UNO SGUARDO SUL PONTE

MATTEO CERAMI

“LE CAUSE INNOCENTI”

di Diego Zandel

"Io che scrittore non sono mai diventato" scrive a un certo momento Matteo Cerami nel suo romanzo d'esordio "Le cause innocenti", edito da Garzanti, lascerebbe credere che a pronunciare quelle parole sia davvero un giovane non interessato alla letteratura, in coerenza con l'incipit della lunga lettera, firmata Antonio Capace, che lo stesso scrive al proprio consulente finanziario, dottor Vivaldi, "per questioni meramente finanziarie". In realtà la lettera - che è il romanzo stesso - racconta la genesi di uno scrittore, quella dell'autore stesso, che la letteratura l'ha masticata fin dal latte materno, considerando che la madre è Graziella Chiarcossi, cugina, erede e curatrice testamentaria di Pier Paolo Pasolini, e il padre Vincenzo Cerami, l'autore, tra gli altri, di "Un borghese piccolo piccolo" e sceneggiatore, tra gli altri, del film "La vita è bella".

Uno scrittore suo malgrado che, proprio perché immerso in questo mondo che vede il padre passare "la vita seduto a un tavolino, sotto la luce di una lampada, tra pile di appunti e bozze di romanzi il lavorazione" mentre la madre "scartabellava i faldoni" del famoso Cugino, "schiccherava note sui taccuini, fotocopiava intere raccolte di fascicoli e fascicoletti e le inviava via fax a editori, cultori, professori", lo relegava a una sorta di periferia da lasciarlo privo di quel centro d'interesse che sembrava trovarsi altrove, tanto da mettere in crisi la sua vita. E, allora, ecco il senso della lettera al consulente finanziario tradursi in una sorta di testamento che è anche un fare i conti con se stesso, con la propria esistenza, un auto da fè che ha chiari riferimenti generazionali, considerando che Matteo Cerami, nato nel 1981, appartiene a quella generazione di ultratrentenni le cui ricchezze derivano più coloro che li hanno preceduti che per meriti propri.

Da qui, da questa consapevolezza, il romanzo, la denuncia delle cause innocenti che sono all'origine di questo male.

La lunga lettera che costituisce il romanzo "Le cause innocenti" è pertanto un voler azzerare di quanto si è entrati in possesso per ripartire da se stessi, dalla propria vita messa a nudo. "Io non meritavo nulla di ciò che avevo ereditato" scrive "Arturo sapeva godersela meglio di me. Così ho preso a trasferire parte del bottino a lui, tutto ciò di cui fino allora ero entrato in possesso per mero privilegio di rango (...) No sto parlando di beni, proprietà: ma di un certo clima, di una certa condizione, di un insieme di valori e principi con cui ero stato educato". Ma questo è solo uno dei tanti passaggi attraverso i quali si snoda la storia che coinvolge l'intero universo dentro il quale è cresciuto per trasferirlo altrove, ad altri, dall'amico Arturo, all'amica Carla, alla moglie Maddalena, all'amante B306 e così via con lo scopo di "scavare un solco nitido e profondo tra me e il piccolo mondo in cui ero cresciuto."

Per far questo l'autore fa uso di una spietatezza assoluta e il romanzo, iniziato come una farsa, la farsa della lettera inviata al dottor Vivaldi, si rivela via via autobiografico fino al midollo, con un coraggio che verso la fine si manifesta con l'autodenuncia, la rivelazione che tutto quello che l'io narrante, nascosto sotto il nom de plume di Antonio Capace, ha raccontato non è invenzione, farsa, romanzo, appunto, bensì, diciamo noi, letteratura, e non quella "brutta" di "chi crede a quel che dice", ma un impasto di chi, capace di scavare tra le macerie, ha dato vita a un personaggio "che mi somiglia ma non sono io", e cioè Matteo Cerami, come lo dichiara "chiaro e tondo" a un certo momento, confessando: "Antonio Capace è un fantoccio, a cui ho dato vita per scaricare su un altro le mie contraddizioni."

Un' invenzione alla quale appartiene anche lo stesso interlocutore, dottor Vivaldi, creato solo "per avere qualcuno disposto ad ascoltarmi".

Anche se si stenta a credere che non ci sia qualcuno vero, in carne e ossa, pronto ad ascoltarlo. Ad esempio i tanti lettori che si troveranno a sfogliare le pagine di questo piccolo, grande libro.

Matteo Cerami, Le cause innocenti, Garzanti, pag. 126, €. 18,00