LE PAROLE FRA NOI

LE ANTEPRIME

Michele Fianco

Un lunghissimo viaggio in casa [commedia, produzione internazionale]

Che si poteva uscire, sì, non vi era altro da fare.
Cinquantacinque ospiti, sedici posti nel mondo in sessantotto metri di casa, i suoi.
Alle due, alle undici e così via, per due, tre o cinque giorni.
Un inglese comico poggiato per caso su un'accesa ironia del gesto,
degli occhi.
Un'accoglienza di cene, improvvisi primi italiani di mezzanotte.
No, non vi erano intonaci o lumi o frigoriferi da ricordare.
La cura degli itinerari da suggerire invece sì:
un disegno - di volta in volta da dedicare -,
un angolo di città da esplorare, da andare a vedere.
Si comunicava a dispetto del linguaggio,
diceva un filosofo ma non ricordo chi.
Facile se a chiedere era un sorriso,
pronto a cogliere qualsiasi cosa volasse via dalla sua bocca,
lì, nel salone.
Infine, non vi era più un pianeta da girare,
il pianeta veniva a girare lui,
senza alcuna retorica dei luoghi e del vedere,
quanto l'accento essenziale di questa tiny economy da considerare -
vero -
insufficiente,
nell'inaspettato, enorme abbraccio equatoriale,
tuttavia.


La festa delle possibilità [psicologico, ITA 2019]

Mesi e mesi dopo, improvvisa una chiamata presto, e un sì liberava una corsa di treni e metrò,
fino in quel preciso punto di ventidue anni prima, stessi giorni.

Il tempo aveva reso più giovani i volti,
il futuro disponibile acquisiva una maggiore profondità,
i cinquanta occhi di una classe facevano, al solito, il loro mestiere, preservavano ancora un intero universo di possibilità.
Sarebbe stato in grado lui
di sollecitarne ancora utilmente le più fertili?
Iniziava di nuovo così,
con un lampo di anarchia tredicenne,
col sorgere di una voce da una timidezza profondissima,
con la incredibile semplicità dei trasporti su ferro
a trentacinque euro al mese di ogni stamane,
esattamente.


The frontman [biografico, ITA/FRA/USA/MEX]

In verità non erano mai venuti meno indici e gradimenti, piccole glorie che lo avevano già incontrato,
via via,
nel corso degli anni.

Nella prospettiva di ultimi pochi mesi tuttavia, l'amplificazione estera di quel che aveva realizzato verso Stati Uniti inglesi, Messico ispanico,
l'invito cortese nei piani alti di Parigi,

e il grande ritorno sette anni sette dopo
di un suo romanzo nelle riflessioni linguistiche, accademiche
di persone pur appena conosciute,
lo avevano posto in uno spot,
lì, al solito, personalissimo, centro del palco.
Logica intermittenza o possibile indicazione?
Per naturale complessione si nascondeva in un'autoironica definizione di postumo, di postumo ancora in vita,
pagato dal mondo in riconoscimenti e poco più.
Il finale è che ne rideva,
anche.


Tutte le città hanno un angolo uguale in inverno [thriller, ITA]

Sembravano comunque lontani i pochi giorni prima
quando imbruttiva istante dopo istante quasi per dar ragione alle cose
che nel mondo, invece, imbruttivano per dar ragione a sé stessi
nell'eterno gioco dello Gni e dello Gne,
così che occorreva per forza trovare un filo,
ora,
per mettervisi in equilibrio.
E imbruttiva istante dopo istante, quasi per dar ragione alle cose
quando nel mondo, invece, le cose imbruttivano, di regola,
per dar ragione a sé stessi,
e sempre nell'eterno gioco dello Gni e dello Gne,
così che occorreva, quindi, per forza, trovare un filo per mettervisi sopra,
era oramai divenuta quasi un'ossessione.
L'ora in cui nulla lascia scampo a nulla,
la luce di quando il giorno è davvero senza niente a pretendere.
Tutte le città hanno un angolo uguale in inverno, in fondo,
ed è quel che per semplicità nominavano Tlchuauii.
Le attese, il tentativo di fuoco diverso su quel che era intorno
e un auto arancio improvvisa, veloce, lì, a distrarre,
erano il suo profilo, la sua pazienza su tela,
un'opera quasi rinascimentale e disconosciuta.
Tlchuauii era anche la sua casa espressionista
in marmi sghembi e riflessi sulle sedie;
lo sguardo alzato dal balcone che notava una limpidezza stamane
che le ombre erano cose.
Cose che poi, verso la fine della stagione, divenivano momentanei alberi di luce, da lui tuttavia considerati le solite storie di architettura civile,
di caratteri,
di impianti naturali che sembravano suggerire solamente per oggi è tutto.
Se la logica dei piccoli passi non convinceva più nell'evoluzione universale

ed era stata finalmente - pensava - lasciata scivolare via, la bellezza di una Parker -

ed era stata finalmente - pensava - lasciata scivolare via, la bellezza di una Parker -
e tornavi al design dei Sessanta,
ai sedili del JFK, alla Pontiac Catalina,

alla Pontiac Catalina,
alla parola Continental -,
ecco, un ritrovamento in tasca, un film tra le dita,
suggeriva che surreale era la vita non ogni cosa ivi contenuta,
così che si accese nuovamente presso la previsione di una primavera, incontrandola una sera a cena,
giusto per qualche sguardo e pochissime frasi.
Curioso: si sentiva una piacevole aria di musical intorno,
lontani erano i conguagli dell'indomani
che avrebbero cominciato a rivestire già le prime ore del mattino.
Tlchuauii e il mondo aperto della Parker erano lì,
una sera,
quando il tempo non esisteva,
e sarebbero riapparsi quando improvvise le luci della domenica pomeriggio, del tramonto,
del ricordo,
e del silenzio, della pace e della fine,
non avrebbero mai più causato alcun male,
sì che Tlchuauii, pian piano,
poté assumere sembianze di improvvise luci della domenica pomeriggio, del tramonto, del ricordo -
quel che per semplicità ora chiamavano, appunto,
Luci della domenica pomeriggio -
senza soffrirne punto.

Little Giovedì [musical, USA]

E poi vi erano treni che avrebbero fatto qualsiasi cosa per prendere la scena - ritardi,
annunci di obbligate coincidenze alle stazioni successive.
O forse si trattava semplicemente di lieve patologia,

quell'instabilità umorale del ferro,
trasmessa evidentemente per via parentale
da manovatori o amministratori delegati.
Sì, comunque l'ora esatta di quegli ultimi giorni di febbraio
erano le 6.22:
davano un blu...
Così, un'idea di palinsesto da quel blu
andava a iniziare, e iniziava dai quarantanove errori fondamentali della vita oramai talmente percorsi
da lasciare come un grazie, sul tavolo,
un perimetro di ampie vetrate ad angolo
a un'altezza indecifrabile su rubriche laterali,
curiosità improvvise,
aste radiofoniche
(e non si dica di più per non rivelarne il finale).
E probabilmente - immaginava - su Central Park.
A little palinsesto di sole due ore, il giovedì,
che poteva finalmente rimanere non più nel silenzio di una risposta italiana, chissà.


L'egorìfero [fantascienza, produzione universale]

Immaginava, anche,
che potesse un giorno rivelare che la fame che provava
era la fame che intuiva di lui il suo piccolo mondo di prestiti,
o che il silenzio di tutte le albe del pianeta fino a quel giorno
fosse una cortesia necessaria, inevitabile.
Così che anche un incontro potesse conservare il segreto che diceva: vendo il mobile design e ti invito a cena.
Dietro la notte, poi, un interruttore: accendi,
semplicemente.
Eppure l'invenzione dell'egorìfero,
che una volta chiuso potesse essere non aperto mai più,
sembrava ancora impossibile.
E, curioso davvero,
il brevetto era sempre stato semplice.