Per la Critica

LONG LIVE LAWRENCE-LORENZO! FERLINGHETTI COMPIE CENTO ANNI

di Marco Palladini

Il prossimo 24 marzo Lawrence Ferlinghetti compie un secolo di vita. Quel giorno (una domenica) cento primavere saranno passate da quando venne al mondo nel 1919, giusto dopo la fine della prima guerra mondiale, a New York, figlio di un padre, Carlo Ferlinghetti, che era un bresciano emigrato in America a 22 anni (nel 1894) e deceduto sei mesi prima della nascita del figlio. Questo spiega perché il famoso poeta ed editore della Beat Generation sia transitato negli ultimi decenni molte volte in Italia, palesemente desideroso di recuperare le radici di un padre mai conosciuto e felice se gli amici italiani lo chiamano Lorenzo.

Io stesso ho conosciuto Ferlinghetti a Scandicci nel 1995, al Festival "Beat City Blues", promosso da Antonio Bertoli al Teatro Studio diretto da Giancarlo Cauteruccio, quando feci la prima versione del mio recital poetico-musicale On The Road To Kerouac, accompagnato dai musicisti Marco Cesare e Mariano De Tassis. Ferlinghetti venne a vederci e poi a complimentarsi nei camerini, chiedendo persino una copia della registrazione audio dello spettacolo per il suo personale archivio. Avere avuto la personale approvazione di uno che Kerouac lo aveva conosciuto, frequentato e pubblicato ben prima che diventasse l'icona della Beat Generation, sinceramente mi riempì d'orgoglio.

Il suo libro in versi A Coney Island of the Mind (1958) è sempre stato per me uno dei punti fermi, apicali della produzione dei poeti Beat. Anche se lui che si era trasferito in California, a San Francisco, dove aveva aperto nel 1953 la libreria e casa editrice City Lights, tuttora ben viva ed operante, era diventato noto negli Usa, suo malgrado, quando aveva editato nel 1956 il poema Urlo di Allen Ginsberg ed era finito in galera per pubblicazione di scritti osceni. Sul processo che ne seguì nel 1957 e che fu un segnale forte dello scontro tra l'ordine repressivo e moralistico dell'Impero yankee e le istanze di insubordinazione politico-culturale ed esistenziale degli autori Beat, è uscito nel 2010 Howl, un bel film diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, e interpretato da James Franco (Ginsberg), Andrew Rogers (Ferlinghetti), Todd Rotondi (Kerouac).

Mi viene da riflettere che dopo oltre 60 anni da allora, Ferlinghetti viene a compiere il suo splendente secolo di vita in una America, quella di Trump, nuovamente pervasa da umori reazionari, regressivi, neo-razzisti, anti-libertari, esattamente come quella filo-maccartista e perbenista degli anni Cinquanta, anche se persino un generale presidente quale Eisenhower appare senz'altro migliore dell'attuale magnate-presidente, volgare sbruffone nevro-twittatore e col fluente parrucchino giallo canarino.

Corsi e ricorsi della (peggiore) historia a stelle e strisce. Ma Lawrence-Lorenzo nelle sue piene dieci decadi di fertile e attivissima esistenza (è anche un prolifico pittore) ne ha viste di ogni e non si farà mettere in crisi nella sua visione di anarchico, fortemente insufflato dal pacifismo e dal buddhismo, e che non ha mai celato le influenze che hanno avuto su di lui la filosofia trascendentalista-naturalista di Henry David Thoreau e la vibrante poesia romantico-libertaria e visionaria di Walt Whitman.

Per il suo centesimo compleanno Ferlinghetti, tra l'altro, si regala la pubblicazione di un nuovo libro Little Boy, pubblicato da Doubleday, in cui attraverso un flusso verbale sperimentale e paratattico, privo di punteggiatura, scorrono i suoi magmatici, spesso ironici pensieri, le miriadi di suoi ricordi e molti barbagli biografici, anche della sua infanzia. Quando, orfano di padre e con una madre presto ricoverata in manicomio, venne affidato ad una zia che viveva a Strasburgo, per poi tornare a New York dove fu adottato dalla famiglia che aveva assunto la sua vice-madre come governante. Insomma, una infanzia complicata, da cui poi si è comunque generata una secolare quercia poetica che è stata realmente "una delle migliori intelligenze artistiche" e delle figure cardine dell'America anti-sistema.

Happy Birthday and Long Live Lawrence-Lorenzo!

In omaggio a Ferlinghetti pubblico qui di seguito la mia traduzione di Manifesto populista n. 1, un testo che interpretavo nel mio recital Ho visto le migliori menti... Beat Poetry e oltre (2010). Un tambureggiante, suggestivo manifesto poetico che ovviamente nulla c'entra con la deteriore deriva populista oggidiana, ma che è indirizzato idealmente e concretamente al popolo della poesia. Quello che la scrive e quello, soprattutto, che la legge e la ascolta per nutrirsene spiritualmente. Ciò che i populisti di ogni epoca non hanno mai saputo fare.

Ascolta l'Audio

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Manifesto populista n. 1

di Lawrence Ferlinghetti

traduzione e interpretazione di Marco Palladini

Poeti, uscite dalle vostre stanzette,

spalancate le vostre finestre, spalancate le vostre porte,

siete stati troppo a lungo in letargo

nei vostri chiusi mondi.

Venite giù, venite giù

dalle vostre Russian Hills e Telegraph Hills,

dalle vostre Beacon Hills e le vostre Chapel Hills

dai vostri Monte Analogo e Montparnasse,

giù dalle vostre colline e montagne,

fuori dalle vostre tende indiane e magioni.

Gli alberi crollano ancora

e non ci aggiriamo più nelle selve.

Ora non c'è tempo per stare lì seduti

mentre l'uomo incendia la sua stessa casa

per arrostire il suo maiale.

Niente più canti Hare Krishna

mentre Roma brucia.

San Francisco sta bruciando,

la Mosca di Majakovskij sta bruciando

i combustibili fossili della vita.

Notte & il Cavallo si avvicina

per mangiare luce, calore & energia,

e le nuvole indossano i calzoni.

Ora non c'è tempo per l'artista di nascondersi

sopra, al di là, dietro le scene,

indifferente, tagliandosi le unghie,

purificandosi fuori dell'esistenza.

Ora non c'è tempo per i nostri giochetti letterari,

ora non c'è tempo per le nostre paranoie & ipocondrie,

ora non c'è tempo per paura & disgusto,

ora c'è tempo soltanto per luce & amore.

Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione

distrutte dalla noia alle letture di poesia.

La poesia non è una società segreta,

non è neppure un tempio.

Segrete parole & canti non funzionano più.

L'ora degli auspici è finita,

è giunto il tempo dei lamenti funebri,

un tempo di lamentazione & di giubilo

verso la fine prossima

della civiltà industriale

che è nociva per la terra & l'Uomo.

Ora è tempo di volgersi al mondo esterno

nella piena posizione del loto

con gli occhi completamente aperti.

Ora è tempo di dischiudere le vostre bocche

con un aperto e nuovo discorso.

Ora è tempo di comunicare con tutti gli esseri senzienti,

Voi tutti "Poeti delle Metropoli"

collocati nei musei, incluso me stesso,

Voi tutti poeti del poeta che componete poesia

sulla poesia,

Voi tutti poeti dei laboratori di poesia

nello sperduto cuore dell'America,

Voi tutti Ezra Pound adddomesticati,

Voi tutti poeti complicati, spinellati, emotivamente sconvolti,

Voi tutti pre-stressati poeti Concreti,

Voi tutti poeti cunnilingui,

Voi tutti poeti dei cessi a pagamento che vi lagnate con i graffiti,

Voi tutti pendolari della metropolitana che non vi dondolate mai sulle betulle,

Voi tutti maestri di haiku da segheria nelle Siberie d'America,

Voi tutti irrealisti privi di occhi,

Voi tutti supersurrealisti che si auto-occultano,

Voi tutti visionari da camera da letto e agitpropagatori da guardaroba,

Voi tutti poeti Groucho Marxisti

e Compagni della classe del tempo libero

che dormite fino a mezzogiorno e ciarlate sulla proletaria classe lavoratrice,

Voi tutti Cattolici anarchici della poesia,

Voi tutti Montanari Neri della poesia,

Voi tutti intellettuali bostoniani e bucolici Bolinas,

Voi tutte guide-scout della poesia,

Voi tutti fratelli zen della poesia,

Voi tutti amanti suicidi della poesia,

Voi tutti pelosi professori di poésie,

Voi tutti recensori di poesia

che bevete il sangue del poeta,

Voi tutti Polizia della Poesia -

Dove sono i fanciulli selvaggi di Whitman,

dove le grandi voci che parlino chiaro

con un senso di dolcezza e di nobiltà,

dove la nuova grande visione,

la grande concezione del mondo,

l'alto canto profetico

della terra immensa

e di tutto quanto in essa canta?

Poeti, scendete

ancora una volta per le strade del mondo.

E aprite le vostre menti & gli occhi

con l'antico piacere visuale.

Richiaratevi la gola e parlate a voce alta.

La poesia è morta, lunga vita alla poesia

con gli occhi tremendi e la potenza del bisonte.

Non state ad aspettare la Rivoluzione

o essa avverrà senza di voi.

Smettetela di borbottare e prendete la parola

con una nuova del tutto-aperta poesia

con una nuova sensualcomune "pubblica superfice"

con altri livelli soggettivi

o altri livelli sovversivi,

un diapason nell'orecchio interno

per colpire sotto la superfice.

Del tuo dolce Te Stesso canta ancora

ma pronuncia la parola en-masse -

Poesia, il vettore

per trascinare il pubblico

nei luoghi più elevati

dove altri veicoli non possono portarlo.

La poesia cade ancora dai cieli

sulle nostre strade abitualmente aperte.

Non hanno ancora innalzato le barricate,

le strade sono ancora piene di facce,

incantevoli uomini & donne ancora vi passeggiano,

ci sono ancora ovunque piacevoli creature,

negli occhi di ciascuno i segreti di ciascuno

sono ancora sepolti,

i fanciulli selvaggi di Whitman sono ancora lì che dormono,

Risvegliateli, e cantate all'aria aperta.