Cultura & Società

POPULISMO, NAZIONALISMO, DESTRA, SINISTRA

di Giorgio Mele

Nel mondo tira un vento drammatico che ricorda altri momenti tragici della storia del secolo scorso. A questo vento si è dato negli ultimi anni il nome di populismo che per la sua assoluta genericità nasconde la sostanza vera di quello che sta succedendo.

Il populismo non nasce oggi, ha una storia lunga, più lunga degli ultimi 10 anni.

Nella Russia zarista del XIX secolo si sviluppò un vasto movimento che mise a tema le condizioni politiche e sociali della società russa con visioni e proposte molto diverse, che era unificato dall' esigenza di sollevare le condizioni miserrime delle masse contadine, la fine dell'autocrazia zarista e la creazione di una società socialista. Il variegato populismo russo era uno dei grandi movimenti progressisti che attraversarono la vicenda dell'ottocento insieme al movimento socialista e comunista. Quindi non è nel populismo russo che possiamo rintracciare le origini dei fenomeni populisti attuali.

Occorre andare negli Stati uniti per individuare l'inizio di un fenomeno populista i cui caratteri parlano a noi, alla nostra contemporaneità. E precisamente alla "Omaha Platform sulla cui base nascerà il 4 Luglio del 1892 il National People's Party che aveva come scopo di salvare l'America dalla rovina politica morale e materiale in cui era sprofondata. "La più compiuta, anche se effimera forma organizzata del classico populismo americano, quelli che sono stati definiti the original populist."

I caratteri classici di quello che oggi viene definito populismo sono 1) la concezione del popolo preso nella sua dimensione compatta e unitaria senza scissioni interne, che fonda una particolare concezione del conflitto politico non più la tradizionale dialettica orizzontale tra diverse culture politiche in cui si articola la cittadinanza, 2) la contrapposizione verticale tra il popolo e un'entità usurpatrice le elites in alto o un'entità insinuante al di sotto gli immigrati, gli stranieri. 3) La contrapposizione tra giusti ed empi e la costruzione di una morale dall'alto. 4) La ricostituzione della sovranità popolare da esercitare non più attraverso le vecchie istituzioni rappresentative ma grazie all'azione di un leader carismatico in grado di fare il bene di un popolo.

Una forza di questo tipo si impone o si presenta in una fase di crisi profonda, di esaurimento di una fase politica e di malessere virulento che si traduce nella delegittimazione di ogni classe dirigente identificabile con lo stato di cose presente. Il soggetto populista afferma Laclau si deve presentare come un soggetto totalmente altro rispetto a ciò che c'era, non contaminato con il passato.

Secondo Marco Revelli il populismo è fondamentalmente il sintomo di un male profondo della democrazia rappresentativa. Ogni qualvolta una parte di un popolo o un popolo intero non si sente rappresentato ritorna in un modo o nell'altro un qualche tipo di rappresentazione a cui vien dato il nome di populismo.

La crisi di questi anni ha prodotto erosione dei diritti, lo sfarinamento del mondo del lavoro. L' impoverimento di parte rilevante delle classi medie, il deterioramento delle condizioni di vita delle classi popolari in generale, e della classe lavoratrice in particolare ha messo al margine fasce sociali prima incluse e affermato il potere di forze oligarchiche. Odiose disparità ed ingiustizie segnano i raporti sociali ed umani all'interno dei singoli paesi e nel mondo. E questo come conseguenza dell'applicazione delle politiche neoliberiste, che ha raggiunto la sua massima espressione con lo scoppio della Grande Recessione. Ed è in questo deficit di rappresentanza che si situa la sindrome e la aggressiva rivolta cosiddetta populista, di chi è stato spinto o mantenuto verso la marginalità sociale, e di chi teme di esservi ricacciato.

A fronte di ciò la stragrande maggioranza dei partiti chiamati populisti hanno in comune una opposizione alla globalizzazione intesa come rifiuto dell'integrazione economica e dell'omogeneizzazione culturale e politica che essa comporta e che vengono percepite come una minaccia alla propria identità nazionale. All'internazionalismo modernizzante viene contrapposto un ritorno alla chiusura nazionalista, inteso come recupero dell'identità e di controllo delle condizioni e delle risorse nazionali basato sull'identificazione della globalizzazione con il malessere e con il declino della qualità della vita e del benessere delle classi popolari e medie nelle metropoli occidentali.

Ma questa rivolta non si manifesta sempre allo stesso modo e con la stessa cultura. Sotto questo rispetto il populismo non è un partito, un ismo, è più che altro è il nome che i media hanno dato a una modalità informe che nella crisi attuale assumono il disagio e i conati delle società sfarinate e lavorate dalla globalizzazione e dalla finanza totale.

Qual è il segno prevalente delle forze populiste che sono emerse a partire da 2008? A parte Sirizain Grecia e Podemos in Spagna, e qualche piccolo movimento simile che hanno lo sguardo rivolto a sinistra, tutti gli altri sono soggetti politici che si collocano variamente a destra e nella destra estrema. Pensiamo alla AFD in Germania, al partito della libertà in Austria, al successo delle forze nazionaliste in Slovacchia, alle varie formazioni di destra e antimigranti presenti in tutti i paesi europei e da ultimo alla affermazione della destra xenofoba nella socialdemocratica Svezia; al partito del premier ungherese Orban che ha istaurato un regime a forti tinte reazionarie contro cui l'Europa non ha fatto niente, o a quello del presidente polacco Anrdreiz Duda.

A queste novità si aggiungono alcune forze tradizionalmente di destra già da molto tempo sulla scena politica. Si pensi alla Lega che da trent'anni è presente nel nostro paese ed è stata per molto tempo al governo, al Front National in Francia.

La svolta populista ha il segno sempre più chiaro di un nazionalismo aggressivo teso più che al cambiamento sociale dell'ordine neoliberista all'instaurazione di regimi che hanno esplicitamente come in Ungheria l'obiettivo della contrazione della vita democratica. Si utilizza il nemico esterno in questo caso la minaccia dei migranti per imporre una svolta autoritaria nei propri confini come sta avvenendo con drammatica evidenza anche in un grande paese come l'Italia.

Il populismo quindi si sta rivelando per lo più come la nuova modalità di espressione e di affermazione delle nuove e vecchie forze di destra talvolta esplicitamente reazionarie. Non è un caso che in Germania quotidianamente su tutti i giornali si riparli di pericolo nazista come di una realtà non più remota.

Questi primi decenni del nuovo millennio sembrano riproporre anche se con caratteri molto diversi una situazione simile a quella scaturita dalla "grande trasformazione" dei primi decenni del XX secolo che vide il sorgere dei regimi fascisti in Italia, in Spagna, in Portogallo e il trionfo del nazismo in Germania e poi la catastrofe della guerra mondiale.

Io penso che vi sia un pericolo reale che la situazione sfugga di mano e si possa avviare un processo di trasformazione autoritaria delle nostre democrazie, c'è uno spirito del tempo degradato che si esprime con una violenza sempre più aspra che allude a quella che preparò l'assalto alle fragili democrazie liberali negli anni del 900. Lo stesso linguaggio politico è segnato da una violenza volgare che può trascendere in qualsiasi momento verso lidi terribili e che sembra conquistare consenso.

Nel 1928 Gunther Anders legge il MeinKampf intuendo prima di altri il pericolo del nazionalsocialismo. Approfondisce la conoscenza di questo libro "libro volgare, odioso, aggressivo, violento mezzo acculturato, solenne, retoricamente appassionante, incontestabilmente intelligente" e capisce che quest'uomo dice quello che pensa e pensa quello che dice. E dice ciò in modo così volgare da diventare irresistibile per chi è volgare e attirerà chi non è volgare, tanto da renderlo volgare"

Cinque anni dopo il volgare Hitler andò al potere il 30 gennaio del 1933 e il 27 febbraio ci fu l'incendio del Reichstag e il giorno dopo il decreto con cui consolidava il suo potere assassino sostenuto da tanti normali padri famiglia come sottolineò Hannah Arendt, preoccupati del loro destino. Ma come insegnano tutti i manuali di storia il fascismo nasce in Italia e Hitler, pur non amando gli italiani, considerati un popolo di levantini, ebbe nel regime fascista e in Mussolini un esempio e un maestro da seguire. E io penso che anche oggi il nostro paese si stia distinguendo per essere un esempio di una deviazione significativa dai principi democratici, che deve essere respinta prima che sia troppo tardi.

Poche parole ancora sul nostro paese che rappresenta come sempre un caso particolare perché la crisi del nostro sistema politico e sociale attuale è riconducibile solo in parte alla crisi economica del 2008. Le radici profonde del malessere italiano risalgono a 30 anni fa quando scomparvero tutti i partiti della prima repubblica e iniziò una transizione politica che dura tuttora.

Qualche analista politico ha fatto notare che tutto questo periodo è stato contrassegnato da fenomeni politici riconducibili ad una sorta di neopopulismo. Che secondo questa analisi sarebbe nato nel nostro paese anticipando i fenomeni attuali.

Il primo sarebbe quello legato alla scesa in campo di Silvio Berlusconi che nell'Italia post mani pulite con la scomparsa dei partiti politici della prima repubblica si è presentato come una figura totalmente altra, come l'imprenditore che portava la sua esperienza contro il teatrino della politica, contro i professionisti della politica e come padrone delle tv private seppe imporre un messaggio di "seduzione e sovversione". All'inizio della globalizzazione egli propose un populismo dei tempi facili, il populismo dell'edonismo che nasce da un benessere del Carpe Diem occasionalistico e rapinoso". Modellato sulla dicotomia dei blocchi sociali e segnato da un potente anticomunismo e da un odio contro la magistratura.

L'altro populismo già sconfitto dalla storia sarebbe quello di Matteo Renzi che si impone con la parola d'ordine della rottamazione del personale politico del centrosinistra sulla base della dicotomia vecchio/nuovo. E del superamento delle categorie di sinistra e destra rimpiazzandole con quelle di conservatori e innovatori comunque all'interno del paradigma tecnocratico del neoliberismo.

I 5 stelle costruiscono la propria presenza nel panorama politico italiano attraverso la rete e campagne su issues particolari. Il centro dell'iniziativa politica è stata la mala politica, la polemica contro la casta e il grido onestà. Anche per i 5 stelle non ha più senso la divisione tra destra e sinistra e in esso convivono identità anche molto differenti; dal giustizialismo all'ambientalismo fino alla xenofobia e agli ideali razzisti. Sono contrari all'Europa e all'euro. Inoltre sono fieri oppositori delle organizzazioni sindacali, nemici giurati della stampa e hanno un'idea di superamento della democrazia rappresentativa e puntano alla democrazia diretta attraverso la rete di internet e un idea della politica giocata sulla contrapposizione tra detentori della verità assoluta contro nemici da combattere. Un' idea pericolosamente autoritaria ammantata da nuovismo.

Da ultimo ma non ultimo Salvini che ha riconvertito la Lega dalla dicotomia nord contro sud a quella indigeno italiano/straniero clandestino e bandito. E ha come riferimento Le Pen, Trump oltre che Putin e ha sposato l'armamentario ideologico e valoriale della peggiore destra compresa quella eversiva che guarda a lui come un punto di riferimento. Come per Trump assume importanza decisiva il paradigma nazionalista. Il malessere degli italiani la loro precarietà e la insicurezza derivano sempre da un nemico esterno. L'Europa che ha contribuito ad accelerare il declino italiano e gli immigrati che rubano il lavoro, il punto fondamentale è che bisogna difendere "gli italiani" da chi li minaccia. E di fronte a questa sciagura nazionale lui si pone come la figura del padre - il condottiero, il difensore del popolo, il comandante. Tra le righe, in tutto questo ciò c'è il richiamo a un'epoca di benessere antico in cui l'economia era fiorente, le famiglie erano felici, i capifamiglia di arendtiana memoria portavano il pane a casa, le donne facevano le madri e i piccoli imprenditori erano la locomotiva d'Italia. In quell'epoca il popolo era sovrano, l'immigrazione non esisteva, i lavoratori erano forti e virili e l'Europa non era una minaccia.

Questa ideologia che non è distante da quella che ci portò al fascismo negli anni venti del secolo scorso si è fatta governo attraverso l'alleanza con i 5 stelle che mostrano finalmente il loro volto molto simile se non identico quello dei loro partner di governo.

Se così stanno le cose leggere le vicende politiche sotto il segno del populismo può dare una chiave di lettura molto, troppo semplificata della nostra situazione e quindi sbagliata.

Il cosiddetto populismo è in massima parte solo la ridefinizione, ricomposizione e ricollocazione tutta contemporanea della destra culturale, sociale e politica. Che ha dalla sua purtroppo il vento della storia e che bisogna guardare per quello che è, se non si vuole essere travolti da guai peggiori, magari ingenuamente inconsapevoli o addirittura conniventi.

Il punto critico di questa situazione è che non vi è stata e non vi è un'altra Weltanschaung, che sappia opporsi a questa ondata pericolosa con la forza di un punto di vista, un disegno alternativo allo stato di cose presente e all'origine di questa mancanza c'è la volatilità della sinistra che, è in difficoltà ovunque. Questo inaridirsi della sinistra, la sua resa culturale ha impedito e impedisce di creare gli anticorpi contro il modello sociale liberista e il connesso degrado della vita democratica risucchiata sempre più dai demoni dell'identità, dell'omogeneità, della xenofobia, del razzismo, della guerra. e da una evidente deriva di destra. Non è un caso che nel fuoco della crisi di questi anni le forze maggiormente colpite siano stati i partiti socialisti che si sono fortemente ridimensionati come in Germania, in Austria o in Spagna o addirittura quasi scomparsi come in Francia e in Grecia. Fa eccezione il Labour Party inglese, che con Jeremy Corbyn e con una decisa virata politica dalla afasia blairiana ha recuperato importanti consensi. Fa eccezione anche Bernie Sanders e il grande consenso da lui avuto nelle primarie americane nel confronto Con Hillary Clinton.

E la mancanza di una sinistra vera è l'elemento più grave della situazione italiana dove il governo 5 stelle-Lega sta portando il paese a deviare pesantemente dall'alveo democratico e probabilmente allo sfascio finanziario.

Di fronte al pericolo di un'involuzione autoritaria occorre da parte delle forze democratiche una vera inversione di tendenza.

Quello che fu il centro sinistra non esiste più né come formula né come progetto politico strategico. Il Pd, che è l'artefice massimo di questo disastro politico grazie alla direzione dell'ex segretario Renzi è alle prese con la ridefinizione del proprio ruolo politico che al momento non è chiaro dove potrà condurre, anche se è del tutto evidente che se dovesse prevalere una linea di continuità, fatta di demagogia neoliberista, con il recente passato sarebbe la migliore garanzia per il governo attuale di giungere tranquillamente alla fine della legislatura. Quindi penso che sia importate che in quel partito possa prevalere un cambio di rotta importante che lo ricollochi diciamo almeno con lo sguardo verso sinistra. Ma questa non è affatto una conclusione scontata. Staremo a vedere.

Al contempo è necessario che le forze che non si riconoscono nel Pd trovino finalmente la forza e la convinzione di costruire un soggetto politico che non sia solo un residuo delle crisi drammatiche delle singole formazioni che si sono avvicendate in questi anni.

È disperante vedere come la vicenda di Liberi e Uguali stia arrivando alla sua conclusione tradendo le aspettative di chi, elettori e militanti, aveva creduto potesse essere un primo passo per la costruzione di un più grande partito della sinistra. Invece i nodi politici non sciolti, le esigenze personali dei singoli gruppi dirigenti hanno portato questa esperienza alla deriva.

Nonostante tutto io penso che occorra tentare ancora di costruire un partito che riempia lo spazio di una sinistra dispersa ma importante e numerosa che non ha più voce ma che sente comunque il bisogno di combattere e fermare una deriva drammatica per il nostro paese. Occorre una sinistra autonoma che non sia l'appendice del Pd ma nemmeno una sinistra che occhieggi ai 5 stelle che hanno gettato finalmente la maschera e si rivela per quel che è:una formazione demagogica e di destra. Serve una sinistra che sappia pensare in grande che come Corbin sappia denunciare e andare contro "l'avidità del capitalismo finanziario" e ritrovi il radicamento nel mondo del lavoro sempre più in difficoltà, con l'offerta di un'alternativa all'attuale modello di sviluppo, una trasformazione radicale dell'economia". E che possa su questa base accrescere gli spazi di democrazia attaccati dalla destra.

Una formazione come questa deve poter competere pur tra mille difficoltà sia in Italia che in Europa e presentare una lista conseguente nelle prossime elezioni europee che si opponga alla marea montante del sovranismo, al razzismo alla xenofobia.

Questa è la scommessa che abbiamo di fronte difficile e drammatica per cui servirebbe un forte gruppo dirigente politicamente e strategicamente coeso, colto, deciso. Io non so se questo grido di dolore verrà raccolto. So solo che se verrà lasciato cadere il vento della storia potrebbe travolgerci.