Per la Critica

MANGANELLI VERBAPOIETE

(da Dinosauri e formiche. Schegge di critica militante, presto alla luce per i tipi di Novecento/Entroterra)

di Gualberto Alvino

«Ogni parola è formula; e recuperar parole desuete o inventarne nuove, vuol dire incarnare, evocare un fantasma preformato, nascosto ed ozioso nel grembo del linguaggio»;[1] «[i]l ritrovamento della parola nuova [è] un gesto 'religioso': le parole hanno un nume»;[2] «Il problema dei neologismi [è] il problema delle strutture inedite che possono nascere intorno a noi, è il problema delle allucinazioni. Una parola non designa cose nuove che noi scopriamo esistenti, ma allucina la loro esistenza».[3] L'assoluta centralità assegnata da Giorgio Manganelli al linguaggio, e in particolare al dato lessicale, traspare evidente da queste e affini dichiarazioni di poetica disseminate nella sua sterminata produzione; ma, diversamente dagli altri grandi espressivisti onomaturghi fioriti nel secondo Novecento (come Pizzuto, per il quale la parola nuova - conquista gnoseologica, vettore d'un'evasività semantica e d'un'ambiguità figurale senza confronti nella storia dell'italiano letterario - costituisce la massima garanzia di stile se aperta, equivoca, affrancata da ogni funzione veicolare, e soprattutto se in grado di occupare uno spazio unico nel mondo - frequentissimi gli hapax - battezzando la cosa e transustanziandosi in essa; o come D'Arrigo, nel cui capolavoro la maggior parte dei neologismi nasce per gemmazione o per meccanismi autoemulativi generanti vere e proprie galassie di composti e derivati, all'insegna dello sperpero e dell'atletismo verbale),[4] il prosatore milanese da un lato appare mosso da ragioni più ludiche che sperimentali (l'ordigno neologico, in molti casi glottotecnicamente tutt'altro che ineccepibile, svolge quasi sempre mansioni umoristiche, se non francamente comiche), dall'altro rovescia «il senso comune, seguendo il quale si immaginano le parole come etichette che si pongono a posteriori sulle cose», reputando la creazione verbale nientemeno che un «incantesimo per dar vita alla cosa che quella parola indica»: così Luigi Matt nell'introduzione a Giorgio Manganelli 'verbapoiete',[5] nel quale il nostro maggior esperto di narrativa italiana contemporanea spoglia l'intera produzione in volume (incluse le raccolte epistolari e la versione dei racconti di Edgar Allan Poe, apice della vasta attività traduttoria manganelliana, ma rinunziando «a malincuore all'impresa titanica» di recuperare le molte centinaia di testi dispersi in quotidiani e riviste), identificando ben 1167 voci riconducibili all'estro neologico del Nostro, di cui è proverbiale la passione per il genere editoriale del dizionario, «luogo dove le parole si riposano, stanno ferme, cioè celebrano la loro qualità suprema che è quella di essere parole morte»:[6] definizione niente affatto svalutativa, avverte Matt, «dato che lo status di cadavere si presta meglio di ogni altro a rendere il linguaggio adattabile agli scopi della letteratura, totalmente diversi da quelli della comunicazione ordinaria, come in molte occasioni Manganelli afferma esplicitamente» (p. 8).

Per la selezione dei lemmi sono stati interrogati i due maggiori strumenti lessicografici oggi disponibili, il GDLI e il GDIU,[7] integrati col Tommaseo-Bellini[8] e con la sterminata banca dati testuali offerta dal motore di ricerca Google Libri (che «permette di riscrivere in buona parte la storia del lessico: sono più di 800 i termini assenti in GDLI e GDIU o documentati a partire da Manganelli di cui è possibile ricostruire una storia pregressa, [...] e che è stato quindi necessario scartare dal lemmario», p. 11).

Ogni voce è corredata dall'indicazione della categoria grammaticale, dalla definizione, da una o più finestre contestuali, dall'eventuale indicazione di riscontri lessicografici e di attestazioni ricavate da Google Libri, dall'etimologia.

Vengono accolte tutte le coniazioni verosimilmente originali, comprese le neoformazioni semantiche più o meno sottoposte a centrifugazione metaforica, com'è nello stile di Manganelli, e bandite (ad eccezione dei lemmi rifunzionalizzanti del tipo fatti-in-là 'scostante') le voci derivanti da pure univerbazioni (montedivenere, ragazzamadre), oggetti neologici indubbiamente minori giacché implicano una mera attitudine combinatoria anziché prettamente onomaturgica, tuttavia non trascurabili in un glossario delle invenzioni lessicali, in quanto spie fedeli del modo di amministrare la lingua, massime in un autore "verticale" e grammaticalmente sensibilissimo quale il Nostro.

Il glossario ammette - ed è scelta oculata - anche le creazioni «che varcano i confini dei meccanismi neologici italiani»: coniazioni di nuovi lemmi latini (aquamentum, manumplectatio, pontificimaximalis), greci (pornoepiscopos), inglesi (musiction); ibridi italolatini (astroianua, aurorubra, longaevomorfico), italogreci (hyperipotesi), italoinglesi (contrariwise, cosmobehaviour), italofrancesi (boureauismo, volauventino), italotedeschi (lumpendefunto, Zukuntfera), anglotedeschi (Narrenparnassus), fino al monstrum trilingue Weltskybalon «'escremento universale'», composto dal tedesco Welt 'mondo', inglese sky 'cielo' e spagnolo balón 'pallone'.

Si stenta a sottoscrivere (l'acribia del compilatore non concede che di discettare de minimis) il criterio per cui «l'emergere di solo una o due attestazioni in libri sconosciuti o in periodici del passato, pur significativo dal punto di vista lessicografico» sarebbe «ininfluente se si assume l'inventività manganelliana come centro dell'analisi: è evidente che si tratterà, al di là di ogni ragionevole dubbio, di casi di poligenesi. [...] Ad esempio, sarebbe far torto a Manganelli omettere il verbo contropinare solo perché se ne rinviene un'attestazione in una rivista medica ottocentesca: evidentemente l'oggi dimenticato scienziato e il grande scrittore sono stati visitati dalla stessa idea indipendentemente» (pp. 11-12), sia in quanto la singolarità d'un'attestazione può ben essere solo apparente, non potendosi negare a priori l'eventualità che ne esistano altre attualmente irraggiungibili (è del tutto improbabile, ne converrà certamente Matt, che il «dimenticato scienziato» allevasse velleità onomaturgiche), sia, soprattutto, in ragione dell'enorme cultura letteraria e dell'insaziata curiosità lessicale dello scrittore lombardo, accanito compulsatore di codici e repertorî rari e antichi. Per questi motivi assegneremmo non senza forti perplessità il titolo di coniazione originale a termini come grammaticoso («Da Google Libri emerge un'attestazione precedente, verosimilmente sconosciuta a Manganelli, nel significato di 'pedante' [Enciclopedia Ecclesiastica, vol. V, Stab. Tip. Tasso, 1859, p. 815]», s. v.)[9] o grattagratta, presente nel Supplemento ai vocabolarj italiani proposto da Giovanni Gherardini (Milano, Molina, 1854), oltre che nell'uso comune non solo attuale.

Sarebbe stato forse buon consiglio, inoltre, aumentare la selettività del lemmario ammettendo unicamente, com'è opportuno in materia di lingua letteraria, le creazioni verbali in cui - parafrasando Contini - qualche spirito fabbrile spiri. Avremmo perciò senza esitare vietato l'ingresso

‒ alle antonomasie: astarotte, callas, castalia, fantomas, laocoonte, talìa, tibet, valpurga;

‒ ai participî di verbi non originali: annitrente, bisbocciante 'che fa bisboccia' (non ignoti, peraltro, al GDIU e al GDLI), defecante, deprecante, rimasticante, spiralante, urinante;

‒ agli alterati: cappellaccia, cielaccio, eccidietto, impiccagioncella, marchesotto, marchesucolo, massacrino, pettegolastro, pianetaccio, piattuzzo, pozzangheruccia, sediluzzo, stragiuzza, streguzza, tibiettuzza, torvastro, salvo, naturalmente, il mirabile neologismo semantico uccellastro 'uccello mostruoso';

‒ ai prefissati con alfa privativo, ante- 'prima', anti- 'contro', post-, ri-, semi-: a-sentimentalmente, asintattico, antehitler, antioracolare, antipoesia, antirabelais, antiuomo, post-empsoniano (da William Empson), riammutolito, ri-emotivizzare, semiossificato, tranne il malconiato riessere 'nuovo essere' (conversione da verbo a sostantivo);

‒ ai suffissati (di termini non privi d'attestazioni) con -ale, -bile, -ità: catalevitazionale, asfaltabile, contabile, defecabile, sbriciolabilità;

‒ ai nomi d'agente e d'azione: compitatore, incipriatrice, diteggiamento, impepamento, sillabamento, specillamento;

‒ a quelle che Matt definisce risemantizzazioni, ma che a noi paiono semplici metafore dell'uso: aurignaziano e giurassico 'troglodita', colosseo 'di forma simile a quella del Colosseo', minchione «'pène grande'», vesuviano «di dimensioni vesuviane» (così il testo manganelliano), fuorché le franche rideterminazioni semantiche afforestare «'far andare verso una foresta'», afforestato «'che ha forma di foresta'», amarognolo «'di umore poco sereno'», mortaccetto «'morto di scarso livello' [...] con riferimento alla loc. romanesca mortacci tua»;

‒ il ben attestato (salvo che nella forma univerbata, come s'è visto non ammessa dal compilatore) gattoselvaggio (cfr. sciopero a g. s.).

E sarebbe il caso, se non di espungere, di accorpare i participî verbali ai relativi infiniti (aggrembato > aggrembarsi, fontanante > fontanare).

Infine, alcune proposte interpretative.[10]

Astrofanfano: «la notte [...] fu catturata, e a forza condotta al talamo dell'astrofanfano».[11] Matt: «s. m. 'fanfarone che vive nel cosmo'. [...] Composto del confisso astro- e di fanfano (voce toscana)». Nessun riferimento a fanfarone: nella novella La pulce di G. G. Basile (Lo cunto de li cunti, I giornata, 5° cunto), l'arcifanfano è il capo delle pulci.

Avvoltoiato: «un monologo di grande dignità stilistica, crepitante di aggettivi e avverbi, come "sanguinatamente", "laceroso", "precipitante", "avvoltoiato", il quale ultimo è un participio passato che mi è stato suggerito da un'ombra sommersa giacché in quel teatro esistono anche i suggeritori».[12] Matt: «agg. 'che cala sulla preda come un avvoltoio'. [...] Derivato di avvoltoio col suffisso -ato». Il neologismo, denominale da avvoltoio, ha significato passivo (più che evidente l'allusione al mito di Prometeo).

Cosaedro: «Cristalli più arroganti che di buona coscienza, i cosaedri...».[13] Matt: «s.m. 'poliedro che ha un numero imprecisato di facce'. [...] Composto di cosa e del confisso -edro». Si tratterà d'un errore di trascrizione del curatore dell'opera: non «i cosaedri» ma «icosaedri» 'poliedri con 20 facce'.

Cosmagogo: «indaga per sorprendere l'omicida che sta al centro dell'universo [...] il verbapoiete, il cosmagogo delle grafie».[14] Matt: «s.m. 'creatore universale'. [...] Composto di cosmo e di un ipotetico confisso -gogo 'conduttore' (estratto da demagogo)». Da cosmo e ἀγωγός 'che guida, trasporta', derivato di ἄγω 'guido', sul modello di pedagogo e sim.

Cristato: «la giraffa decapitata, la zebra detersivata, il cristo cristato».[15] Matt: «agg. di significato incerto (forse 'crocefisso')». Trattandosi d'una serie trimembre di contradictiones in terminis (la giraffa e la zebra private delle loro caratteristiche peculiari), anche cristato deve avere un significato analogo, anziché quello canonico di «crocefisso»: ant. cristato 'crestato, fornito di cresta' come un pavone (pavo cristatus, Linneo), in luogo della corona di spine. Il termine non è, dunque, una coniazione d'autore.

Deliquere: «questo gioco del cercare parole dormienti per dargli uno scossone, almeno una volta o l'altra lo fanno tutti; è un aroma delicato, lezioso, ma subito svàpora, delique».[16] Matt: «v.intr. 'sciogliersi'. [...] Si può interpretare sia come derivato di deliquio con il suffisso -are, sia come latinismo, da deliquere [...]». Semplicemente dal latino deliquescere 'fondersi, diventare liquido'.

Heautatimoroumena: «in quell'oscuro sepolcro in cui mai scorgono segno d'ombra disegnata dalle loro heautatimoroumena membra».[17] Matt: «'Autolesionista'. [...] Dal latino Heautontimoroumenos [...]. difficile spiegare la grafia -ta- in luogo di -ton- se non come errore». È la tipizzazione del lemma a indurre in errore: Manganelli non fa che declinare al neutro plurale anche il primo elemento del composto (Ἑαυτὰ τιμωρούμενα) concordandolo col neutro plurale latino membra, sul modello di disiecta membra.

Interpuntivo: «si dia che il testo non fluisca, né voli, o precipiti, o si inerpichi; ma se ne stia immoto, ospitando in sé punto e virgola, non più interpuntivi, pertanto, ma immoti segni in immoto continuo».[18] Matt: «Conversione da aggettivo a sostantivo». Ma «interpuntivi» è senz'altro attributo dislocato di segni.

Mantissa: «pensieri omicidi ed incestuosi di colubri, mantisse, microgiraffe».[19] Matt: «s.f. 'animale immaginario non meglio specificato' [...]. Risemantizzazione di origine non trasparente, forse stimolata dalla presenza di mantissae 'aggiunte' in molti testi di scienze naturali in latino (compresi quelli celeberrimi di Linneo); è possibile immaginare anche un'influenza pseudoetimologica di manto». Più probabilmente dal latino mantis religiosa; si tratterebbe, dunque, di un neologismo semantico (mantissa è un noto termine matematico).

Narrenparnassus: «l'accidiosa impazienza, la malinconia frettolosa, l'inveterata impudicizia, la vanità stoltamente erudita, il languore fatuamente elegiaco degli inconditi compilatori: Narrenparnassus che consacra lacrime stizzite e inoneste preghiere a muse bavose».[20] Matt: «s.m. 'parodia di Parnaso'. [...] Composto del tedesco narren 'prendere in giro, beffare' e del latino (o più probabilmente dell'inglese, dato che in latino la variante con ‑ss è alquanto minoritaria) Parnassus 'Parnaso'». Si allude indubbiamente a Das Narrenschiff (La nave dei folli) di Sebastian Brant (1494); ergo, 'Parnaso di matti'.

Orribilante: «O. è il metronomo che parla».[21] Matt: «agg. 'che suscita orrore'. [...] Derivato di orribile col suffisso -ante». Diremmo incrocio di orribile e orripilante.

Spiccinare: «puoi limare il cranio d'una bambina fino a fare spiccinare il cervello».[22] Matt: «v.intr. 'fuoriuscire da una piccola apertura'. [...] Parasintetico di piccino col prefisso s- e il suffisso -are». Piuttosto incrocio di piccino e spicciare 'sgorgare'.

Wodsworthcoleridge: «Chi ha insegnato letteratura inglese [...] conosce il wordsworthcoleridge come una sorta di belva proteiforme, qualcosa che tendeva ad abitare i locali scolastici in modo stabile».[23] Matt: «s.m. 'insieme delle opere di William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, visto come un tutto omogen[e]o'». S'intenda non l'«insieme delle opere» dei due poeti britannici, ma la celebre raccolta Lyrical Ballads, with a Few Other Poems, la cui prefazione a firma di Wordsworth è considerata il manifesto del romanticismo inglese.


[1] G. Manganelli, La letteratura come menzogna, Milano, Adelphi, 1985, p. 75 (19671).

[2] Id., Angosce di stile, Milano, Rizzoli, 1981, p. 161.

[3] Id., Il rumore sottile della prosa, a cura di P. Italia, Milano, Adelphi, 1994, p. 164.

[4] Riassumo qui le introduzioni ai miei studî del lessico pizzutiano (G. Alvino, Onomaturgia pizzutiana, «Studi linguistici italiani», XIX[NS XII], 1993, fasc. I, pp. 84-122; Onomaturgia pizzutiana II, «Studi linguistici italiani», XX [NS XIII],1994, fasc. II, pp. 273-86; poi in Id., Chi ha paura di AntonioPizzuto?, cit., pp. 1-52) e darrighiano (G. Alvino, Onomaturgia darrighiana, «Studi linguistici italiani», xxii[i della iii serie], 1996, pp. 74-88, 235-69; poi in Id., col titolo Onomaturgia darrighiana.Nuova edizione riveduta e corretta, «Letteratura e dialetti», cit., pp. 107-36).

[5] L. Matt, Giorgio Manganelli 'verbapoiete'. Glossario completo delle invenzioni lessicali, Roma, Artemide, 2017.

[6] G. Manganelli, Il rumore sottile della prosa, cit., p. 162.

[7]Grande dizionario della lingua italiana, cit.; Grande dizionario italiano dell'uso, ideato e diretto da T. De Mauro, Torino, utet, 20073.

[8]N. Tommaseo-B. Bellini, Dizionario della lingua italiana, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1861-1879.

[9] «Il cosmo commentabile [...] ha diverso organamento interno: quasi scavato e forato e percorso da strade lessicali, sentieri grammaticosi, morfologiche autostrade» (G. Manganelli, Nuovo commento, Milano, Adelphi, 1993 [19691], p. 54); «'Grammaticale'» la definizione proposta da Matt; ma, essendo il termine manifestamente motivato da ragioni non già semantiche, bensì rotondamente formali, per l'esattezza dissimilative (grammaticALI-lessicALI), non è da escludersi né il significato di 'pedante' né quello di 'faticoso', donde la scelta del suffisso, né tanto meno un concorso di entrambi.

[10] Ringrazio R. Gigliucci dell'università «La Sapienza» di Roma dei preziosi suggerimenti circa astrofanfano, avvoltoiato, cosaedro, cosmagogo, cristato, deliquere, Narrenparnassus e wordsworthcoleridge.

[11] G. Manganelli, Catatonia notturna, a cura di L. Manganelli, Torino, Aragno, 2015, p. 142.

[12] Id., La palude definitiva, a cura di E. Flamini, Milano, Adelphi, 1991, p. 82.

[13] Id., La penombra mentale. Interviste e conversazioni 1965-1990, a cura di R. Deidier, Roma, Editori Riuniti, 2001, p. 71.

[14] Id., Nuovo commento, cit., p. 50.

[15] Id., Hilarotragoedia, cit., p. 102.

[16] Id., Il rumore sottile della prosa, cit., p. 173.

[17] Id., Hilarotragoedia, Milano, Adelphi, 1987 (19641), p. 92.

[18] Id., Nuovo commento, cit., p. 100.

[19] Id., Encomio del tiranno, Milano, Adelphi, 1990, p. 75.

[20] Nel glossario non è indicata la fonte.

[21] Id., Poesie, Milano, Crocetti, a cura di D. Piccini, 2006, p. 172.

[22] Id., Ti ucciderò, mia capitale, Milano, a cura di S. S. Nigro, Adelphi, 2011, p. 84.

[23] Id., Incorporei felini, a cura di V. Papetti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002, p. 77.