BERLINGUER

Da strisciarossa
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QUEL DOLORE CHE RITORNA

NEI GIORNI DELL’ADDIO

A ENRICO BERLINGUER

di Ilaria Romeo

Sono i giorni di Enrico Berlinguer. Il malore, la morte l'11 giugno, il funerale due giorni dopo a piazza San Giovanni. Trentacinque anni fa... i ricordi, il dolore che ritorna, l'incredulità, la mancanza.

"Quando mi dissero che era morto, scoppiai in un pianto convulso. Mi tornò in mente la nostra vita insieme: quando arrivavo a casa sua a portargli i giornali alle 7 e mezza e lui mi apriva in pigiama; la volta che in treno ci accorgemmo che aveva una scarpa diversa dall'altra; quando lo vidi seduto per terra nel salotto tra un mucchio di libri ("ma che ci fai lì?"; "sta zitto, ho nascosto 50 mila lire dentro un romanzo e non ricordo quale"); la volta che si mise a giocare a pallone sul piazzale della Farnesina con il figlio Marco e i suoi amici, si fermò una Fiat 130, si abbassò il finestrino: era Moro, che rimase incuriosito a guardare Berlinguer battere un calcio d'angolo".

RIGORE E UMANITÀ

Così qualche anno fa raccontava Alberto Menichelli, autista storico del segretario, guardia del corpo ed amico, ricordava Enrico Berlinguer.

Perché in fondo Enrico era questo: rigore e umanità, compostezza ed empatia. "Era tormentato, si poneva delle domande, ma non era affatto un uomo triste" - racconta la figlia Bianca - Era per certi versi giocoso, con noi figli era estroso, ci faceva fare cose stravaganti che ci divertivano molto".

Un uomo diventato icona al quale ancora - forse soprattutto - oggi si guarda con affetto, con nostalgia.

"Una persona perbene" lo definisce chiunque lo abbia conosciuto. "Enrico Berlinguer parlava poco, ma è stato uno dei pochi politici che abbia mai conosciuto che manteneva le promesse. Una piccola cosa, ma che in politica è grande come una montagna", diceva di lui Enzo Biagi, al quale faceva eco Roberto Benigni affermando "il dono breve e discreto che il cielo aveva dato a Berlinguer era di unire parole e uomini".

LA CONCEZIONE ETICA

"Berlinguer era un uomo che sosteneva con forza l'idea dell'etica nella politica - ricordava pochi giorni dopo la sua morte Luciano Lama - Ci credeva davvero. Ci sono quelli che non vogliono proprio sentire parlare di etica, anzi stabiliscono due categorie diverse: uno è il campo della morale, l'altro il campo della politica. Quindi politica come carriera, come successo, come potere, forse anche come corruzione. Poi la morale. Bene: questa scissione lui proprio non l'accettava, era il rovescio esatto della concezione che aveva dell'integrità. Certo, capita spesso che chi ha questa concezione della vita politica viene definito integralista, moralista. Lo è veramente se pretende di fare agli altri la lezione che magari non applica alla propria persona. Del resto il rispetto è sincero anche da parte dei ladri. Non è vero che i ladri disprezzano gli onesti, non è vero che i corrotti disprezzano gli integerrimi. Alla base di questo sentimento di solidarietà, di dolore sincero, c'è un sentimento profondo che riguarda un uomo che aveva una diversità: quella di essere pulito, quella di mettere gli interessi personali al di sotto di quello che lui considerava il bene del Paese".

Un Paese che il giorno dei funerali scende in piazza compatto e commosso per dire addio non a Berlinguer ma ad Enrico.

"Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara, sotto al palco e alla fotografia. La città sembra un mare di rosse bandiere e di fiori e di lacrime e di addii", cantano i Modena City Ramblers, "gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore, Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui".

Dal palco parleranno, tra gli altri, Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti.

Su «l'Unità» di quel giorno scriverà Luigi Pintor: "Caduto in battaglia è una brutta espres­sione retorica, eppure è così [...] È tragico, e sembra quasi un ammonimento per noi, che si sia spezzato sotto questa tensione. Fece molto di più di una scelta poli­tica come può essere intesa oggi, si identificò con una causa ideale e ne fece un modo d'essere".
"Quelle immagini del palco di Padova danno l'idea della coerenza integrale di Berlinguer - dirà anni dopo Veltroni - Chiunque si sarebbe fermato, lui invece arriva alla fine e appena chiude il comizio riesce persino a sorridere. Ho sempre pensato che la politica non è un mestiere, è una missione che richiede sacrificio. Berlinguer ce lo ha detto".
"Morire a 62 anni è come nascere a 24 mesi: uno non ci crede. E io sono sicuro che fra una settimana Berlinguer apparirà alla televisione con una bella camicia hawaiana. Io aspetto", diceva 35 anni fa Roberto Benigni.

In fondo tutti noi aspettiamo ancora...