Cultura & Società

Caminantes no hay camino, hay che caminar

NECESSITÀ DELLA LOTTA. NECESSITÀ DEL PARTITO.

di Mario Quattrucci

Grazie all'impegno (volontario) della nostra redazione e dei nostri collaboratori, malacoda evita la chiusura e riprende con il n. 5 dell'Anno IV.

Abbiamo aggiornato il sottotitolo, adeguandolo meglio alle condizioni di lotta dell'oggi. Manteniamo invece i motti della testata, fra i quali quello con cui titoliamo questo articolo di apertura: caminantes no hay camino, hay che caminar.

Ci sembra infatti, volendo contribuire per quanto è in noi al presente dibattito sulla possibile rinascita di una sinistra, che si debba partire da ciò: che non abbiamo né una linea già definita né un tragitto già delineato − si può anzi dire che si è persa la trebisonda − ma possiamo trovare sia l'uno che l'altra se camminiamo. Se riprendiamo a cercare, a studiare, a fare "l'analisi concreta della situazione concreta", utilizzando ciò che è vivo e produttivo del metodo/concezione di Marx e di Gramsci..., e se intanto − de iure condendo − affidiamo alla lotta, alle lotte, sia la necessaria e ineludibile prassi della politica sia la rifondazione teorica. Necessaria anch'essa (senza teoria la prassi è cieca) di fronte alla realtà odierna − economica, dei rapporti sociali, della cultura, delle relazioni internazionali − italiana e del mondo.

Non è perciò soltanto per la natura e il compito della nostra rivista, e del movimento culturale molteplice e policentrico del quale siamo parte non irrilevante, che riteniamo si debba porre di nuovo, per prima, di fronte all'attuale debalcle, quella "quistione degli intellettuali e della organizzazione della cultura" che Gramsci "prigioniero" pose al centro della sua riflessione sulle ragioni della sconfitta, ma altresì sulla possibilità di una diversa ipotesi rivoluzionaria "in Occidente" e della costruzione di un altro socialismo.

Oggi, nella cultura italiana, qualcosa sembra muoversi: ma lentamente e in modo assai frammentario. Ciò avviene perché a risvegliare alla lotta delle idee gran parte della cultura italiana (che è ancora democratica, costituzionale e progressista); a mettere insieme − sia pure non nelle forme organizzative tradizionali − quella Lega Italiana contro il pensiero unico auspicata fin dal 2016 da Piero Bevilacqua nel suo intervento "Un'officina per l'egemonia culturale" (alla quale, ne siamo certi, sono pronti ad aderire un gran numero di professori, scrittori, critici, artisti, operatori culturali dell'intellettualità diffusa); a riunire insomma le disiecta membra della cultura italiana "per una riforma intellettuale e morale" (e quindi, gramscianamente, per un'alternativa sociale e politica)..., non può essere che un soggetto politico, non può essere che un Partito. E dunque la rinascita o vuoi ricostruzione di una sinistra − diremo meglio: di un necessario Partito della sinistra − muove da qui: costruire − naturalmente non come una sezione di partito, o come una sorta di peculiare cinghia di trasmissione, ma come luogo di formazione e unificazione di un pensiero/azione antagonistico al pensiero unico dominante e ai suoi cascami culturali e di senso comune. La costruzione, insomma, proprio di quella "officina per l'egemonia culturale" della democrazia progressiva, della Costituzione come via per una civiltà più alta ed umana, per uno sviluppo sostenibile e cioè (per dirla con Pertini) per la libertà fondata sulla giustizia sociale.

Si deve muovere freddamente dalla dolorosa consapevolezza che le cause profonde della sconfitta della sinistra in Occidente sono da ricercare in quel tracollo culturale, e dunque di egemonia, che più volte (da ultimo nel precedente numero di malacoda) abbiamo analizzato e discusso, di fronte all'affermazione del neoliberismo assoluto e del pensiero unico thatcheriano−reaganiano; quindi "nell'incapacità dei partiti operai e popolari di fornire soluzioni ai problemi del capitalismo nel secondo 900. Mentre i successi dello stato sociale hanno narcotizzato per decenni il pensiero critico e l'antagonismo delle élites intellettuali "

Dunque un soggetto politico il quale, di fronte ad un dominio/egemonia sulla società che "tende a dissolvere nel mercato istituzioni e forze organizzate, a privare gli individui del collettivo sociale, a sbriciolare perfino le forze oppositive in frazionismi settari... sia capace di aggregare, di creare presidi unitari, istituzioni sottratte alla razionalità che divide gli uomini e li domina". Un soggetto politico capace di ricostituire e dare ruolo ai cosiddetti corpi intermedi e a bandire quella "rivoluzione culturale" invocata dall'ultimo congresso della CGIL o, come noi più modestamente ma con Gramsci diciamo, quella "riforma intellettuale e morale" senza la quale la destra avrà vinto stabilmente.

Riforma intellettuale e morale che, peraltro, − iuxta sempre Antonio Gramsci − non si dà se non legata a un programma di riforma economica e sociale , essendo anzi il programma di riforma economica e sociale proprio il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale.

Ma, come appunto è da intendere quel nostro motto che il grande musicista Luigi Nono prese dai Francescani di Oviedo, non bastano le parole. Occorre scendere in campo, nel campo della lotta sociale e culturale, e di chiamare a raccolta tutti gli uomini di cultura e tutti i lavoratori e i cittadini democratici che si oppongono a quel dominio: per la difesa della Costituzione, per un'Europa dei popoli e della giustizia sociale, e per l'aggregazione di questo "nuovo pensiero" da porre a fondamento di una nuova sinistra democratica costituzionale e antagonista. Per la fondazione di un nuovo Partito democratico e socialista.