Cultura & Società

da "TUTTOSCUOLA"

LINGUAGGIO POLITICO E DEMOCRAZIA

di Antonio Augenti

Vi sono valide ragioni per tornare a richiamare l'attenzione sulla forte rilevanza che le ormai prossime elezioni del Parlamento europeo hanno sul futuro del nostro Continente. L'Unione sin qui costruita non ha mai attraversato momenti più difficili: né quando è stata investita da rilevanti crisi economiche; né quando si è trattato di favorire l'accesso contemporaneo a numerosi paesi dell'Est; né, infine, quando è stata lamentata da molti la scarsa legittimazione della volontà popolare a fronte del maggiore potere decisionale acquisito dalla burocrazia di Bruxelles e dagli organismi politici comunitari.

Se si torna a porre l'accento sull'evento delle prossime elezioni è, quindi, perché se ne rileva l'alta pericolosità che esse presentano per il temuto rischio di un reale arretramento dell'unità e della coesione politica, economica e culturale sinora acquisite.

Vi sono, però, almeno tre altri motivi per non tenere la bocca serrata; il primo è che ne va di mezzo, con la crescita di rivendicazioni nazionalistiche, il futuro di questo Continente, che rischia di divenire una nullità, tenuto conto delle nuove sfide che esigono concentrazioni territoriali e demografiche più ampie; il secondo motivo risiede nella demolizione in corso da parte di una manovalanza politica, attiva in molti paesi, incapace di rivolgersi ai popoli europei, per acquisirne il consenso, con accenti meno grossolani e rozzi; un terzo, ancora, rappresentato dall'ipotesi che, così agendo, si rischia di compromettere, come altre volte è stato avvertito, l'assetto di istituti democratici così essenziali per prefigurare un futuro meno escludente per le nuove generazioni.

Non va preso sotto gamba il nesso che c'è tra l'uso di un certo linguaggio da parte della classe politica e la stabilità della democrazia. Questa intelligenza è stata ben viva in alcuni grandi pensatori del mondo occidentale, in momenti che vennero vissuti drammaticamente proprio nella consapevolezza che tale rapporto fosse alla base di un sensibile decadimento della cultura europea. Se ne fece interprete in un suo magistrale scritto T.Mann, quando osservò: "Non la guerra (la prima guerra mondiale) ha sollevato per prima l'enorme ondata di barbarie eccentrica e di triviale volgarità primitiva democratico-plebea che passa sul mondo...Essa ha soltanto accelerato la decadenza di concetti morigeratori e benignamente severi, quali cultura, arte, idea". Il pensiero di Mann andava all'uso cialtrone di un linguaggio politico intriso di violenza, poco aduso a percorrere altre strade, per rivolgersi alle masse, come quella dell'educazione, la sola in grado di promuovere la crescita culturale, spirituale e sentimentale delle persone.

Ecco, l'educazione e la missione per essa possono forse riscoprire un ruolo attualmente spento, e possono rilegittimare istituzioni messe in ombra oppure offese dal protagonismo dei nuovi media. P.Meirieu, grande specialista delle scienze dell'educazione, ci suggerisce come fare: "L'educazione non deve preoccuparsi di trasmettere conoscenze; essa deve occuparsi dei contenuti culturali e dei valori". Per promuovere il rispetto della Repubblica e puntare a fini di libertà,di uguaglianza e di solidarietà, avverte, occorre formare i giovani all'esercizio di un pensiero critico, a lottare contro l'ingiustizia e la competitività accanita.

Le strade che stiamo percorrendo da qualche tempo non vanno in questa direzione. La nostra memoria, la memoria collettiva, diviene sempre più corta; in molti giovani si va spegnendo gran parte di quel ricco patrimonio di idee, di esperienze, di valori cui è stato dato il nome di umanesimo. "Dobbiamo ritrovare una grammatica elementare dell'umanità", ci avverte Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bove, grande pensatore. Questo deve essere l'orizzonte di una nuova educazione europea che ha una sola possibilità di disegnare un futuro migliore: quella di costruirlo non spegnendo la fiducia nei giovani, tutelando la dignità del pensiero, del pensiero libero, facendo in modo che al linguaggio sia conservata la bellezza di una naturale eleganza per spegnere sul nascere il fanatismo, la grossolanità, la barbarie.