PER UNA RIPRESA ARTISTICA

E CULTURALE

di Francesco Muzzioli

Roma matria comune, lo spettacolo-evento ideato, diretto e organizzato da Federica Altieri, ha ottenuto un risultato di grande intensità, con vari aspetti positivi. A partire dal titolo, che declina al femminile la felice formula di Filippo Bettini, per proseguire con la location, nel suggestivo ambiente della ex-Cartiera sull'Appia Antica, e con gli interventi che si sono succeduti davanti al pubblico itinerante nei diversi spazi esterni ricavati dalla struttura. Le sfaccettature della città, le sue luci ed ombre, le sue tensioni propositive, hanno trovato rispondenza nelle diverse angolature scenografiche allestite da Barbara Pensa e nelle diverse modalità di espressione che via via vi erano collocate.

Liberamente ispirato a testi di Autori tedeschi come Johann Wolfgang von Goethe, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Rainer Maria Rilke, Marie Luise Kaschnitz, Eliana Leshj, e gli italiani Edoardo Sanguineti e Valerio Mattioli. Il merito della serata è stato - proprio nel suo sviluppo plurale - di avere mostrato la validità della collaborazione di vari generi artistici mettendo di volta in volta in evidenza, con una successione à porte battente e grazie alle capacità di tutti i valenti interpreti, la recitazione e la performance, l'immagine e la musica, la forza reattiva del rap degli Assalti frontali, l'invenzione di una Roma alternativa discendente da Remo e non da Romolo nel monologo di Diego Colaiori tratto dal libro Remoria di Valerio Mattioli, per arrivare a concludersi con la teatralità vocale originalissima e potente di Maria Letizia Gorga, che ha realizzato una felice connessione tra un brano "luminoso" del Così parlò Zarathustra e una serie di poesie su Roma tratte proprio dalla ciclopica ricerca di Bettini (con un Sanguineti conclusivo davvero da brividi).

Oltre al pregio dei singoli segmenti, lo spettacolo-evento ha rivestito un significato particolare. Attento alle misure sanitarie del momento - distanziamenti, sanificazioni, mascherine e quant'altro - ha rappresentato una riapertura di attività culturale che ha chiamato a raccolta le forze intellettuali del pubblico nel segno di una istanza artistica che non smette e non può smettere, perché senza cultura nessuna autentica ripresa civile e democratica sarà possibile.