Uno sguardo dal ponte

Dalla prefazione al libro di Carla Guidi Estetica anestetica 

MORTIFICAZIONE ESTETIZZATA E RESILIENZA DEGLI ANNI’60/’70

di Valter Sambucini

Volentieri ho accettato di scrivere la prefazione di questo libro, che porta in copertina una mia foto. Venne scattata qualche anno fa durante la celebre e frequentatissima manifestazione annuale di fine ottobre, il festival internazionale di Lucca - Comics & Games. Da diversi anni infatti sfilano in questa occasione anche i cosplayers, provenienti da diverse parti d'Italia e d'Europa. I primi cosplayers sembrano essere apparsi in Italia all'inizio degli anni novanta, ma generalmente vengono datati a partire dal 1997, anno della storicizzazione della loro prima gara in questo festival. E' del resto questa una festa molto partecipata da un pubblico eterogeneo, per età e scelte, ma che sempre più viene sedotto da questo luogo magico, dal 1966, anno in cui divenne sede della seconda edizione del Salone Internazionale dei Comics (la prima si era svolta l'anno precedente a Bordighera).

Questa immagine di copertina ci è sembrata quindi significativa, a me e Carla, (stiamo lavorando insieme ad un libro sui nuovi luoghi dell'arte in città) a rappresentare la mortificazione estetizzata, soggetto del presente lavoro; adatta a rappresentare una gioventù resiliente, nonostante tutto affamata della vita. Non secondariamente perché in questo libro è tracciato un particolare percorso delle immagini, mentre un posto importante vi occupa la presenza dei fumetti nel nostro paese, dal dopoguerra poi. Un diario in conclusione, che potrebbe rientrare nella categoria di memorialistica storica, perché sono gli avvenimenti storici (ma anche sociologici e di costume) che hanno influenzato e modificato le piccole esistenze degli individui.

La narrazione parte dalla scoperta del mondo da parte della protagonista bambina, nata in quella città-simbolo, soprattutto del Rinascimento, che è Firenze. Questa investigazione si basa sull'immaginario in ogni sua forma, mentre le esperienze partono da indizi di origine naturale per arrivare all'arte, alla moda, alla pubblicità nei primi celebri marchi dell'economia consumistica ai suoi esordi, alle controculture, al cinema ed alla TV, diventando una vera e propria indagine visiva ragionata.

La scrittura segue perciò necessariamente un percorso complesso, direi addirittura labirintico ed iniziatico, alla scoperta di se stessa e di quelle realtà di cui nessuno parlava all'epoca, del corpo nudo (nonostante le migliori esibizioni statuarie della città), del sesso e della procreazione, delle emozioni (trattate con superficiale disprezzo ed attribuite esclusivamente alle donne) e soprattutto della recente guerra che l'Italia contadina aveva perso - insieme alla propria dignità, abbandonata all'interno di un'agonia lunghissima, mentre tutti nascondevano una ferita in fondo al cuore ... Non necessariamente la stessa, perché la memoria era ancora coperta d'infamia. I generosi combattenti partigiani e le vittime innocenti erano invece accomunati dal fatto di aver pagato per tutti, essendo diventati ombre che potevano essere impunemente attraversate, nel generale occultamento colpevole, nell'orgoglio non sopito dell'Impero coloniale che l'Italia aveva desiderato essere e della potenza dominatrice che avrebbe voluto dimostrare. - La guerra, per chi era nato dopo, sembrava addirittura un concetto immaginario in quel lontano 1955, dice l'autrice, ma - Lo si percepiva a pelle che era avvenuto qualcosa di terribile, di irreparabile, non solo tra esseri umani ed animali, come avevo appreso a proposito della storia di San Francesco ...-

Una guerra era finita ed iniziava quella economica, nel momento in cui l'Italia era divenuta una provincia dell'Impero e cominciava a metabolizzare il feticismo delle merci e addirittura del corpo, quel corpo appena liberatosi dalle ossessioni teologiche e dall'omofobia, dice ancora l'autrice, veniva subito ri-catturato dalle ideologie del mercato, dai miti dell'eterna giovinezza e della manipolazione chirurgica, del porno fetish (soprattutto il corpo delle donne ancora pesantemente controllato e gestito dalle varie istituzioni: religiose, politiche, sociali) subendo una forma particolare di anestesia estetica che l'avrebbe infine condotto a quella alienazione culturale, rispecchiata nella cultura del tempo, sotto forma di fantasmi - La morte dell'Arte (F. Hegel) La morte di Dio (Nietzsche e Guccini) La morte della Poesia dopo Auschwitz (Th. W. Adorno).

Tutto questo viene narrato; anche la vivace gara tra USA e URSS nella corsa allo spazio, mentre tra i più alti vertici militari delle Forze armate italiane, molti che avrebbero dovuto rispondere di crimini di guerra non vennero mai processati, per "salvaguardare" sempre gli equilibri della Guerra fredda e con il decisivo appoggio degli alleati occidentali. Molti furono addirittura reintegrati negli apparati dello Stato come questori, prefetti, responsabili dei servizi segreti e ministri della Repubblica; coinvolti poi nei principali eventi oscuri del dopoguerra, rappresentandone una pesante ipoteca.

In questa cronaca storica non si trascurano nemmeno le vicende della Chiesa. Dagli anatemi feroci di Papa Pio XII (Papa Pacelli), famoso per la sua algida ieraticità che non risparmiava la Corte Costituzionale accusata di sentenze troppo favorevoli alla libertà d'espressione (ma che fu dissacrato post mortem dal sistema mediatico ormai divenuto privo di scrupoli) ad Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII, soprannominato il Papa buono, ma decisamente rivoluzionario, che inaugurò il Concilio Ecumenico Vaticano II. Con questo Concilio egli avrebbe indicato i nuovi orizzonti della Chiesa nell'età moderna ed aperto le porte alle trasformazioni che le persone si attendevano, ma soprattutto avrebbe creato una vera mutazione antropologica nel mondo cattolico, attesa dai giovani protagonisti della volontà di cambiamento e dai sacerdoti dissidenti, soprattutto toscani, come Lorenzo Milani ed Ernesto Balducci, Bruno Borghi il primo prete-operaio David Maria Turoldo, Giovanni Vannucci, Luigi Rosadoni e Don Enzo Mazzi.

Infine arrivò Paolo VI, il Papa del dubbio, che non si risolse mai in una decisione coraggiosa verso i mutamenti in atto nei costumi, ma fu portatore di un messaggio di pace addirittura inascoltato ed il primo a lanciare un messaggio criptico e doloroso nel maggio 1972, addirittura un presagio del mutamento dei tempi e dell'avvento dei nuovi poteri.

Mentre il movimento delle donne in Italia si stava lentamente risvegliando - dopo il diritto al voto e la legge Merlin, le femministe americane e Betty Friedan, "il personale è politico" e l'opera di Emma Bonino e Adele Faccio con il CISA in Toscana ... - il percorso della protagonista, in parte misterioso ed in parte apertamente azzardato, prosegue nella costante imprevedibilità di emergenze e cambi di programma a causa di molestie e ricatti (se non l'apparizione di veri e propri mostri). Nella costante ed obbligata scelta tra alternative e soluzioni multiple, rimane però sempre sostenuta da un volontà conoscitiva e un desiderio di liberazione, scaturito miracolosamente da un precoce contatto con persone positive e le identificazioni con artisti, poeti, eroi. Eroi della letteratura ma anche della recente Resistenza, in fondo di una nuova resilienza in anni in cui si assisteva impotenti al potenziamento dell'aggressività nei confronti della Natura, all'arroganza delle luci e dei suoni, alla presenza sempre più massiccia di fumi tossici e schiume nei fiumi e nei mari, alla distruzione degli orizzonti nella cementizzazione selvaggia, alla comparsa sistematica e funzionale della mafia degli stupefacenti, delle sette sataniche ... Sono anche gli anni della paura nucleare, degli anni definiti con preveggenza anni di plastica, gli anni dell'eclissarsi della memoria ma anche degli attentati alla salute fisica e mentale, infine degli attentati nelle piazze e nei treni, dell'uccisione e/o persecuzione di personaggi scomodi, Martin Luther King, il Presidente Kennedy e, per esempio da noi, Enrico Mattei il "corsaro del petrolio", l'uomo considerato il più potente d'Italia ... Poi i processi che seguirono alle proteste, anche quelle pacifiste, tra gli altri quello ad Aldo Braibanti, Pierpaolo Pasolini, Don Lorenzo Milani, nel trionfo del narcisismo sterile dell'avidità senza oggetto, del naufragio collettivo negli zuccheri, degli antibiotici a pioggia, delle sofisticazioni alimentari che salirono alla cronaca pesantemente già nel 1959, mentre il Ministero della Sanità era stato appena creato e la legge per disciplinare il Commercio con requisiti fiscali, sanitari e penali, verrà varata solo nel 1971.

Nel capitolo Saponette, sangue e Coca Cola, l'autrice cita una significativa frase di G. Carlo Argan, scritta in occasione della 32° Biennale di Venezia del 1964, quando la Pop Art americana sbarcò dalle navi approdate appositamente in laguna - L'uomo massa è stupido e avido ... non soffre, non gode ... tutto ciò che può desiderare, è un tubo di dentifricio più grosso, enorme o un peperone più rosso, rossissimo. Così le cose gli crescono intorno, mentre l'umano si fa sempre più piccolo e finalmente scompare senza dolore, in anestesia totale: perché due cose sono inesorabilmente vietate nell'inferno terrestre, la memoria del passato e l'attesa del futuro. - Rafforza tutto ciò il sapere che Nelson Rockefeller, presidente anche del Moma (Museum of Modern Art) di New York, con appositi finanziamenti aveva diffuso in tutta Europa una quantità enorme di riviste patinate d'arte e letterarie, dedicate alle nuove tendenze Made in USA, organizzando convegni e mostre, coinvolgendo intellettuali e soprattutto i direttori dei più prestigiosi musei europei. L'operazione pienamente riuscita, era quella di consacrare New York la nuova capitale artistica mondiale sostituendo Parigi, e forse (come qualche maligno osservò) di rifarsi delle spese del Piano Marshall.

Molti avvenimenti si sono succeduti in questo relativamente breve periodo, andando a dimostrare quanto questi fatti siano stati la base e/o addirittura l'origine del nostro difficile presente. La citazione iniziale - da Carl Marx a Guy Debord, attraverso Carlo Freccero e Daniela Strumia - dice molto su questo programma d'intenti e giustifica il titolo Estetica anestetica.

Il libro di Guy Debord, "La società dello spettacolo" era stato un famoso preludio all'anno della rivolta sessantottina.- La prima edizione italiana era stata pubblicata dall'editore De Donato nel '68, ne seguiranno molte altre, mentre Debord viveva spesso all'estero e poi soprattutto a Firenze, in via delle Caldaie nella zona Oltrarno, una strada che doveva il suo nome alle caldaie dell'Arte della Lana. Da Firenze Debord, fregiato dello status di indesiderato, fu infine espulso nel '77, nel pieno degli anni di Piombo. Lui aveva già intuito però, con lucidità, la raccapricciante situazione in cui stavamo entrando, che proprio la spettacolarità sarebbe diventata "la principale degenerazione della società attuale". Forse non era il solo ad averlo capito, ma di fatto aveva chiari in mente i veri obiettivi della spettacolarizzazione di massa. Non tanto e non solo ai fini economici tout court, ma trionfante nella sua asfissiante funzione ipnotica, passivizzante, appiccicosa ed estraniante, veniva iniettata e pompata nella società di massa, con metodi equivalenti a quelli della Controriforma e similmente ai metodi con i quali Luigi XIV aveva asservito la nobiltà terriera con la Moda. -

Ma se il 1968 rappresenta nel libro il punto culminante di una parabola sociale in ascesa, ne seguirà il racconto della reazione nel capitolo dal significativo titolo Sole Nero. - Anche il '68 si trasformò nel '69 nella propria Ombra e tutto ciò che non era evidente prima, uscì improvvisamente allo scoperto, mostrando la sua faccia oscura, aprendo di fatto la porta dalla quale poi sortirono i terribili Anni di piombo. -

La protagonista a Firenze, ha una rappresentazione del mondo ideale del Neoplatonismo rinascimentale, nella pittura e nella scultura delle quali la città è museo, per scoprire poi che esiste anche una città medioevale con i suoi mostri e le sue meduse, infine una città dei bottegai dal falso sorriso, delle facili battute, mentre l'amministrazione etica del Sindaco Giorgio la Pira, consolidava un programma di volontaristica e positiva trasformazione. Personaggio questo assai stimato, noto per aver salvato le fonderie del Pignone attraverso la sua amicizia con Mattei ed aver tentato la rocambolesca ventura di contrattare, senza risultato, la fine della guerra tra USA e Vietnam, dieci anni prima della definitiva sconfitta americana.

In quella Firenze, vivendo contatti inaspettati, intensi amori, considerazioni e progetti condivisi con i coetanei sulla politica, sulla Resistenza ed anche sulla poesia morale di Dante, la protagonista partecipa emotivamente fin dalla restaurazione di monumenti in sofferenza dalla fine della guerra, ai quali si sarebbero connessi i restauri causati dall'alluvione del '66 che aggiungeva, alla ferita economica irreversibile delle campagne toscane, quella addirittura inguaribile al patrimonio artistico. La narrazione prende anche in esame gli interrogativi sull'emigrazione, l'abbandono del Sud, la costruzione di cattedrali nel deserto ed opere interrotte a puro scopo elettorale, i disastri ambientali, i terremoti come ferite perpetue e le sciagure causate da errori ed anche da avidità umane (come avvenne per la tragedia del Vajont). Il tutto è intessuto di riferimenti e notizie che arrivano dal mondo ma anche dai distretti italiani, come da quella Sicilia dove Danilo Dolci aveva fatto il primo sciopero alla rovescia e dove aveva inaugurato la prima Radio libera ...

Insomma si elencano, commentandole, tutte le questioni del Mezzogiorno insieme alla spartizione del denaro pubblico ed alla sparizione delle ricche aree coltivabili lasciate alle ortiche ed al dissesto idrogeologico, la rimonta della Terza Italia, l'inquinamento della Valle Padana nella progressiva trasformazione antropica del mare Adriatico, strangolato dalle alghe, là dove ogni anno la stessa protagonista passava le agognate vacanze estive dai parenti romagnoli e là dove fu girato il famoso film di Antonioni, Deserto rosso. Sono molti quindi i riferimenti storici ed antropologici, utili a dare ai lettori più giovani informazioni utili per orizzontarsi e riflettere.

Conclude il libro ed il percorso iniziatico, il viaggio verso la Capitale, il raggiungimento del centro del labirinto e l'incontro con una Verità che risulterà scomoda.