1938

LE LEGGI RAZZIALI E ARNOLDO FOA, L’ATTORE POMPIERE

di Tonino Tosto

Ripubblico uno stralcio della lunga intervista concessami da Arnoldo Foa per il mio libro "L'invenzione del nemico" pubblicato in occasione dei settanta anni dalle Leggi razziali del fascismo.

...Le leggi razziali? Già le leggi razziali, sono passati settanta anni. Purtroppo queste leggi si impongono in ogni periodo e contro ognuno. L'umanità, devo dire, fa schifo. L'uomo non si rende conto che siamo tutti uguali. Tutti. E invece l'uomo fa vedere che non è intelligente, che non riesce ad essere quello che dovrebbe capire che è, e si sente diverso perché si sente più importante, più degno di vivere e gli altri devono essere eliminati oppure perseguitati, cacciati ... Che cosa spaventosa.

Io sono di famiglia ebraica ma ateo. Subito dopo l'emanazione delle leggi fui cacciato dal centro sperimentale di cinematografia

Come reagirono i suoi colleghi, giovani quanto lei?

Loro non l'hanno saputo. Sono andato via dal Centro senza dire nulla e quindi per tutti sono sparito. Il centro era diretto da Luigi Chiarini che aveva chiamato ad insegnare, insieme ad Alessandro Blasetti, Umberto Barbaro e Rudolf Arnheim. Chiarini malgrado fosse tra i firmatari del Manifesto della razza mi disse, quasi con le lacrime agli occhi: "Arnoldo, devo mandarla via, non posso fare altrimenti". Questo me lo ricordo perfettamente: sembrava sinceramente dispiaciuto. Ma io ho avuto in quel periodo delle testimonianze di grande solidarietà. Ricordo la signora dalla quale stavo in subaffitto, prima di quando sono improvvisamente diventato "nemico di razza". Le ho detto: "Guardi che non ho i soldi per pagare l'affitto" E lei mi ha risposto: "Se va via l'ammazzo". Mi voleva bene. Ne ho avuto delle testimonianze di un bontà, di una umanità incredibili in quel periodo e non è vero che gli italiani fossero tutti d'accordo con il regime.

Quindi qualche giusto c'era?

Ma sì i giusti c'erano ed erano molti di più degli "ingiusti". Io, la prima cosa che dicevo era: sono ebreo. Ero amico di uno che stava alla Farnesina, allora sede del fascio, un pezzo grosso. Parlavamo senza problemi e una volta gli ho chiesto: ma che cos'è il fascismo? Risposta indimenticabile, fotografia esatta. Disse: "Il fascismo è un regime totalitario mitigato dalla generale inosservanza delle leggi".

Devo dire che in quel periodo la mia vita è stata per certi aspetti spaventosa. Quel poco che c'avevo mi serviva per mangiare ogni giorno una minestra di verdura e la verdura non la digerivo. E quindi arrivavo al giorno dopo con quella minestra di verdura ancora sullo stomaco. Fumavo ma non avevo soldi per comprare le sigarette però avevo un bocchino e prendevo le cicche per terra che erano ancora un po' lunghine.

Con le leggi razziali non poteva lavorare, non poteva fare l'attore.

Però lo facevo lo stesso. Mi chiamavano quando qualcuno si ammalava, e io volavo a sostituirlo". In gergo, "il pompiere".

Mi telefonano alle sette e mezza per andare a fare uno Shakespeare all'Eliseo. Avevo la prima scena. Dico la mia battuta e Rina Morelli, che era in scena con me, non mi risponde. Siccome dovevamo essere sulla riva del mare, penso che non ha sentito per il rumore delle onde, e gliela ripeto più forte. Mi risponde. Dopo di che, quando siamo usciti di scena, le chiedo cosa fosse successo.

E lei mi risponde: "Sa, Arnoldo, stavo dicendo un'Ave Maria per lei...". Attrice meravigliosa, la Morelli. Sembrava non avesse voce, ma si sentiva dovunque. Aveva un'espressione di un candore incredibile, però esprimeva tutto: dalla bontà alla cattiveria".

Naturalmente lavoravo sotto falso nome?

Usavo un nome che mi aveva dato Raffaello Melani, il mio maestro di Firenze, ed era il mio nome, diciamo, ufficiale: Puccio Gamma. Ma ne usavo anche altri. Galli, per esempio. Avevo preso anche il nome di Fiorentini. Qui a Roma ho scoperto che è un nome ebraico.

E le compagnie che avevano bisogno di un sostituto come la rintracciavano. Il pompiere come lo trovavano?

Questo non lo so. Ma evidentemente lo sapevano perché come attore ero conosciuto e la voce girava.

E si muoveva da Roma? Il "pompiere" andava in tourneè in altre città?

No, no, generalmente succedeva a Roma. Una volta per studiare la parte arrivai a teatro in ritardo. C'era tutta la compagnia schierata pensai che ci fosse chissà quale problema e invece c'era Ugo De Pirro - Direttore del Minculpop, il ministero della cultura popolare fascista - che salutava la compagnia. Mi allineo anch'io e quando arriva da me mi presento: "Puccio Gamma". Lui mi guarda negli occhi e chiede: "Puccio Gamma?". Io senza tradire alcuna emozione rispondo :"Sì, Gamma". Lui sapeva. Lo sapeva perché il direttore della scuola di teatro del Rasi di Firenze gli aveva scritto: "Aiuta come puoi Arnoldo Foà, cioè Puccio Gamma, perché domani sarà uno dei nostri più valenti attori".

... Io cercavo di prendere tutto quello che capitava. Un insegnante di fonica del centro sperimentale mi aveva mandato al Luce dove cercavano attori con una buona voce. La prima prova l'ho fatta col capofonico. La seconda prova erano in dodici. Poi la registrazione l'hanno mandata al Duce, e tra tante voci seppi che aveva scelto la mia! Mi chiamarono e io, come al solito dissi che ero ebreo. Allora dopo un primo momento di disappunto dal Luce decisero di dire agli uffici del Duce che "quello della bella voce non poteva perché non c'era... era andato via da Roma". Un cinegiornale con la voce di un ebreo non era ammissibile.

La storia del grande attore ebreo che continua a recitare sotto falso nome e che tutti conoscono come l'attore pompiere mi ha ispirato il testo teatrale (da Foa approvato e apprezzato) "1938, l'attore pompiere" che è stato rappresentato (tradotto in inglese) a Washington. Qui riporto una scena nella quale si evidenziano le conseguenze delle leggi razziali nel mondo dello spettacolo ed inizia la ricerca dell'attore pompiere (Arnoldo Foa).

Siamo nel settembre del 1942. La compagnia - che nel teatro Eliseo sta per debuttare con "La nemica" di Niccodemi - è nei guai. Il protagonista - Marcello Marcelli - che ama arrivare in teatro in bicicletta - è caduto e si è fratturato una gamba.

Gli attori stanno provando una scena. Il regista interrompe varie volte

REGISTA

"No, no...ma lo capisci cosa significa interpretare una scena come questa? Una scena madre...Sembri una duchessa annoiata...e invece qui infuria una guerra sotterranea tra te e tuo figlio Roberto che, in realtà, è il frutto di un precedente legame, con una diversa persona, del tuo ormai defunto marito Duca ...Non vedo il rovello, il segreto che non può essere rivelato...non pensare solo a mostrare la tua bellezza... anche se non ne sai il significato... sentiti madre... (la donna si offende e piange)

Sergio Brandi, uno degli attori della compagnia, entra salendo le scale e saluta con il braccio teso

REGISTA - Invece di perder tempo con questi inutili gesti sarebbe opportuno arrivare puntuali in teatro... (entra una donna molta agitata)

VALERIA - Maestro, maestro... la vogliono al telefono, al telefono

REGISTA - Ho capito, al telefono... lo dice come se dovessi andare al patibolo...con questa espressione da Cassandra del Colosseo...arrivo, arrivo (va verso un angolo del palco per rispondere)

REGISTA - Pronto, pronto...ma sant'iddio...cosa succede a queste linee? Mi sente ora? Sì, sono io... sì rispondo dal Teatro Eliseo... Come caduto?...quello ha quel fottuto vizio della bicicletta Dove? No dico dove è caduto?...certo...qui contano più i sampietrini, il posto al sole... che gli uomini... E che si è?... come fratturato?... E per quanto ne... novanta giorni?...oh madonnina santa, siamo rovinati, siamo rovinati...una tragedia...Marcello il nostro primo attore è caduto...l'energumeno che m'ha risposto ha detto: a dotto' è tutto rotto...me lo sentivo, me lo sentivo...tra quattro giorni si debutta...autore benvisto, teatro esaurito...critica bendisposta... è finita...dove troviamo un attore in grado?

Una delle attrici propone

VALERIA - C'è solo un attore in grado di imparare una parte come quella in tre giorni

TUTTI - E chi è questo fenomeno?

VALERIA - Lo chiamano il pompiere. Si chiama Puccio Gamma

SERGIO - Ma quello si dice che è giudio...ma nun le conoscete le leggi per difendere la razza italiana?

GRAZIA - Difendere da chi?... chi ci attacca? Gli albioni? Ma perché noi siamo una razza? E da quando?

SERGIO - da sempre... italiani e ariani

GRAZIA - - ariani? Come i tedeschi?...e ci siamo nati?... Boh, io non lo sapevo...tutti figli di dio, sì... ma figlia di ariano...bah... qui ogni giorno ce n'è una...vabbé... ma con questi discorsi che c'entra sto Puccio Gamma?... ...che se ho capito chi è... è veramente bravo...

SERGIO - per legge, gli ebrei non hanno diritto ...di fare alcune cose...

VALERIA - diciamo tutte...

SERGIO - oltre a non poter servire la patria come soldati o insegnare o avere come cameriera una donna ariana, vendere preziosi, oggetti d'arte, libri, articoli per bambini (sempre leggendo) ah...non possono essere portieri in case abitate da ariani... (estrae dalla tasca della giacca un foglio) e questa è per noi...cari distratti compatrioti: disposizioni di legge sul teatro n. 517 del 19 aprile 1942 anno ventesimo. Articolo 1: è vietato l'esercizio di qualsiasi attività nel campo dello spettacolo a italiani ed a stranieri o ad apolidi appartenenti alla razza ebraica. Punto. E se qualcuno li aiuta e non li denuncia...sono ca... guai...

VALERIA - (togliendogli dalla mano il foglio) hai dimenticato altre proibizioni: pilotare aerei, ottenere il porto d'armi, gestire di scuole da ballo o di taglio, pubblicare avvisi mortuari, inserire il proprio nome in annuari ed elenchi telefonici, essere affittacamere, e - udite udite - di detenere apparecchi radio...

VALERIA - Altrimenti ascoltano le radio straniere...il complotto...

SERGIO - Lo capite? Con tuti questi divieti... andiamo tutti al confino...

VALERIA - Si vabbè, abbiamo capito...Ma questo Puccio, dicono che è come l'uomo dai cento volti...dai cento nomi...dicono che quando si trucca non lo riconosce neanche la madre...quindi...

SERGIO: - Sì...potrà essere anche l'uomo mascherato, ma non è...

GRAZIA - Non è ariano?

SERGIO - brava!

GRAZIA - E allora?

VALERIA - Cosa diavolo significa essere ariani?

SERGIO - Se non ti agiti più di tanto...ti illumino...vuole dire persona bianca di razza pura...che al tempo dei tempi, si sparse per l'Europa e si moltiplicò...

GRAZIA - E solo in Germania e in Italia? e perché non in Gran Bretagna?

SERGIO - Perché, perché, perché...Perché c'era il mare e non avevano le navi buone...vabbé? Aoh, ma se fior fiore di scienziati si sono messi assieme e in quel po' po' di manifesto hanno scritto che esisteuna purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia e che questo è il piú grande titolo di nobiltà della Nazione italiana... E se il duce in persona ci ha messo il bollo...qualcosa di vero ci sarà no?...quelli sono...

GRAZIA - diversi?

SERGIO - Sì, per scienza e per legge...t'è chiaro il concetto?

GRAZIA - Io so solo che questo Puccio Gamma è un grande attore ...

REGISTA - (rientrando) Effettivamente potremmo passare dei guai...ma peggio di così... (rivolgendosi a Sergio) voi caro signore dovreste sapere che calato il sipario, finiti gli applausi, siamo persone che ragionano... altro che ariani puri...voi lo sapete...che noi pensiamo con la nostra testa e non per quello che ci impongono di credere che sia giusto... forse questa compagnia e questo teatro non fanno per voi... la vostra parte in questa commedia è di un figlio che soffre per l'amore materno negato... debole, schiacciato dagli eventi... forse la parte non è adatta per un uomo dal petto in fuori e dalla mascella volitiva come voi...qui, in questa casa del teatro, decido io... e se non vi sta bene, passate domani e avrete il vostro compenso...

SERGIO - Vedremo... ne parlerò in alto loco...non ho bisogno di nulla io...adesso cercatevene due di attori-pompieri...le fiamme in questo teatro presto saranno alte... (abbandona il palco)

REGISTA - (rivolgendosi a Grazia a Valeria e agli altri attori) Dove lo troviamo questo San pompiere? Telefoniamogli...Cercate il nome sull'elenco telefonico...ah, già gli ebrei non ci stanno più Andiamo a cercarlo...chiamiamolo...mandiamogli un telegramma, un piccione viaggiatore, loro no, ma noi ariani possiamo possederlo...dove sta, dove vive? Qualcuno che lo conosce ci sarà?...

VALERIA - Tre giorni fa - mi ha detto una mia amica - ha sostituito quel rammollito di Stelvio Gentili...all'Argentina

GRAZIA - Che lavoro rappresentavano?

VALERIA - ancora la Francesca da Rimini

SERGIO - (da fuori) D'annunzio è sempre D'Annunzio...

VALERIA - pare che nessuno si sia accorto che il protagonista non era il Gentili ma Puccio...

REGISTA - Va bene, va bene... telefoniamo al teatro Argentina

VALERIA Già fatto, stasera ritorna l'ubriacone

GRAZIA - E sto Puccio?

VALERIA - mi hanno detto che non sanno dove abita

REGISTA - Ma chi è l'uomo invisibile?

VALERIA - Io so dove viveva prima che lo cacciassero dal Centro sperimentale di cinematografia

REGISTA - lo conosci?

VALERIA - Era amico di una mia amica

REGISTA - E perché non l'hai detto prima? La muta di Sorrento

VALERIA - Quella era la cieca...

SERGIO - (rientrando dopo essersi rivestito) Questo artista sconosciuto, questo Gamma, perché lo hanno cacciato dal Centro sperimentale di cinematografia? Non era capace?...comportamento immorale?...i giudii si sa...un prestituccio e poi dai a pagare...sono strozzini per nascita... che in questo modo vogliono conquistare il mondo... ma c'è chi ci pensa a stroncare il complotto mondiale di banche, massoni e bolscevichi

GRAZIA - Ma come prima ci date lezione su come difenderci dal nemico ebreo e adesso non capite perché lo hanno cacciato? grazie ad una legge, scritta dal vostro duce per non essere da meno del suo amico imbianchino...

SERGIO - Altro che La nemica... Niccodemi per voi doveva scrivere I nemici ... A non rivederci, sovversivi... zampognari, pulciari, guitti, attorucoli scavalcamontagne Plutogiudaicomassonibolscevichi...

(esce definitivamente)

REGISTA - Dove si trova questa casa che stavi dicendo?

VALERIA - Sapete dove sta il ghetto? Abitava in una di quelle vie. Potremmo chiedere alla famiglia Tagliacozzo che io conosco, loro sicuramente ...

REGISTA - Va bene, chiedete a chi volete ma andate e portate questo pompiere...sono nelle vostre mani...io andrò ad accertarmi dello stato di salute del nostro ciclista...fate presto, vi do un giorno per trovarlo...altrimenti sarò costretto a sciogliere la compagnia

VALERIA - facciamo tre...

REGISTA - Due, non di più...(tutte escono)