PERCORSI POETICI

di Luciana Gravina

Da Del senso e del sé

Il Gusto

2

Se giusto il gusto proprio questo mira

fiammata dal piloro a bocca lenta

ora che il nostos sape e di fragranze

svela di gelsi teneri e tomatos

nostrani, fichi e le more d'infanzia.

Ora che il nostos tenero e bastardo.

4

Ma il giusto gusto oltre mi appartiene

se a sauer braten di viaggio tedesco

antico gesto d'uomo mi ripullula

il dimentico torna e mi sostiene

a memoria biologica e a dispetto.

È gusto che mi avvita e mi scontorna.

5

Sape d'erba di mare e di mortella

l'assenza che mi tiene e che accalora

l'attesa-vizio che mi fa immortale.

Ora che il gusto affonda forte e slitta

sul fondale rifratto a ora tarda

mastico pietre, sole e acqua amara.


Da L'Infinito presente

Recuperi

Sonetto caudato o sonettessa

La formula perversa che s'acquatta

nel giorno tocco al limite dell'ora

dove l'istrione tracimando ancora

la formula perversa ride e scatta

bugiarderie corrosa e disadorna

luogo di me di te che non esisti

mimo schivo dell'accadere guasto

mandàla qualunquista paga. Torna

paga il prezzo alla formula perversa

baraccata ritorta del non-senso

ritorsione ingiuriosa del consenso

ritagliata alla bifora diversa

bifora permalosa occhio arrossato

riluttanza di strabico progetto

veglia accidiosa. Sul confine aspetto

filatterio di un piano rabberciato

messinscena e candore tesso e tramo.

Da "Il Verri", marzo 199


Da Il fiocco in testa

6.

Sottopelle avviene muto lo schianto del senso trama l'ordine riconduce en abîme le tracce delle mappe ricamate nei secoli contenutezza della predizione. Le silence. L'avessi visto rifratto dentro le giunture delle falangi negli antefatti della contrazione nelle fessure della notte, infernale senza un per sempre il punto di fuga. Sottopelle allaga ogni fibra convoca un'orchestra, è il corpo che ascolta, come un fiume diluisce il tempo. Lo parla. Mette lamine di primavere seduce gli inverni spartisce il mare dove il fiocco di seta ha chiuso la corsa. Smuove la prospettiva.......................................................... Era bianco.

7.

Ferite ignorate corrodono vite sporcano l'innocenza circoncidono. Il tempo stravagante nel cono d'ombra trasforma la primavera sbrana gli amori si deforma e sempre le occorrenze hanno una ragione giace negli acquitrini la forza si declina in agguato per questo presente malato ma i gigli pronti a marcire hanno odore e profumano e hanno odore e stringono i gialli pistilli in bene e male contestuali. Bene e male. E' ancora qui la rivolta e tu bocciòlo col fiocco in testa corri nella piazza e ridi nel bagno di sole in fuga dal cono d'ombra. In fuga. Necessario il dileggio bianco dei petali bianchi poiché il tempo è tutto dentro la carne e la trasmuta e l'accarezza e ne accompagna la disfatta. Oltre il tempo la stanza che lo pensa e lo contiene perso nel suo contrario. Lo contiene appunto. .........................................................................Contrario.

8.

Ascolto. Le voci parlano il mondo e lo mettono. Al mondo. Vi configgono lastre di cristallo. Muto misterioso mistico imparlabile. Il silenzio. Potessi ripensarla questa deflagrazione degli eccessi minimarla la vita silenziarla. Pietra lavica sfaldata in figure notturne sale deforme la voce deflagra sul ciglio dell'orizzonte dove il mare è mare e tu bambola nuda al collo del gigante fendi il pelo dell'acqua hai la voce onnipotente.

Hai la voce e ridi senza parole. Poi cobalti inappagati e silenzio. Brillavano fessure di parole e tu bambola nuda onnipotente .........................................................al collo del gigante.