LE RISORSE DIGITALI

NELLA RICERCA MUSICOLOGICA E NEL REPERTORIO ARTISTICO

di Carmen Petrocelli

Se si vuole avere un approccio accademico a un percorso di ricerca, essenziale è il riferimento alle fonti, attraverso le quali l'argomento oggetto di ricerca viene indagato e ne viene confermata la integrità e originalità.

Si intende per fonte ogni documento - sia esso testo, oggetto o manufatto - che ci possa fornire, attraverso il suo studio, una conoscenza. Lo studio delle fonti è attribuita principalmente agli storici, e in campo musicale ai musicologi, che raccogliendo l'insieme di documenti su un determinato argomento collabora in genere anche con diverse altre figure professionali con le quali amplia il campo di indagine. Una singola fonte può, in alcuni ambiti, offrire non solo la conoscenza del passato, ma anche essere indagata per interrogarsi su diverse questioni che possono ampliare lo sguardo della ricerca fino addirittura alla creazione di nuovi progetti.

A tal proposito, chi volesse studiare attraverso le fonti, ha a disposizione i cataloghi consultabili principalmente nelle biblioteche, luoghi deputati alla conservazione delle fonti stesse e romantiche mete di pellegrinaggio per gli appassionati e gli studiosi.

Oltre a un importante patrimonio librario, diverse biblioteche conservano, ad esempio per la ricerca musicologica, preziosissime collezioni di manoscritti antichi, a volte veri manufatti artistici, molti dei quali ancora non studiati.

L'organismo che coordina, promuove e gestisce la rete del Servizio Bibliotecario Nazionale è l'ICCU Istituto Centrale per il Catalogo Unico, che nasce con il compito di catalogare l'intero patrimonio bibliografico nazionale. L'Istituto, inoltre, promuove e coordina alcune banche dati relativi ai manoscritti, alle edizioni italiane del XVI secolo e alle biblioteche presenti in Italia.

Parallelamente, con la digitalizzazione dei documenti, sono nati cataloghi e banche dati online che permettono la consultazione dei preziosi documenti in modo più snello e soprattutto più facilmente fruibile da tutti. L' OPAC (acronimo di On-line Public Access Catalogue) è infatti il catalogo informatizzato delle biblioteche che ha sostituito i vecchi cataloghi cartacei, e dalla fine degli anni Novanta, è nato Il portale Internet Culturale. Cataloghi e collezioni digitali delle biblioteche italiane, gestito dall' ICCU per creare un accesso unico e integrato al patrimonio attraverso i cataloghi e le collezioni digitali delle biblioteche.

Nel tempo, sono stati creati, inoltre, diversi progetti per la documentazione di fonti in banche dati dedicate ad ambiti specifici. Solo per fare un esempio, Analecta è una banca dati bibliografica on-line che raccoglie lo spoglio di periodici italiani di cultura, o ancora, in ambito strettamente musicologico, va ricordato il RISM (Répertoire International des Sources Musicales) che, fondato nel 1952 a Parigi con lo scopo di documentare più esaustivamente possibile le fonti musicali presenti in tutto il mondo, è uno dei più grandi progetti nell'ambito della documentazione delle fonti musicali scritte.

L'approccio con i documenti originali è diventato negli ultimi anni estremamente importante anche per tutti gli esecutori (siano essi cantanti o strumentisti o direttori) che vogliano realizzare un progetto artistico qualificato e ampliare il loro repertorio.

A questo proposito, una realtà italiana veramente interessante è CLORI, Archivio della Cantata Italiana, che, nato come database, sta diventando uno dei poli di attrazione per gli studiosi del repertorio del Seicento e Settecento, ma anche per sociologi e studiosi del periodo barocco italiano e, in modo rilevante, degli esecutori, ed è patrocinato e sostenuto da diverse importanti realtà come La Società Italiana di Musicologia, l'Università di Roma-Tor Vergata, l'Istituto Italiano per la Storia della Musica, il RISM, l'Institut für Musikwissenschaft dell'Università di Vienna, l'Istituto Storico Germanico di Roma, L'Accademia dell'Arcadia, solo per citarne alcuni.

Per scoprirne meglio le caratteristiche e peculiarità, ho intervistato la Professoressa Teresa Gialdroni, docente di Musicologia e Storia della Musica presso l'Università di Roma Tor Vergata, ideatrice e fondatrice del progetto.

Prof.ssa Gialdroni,che cosa è CLORI?

CLORI è un progetto che da più dieci anni si dedica al recupero e alla valorizzazione di quel repertorio, sviluppatosi principalmente fra Sei e Settecento genericamente definito Cantata da Camera, e che in particolare a Roma - ma non solo - ha conosciuto una straordinaria fioritura. Al centro di questo progetto c'è un database che gode di una discreta fama dato che ormai è diventato un punto di riferimento non solo per gli studiosi, ma anche per esecutori che vi attingono per ampliare e qualificare il loro repertorio. Il database raccoglie attualmente più di 10.000 records relativi a manoscritti e stampe contenenti cantate conservati in numerosissime biblioteche in Italia e nel resto d'Europa e negli Stati Uniti.

Come è nata l'idea di creare un Archivio sulla Cantata Italiana in forma di piattaforma online?

Inizialmente l'idea è nata da Giancarlo Rostirolla che allora era presidente dell'IBIMUS; era stato poi avviato dall'URFM (Ufficio Ricerca Fondi Musicali) che ha sede nella biblioteca del Conservatorio di Milano per iniziativa di Agostina Zecca Laterza e Marco Emilio Camera che avevano realizzato una serie di schede cartacee, e non attraverso internet che a quel tempo non aveva ancora manifestato le sue potenzialità nel campo della catalogazione. Bisogna pensare, però, che il repertorio sulla cantata è difficilmente quantificabile: siamo nell'ordine di decide e decine di migliaia di fonti, per cui ci si è resi conto che poteva essere utile e funzionale realizzare una catalogazione che non fosse cartacea ma attraverso una piattaforma, in linea con la tendenza delle Biblioteche a rendere digitali i cataloghi. Inoltre una catalogazione cartacea non ha più senso perché un catalogo appena stampato è già diventato vecchio. Infatti CLORI viene continuamente aggiornato e garantisce informazioni in tempo reale.

Ci sono state difficoltà nella realizzazione dell'Archivio?

Lascio immaginare le difficoltà che abbiamo dovuto superare per portare avanti un progetto con risorse vicino allo zero, difficoltà legate anche alla disseminazione delle fonti in tutto il mondo, e quanto sia necessaria quindi una disponibilità e una collaborazione con le istituzioni che questo patrimonio conservano. Non sempre questi rapporti sono stati facili per oggettive e comprensibili difficoltà di varia natura. Non è stato il caso di alcune Istituzioni come ad esempio la Biblioteca Casanatense dove abbiamo miracolosamente trovato una straordinaria sensibilità. Infatti abbiamo diversi tipi di collaborazioni alcune delle quali ci sono state molto utili e alcune ci hanno proprio supportato finanziando la realizzazione di schede con un progetto a tempo. Un altro sostegno economico minimo ce lo ha dato l'Istituto italiano per la Storia della Musica. In generale le istituzioni ci supportano consentendoci di accedere alle fonti, penso ad esempio alla Bibliothèque du Conservatoire Royal de Musique de Bruxelles che, non avendo un catalogo digitalizzato ci sta inviando tutte le fonti gratuitamente.

A chi serve CLORI? Qual è la sua mission?

Clori è frutto di un grande lavoro che ha reso possibile i risultati che si possono vedere tutt'ora, cioè la realizzazione di quella filiera completa che partendo dallo studio del manoscritto, passa per la sua schedatura nel nostro database, si perfeziona nella realizzazione dell'edizione critica, per approdare nella voce e nelle mani degli esecutori che a volte hanno anche realizzato un CD e portato in tournée questi brani riscoperti. Dall'edizione critica, quindi, all'esecuzione: è stato possibile prendere atto del felice incontro fra il lavoro del musicologo, che porta alla luce musiche altrimenti dimenticate, e i musicisti pratici che danno vita concretamente a queste musiche attraverso l'esecuzione.

Quando è stata creata avevate già individuato le future potenzialità dell'Archivio?

No, forse all'inizio pensavamo potesse essere più utile agli studiosi mentre, strada facendo, abbiamo sempre di più pensato anche agli esecutori. E abbiamo anche allargato il campo non solo alle cantate ma a tutto quel repertorio da camera che può non essere chiamato esplicitamente Cantata. Sono infatti molto frequenti i manoscritti che raccolgono Arie e Cantate, perché anche l'Aria d'Opera estrapolata dal suo contesto e realizzata in forma di concerto diventa automaticamente aria da camera. Per questo motivo in Clori non sono schedati i singoli pezzi ma l'intero manoscritto nella sua interezza e complessità. È il manoscritto che può parlarci: è il modo in cui è stato costruito che può aiutarci a risalire alla ragione d'essere di questi manoscritti. Abbiamo scoperto ad esempio, che molti manoscritti erano di proprietà di cantanti. In diverse occasioni ho infatti potuto ricostruire il repertorio di un cantante tramite lo studio di manoscritti che sono riuscita a far risalire a lui.

Nel dicembre 2019 si è svolta la giornata di studi "Dal database alla ricerca. Nuovi studi sulla cantata italiana". Qual è il contributo di CLORI 2.0 per la ricerca sulla Cantata italiana?

Durante questo convegno, è stato fatto il punto sullo stato dell'arte dopo più di 10 anni di attività. Per fare questo ho chiamato diverse professionalità che girano intorno alla Cantata, non solo il musicologo, ma anche lo storico dell'arte perché i manoscritti che contengono le cantate sono anche manufatti artistici, e il paleografo, quindi uno specialista di grafia del Seicento e Settecento, e poi ovviamente lo storico di letteratura italiana perché in una cantata c'è anche un testo poetico, a volte importante e destinato ad ambienti colti. E ancora il bibliotecario, ma anche il cantante e il discografico e l'organizzatore musicale.

Nella seconda parte della giornata di studi è stata presentata una importante proposta da parte del RISM, con il quale abbiamo già una collaborazione, cioè di consolidare il sodalizio entrando a far parte della famiglia RISM ma mantenendo la nostra identità. L'intera giornata di studi è stata videoregistrata ed è disponibile sul sito della Fondazione Primoli che ci ha ospitato.

Tra gli esecutori ha partecipato il controtenore Raffele Pe, che ci ha parlato di come ha utilizzato Clori per costruire il suo repertorio. Infatti la cosa interessante è che sulla piattaforma Clori si può fare la ricerca non soltanto per incipit, ma anche ricerche nel testo. Questo dà la possibilità di poter ricercare musica direttamente per il progetto che si vuole realizzare, a tema e su soggetto. Quindi, come si può fare la ricerca su Clori? Attraverso una serie notevolissima di chiavi di accesso e interrogazioni di diverso tipo. Si può interrogare per campi molto ben diversificati. Questo approccio è stato utile non solo ad esecutori ma anche a produzioni che hanno realizzato incisioni ad esempio con materiale ancora inedito. Il database va visto, quindi, sempre come un punto di inizio e non come il punto di arrivo.