Corto Circuito

“LOTTO” O LUTTO?

Ancora molto da dire sull'8 marzo ... ma intanto le streghe sono tornate!

di Carla Guidi

Ho già scritto due articoli polemici su l'origine taroccata della ricorrenza della festa delle donne, cioè l'8 marzo ... sul Paese delle donne, nel 2015 e per Abitare a Roma nel 2016. Oggi la situazione socio/culturale (fuori e dentro i generi) sembra addirittura peggiorata, anche in riferimento ai problemi attuali della nostra storica Casa Internazionale delle donne/laboratorio culturale di Roma, posta sotto sfratto.

https://www.casainternazionaledelledonne.org/index.php/it/home

La violenza, praticata in famiglia o nel prodromi di una separazione e/ proclamazione di indipendenza della donna, sembra prevalere oggi, perfino sull'insofferenza delle donne, che spesso ignorano o ridicolizzano una festa che sembra non dare più garanzie, né del recuperare un orgoglio ormai inabissatosi nel silenzio della rabbia, né di una gioiosità partecipativa, privata ormai di entusiasmi, nel generico sprofondamento narcisistico/depressivo. Invece no, le donne sono tornate in strada nel grande movimento "non una di meno" e su questo ho scritto pochi giorni fa un articolo di promozione, non pensando che avrebbe avuto tanto e tale successo - https://www.abitarearoma.net/lotto-marzo-la-marea-femminista-torna-nelle-strade/

Anch'io naturalmente ho visto, ormai molti anni fa, sfumare i miei progetti lavorativi che si erano impigliati in situazioni imbarazzanti, con il classico ricatto sessuale. Così mi sono tirata indietro, cercando di salvare almeno la mia dignità, ma non del tutto la mia vita, rifugiandomi nel confortevole gineceo e sempre più sottostimato mondo della scuola, ormai oggi alla deriva in una società liquefatta, riavvicinandomi all'Arte molto più tardi. In ogni caso niente avrà veramente valore se inserito in un sistema di potere e mi sento a maggior ragione, di dire con Piero Gilardi che - "L'Arte deve entrare nella vita, ma dato che la vita è alienata, occorre impegnarsi anche a liberare e disalienare la vita"

Però devo aggiungere che continuo a notare "persone insospettabili", culturalmente ed ideologicamente, continuare a identificare la festa della donna, con uno o più eventi luttuosi, che oggi si chiamerebbero fake news, se avessero le caratteristiche della rapidità percettiva, e non quelle della rigidità permanente, perpetua, fossilizzata ... essendo state diffuse addirittura all'inizio del '900 e tutt'ora ripetute. Si può informarsi ed aggiornarsi leggendo semplicemente dal sito -

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

[...] - La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l'isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York. Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali - [...]

La notizia vera è invece che a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale avevano guidato una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra, ovvero era l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Per questo motivo alla Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca (una settimana prima dell'apertura del III congresso dell'Internazionale comunista) si era stabilito fosse l'8 marzo la Giornata internazionale dell'operaia.

Nell'articolo del 2016 scrivevo - La giornata dell'8 marzo è un simbolo, non un contenitore nel quale certe donne non vogliono inserirsi o al limite si sentono troppo strette, forse per colpa di quel numero che ricorda tanto un cordone ombelicale tra due esseri collegati, o una corda, ma ricordiamoci che messo per traverso, diventa il segno che rappresenta l'infinito, soprattutto ricordiamoci che interpretare le ricorrenze come "apoteosi della banalità e del consumismo" significa privarle del loro valore simbolico.

Allora perché non abbattere tutti i musei e tutte le archeologie (qualcuno ci ha già pensato) poiché ogni didascalia, ogni lapide, ogni rievocazione potrebbe farci pensare e qualche volta agire di conseguenza. Se la gente non pensa e agisce poco virtuosamente, non è colpa delle feste, né delle lapidi coperte di polvere, né delle archeologie lasciate all'incuria del tempo, ma delle malevoli interpretazioni postume che aggrediscono le ricorrenze, distruggendole dall'interno, peggio del cancro della pietra.

Ricordando invece che nel settembre del 1944 a Roma si formò l'UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa delle donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana ed alla Democrazia del Lavoro; fu proprio l'UDI a celebrare, l'8 marzo 1945, la prima giornata della donna dell'Italia libera. Così emerse anche il simbolo, la mimosa, comparso come un riferimento temporale per la sua fioritura nei primi giorni di marzo, ma anche allegoria di unione e solidarietà collettiva. Le donne non hanno bisogno di imitare l'aggressività maschile né di subirla, ma forse di farsi promotrici, insieme agli uomini di buona volontà, di un nuovo modello sociale, magari ispirati da quella organizzazione sociale anteriore al patriarcato, esistita in Europa tra il 7000 e il 3500 a.C. e caratterizzata dall'eguaglianza tra sessi e dalla sostanziale assenza di gerarchia e autorità centralizzata, che l'archeologa M. Gimbutas chiamò Gilanica.

Ci sarebbe soprattutto bisogno di dare maggior spazio culturale alle scoperte di Marija Gimbutas, archeologa e linguista lituana, che introdusse nuovi punti di vista nell'ambito dell'interpretazione della mitologia, seguita dai modelli che la sociologa e saggista statunitense Riane Eisler propose poi, nella distinzione tra Modello Mutuale e Modello Dominatore nelle società passate ... Chissà perché di questo non se ne parla mai abbastanza, dimenticando invece di cominciare a far studiare ed interpretare la Storia del Femminismo anche nelle scuole. Ci sarebbe inoltre bisogno di lavorare sul dialogo tra i sessi, proprio in un momento così drammatico in cui dilaga la violenza in famiglia di cui le donne spesso sono vittime, anche se a volte la esercitano sui figli e/o sulle altre donne.

Senza alludere erroneamente e nuovamente ad eventi luttuosi, senza dover riscattare quella coscienza sporca che confinava la Ma-donna (già decaduta dal trono coniugale di Iside) assunta in cielo ma esclusa dalla triade maschile, per poi fare da modello di sottomissione al Potere ed intermediaria ad esso ... dovremmo combattere l'amnesia generalizzata, l'anestesia del corpo e la competizione ad oltranza di tutti contro tutti. Ci accorgeremo allora finalmente della trasformazione del desiderio nella sua ombra, come segnalato dallo psicoanalista Massimo Recalcati (nel libro L'uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica) cioè della sua definitiva scomparsa, in sostituzione del quale sono state lanciate sul mercato cinquanta sfumature di qualcosa che assomiglia più a Thanatos che ad una forma di libertà, nell'interpretazione aberrante di una sessualità feticistica e sempre più mercificata.

Intanto potremo anche smettere di devastare gli alberi, nostri amici e, imitando un esempio estetico che viene dal Giappone in un meccanismo virtuoso di circolarità delle culture, potremo istituire per l'otto marzo una festa simile all'Hanami, per godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, ma riunendosi sotto di essi per festeggiare la Natura e non per distruggerla.

Vorrei segnalare infine un libro documentatissimo e storicamente corretto (pubblicato qualche mese fa con Fefè Editore) che mi ha commosso, se il termine è male interpretabile, potrei sostituirlo senza problemi, con empatia. Titolo - Le donne, la morte, il diavolo - medichesse, streghe e fattucchiere nel Rinascimento italiano di Claudio Bondì, noto regista e saggista, con prefazione e post fazione di Maria Immacolata Macioti ed Elena Giannini Belotti. Due grandi interpreti della storia sociale delle donne quindi, del femminismo e della letteratura saggistica, aprono e chiudono il testo, a significare e contribuire all'impegno, al profondo livello di riflessione che si è posto l'autore.

Capire i perché.

- Difficile calcolare il numero delle donne uccise, bruciate in circa trecento anni di persecuzione. Ma non è la cifra, grande o piccola che deve impressionare - la morte di ciascuna valga per tutte - bensì il corollario che su questa persecuzione si è costruito. La società occidentale ha pagato con un forte interesse la carica sessuofobica, la discriminazione femminile, che erano alla base della caccia alle streghe. Ha pagato subendo una divisione rigida dei ruoli, dei diritti, delle capacità che è arrivata quasi fino a noi. -