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MASSIMO PISTONE

LA FILOSOFIA DELLA GALLINA

Qui da noi, nel Mediterraneo, 25 secoli fa, nasce un inaspettato e fragile modo di dialogare, che venne chiamato filosofia.

Questa filosofia, quella classica dal VI al IV secolo ac, ha sviluppato una enorme potenza di convinzione e di indirizzo, ha fondato il nostro modo di pensare, ha creato la scienza, ha inventato la democrazia e i diritti individuali.

Ma da quali caratteri deriva tutta questa potenza, la fragile filosofia?

Questi nostri progenitori avevano ipotizzato tre cose, poi spesso dimenticate:

a) Pensiero e linguaggio sono la stessa cosa, logos, una sola parola indica l'uno e l'altro.

b) Il nostro pensiero è infondato, perché i concetti iniziali, diciamo gli assiomi da cui partiamo per pensare, non si fondano a loro volta su nulla, poiché sono appunto i primi.

c) La parola non è la cosa, il linguaggio non è il mondo. E neppure una sua immagine.

«Perché niente c'è o ci sarà d'altro al di fuori di ciò che è (...). Perciò saranno tutte soltanto parole, le cose che i mortali hanno stabilito, convinti che fossero vere, il nascere e il morire, l'essere e il non essere, il cambiare di luogo e il mutare il brillante colore» (Parmenide, frammento B8, 37-41 Diels-Kranz).

Qui, da questa frase di Parmenide, ha origine la grande filosofia classica.

Fuori dal "ciò che è", fuori dall'universo, non può esserci nulla. E il resto sono soltanto parole.

Parmenide ci dice qui che essere e non essere sono soltanto parole stabilite dagli uomini, prodotti simbolici del nostro intelletto, creati dal discorso, dal logos.

Rappresentazioni, solo rappresentazioni. Non sono la verità.

"Convinti che fossero vere" ci indica come riferimento il vero, la Verità, la dea Alètheia. A cosa fa accenno qui Parmenide?

Al tutto. La Verità è il "ciò che è", l'Universo.

La Verità è l'Universo.

A Parmenide le cose sono chiare: la conoscenza è fondata sul logos, la ragione critica ci guida su quelle vie impervie, non può farlo l'esperienza, né il mito.

E per la filosofia classica l'Universo, la verità, non è materiale né immateriale, né uno né molteplice, non ha spazio né tempo.

E quindi noi non possiamo attingerla con l'esperienza, con il toccare le cose. È una via chiusa a qualsiasi esito.

Il pensiero razionale discorsivo parla solo di ciò di cui può parlare. Sul resto tace. L'abisso tra logos e Mondo, il chōrismós, è insuperabile. E ignoto.

Parmenide parla dei primi passi del pensare, ed opera la distinzione, prima e fondamentale, tra il dire e il mondo.