Cultura e Società

Breve storia della lapide "A ignominia" dettata

da Piero Calamandrei e affissa nel Palazzo comunale di Cuneo

ORA E SEMPRE RESISTENZA

di Aldo Pirone

Molte sono le lapidi affisse nelle città, nei paesi, sui monti che ricordano i caduti della Resistenza: i fucilati, le stragi e gli eccidi, i deportati nei lager nazisti che non tornarono. Molte le targhe di marmo che sui muri dei Comuni sono state affisse nel tempo con le motivazioni delle medaglie al valore della Liberazione di città e paesi. Ma nessuna di queste è così famosa ed evocativa come l'epigrafe di Piero Calamandrei scolpita nella "Lapide ad ignominia" affissa nel 1952 nell'atrio del Palazzo comunale di Cuneo, città e provincia partigiane per eccellenza. L'occasione che ne dettò la scrittura fu l'anniversario dell'uccisione da parte dei fascisti, il 4 dicembre del '44 a Centallo, di Duccio Galimberti, capo partigiano e organizzatore delle Brigate di Giustizia e Libertà in Piemonte. A Calamandrei l'ispirazione per quelle parole gliela dette Albert Kesselring. Il feldmaresciallo tedesco, comandante delle truppe di occupazione in Italia, alla fine del conflitto fu processato a Venezia, nel '47, come criminale di guerra e condannato a morte da un Tribunale militare alleato. Era stato responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto e di molte altre stragi e rappresaglie. Prima la pena gli fu commutata in ergastolo e poi ridotta a 21 anni. Nel sopravvenuto clima della "guerra fredda" la scampò; e fu liberato per motivi di salute nel 1952. Tornato nella sua Baviera disse che non solo non era pentito per quel che aveva combinato, ma che gli italiani avrebbero dovuto fargli un monumento per come erano stati da lui trattati. Il "trattamento" era quello che nel bando contro i partigiani del 17 giugno '44 aveva emanato alle sue truppe: "Io proteggerò qualunque Comandante che, nella scelta e nella severità dei mezzi adottati nella lotta contro i partigiani, ecceda rispetto a quella che è la nostra abituale moderazione". La moderazione era quella già dimostrata alle Fosse Ardeatine e in tanti altri luoghi d'Italia. Molti reparti delle sue truppe e le SS lo presero ancor più in parola disseminando il centro e il nord della penisola di eccidi contro i civili.

Piero Calamandrei così rispose alla pretesa monumentale del feldmaresciallo.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA