Cultura & Società

Strisciarossa, 24 settembre 2018

QUESTA NOSTRA SINISTRA

CHE BALLA SUL TITANIC

di Rosa Fioravante

"La classe dirigente di questo partito preferirebbe affondare col Titanic pur di stare in Prima Classe" così diceva Bernie Sanders dopo l'elezione di Donald Trump, rimproverando i democratici perché "siamo noi ad aver perso, non Trump ad aver vinto". La stessa frase è prontamente applicabile alla situazione del centrosinistra e della sinistra italiani.


Nel momento nel quale è più evidente che per fare opposizione serve un profondo rinnovamento di merito e di metodo, le classi dirigenti di queste forze continuano invece nella coazione a ripetere dei loro errori. Per alcuni la testimonianza, per altri la subalternità, in tutti i casi una persistente mancanza di visione alternativa e strategica e di organizzazione che consentano a nuove leve di formarsi ed emergere. Per non discutere di ciò che accade in casa altrui mi limito a constatare alcune dinamiche che coinvolgono il piccolo mondo antico di Liberi e Uguali, la lista per la quale ho convintamente fatto campagna elettorale. E lo rifarei ancora.
Lontano dalle dinamiche di partito e forte di una storia rispettabile, probabilmente anche con un pizzico di orgoglio meridionale, Pietro Grasso all' indomani del voto si è messo nuovamente a disposizione di un processo politico come garante. In campagna elettorale tutti coloro che erano coinvolti in ruoli di dirigenza, i candidati, i protagonisti delle segreterie locali e nazionali dei partiti della piccola coalizione, hanno promesso che la lista si sarebbe tramutata in un vero soggetto politico stabile e organizzato, tale da proseguire nel tentativo di costruire anche in Italia un polo che fosse radicale nel merito delle rivendicazioni ma riformista nel metodo dell'interlocuzione con altre forze politiche e sociali e nell' aspirazione al governo del Paese e dei processi. Dopo molti mesi di attesa, nello sconcerto di militanti e simpatizzanti, nel mezzo di una congiuntura politica che vede al Governo due forze fortemente regressive e all' opposizione un vociare scomposto che va dalle posizioni liberali di PD e Forza Italia a quelle più socialdemocratiche ma dalle esigue forze del gruppo parlamentare di Leu, si è finalmente chiarito il motivo dello stallo.

Il piano è chiaro: quasi tutti i soggetti, individuali e collettivi, alla guida del processo vogliono continuare a fare quello che hanno sempre fatto. I bersaniani e gli ultimi fuoriusciti dal PD vorrebbero rientrare - in qualche forma - nell'area della sinistra moderata sperando che Zingaretti e la sua opzione vincano un congresso del quale gli stessi democratici non sembrano star trovando l'ubi consistam. Il 23 Settembre Speranza ha dichiarato chiaramente che non ha alcuna intenzione di fare la lista delle "sinistre radicali" in occasione delle europee; il capogruppo alla Camera di Leu Fornaro addirittura ha detto che "non faremo le europee con i centri sociali" come se fossimo ancora negli anni '70 o come se i centri sociali avessero un qualche interesse a farle con lui. Dall'altra parte Sinistra Italiana interloquisce da mesi con l'area di De Magistris che sta vagliando l'ipotesi di una sorta di "Altra Europa" 2.0 e senza Tsipras che nel frattempo è finito nel marasma europeo propriamente detto: fra scomuniche di Mélenchon al premier greco, tra litigi fra componenti del Partito della Sinistra Europea e il rischio di scissione interno alla Linke tedesca insieme ad altri avvenimenti minori tutti segno di una tendenza ormai pluridecennale di quel mondo al frazionismo.

Chi scrive non può evidentemente assumere una posizione del tutto oggettiva nel riportare dei fatti: la Politica è esercizio di pensiero in pratica, convinzioni e valori e io sono uscita dal PD nella calda estate del 2015 schierandomi dalla parte del popolo greco, abbandonato e umiliato da un PSE nel quale gli italiani erano azionisti di maggioranza, che si è seduto dalla parte del torto (cioè dell'austerità e della Merkel) perché niente nella cultura politica di quel partito e della sua dirigenza consentiva di fare valutazioni differenti. Tuttavia un dato oggettivo c'è, eccome: la sinistra non può pensare di costruire qualcosa di significativo cambiando ogni anno insegne, mantenendo invariate le persone in posizione di potere che la animano, non configurando un programma serissimo di rinnovo ideologico, finanziamento e organizzazione, strategia culturale e di divulgazione del messaggio, innesco di meccanismi di formazione di nuove classi dirigenti attraverso il conflitto e il confronto anche aspro ma sempre rispettoso.