Per la Critica

MARGINALIA INTORNO A CÉLINE

di Francesco Gurrieri

   Con Aión Edizioni (2018) Marco Fagioli e Stefano Lanuzza sono tornati sui loro studi a proposito di Céline, dandoci un saggio a due voci davvero efficace, cólto e aggiornato sulle ricerche céliniane più recenti. Il volume è organizzato in due parti (Marginalia I a cura di Fagioli, Marginalia II a cura di Lanuzza).

Nel suo saggio d'apertura - Céline e l'antisemitismo - Fagioli legge criticamente il recente libro di Annick Duraffour e Pierre-André Taguieff, Céline, la race, le Juif. Légende littéraire et verité historique (Fayard, Paris, 2017): un libro che "con le sue millecinquecento pagine (...) vorrebbe costituire la prova definitiva su quella complessa questione del rapporto tra ideologia e opera letteraria dello scrittore più controverso dell'Europa del Novecento, una sorta di anamnesi, diagnosi e possibile prognosi di quel grande e terribile malato antisemita che Céline sembra essere stato". Ed ancora: "Eppure, senza anticipare le conclusioni di una letteratura attenta di questo libro, è proprio il suo aspetto monumentale che fa sorgere un primo dubbio: se il carattere fortemente antisemita dell'opera di Céline, le sue responsabilità ideologiche, culturali e politiche, oltre quelle primariamente etiche, sono una vérité historique così incontrovertibile, per quale ragione occorre un numero così spropositato di pagine per dimostrarne la validità?". Fagioli insiste nell'affermare che "la letteratura si costituisce prima di tutto come scrittura e non come ideologia: che tale strada non sia stata quella intrapresa dagli autori di Céline, la race, le Juif appare lampante nelle pagine del loro libro e nei giudizi ivi espressi (...) il libro confonde sistematicamente i due livelli di giudizio, quello etico-politico e quello letterario-artistico...". Insomma, ci suggerisce ancora Fagioli, "paradossalmente, per criticare Céline come feroce antisemita si finisce per usare categorie di pensiero e di cultura queste stesse medesime di natura 'diversamente razzista'. Estendere allora alla critica letteraria delle posizioni e degli assunti legati a personali punti di vista ideologici e solo a questi, significa negare all'arte letteraria il suo valore di 'autonomia ed eteronomia' (per usare una formula di Luciano Anceschi)".

La trattazione del Fagioli si sviluppa poi su diversi temi specifici che qui, in parte, indichiamo: Céline e la pittura: Bosch e Brueghel, Arletty come Sibilla, Céline e Freud, Céline coprolalico? . Temi che l'Autore ha trattato in più occasioni e nelle stesse pagine della rivista fiorentina "Il Portolano".

Stefano Lanuzza, dopo aver premesso che "è tempo di conoscere senza preclusioni o 'idee ricevute' la vera identità del fin troppo maudit Céline la cui opera è l'esito di una geniale creazione letteraria e della crisi storica che nella prima metà del Novecento sconvolge l'Europa", dedica particolare e appassionata attenzione all'incredibile vicenda di censura che ha interessato l'ambiente politico e culturale francese. Infatti, Lanuzza ricorda come, verso la fine del 2017, la vedova di Louis-Ferdinand, Lucette (Lucie Georgette) Almanzor Destouches (105 anni), d'accordo con François Gibault (avvocato, biografo ed esecutore testamentario di Céline), decida di sciogliere la riserva sulla cosidetta 'Trilogia antisemita' (Bagatelles pour un massacre, 1937; L'école des cadavres, 1938; Les beaux draps, 1941) e affidarne l'edizione critica in un unico volume all'editore Antoine Gallimard, nipote del fondatore dell'omonima casa editrice, per le cure del francesista Régis Tettamanzi. Senonché, quando Gallimard annuncia la pubblicazione (dicembre 2017) gli si recapita una lettera (12 dicembre 2017) di Frédéric Potier, delegato interministeriale alla lotta contro il razzismo e l'antisemitismo ove si ammonisce che "les modalités de mise à disposition du grand public de ces écrits doivent être réfléchies avec soin (...) afin de lever les inquiétudes que fait nâitre ...".

Nel contempo, a libro pronto, arriva un interdetto dell'avvocato difensore dei deportati ebrei della Francia minacciando querele. Ne nasce un'accesa polemica governativa e intellettuale che interessa l'Eliseo, ma il risultato, alla fine, è che l'editore ritira il libro. "In barba alla reputazione di una Francia terra di libertà," scrive Stefano Lanuzza "lo scopo di scoraggiare o intimidire Gallimard pare finalmente raggiunto" e Gallimard spiega che non pubblicherà Céline "in nome della sua 'libertà di editore'" (!). Puntualmente Lanuzza replica scrivendo: "[Non] si capisce quale libertà possa rivendicare un editore che, rinunciando alla propria autonomia, accoglie supinamente pregiudizi e ingerenze, diffidenza e pesante censura"; citando infine Oscar Wilde, secondo cui, alla fine, "non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto". In Marginalia II sono poi ripresi alcuni temi a lui cari, come la "metafilosofia céliniana", "Bagatelles" e le "Interviste".

Nuove e particolarmente interessanti sono le "Due canzoni", integralmente tradotte - credo per la prima volta - da Lanuzza: À noeud coulant (1936) e Règlement (1936, 1956), composte da Céline nei modi e nella tradizione argotico-popolare francese.

Come si vede, un volume prezioso che concorre e fortifica una linea interpretativa e critica dell'autore di Mort à crédit anticonvenzionale e più attenta all'intrinseco valore letterario dell'opera céliniana.