PER LA CRITICA

Prefazione alla plaquette

OMAGGIO

a Emilio Villa

di Luciana Gravina 

(curatrice della collana Omaggio, n°5 AltrEdizioni Casa Editrice, 2019 

Anche senza le aperte dichiarazioni di Poesia è, tutto il modus villiano ci fa convergere sul quesito di sempre: che cosa è la Poesia?
A fronte di una enorme produzione di versi che si incanala per vie inusitate e stravaganti, che straripa in territori centrifughi, in divieti di accesso e in derive linguisticamente peccaminose, la tentazione di imbarcarsi nel tunnel dell'essenza della poesia è ingovernabile.

La traccia è antica, a partire da Platone & Company dell'antichità, attraverso secoli di produzione di senso filosofico e/o letterario, fino agli equilibrismi (che mi piacciono) dei contemporanei linguisti (Jakobson in primis), la vexata quaestio se la poesia sia forma o contenuto, se sia forma del contenuto o contenuto della forma, se unione intrinseca di forma e contenuto (Vico e Croce docent), sembra stazionare irridente e provocatoria sull'ipotesi dell'uovo e della gallina. (Chi è nato prima?)

Ma nella formula "villodromica" sembra avere altri inusitati e rivoltosi risvolti. Uno dei quali sembra essere l'insistenza sulla sonorità della poesia, e alludo all' "ideologia fonetica", che è il tema a cui ci richiama Marcello Carlino in questa plaquette, e che non è una semplice considerazione sulla sostanza fonetica della parola, ma uno stremato ricorso al limbo vocale che precede l'origine, all'amnio multilinguistico, dove i linguaggi attendono ciascuno il proprio principio.

E un altro è il versante che ci suggerisce Francesco Muzzioli, e cioè la forma verbovisiva, creata dal tracimare irregolare della parola scritta nello spazio della pagina, dove la norma, la regola della scrittura sembra un'utopia, se vogliamo, banale. La scrittura dilaga e imperversa, occupa l'intero foglio, si frammenta, si dispone in trasversali, in incroci, con una incontrollata voluttà di trasgressione.

Oppure è l'idea villiana di modernità a cui ci riporta l'intervento di Marco Palladini, "Qui non c'è postmoderno, né premoderno, né antimoderno. Siamo moderni. Ma bisogna arrivare ad esserlo, bisogna faticare per esserlo, faticare tutte le mattine, tutti i pomeriggi, tutte le sere. L'arte se non è moderna non è". La consapevolezza dell'arte come fatica per conquistare la "modernità" legittima il multilinguismo che emerge dalla distruzione dei singoli linguaggi, in particolare l'italiano, in quanto inadeguati al "poiein".

E forse il confronto con l'implacabile, centrifuga produzione linguistica di Emilio Villa, più che l'analisi della sua borderline vicenda esistenziale, che pure, non ci deve sfuggire (ed è anche l'aspetto su cui si è soffermato Giorgio Linguaglossa), che può legittimare dubbi, o anche fornire risposte al quesito di cui sopra: che cosa è la poesia?

Ma Villa fa di più: prende di petto il problema e in Poesia è declina una serie debordante, intraprendente, irriverente, di definizioni che, pur nella loro contraddizione, sembrerebbero certezze. (Ad esempio: poesia è evanescenza, condanna a vita, ... liberté sur parole, ... guida cieca a un antico enigma, ... poesia è trattazione dinamica e sussultoria, ... poesia è la più scampagnata cosmologia scucita, strafelata, sdrucita, ...poesia è dimenticarsi dimenticanza, ... poesia è se-parare sé dal sé, ... poesia è costrizione al remoto, ... poesia è sfondamento, ... poesia è bruciare - partorire nello stesso gesto, ... ricordare di transesserci di traverso a spartiacque, ... poesia è impotenza infinita, ... poesia è intersezione interiezione intersezione interruzione,... poesia è una carognata, scarto strombo sterro, ... poesia è diagonale, ... poesia è pigrizia irrigidita, ... è terrore sul fondo delle retoriche, ... poesia è liberazione dalla conoscenza, ... poesia è sfrenamento, sfaso, minaccia potenziale, spacco, rapina, distruzione, ... poesia è aggressione, ... poesia è lotta contro la notte, ... poesia è attrito con la pelle del Drago, ecc..."

Ma poi conclude con un colpo di spugna: "poesia è così / è così e così /e così via."
Questo scarto ci costringe a pensare. Forse la vera essenza della poesia è indefinibile.
Emilio Villa è un poeta inquietante, inadatto a rassicurare, a consolidare le certezze, a leccare le ferite della psiche, ma è intrigante, non solo mette in moto il pensiero, ma scava nelle profondità delle angosce e costringe a guardarle, distrugge la sua percezione del mondo perché vuole rifondarlo, pur sapendo che si sta dando all'utopia, è un intellettuale in trincea che comunque porta avanti la sua guerra.

Luciana Gravina