L'AUTORE SPIEGA L'AUTORE: 

MICHELE FIANCO,

SE FOSSE PER ME (I parte)

"Spiega l'autore": iniziamo, da questo numero, una serie di incontri nei quali l'autore spiega/interpreta/critica se stesso. 

Un libro tripartito, così si diceva per presentarlo: una poesia western, un frammento di un diario online - Facebook - ritrovato nel 2030 che raccontava storie, personaggi, pensieri e sensazioni di 15 anni prima, e appunti di una poesia inviata per auto sms per non perderne traccia durante le passeggiate romane. Queste ultime due, due tecniche divertite che un po' ironizzavano sulla scrittura automatica o semiautomatica sperimentata già negli anni Sessanta e che ora - con i nuovi strumenti web - prendeva altre strade, altre forme.

Tutta una vita West!

Una naturale tendenza, a ben guardare, mi era sembrata quella della poesia 'in costume', della poesia in situazione. Come se la si volesse accompagnare a diversi appuntamenti, in società, in altri generi o contesti, quelli che la incuriosivano.

Era stato così per il Soloinversi, dove si proponeva come solista in un quartetto jazz, ad esempio.

In questo caso, il western. Ma cosa significava il western? Probabilmente un duello come clou e due figure tipiche: un giovane che veniva da non si sa e andava verso non si sa, uno sceriffo attempato che aveva trascorso una vita dura, difficile, e che si trovava in una non meglio identificata città posta lungo il percorso dell'altro. Ché in fondo il western poteva essere riassunto come genere 'di bilancio'. Bilancio di due storie, spesso una negativa e una positiva, di una vita che si riscatta o che si perde per sempre, e in questo caso bilancio tra aspirazioni e tendenze verso un cambiamento non ancora messo a fuoco e una storia oramai consolidata di esperienze, visioni del mondo e senso prosaico della realtà. In fondo, il duello - che vedrà un vincitore e un vinto - è un duello non tra un buono e un cattivo, ma tra due fasi della vita o tra due tendenze che ognuno di noi ha. Tanto è vero che il personaggio che uccide l'altro non lo fa con la soddisfazione di chi rivendica un senso di giustizia; piuttosto uccide con amarezza perché, così facendo, esclude, rinuncia e sotterra in fondo una parte di sé. Non si svela il finale, ma forse si comprende ugualmente.

E il film - perché alla fine vi è un secondo finale che rivela che di un film si tratta - si chiude con una sigla, mentre il pubblico va via dalla sala e continua la serata tra conversazioni e riflessioni fuori dal cinema.

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