LE PAROLE FRA NOI

POESIE DI CRISTINA ANNINO

da Anatomie in fuga

Ci vorrebbe il senso

Ci vorrebbe il senso divino

della febbre e la luce

canina. L'eterno segreto

come s'afferra la ruota

d'un mulino restandoci preso,

ecco, capisco d'essere

infelice.

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Finendola

Finendola

col cervello anche e le sue ragioni,

il ragno con le trame; non posso

star bene. Neppure smettendo

di camminare o seduto: è l'agguato

micidiale alla mente quando

divento puro cacciando come gli dei

fanno i cactus vivi e gli alberi

umani. Il tempo rieccolo

lavandaio, ammiraglio,

con acqua sempre in mezzo a sé;

un po' contento un po' scemo,

alzandosi i peli del braccio

in aria, dice "noi siamo nelle

mani del vento".

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L'odiatore

Io spesso me ne vado con la Fine;

poi si torna, e credo che noi due

siamo l'insonnia o peggio:

quel pezzo di giorno che non matura mai

in gallo. Ma odiando - questo è certo - ora il mare

e ciò che nasconde, la carne con ciò che odora,

la terra con ciò che bolle; odiando il Portavoce

che perde nell'acqua le mani e, avanti, allargando feroce

spalle piene di balena qual è, rompe al mondo

le gambe. Non so più se annaffiare le piante

o farle seccare. E che altro, per esempio,

nella vita terrena.


da LE PERLE DI LOCH NESS


Paglia a volo con Céline

Non guardarla mai, non somigliarla

nemmeno; è fumo, un gran

fuoco di paglia che abbaglia tutto.

In tale insonnia va avanti, poi

le scope lo fanno saltare chi l'ha

messe lì? Nessuno può capirne

il senso, ormai fuori com'è

dal vaso di Pandora.

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Io gli credo. Noi spavaldi

nella nostra salute; quando

gonfia le gote viola, e a vanvera,

dice il traffico dell'emicrania

e la gara col sonno. Che gli tranciano

il viso con la pala sinistra.

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"É il Novecento un'aurora?"

Macché! Non è vero, nessuno

è importante. Coi paragoni

ingrandisce anche un nano. Punto.

Poi perde, scappando, semini

di carne.

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Che dire? Anche fuori dall'universo,

Céline tossico in astinenza, palleggia

occhi a terra, due mine. L'aurora

l'aveva con sé, tra le mani, come pure

la paglia. Con quei pigiami di notte,

ogni volta un canestro.