù locali. Poi, si tratta di mettere gli alimenti su una piramide virtuale, alla base quelli da mangiare più volte al giorno ogni giorno (frutta, verdura, cereali integrali), a salire quelli che dobbiamo introdurre nei nostri pasti via via più raramente (latte e derivati, olio, frutta a guscio, erbe e spezie, pesce e pollame, uova e legumi, moderatamente vino, carne e salume, moderatamente dolci). Il nostro migliore alleato è il microbiota, la popolazione di batteri che vive con noi nel nostro intestino, sia autoctoni che ingeribili. Ne conseguono benefiche ricette.

Il cuoco e personaggio televisivo italiano Marco Bianchi (Milano, 1978), ricercatore di oncologia molecolare e divulgatore scientifico, ha scritto molti libri di cucina per vari editori negli ultimi dieci anni, questo dovrebbe essere il diciottesimo. Ora ha realizzato una godibile sperimentazione di ricette (o portate) coerenti con la dieta mediterranea, distinguendole in modo tematico per sezioni: cereali, verdure, proteine, latte e derivati, frutta, frutta a guscio, dolci. L'introduzione generale è minima. Ogni sezione contiene poi dieci gustose proposte (settanta complessivamente), inframezzate da alcune brevi schede (in genere tre) che motivano la collocazione degli alimenti nella piramide e offrono ulteriori sintetici approfondimenti scientifici sui relativi benefici e rischi. Il libro è corredato di colori, immagini e disegni, con belle illustrazioni (di Nicolò Canova) e foto dei prodotti o degli elaborati impiattati (di Gaia Menchicchi, Manuela Parati, Barbara Bordato). Come al solito, le ricette sono impostate per 4 persone, introdotte dalle quantità e narrate brevemente senza fronzoli in 3 o 4 punti relativi alla progressione della preparazione. In fondo ci sono i ringraziamenti, gli indici (portate, ingredienti, approfondimenti) e la bibliografia distinta per