CULTURA E SOCIETA'

Il nostro carissimo Mario Lunetta è ricordato con diverse iniziative. Qui pubblichiamo il libro di Luciana Gravina che potete scaricare integralmente in pdf.

Omaggio a Mario Lunetta A cura di Luciana Gravina

NEL VUOTO PIÙ VUOTO DI QUELL’INSENSATEZZA

CHE CHIAMANO STORIA

Nota della curatrice Luciana Gravina

Con la scomparsa di Mario Lunetta perdiamo uno degli intellettuali più autentici e più veri del nostro tempo. Perdiamo l'uomo, ad un tempo generoso e ostile, fazioso (nel senso di ostinatamente convinto), ma appassionato, soprattutto limpido nella sua onestà intellettuale. Non perdiamo però il suo pensiero che ci rimane rappresentato in una feconda produzione di scrittura che spazia dalla poesia alla narrativa al teatro alla critica. Forse un centinaio di pubblicazioni. Di sé diceva poco. In una intervista di alcuni anni fa dichiarava: "Romano, sposato, un figlio. Laurea in lettere, servizio militare......Calcisticamente sono romanista fin dal primo vagito". Sorvolava su tutta l'attività legata alla sua condizione di poeta, narratore, autore teatrale, critico, intellettuale a tutto tondo. Un'attività intensa, quasi spasmodica che ci consegna un'eredità preziosa di lotta e di scrittura ribelle. Passo un flash di Francesco Muzzioli : "Lunetta pratica la strada difficile ma produttiva della gestualità verbale sporca e incomposta, incontenibile, e della mimica ghignante". Mario Lunetta è stato un intellettuale dalle grandi risorse, con il quale comunque l'intellighentia italiana deve fare i conti per le sue provocazioni e per la sua vulcanica creatività. Ci lascia lo stimolo delle sue ironie, del sarcasmo, delle invettive nello svelamento impietoso delle piaghe marce di un paese che, ci piaccia o no, è il nostro, così affogato e boccheggiante dentro il caos che condiziona la nostra quotidianità. Ci indica le finalità della letteratura che "è quello di creare contraddizioni all'interno del senso comune egemone, di produrre enzimi fantastici indigeribili, di creare sconcerto nei confronti dell'universale obbedienza. Uno scrittore che non sia scomodo e non procuri fastidi alla digestione del dominio delle menti, non è uno scrittore, è un addetto al servizio delle pulizie". Ci consegna la sua rabbia di intellettuale umiliato da una società mediocre, se non corrotta e fatiscente, rabbia fortemente consapevole, e a difesa della propria dignità. Ci affida il messaggio del suo pensiero eretico, dissonante, dissacrante, non omologato, perché sempre e comunque divergente. Ci lascia una scrittura violenta, ossessionata, non banalmente sperimentale, ma che realmente frattura e frantuma il canone classico tradizionale incapace ormai di "cantare". Ci sorprende alla fine in L'allenamento è finito perfino con un pudico minicanzoniere d'amore. E tutto questo non è poco.

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