LE PAROLE FRA NOI

MARCO PALLADINI:

TRITTICO POETICO

di Marco Palladini

Fuoriconsumo

Nei falansteri delle ultramerci tu ondeggi

secondo una farfalletta o come una ballerina

che piroetta e fende la folla dei seguaci

del dio globalizzato dello shopping.

L'Homo consumens - ha ragione Bauman -

è il materialista espanso che lo ritrovi

in ogni angolo del pianeta, e che procede

su Faccialibro a suon di scimunitissimi

I like, I dislike... Ma come dimenticare

che già mezzo secolo fa Pasolini aveva

antevisto tutto questo e aveva chiamato

il neocapitalismo tout-court 'nuovo fascismo'?

Abbigliamento ed accessori, cosmetici e profumi,

sportswear ed elettronica, gioielleria e casalinghi,

libri e telefonia, parafarmaci ed ottica,

tabacchi e intimo ambisesso, dolciumi e salumi,

viaggi-vacanze e automobili, orologi e prodotti bancari:

il mondo ormai semplicemente coincide con l'iperMercato.

Tu allora rilasci il tuo curriculum di Homo Sacer,

di neopovero in canna che affonda

nella disoccupazione liquida, che si pietrifica

nella immobilità del non-lavoro, e tende la mano

e riceve scherni e sputi, disprezzo e calci nel sedere.

Tu che sei fuori dal gioco del consumo

Tu che non hai da perdere altro che la tua miseria

Tu che sciami ed emigri ai margini della civiltà

Tu che ti trascini e sei un fantasma sociale

Tu che appari un umile resto di umano niente

Tu che sei una storia appesa al caso e al chaos

Tu che sei una narrazione sospesa, rinviata sine die.

Per il biopotere il tuo non-agire ed economicamente

vivere morto è il racconto senza prezzo né valore

di un essere invendibile e, dunque, sacralmente poetico

nel suo venire meno per mero e disutile disessere.

Gli amici

Gli amici emergono tra quelli che non splittano,

quelli che si ritrovano, che si agglutinano,

ma non si ammafiano o accamorrano

quelli sazi di anni o decenni eppure senza fronzoli

quelli che riempiono un inventario di ricordi

e mostrano la vita come una rete di incontri

gli amici sono emotive tracce e trame di relazioni

sono il camminare, tra luci e ombre, con l'altro da noi

sono il caso e la svolta, talora pure la via senza uscita

sono le storie personali che continuano e fanno contatto

con il sé profondo, con l'idea prima che ci facciamo del mondo

come un cortocircuitare di spiriti liberi, felicemente nomadi

gli amici sono atti privati estroflessi nel luogo pubblico

sono quelli che non giudicano e ti consentono di fare

riscoperte, viaggi, connessioni con sentimenti sconosciuti

sono apparizioni e sparizioni nel teatro analitico dei sogni

sono le brulicanti intersezioni con il bisogno di inaugurare

una nuova trascendentale casa ove provare insieme ad abitare

Ritmo

Da una radio una voce parla nella mia stanza, vuota.

Non c'è nessuno ad ascoltare. No, non è vero:

ci sono le cose ad auscultare: sedie, poltrone, un armadio,

un tavolo con molti oggetti sopra, un computer, una libreria,

un portadischi, un cestino, dei quadri, lampade da tavolo,

una lampada a terra, un telefono, un apparecchio hi-fi.

Le cose ascoltano parole forse vane o forse no,

ma cosa recepiscono? Entro nella stanza e spengo la radio.

Ora il silenzio mi parla, mi attraversa, mi assedia,

ma di lui cosa recepisco? Mi introspeziono, mi aspetto,

un dialogo muto tra me e me, tra dentro e fuori,

aggalla nella coscienza che se il parlante è il parlato,

anche l'ascoltatore è l'ascoltato.

Sono sulla sommità di un colle, mi accoccolo

e osservo il paesaggio circostante o è il paesaggio
che mi osserva? Il paesaggio osserva me nel paesaggio?
Riflessioni e riflessi, riflessi di sé in un mondo
che si autoriflette. Il mondo che si guarda guardare.
Sono quassù a guadare il mare delle immagini
e a immaginare la resilienza del mio ego
che si moltiplica in un condominio di 'ii' protesi
ad aderire agli infiniti autoriflessi nello specchio del reale.
Sento che c'è un ritmo segreto del mondo che mette
in accordo tutte le cose animate e inanimate.
E mi sento libero nel battito in levare di questo ritmo.