LE PAROLE TRA NOI

PAOLO GUZZI POESIE

DA MATERIALI DI RECUPERO

ED ALTRO

ALTRO. 2015-2019

Naufragi

Nei peristili del tempio greco, anfiprostilo periptero,

non passa il profumo delle zagare nel rabbruscare del non tempo

che si rabbuffa verso il mare. Un gozzo di pescatori fila

non ritmicamente per il diesel che scoppietta, tra poco un'avaria

nello stretto rovescerà il gommone dove decine di fuggiaschi

sperano nella Guardia Costiera del soccorso

Non arriverà questa volta prima del naufragio,

il mare, non dimentico

della bellezza, si trasformerà in un abisso dove pesci-spada veloci

duellano con neri corpi infilandoli mentre scendono abbracciati.

La lucerna di terracotta dondola spenta sulla prua ed alici curiose

non sono più bloccate dalla lampara che non ha vigore.

Ho vissuto al di sotto del reale oppure al di sopra, nel flusso

dell'immaginario, non sono stato mai qui e ora, ma nel passato o nel futuro,

nella letteratura o nel cinema, nella musica: non ho vissuto davvero.

Le non abbandonate palme di Algeri rimandano, con il vento del deserto,

le voci della medina e i gradiniviscidi della casbah fanno scivolare gli ultimi

bambini, spaventati dagli immaginari ruggiti del leone.

Le spiagge della Libia ospitano relitti di non barche rappezzate,

pronte a non partire verso un non orizzonte infelice e dubbio, non ultima fermata.

Parole e musica

Le parole non escono da maleocclusi anditi misteriosi: la musica, no

La musica c'è, si avverte il ritmo che sale nella mente, senza parole

Ahhhhhh(pausa)bhhhhhh/pausa)chhhhhh(pausa)

Noooooooooooooo/nooooooon/soffocooooooooooooooo nella vitaaaaaa,

perché nella non oliata giostra, la carrucola slitta, esce dalla sua non sede,

niente ti appare, ti non appare vero, ma attendi con gli occhi che non guardano,

quindi non possono vedere, non sanno più mentre un ronzìo nella non testa,

pazza non testa, che osò non pensare pur avendone ogni diritto:

una non testa che volle vedere immagini e allucinazioni che adesso si con-fondono

non rientrano sullo schermo stellato che scintilla in una non notte non ancora reale:

in una memoria inventata, le palme di Papeete si scrollano al vento sdegnoso

dell'oceano, una non allucinazione porta il tifone a scoperchiare i tetti di Papeete, una non Papeete vista sulle immagini fittizie del Bounty, mentre il viaggio non mentale spinge a visitare non luoghi mai attraversati.

Vecchiaie

Sono vecchio e parlo di vecchiaia.

Se non parlassi di vecchiaia di che, di chi potrei parlare.

Il passato è lustro di ricordi, non belli, i ricordi belli a mano a mano

sfumano nella memoria debole e contraddittoria,

diventano non belli, restano con tutta la loro realtà di allora,

quando i fatti sono avvenuti e si vivevano in contemporanea,

non bene, non belli, con rumorenel silenzio e ora si vedono

bocche che si aprono al ralenti, corpi che si muovono lentamente.

Nella calura sembrano non lucide menti attraversare,

passano i ricordi, i non ricordi, si scompigliano e latrano,

come il suono scompaginato dei corni da caccia nel bosco,

per scomparire in dissolvenza, dietro un cespuglio, tra gli alberi,

pioppi, sulla corrente del fiume dove gamberi lustri e traslucidi

si arrampicano sul bordo delle ceste, un tempo contenitori

di fichi e patate, di panni pesanti e freschi di lavacri alla pietra scivolosa del greto:

la teleferica ondeggiante sfiora l'acqua tumultuosa,

trasporta legna e corpi sull'altra riva.

Laggiù, il grido, un richiamo di pescatori, dall'acqua che si rastrema

nella sabbia, scompare per la siccità.

No, non più le rane gracidano negli spazi delle golene, mimetizzate dal verde

dei fossi, in attesa del coltello che le bucherà, crudele, sgonfiandole

e interrompendo lo sgradevole richiamo per rospi e forse bisce fulminanti.

Frammenti

Nicolaj è a Mosca, ha avuto il coraggio e la sfrontatezza, di visitare l'Arbàt,

mojArbàt:anche Tatiana, e Taras che ha lasciato Arcangelo,

vedranno il mio avvocato domani. Morris, lo sa, e tu stai bene?

Mi manchiterribilmente:dimmi come stai, il tuo richiamo scompiglia i miei capelli,

nella connessione mancata del nostro rapporto, opalescente senza vetril

mi chiedi "cosa hai fatto di recente:""di recente?"

Ho comprato un divano e due aspirapolvere, una giacca, ho pianto

la morte di un amico, ho scritto qualcosa, molto poco, molto male, il mio testo

si è dissolto, al suo posto esce il testo di un altro, sempre così, con me, mi dimenticano anche se non sono ancora morto: non ci sono dubbi.

Per non essere dimenticato devi lavorare molto e poi fare il venditore di armi.

La passata gioventù

Quando eravamo felici senza saperlo,

la gioventù ci tormentava e si perdeva tempo,

con un po' di rimorso, sulle spiagge e nei cinema d'essai,

il giudizio altrui ci osservava, invidioso, della nostra felicità:

il mito di Parigi ci chiamava, letterario, alla ricerca dei grandi,

disperati e geniali che l'hanno attraversato, perdendo la vita quotidiana

e conquistando la storia: quanto la mediocrità ha forza che distrugge,

la mediocrità riduce ogni volo a striscia sul terreno,

mentre alla TV si cantava"A canzuncella...".

Al Conservatorio di Bakù l'omaggio all'Italia degli studenti con "O sole mio"piuttosto" O sole non mio"" O non sole mio" mentre il regime

ostacolava la vita, la non vita di molti, la gioventù incurante continuava

con rinnovata forza, il suo cammino dentro la storia.

Mi chiedevo, mi chiedo, cosa volessero da noi quelle enormi distese di fucili,

mostrando un vigore mai visto a giovani ignari, forse conniventi.

Allein

Ma non vedete questa solitudine che ci attraversa,

abituati alle frequentazioni di una volta,

invitati (perché?) non sapevamo di essere privilegiati.

Quando saprò le ragioni del mio non canto,

non le saprò una sola volta, religioso canto,

igienico e disinfettato canto,

quando saprò, allora sarò solo, senza nemmeno il canto,

a tenermi compagnia: quindi rinvio la fine del cantare,

senza chiedermi le ragioni, le ragioni del canto,

di questo ostinato canto, igienico e malato, disinfettato,

tra le pieghe dell'esistere, dell'essere che si spiega, che si piega,

lungo sinuose latèbre, sconosciute, anche a me stesso, un canto

pieno di errori, sintassi sorprendenti di questi extracomunitari

una canzone inventata e quindi creativa, creatrice di nuove sonorità

che vengono dal profondo del linguaggio che evolverà nel tempo,

che si fisserà come istituzionale e nell'aria come autentico:

non le grammatiche scritte faticosamente da dotti studiosi, sintassi

a lungo fissata nelle pieghe del tempo. Errori?

Forse, orrori? Ma tanto dolci al cuore;" sono innamorata con te", o ridicoli,

"devo pagare il canòne della TV" "ti ho raggiunto coi piedi""sono andata a pagare la condominiale"... Mi sono ammalata perché tu non c'è...

L'italiano evolve, si involve si trasforma inevitabilmente.

Povero Dante, la lingua italiana non è indistruttibile, anzi si flette sotto gli attacchi

di stranieri, molto duri, molto forti, preoccupati della sopravvivenza.

Il visivo fa il resto, l'immagine crea mute, disinvolte figurazioni.

Camminare

La distanza mi affascina: come arrivare, con quali mezzi:

le gambe. Sempre più pesanti, difficili da articolare, i passi,

conto i passi da fare, i gradini da salire, le salite da superare.

Il punto di vista assume un'importanza fondamentale,

sbagliare vuol dire non vedere, l'oggetto della vista si allontana,

perciò, invece di levare gli occhi

occorre abbassarli, per evitare gli ostacoli, per non inciampare, quindi inutile guardare, inutile camminare, solo retrocedere, per cancellare definitivamente

ogni ostacolo, nel superamento dell'ultimo, grande muro,

strusciando la carrozzeria, mentre i confini si restringono, gli spazi

ti soffocano, raddoppia lateralmente la visuale,

guarda...ciò che non ami si raddoppia, ciò che ami si annulla, scompare.

OCCHI

Nella caverna dell'occhio fruga il chirurgo:

tu avverti le sue dita, non il dolore

ma qualcosa di misterioso che ti confonde e ti toglie la vista

per potertela ridare: ma per ora vorrei e non posso guardare...

oggi che la vista è tornata, gli occhi non sono gli stessi,

come un velo rosso strappato a poco a poco si scioglie

quello che manca, come l'occhio di James Bond quando il colpo

è partito:l'occhio dall'interno, dal retro

da dietro cola il sangue a coprire l'immagine...

quello che vedo è nuovo e si scioglie in nuovi profili,

le lacrime non sono più le stesse di quando ti piangevo,

chissà come ti vedrei ora con nuovi occhi, chissà come saresti,

oggi, a vederti con nuovi occhi, occhi che

fanno la prova delle prime lacrime, ora, ma non sono più quelli

con cui ti guardavo, come ti vedevo, non so, ora come ti vedrei:

mi restano gli occhi del ricordo, gli unici ormai,

quelli di ora mi riportano a uno sguardo su cose che non riconosco,

non vedremo più le stesse cose, il mare della Corsica, Londra

e Parigi e i tetti abituali del convento nei pressi ed i cipressi e lo champagne

nel bicchiere: ora veramente siamo lontani, anche se guardiamo nella stessa direzione, la stessa casa colorata dal tettuccio rosso mi sembra

comparire al centro di un prato tu come la vedresti, con la prospettiva

senza prospettiva, con i colori dell'iride, con le linee traccianti e parallele.

Dobbiamo recuperare tutte le cose che non abbiamo visto insieme.

Ma non è possibile: doppia difficoltà, per la lontananza delle cose,

per la lontananza dalle cose,

per noi lontani tra noi, da noi lontani dai colori brillanti,

immersi nella bambagia grigia che ci sommerge,

non nuotiamo più nei mari della giovinezza, con il sole

della giovinezza, con il sale della giovinezza.

Ovattato cervello che ci avvolge:

Lasciti

Al vento pendolare dell'indecisione,

la distribuzione dei beni materiali

a questo a quello, qua e là,

a seconda delle oscillazioni provocate dal vento,

a questo a quello, qua e là,

alla ricerca di ogni desiderata,

ai giovani che ci seguiranno un giorno:

come lasciare l'onda marina d'estate,

quel fresco nelle ossa,

a questo e a quello, qua e là:

lo stupore della vista che si stende sul Tamigi,

il Chrisàntemum, luttuoso battello ancorato

lungo il fiume, simbolo di ardite spedizioni oltremare,

l'odore del bacon che sfrigola e che sfugge

da sotto la porta d'ingresso nella strada,

vicino al British Museum,la folla del boulevard

che si assiepa presso l'Olympia.

Nella piazza ventosa della Moldava Kissinau,

così simile ad altre piazze della Russia,

come lasciare queste sensazioni

come lasciare il lago/mare di Baku e l'omaggio

degli studenti del Conservatorio.

Non è possibile lasciare ad altri tutto questo:

I ricordi sono personali, non sono ereditabili.

I ricordi moriranno con coloro che li hanno avuti.

Ma i soldi no: euro sonanti senza nome, senza volto,

buoni per tutti a fabbricare nuovi ricordi,

finché anch'essi scompariranno: la loro traccia rimane,

ma i ricordi sono rumori portati via dal vento del bosco,

a questo e a quello, qua e là...

RICORDI, RICORDI, RICORDI

Nella ormai lunga vita che trascende il tempo,

spesso la testa volge indietro, come a quelli

che non vedono nulla davanti che interessi:

momenti di pace, niente niente, o almeno due,

quando ho visto la morte altrui e quando ho finito l'amore.

La morte affettuosa, dopo avermi sconvoltoper la malattia,

mi crea serenità, una grande calma mi avvolge, un senso di strada

compiuta, un prato verde, un mare tranquillo,

una neve distesa su cime lontane.

L'amore, piccola morte, dopo un ampio restare, qualcosa di attuato,

mi porta a pensare"e dopo"? quello scivolare immobile, entro il corpo

di chi ami, la stanchezza che prende, il senso di qualcosa,

di qualcosa che è stato fatto, di definitivo, il piacere compiuto

e restituito, sembra un traguardo a lungo desiderato

e finalmente raggiunto: dopo, sembra non esserci altro,

se non lo stesso traguardo, sempre ricominciato, sempre desiderato.

Questo il momento migliore, quando la calma ti prende,

con rinnovata forza, come una nave che lascia gli ormeggi scivolare nell'acqua,

brigantino a vele spiegate, dalla prora tagliente senza direzione,

verso un porto sconosciuto, ancòra e ancòra, àncora brillante,

esce rumorosamente dall'acqua che scintilla dei colori dell'arcobaleno,

dove i topi si arrampicano per invadere, occupare la stiva,

là dove i gatti sono fuggiti, terrorizzati dalla strage imminente.

La pagina bianca

La pagina bianca non mi atterrisce, la lascio così,

pendere tra righe non scritte, sentieri non frequentati.

La piegatura del foglio fa un'asola ritorta, tenta di torcersi all'indietro,

sul retro della riga inespressa come un sentiero che inizia senza arrivare,

laggiù, lassù corri a cercare chi hai amato e hai perduto,

i libri letti e dimenticati, i volti visti e ora confusi,

ora opachi e macchiati, overdose di immagini, le tue, quelle altrui,

entrano nel sogno, nei sogni,si adagiano sul cuscino, affondano:

chiedo, mi chiedo dove sprofonderanno, dove sprofonderemo

in un erboso soffice verde bordato di terra sabbiosa.