Studi Italiani

LUIGI BALLERINI

E LA LETTERATURA ITALIANA FUORI D’ITALIA

di Anthony Julian Tamburri

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Su queste stesse pagine alcuni anni or sono ho parlato dello scrittore proveniente

dall'Italia che vive all'estero1. Premetto a dire che storicamente una buona parte della

letteratura degli italiani d'America fu scritta in italiano, specialmente a cavallo dell'Otto

e del Novecento2. Dopo i primi due decenni del ventesimo secolo, però, sembra che

questa pratica linguistica fosse diminuita in modo notevole e, di conseguenza, si fosse

anche abbassata l'attenzione che essa aveva suscitato fino a quel momento. Lo si vede

pure nelle poche storie della letteratura che avevano tracciato l'evoluzione dell'attività

degli scrittori italofoni, come entrambi Durante e Periconi hanno sottolineato.

Negli ultimi anni, per buona sorte, sono apparsi diversi libri che addirittura parlano

anche della situazione attuale del fenomeno dello scrittore in italiano fuori d'Italia.

Mi viene in mente l'antologia Poets of the Italian Diaspora (2014)3, che fa la cronaca e

analizza il panorama internazionale della poesia in lingua italiana in quattordici nazioni.

Oppure il saggio di Mia Lecomte, Di un poetico altrove (2018), in cui la studiosa

discute in modo approfondito l'evoluzione della poesia italiana diasporica dagli anni

1960 fino a oggi4.

Parlo qui di quell'individuo che, nonostante svolga una vita quotidiana al di fuori

dei confini geopolitici italiani, rimane in modo significativo uno scrittore "italiano". È

colui, come scrisse anni fa Paolo Valesio, che «dialoga con la lingua e cultura italiana

che [lo] circonda ... [nella speranza di essere] sentito meglio»5. È anche un quadro

alquanto più complesso di un dialogo per quando profondo esso possa essere. A tale

proposito, allora, ritorno al mio saggio Un biculturalismo negato. In quell'occasione mi

sono rifatto a una specie di triangolazione di categorie che includeva (1) i cosiddetti

"migranti" in Italia che scrivono in italiano, (2) gli scrittori di lingua italiana (se non

pure il dialetto) che vivono fuori d'Italia, e (3) gli scrittori di origine italiana che scrivono

nella lingua della nazione ospitante (ad es., gli americani italiani che scrivono in

inglese). Sono tutti, ritengo, spiriti affini che condividono un rapporto più stretto di

quanto non si possa immaginare; tutti quanti dialogano in un modo o in un altro con

quel ur-segno che si conosce come /Italia/.

Luigi Ballerini è uno di questi interlocutori; svolge tuttora attività da poeta, saggista,

professore, e anche traduttore. Sin dagli anni Settanta ha ricoperto il ruolo anche di

operatore culturale con la sua casa editrice Out of London Press, che pubblicava allora

la rivista «Yale Italian Studies» (1980-1981) e qualche libro che presentava al pubblico

statunitense quelle che erano allora voci nuove per gli Usa, quali Cagnone, Giuliani,

Garelli, Zanzotto e altri. Ma Ballerini è principalmente poeta e saggista, pur occupandosi

anche di traduzioni dall'inglese all'italiano, specialmente degli scrittori canonici

statunitensi. Uno degli ultimi libri di poesie è l'antologia a cura di Beppe Cavatorta,

Poesie (1972-2015)6, e attualmente in corso di stampa c'è la raccolta Divieto di sosta

(2020)7. Come saggista ricordo il classico La piramide capovolta (1975)8 e, su Guido

Cavalcanti, il più recente, Colui che vede Amore (2004)9. Attualmente è anche codirettore,

insieme a Massimo Ciavolella, della Lorenzo Da Ponte Italian Library, una

collana nata con lo scopo di rendere disponibili in inglese opere innovative di autori

italiani che hanno dato significativi contributi letterari, filosofici, o storici.

Presento dunque ai lettori di «Oltreconfine» lo scrittore Luigi Ballerini, tramite

un'intervista confezionata con qualche poesia del suo libro in corso di stampa, Divieto

di sosta.

Buona lettura!


1 Un bi-culturalismo negato. Riflessioni su letteratura e identità «italiana» negli Stati Uniti, in «Studi

italiani», xxvii, 1, 2015, pp. 149-165. Qualche anno dopo è apparso il mio Un biculturalismo negato:

La scrittura " italiana" negli Stati Uniti, Firenze, Franco Cesati Editore, 2018.

2 Dei tanti libri a tale proposito ne menziono due: F. Durante, Italoamericana, ii, Milano, Mondadori,

2005 e J.J. Periconi, Strangers in a Strange Land: A Survey of Italian-language American Books

(1830-1945), New York, Bordighera P., 2013.

3 Poets of the Italian Diaspora. A Bilingual Anthology, a cura di L. Bonaffini e J. Perricone, New

York, Fordham University Press, 2014.

4 Si veda il suo Di un poetico altrove. Poesia transnazionale italofona (1960-2016), Firenze, Franco

Cesati Editore, 2018.

5 Si veda il suo The Writer Between Two Worlds: The Italian Writer in the United States, in «Differentia

», 3-4, primavera-autunno 1989, pp. 259-276: 272.

6 L. Ballerini, Poesie (1972-2015), a cura di Beppe Cavatorta, Milano, Mondadori, 2016.

7 Id., Divieto di sosta, Torino, Nino Aragno Editore, 2020.

8 La piramide capovolta: scritture visuali e d'avanguardia, Venezia, Marsilio, 1975.

9 Colui che vede Amore, Firenze, Lettere italiane, 2004.